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IL RUOLO DELLA POLIZIA LOCALE NELLA PREVENZIONE E NEL CONTRASTO DELLA VIOLENZA DI GENERE, Deborah Breda

Strategie, formazione e collaborazione interistituzionale nel contrasto della violenza sulle donne

Deborah Breda

Abstract: La violenza di genere è una sfida sociale urgente che richiede prevenzione e interventi mirati. In Italia, la Polizia Locale, grazie alla vicinanza ai cittadini, può svolgere un ruolo strategico nell’individuazione precoce dei casi. L’articolo evidenzia la necessità di formazione specifica, protocolli uniformi, collaborazione interistituzionale e reti di supporto, insieme a un approccio empatico verso le vittime, per rendere più efficace la risposta del sistema di sicurezza e giustizia.

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Deborah Breda: vice comandante della polizia locale dell’Unione dei Colli nella bergamasca, specializzata nella tutela delle fasce deboli e nel contrasto alla violenza di genere, psicologa. Profilo linkedin.


Introduzione

La violenza di genere costituisce una problematica globale che ha ricevuto crescente attenzione mediatica negli ultimi anni. Le notizie quotidiane di aggressioni, ferimenti e omicidi di donne, molte delle quali molto giovani, hanno contribuito ad aumentare la percezione del fenomeno e a sollecitare interventi mirati da parte delle istituzioni. In Italia, il sistema di risposta si articola attraverso diverse forze dell’ordine: forze di polizia statali, carabinieri e polizia locale. Mentre le prime sono spesso al centro dell’attenzione per le loro funzioni investigative e di sicurezza pubblica, la Polizia Locale rimane un attore meno visibile ma potenzialmente molto efficace. L’evoluzione storica della Polizia Locale in Italia rivela un’istituzione profondamente radicata nel tessuto sociale del Paese, caratterizzata da una presenza capillare che la rende un attore chiave nella tutela della sicurezza pubblica.

Evoluzione storica della Polizia Locale in Italia

L’origine della Polizia Locale affonda le sue radici nel XIX secolo, con l’istituzione di corpi di polizia municipale finalizzati alla tutela dell’ordine pubblico locale. Nel corso del tempo, questa istituzione ha subito numerosi rinnovamenti normativi e organizzativi, adattandosi alle esigenze sociali e legislative del Paese. Oggi, la Polizia Locale rappresenta una componente fondamentale del sistema di sicurezza nazionale, con che spaziano dalla regolamentazione del traffico alla tutela dell’ambiente, fino alla prevenzione dei fenomeni sociali più complessi compiti come la violenza di genere.

Il ruolo della Polizia Locale nel contesto italiano

La Polizia Locale opera su tutto il territorio nazionale ed è storicamente vicina alle comunità locali. La sua conoscenza approfondita dei contesti sociali, delle dinamiche familiari e delle reti sociali rende questa forza un elemento prezioso nella prevenzione della violenza di genere. La presenza capillare sul territorio permette agli agenti di intercettare segnali precoci di disagio o situazioni a rischio che potrebbero sfociare in episodi violenti.

Vantaggi e potenzialità della collaborazione interforze

Integrare il ruolo della Polizia Locale nelle strategie nazionali contro la violenza di genere richiede un rafforzamento della cooperazione tra le diverse forze dell’ordine. La condivisione delle informazioni, la formazione congiunta e l’adozione di protocolli condivisi possono contribuire in modo significativo a migliorare l’efficacia degli interventi. È importante sottolineare che alla Polizia Locale mancano ancora numerosi strumenti operativi che le consentirebbero di affrontare la criminalità in modo concreto ed efficace; tuttavia, si attende con fiducia la tanto auspicata riforma, come ad esempio l’accesso allo SDI e al Sistema Scudo.

Inoltre la presenza quotidiana degli operatori di polizia locale nei quartieri permette un rapporto diretto con i cittadini, facilitando anche attività di sensibilizzazione ed educazione alle tematiche di genere, fondamentali per un’educazione che contrasti gli stereotipi di genere nelle scuole. Questo approccio di preventivo può contribuire a creare una cultura del rispetto e della tutela delle donne fin dalla giovane età.

L’importanza della formazione multidisciplinare e della comprensione psicologica nella lotta alla violenza di genere

La prevenzione e l’intervento tempestivo nel contesto della violenza di genere richiedono un approccio integrato, che coinvolga non solo le forze dell’ordine e il sistema giudiziario, ma anche professionisti formati adeguatamente sui molteplici aspetti che caratterizzano questa problematica complessa. In tale ottica, si rende necessario sviluppare programmi di formazione continua, aggiornati costantemente in relazione alle evoluzioni normative, ai nuovi strumenti investigativi e agli aspetti psicologici delle vittime.

I programmi dovrebbero includere moduli dedicati al riconoscimento precoce dei segnali di disagio familiare o sociale, alle tecniche di comunicazione efficace con potenziali vittime o già coinvolte, nonché agli aspetti legali relativi alle misure protettive e alle procedure da seguire in situazioni di emergenza. La formazione continua rappresenta un elemento imprescindibile per garantire che gli operatori siano sempre aggiornati sulle best practices e sulle novità normative, migliorando così la capacità di intervento e di supporto alle vittime.

