ETHICA SOCIETAS-Rivista di scienze umane e sociali
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LA FINE DEL GUERRIERO E DELL’ANGELO: PSICOLOGIA DI UN’IDENTITÀ IN TRASFORMAZIONE, Deborah Breda

La crisi della mascolinità tra cambiamento culturale, integrazione psichica e cambiamento sociale

Deborah Breda

Abstract: L’evoluzione dei modelli di genere come processi psichici, culturali e sociali dinamici, superando la concezione dei ruoli come strutture fisse e immutabili. Attraverso il dialogo tra la psicologia analitica junghiana, la psicologia sociale e le teorie contemporanee sul genere, viene esplorata l’integrazione delle polarità maschile e femminile come fattore di equilibrio e salute psichica. Particolare attenzione è dedicata alla trasformazione della mascolinità, alla crisi dei modelli tradizionali e alle possibili derive disfunzionali quando il cambiamento non è simbolicamente elaborato. Il corpo e l’estetica vengono interpretati come testi sociali e spazi performativi dell’identità in divenire. Si propone infine una riflessione etica sulla necessità di accompagnare tali trasformazioni attraverso un’educazione alle differenze e una psicologia dell’integrazione.

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Introduzione: l’impronta e il movimento

Le società umane hanno da sempre costruito schemi di genere come mappe cognitive, simboliche e comportamentali atte a differenziare il “maschile” dal “femminile”. Tali modelli, sebbene tradizionalmente percepiti come naturali o immutabili, si rivelano in realtà dinamici, storicamente e culturalmente situati. La psicologia ha spesso tentato di classificare queste differenze, talvolta cristallizzando ruoli che sono invece intrinsecamente evolutivi.

Il presente articolo propone un percorso teorico e riflessivo che accompagna il passaggio da una concezione rigida dei ruoli di genere a una psicologia delle identità intese come processi in dialogo e in continuo divenire.

Le radici psichiche: Jung e l’ombra dei ruoli

Carl Gustav Jung interpreta la persistenza degli schemi di genere attraverso gli archetipi dell’Anima e dell’Animus, che rappresentano rispettivamente il principio femminile nella psiche maschile e quello maschile nella psiche femminile. Tali archetipi non negano la differenza sessuata, ma rimandano a una struttura simbolica della psiche dotata di una natura interiormente complessa e potenzialmente androgina.

Quando queste dimensioni vengono represse da norme sociali rigide, esse non scompaiono, ma si collocano nell’Ombra, generando squilibri psichici e personalità parziali. Figure archetipiche come il “guerriero” o la “madre”, se assolutizzate, testimoniano l’interruzione di un dialogo interiore integrato.

La svolta: psicologia sociale e decostruzione del ruolo

Nel corso del Novecento, la psicologia sociale e i movimenti femministi hanno messo in discussione la naturalizzazione dei ruoli di genere. Le ricerche di Sandra Bem hanno mostrato come l’integrazione di tratti maschili e femminili favorisca adattamento psichico e flessibilità comportamentale.

Judith Butler ha introdotto la nozione di genere come performance, spostando l’attenzione da una presunta essenza biologica a pratiche sociali reiterate e normate. Questo approccio ha permesso una critica radicale delle norme rigide, restituendo pluralità e dignità alle esperienze soggettive.

Il maschile in transizione: dalla fortezza alla fragilità integrata

Il modello tradizionale di mascolinità, fondato su forza fisica, controllo emotivo e supremazia autoritaria, è oggi profondamente messo in crisi. Questa crisi nasce dalla consapevolezza dei costi psicologici e relazionali della cosiddetta mascolinità tossica: un insieme di norme che spingono a reprimere le emozioni, negare la vulnerabilità e adottare comportamenti aggressivi o di controllo.