L’importanza della componente psicologica

Un aspetto spesso sottovalutato riguarda gli aspetti psicologici delle vittime di violenza. Numerosi studi clinici e sociali hanno evidenziato come molte donne vittime preferiscono non denunciare il partner maltrattante, spesso padre dei propri figli. Motivazioni quali l’“impotenza appresa” e il senso di colpa giocano un ruolo cruciale in questa reticenza. La teoria dell’impotenza appresa, o Learned Helplessness, sviluppata dal Dr. Martin Seligman nel 1975, descrive uno stato mentale in cui una persona, dopo aver sperimentato ripetute esperienze negative e incontrollabili, sviluppa la convinzione di non poter influenzare la propria situazione, anche quando si presentano opportunità reali di cambiamento.

Questi fattori psicologici costituiscono barriere insormontabili che ostacolano la denuncia e lasciano segni indelebili nelle vittime, con conseguenti ripercussioni sulla loro salute mentale e sul sistema pubblico di assistenza. Pertanto, è fondamentale che tali conoscenze siano condivise con tutti gli operatori coinvolti – dalle forze dell’ordine ai magistrati – affinché possano comprendere le “barriere invisibili” che le donne devono affrontare per uscire dalla spirale della violenza…

Implicazioni pratiche per il sistema giudiziario e di polizia

Una maggiore consapevolezza degli aspetti psicologici può contribuire a spiegare le ragioni della reticenza delle donne nel denunciare, favorendo un approccio più empatico e sensibile da parte degli operatori. Ciò permette di superare pregiudizi e stereotipi che ci rendono completamente “analfabeti” riguardo alla violenza di genere in tutte le sedi, anche in quella giudiziaria, che dovrebbe essere, più di ogni altra, “giusta”. Inoltre, molte vittime temono ripercussioni sui figli o sulla stabilità familiare, alimentando un ciclo silenzioso che rende difficile un intervento tempestivo da parte del sistema giudiziario. Una comprensione approfondita di questi elementi in fase formativa, scevra da pregiudizi e stereotipi, può facilitare la comprensione di alcuni aspetti, ad oggi sconosciuti ai più, decisioni più informate ed efficaci, riducendo i tempi di intervento e migliorando le possibilità di protezione delle vittime.

Gli stereotipi di genere, i pregiudizi e le credenze errate sono infatti radicati nella cultura sociale da tempo immemore. Spesso vengono considerati normali o invisibili perché parte integrante della quotidianità, influenzando anche le decisioni giudiziarie. La dottoressa Paola de Nicola Travaglini evidenzia come tali preconcetti possano compromettere il principio di imparzialità nel sistema giudiziario e ostacolare la tutela effettiva delle vittime femminili.

Proposta: un protocollo operativo nazionale univoco

L’introduzione di un protocollo operativo nazionale per le Polizie locali distribuite sul territorio, rappresenta, a mio avviso, una priorità strategica per uniformare le modalità d’intervento tra le diverse realtà territoriali. Tale protocollo dovrebbe definire chiaramente ruoli, responsabilità e procedura operativa per l’identificazione precoce delle situazioni a rischio, l’intervento tempestivo e il coordinamento tra le forze coinvolte, nonché gli aspetti più tecnici e pratici d’intervento.

Conclusioni

La lotta contro la violenza di genere richiede uno sforzo integrato che coinvolga tutte le componenti del sistema di sicurezza e tutela sociale. La Polizia Locale rappresenta una risorsa strategica ancora troppo poco valorizzata in questo ambito. La sua prossimità alle comunità, unita a una formazione adeguata e a una stretta collaborazione con le altre forze dell’ordine, può fare la differenza nella prevenzione primaria e secondaria del fenomeno. Non si tratta semplicemente di aggiungere nuove mansioni al già ricco ventaglio di compiti della Polizia Locale, bensì di adottare un nuovo paradigma operativo che considera la prevenzione e il contrasto alla violenza di genere come elementi integranti della sicurezza urbana complessiva.

Tale trasformazione richiede un cambiamento culturale all’interno delle forze dell’ordine, fondato su competenze specifiche e sulla sensibilizzazione ai temi di genere. Una formazione mirata, che approfondisca gli aspetti psicologici alla base delle decisioni e delle “non decisioni” delle vittime di violenza domestica, potrebbe offrire una nuova chiave interpretativa di un fenomeno ancora poco conosciuto e avvolto da una coltre di pregiudizi e stereotipi che ne ostacolano la corretta lettura e comprensione, non solo da parte delle forze dell’ordine ma anche della magistratura.

La lotta alla violenza di genere richiede un impegno multidisciplinare che integri formazione tecnica, aggiornamenti normativi e una profonda comprensione degli aspetti psicologici delle vittime. Solo attraverso un approccio olistico sarà possibile superare le barriere invisibili che ostacolano la denuncia e garantire interventi più efficaci ed empatici a tutela delle persone più vulnerabili.


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