Il passaggio verso una “mascolinità integrata” implica un ripensamento profondo dell’essere uomo, superando l’opposizione tra forza e debolezza. Riprendendo la nozione junghiana di Anima, questa prospettiva valorizza la fragilità come parte della forza psichica. L’intelligenza emotiva diventa centrale: paura, tristezza e insicurezza vengono riconosciute come risorse evolutive.

In assenza di contenimenti simbolici, educativi e psicologici, tali trasformazioni possono generare smarrimento e minaccia identitaria. In soggetti vulnerabili, ciò può tradursi in comportamenti disfunzionali, talvolta violenti, espressione di una resistenza difensiva al cambiamento. Non si tratta di un nesso causale diretto, ma di una convergenza di fattori individuali, culturali e relazionali.

Il corpo come testo sociale: l’estetica di genere in trasformazione

L’evoluzione degli schemi psichici si riflette nei canoni estetici. L’ideale corporeo femminile si è trasformato dalle forme materne alle silhouette androgine, dall’iperfemminilità all’esilità, fino alla valorizzazione di corpi forti e atletici che coniugano forza e grazia.

Parallelamente, l’estetica maschile ha abbandonato l’ideale univoco di virilità impassibile. Dal dandy (Lord George Bryan Brummell) alla sensibilità metrosessuale, fino alla figura del “soft boy”, emergono modelli fondati su sensibilità, introspezione e intelligenza emotiva.

Questa fluidità estetica va oltre la vanità: il corpo come testo sociale diventa luogo del dialogo interiore tra archetipi. Cura di sé e stile assumono valore performativo, consentendo la sperimentazione dell’identità di genere in divenire.

Gli ombrosi frutti del cambiamento: quando lo smarrimento diviene violenza

L’autonomia femminile è una conquista fondamentale, ma in contesti ancora segnati dal patriarcato può attivare reazioni patologiche in uomini che vivono il cambiamento come minaccia identitaria.

L’incapacità di elaborazione simbolica, unita a fragilità narcisistiche e modelli di potere interiorizzati, favorisce dinamiche di possesso e controllo. Nelle forme estreme, ciò conduce al femminicidio, espressione dell’ombra più cupa del cambiamento, che rende urgente un’educazione alle differenze e una rielaborazione profonda dell’identità maschile.

Sfide e prospettive: ansia, fluidità e nuove sintesi

L’epoca contemporanea è segnata da ansia di scelta e smarrimento, legati a modelli di genere instabili. Emergono identità non binarie e genderfluid, che mettono in crisi le categorie tradizionali. La psicologia è chiamata ad accompagnare questi processi, favorendo l’esplorazione del sé autentico e promuovendo un dialogo psichico fluido e inclusivo.

Conclusione: verso un’etica della psiche integrata

Il cambiamento dei modelli di genere non è una semplice opposizione tra tradizione e modernità, ma un riassestamento psichico e culturale profondo. Il dialogo tra psicologia analitica, sociale e dello sviluppo mostra come l’integrazione delle polarità maschile e femminile rappresenti una sintesi superiore.

Si apre così la possibilità di un’etica della psiche integrata, in cui la diversità diventa fonte di consapevolezza, equilibrio e autentico sviluppo umano.


BIBLIOGRAFIA

  • Jung, CG (1958). L’Anima e l’Animus (trattazione parte del corpus junghiano).
  • Bem, SL (1974). La misurazione dell’androginia psicologica. Giornale di consulenza e psicologia clinica, 42(2), 155-162.
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  • Fondazionesinapsi.it (2021). Maschile e femminile: i due archetipi e il loro potenziale. Consultato il 4 novembre 2025.
  • Scuolapsicoterapia-aneb.it (2017). Chiamami col tuo nome: storia dell’identità e sessualità. Consultato il 4 novembre 2025.
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  • Sipsis.it (2017). Il “Genere”: Una guida orientativa. Consultato il 4 novembre 2025.
  • Biografia di Lord George Bryan Brummel (1778-1840), primo esponente della moda dandy. Consultato il 4 novembre 2025.


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