Lettura sociologica della violenza vicaria tra potere, vulnerabilità materna e maternal protective buffering

Abstract: Negli ultimi anni la letteratura sociologica e criminologica ha approfondito le forme di violenza domestica non fisica, con particolare attenzione alla violenza psicologica e alla violenza vicaria, nella quale i figli vengono utilizzati come strumenti di controllo relazionale e pressione nei confronti dell’altro genitore. Il presente contributo analizza tali dinamiche adottando una prospettiva sociologica centrata sulle relazioni di potere, sulle asimmetrie di controllo all’interno della famiglia e sulle condizioni di vulnerabilità materna che emergono soprattutto nelle fasi di separazione o conflitto. Attraverso il riferimento a teorie classiche del potere e della violenza simbolica, l’articolo interpreta la violenza vicaria come una forma di coercizione relazionale che si sviluppa nel contesto delle relazioni intime e si esprime attraverso la manipolazione del legame genitoriale. Particolare attenzione è dedicata alle strategie messe in atto dalle madri per la protezione dei figli, in particolare il fenomeno del maternal protective buffering, inteso come processo di filtraggio e gestione del conflitto al fine di ridurne l’impatto emotivo sui minori. L’analisi evidenzia come tali strategie, pur essendo orientate alla tutela dei figli, possano comportare costi psicologici significativi e contribuire alla invisibilizzazione della violenza. Il contributo propone infine una riflessione sulle implicazioni sociali e istituzionali del riconoscimento di queste forme di abuso, sottolineando la necessità di strumenti interpretativi capaci di cogliere la complessità delle dinamiche familiari conflittuali.
Elhem Beddouda, educatrice professionale laureata in Scienze dell’educazione e dei processi formativi dell’università di Parma con una tesi dal titolo “Islam e funzione educativa. Prospettiva in tema di assistenza religiosa in carcere” , attualmente sono iscritta al corso di laurea “Global Studies For Sustainable Local and International Development and Cooperation” della stessa università.
Introduzione
La violenza domestica è oggi riconosciuta come un fenomeno complesso e multidimensionale che comprende non soltanto aggressioni fisiche, ma anche forme di violenza psicologica, economica e simbolica. In particolare, negli ultimi anni l’attenzione degli studi sociologici si è progressivamente spostata verso le modalità più sottili e meno visibili attraverso cui la violenza può manifestarsi nelle relazioni familiari.
Tra queste forme di abuso emerge con crescente rilevanza la strumentalizzazione dei figli come mezzo di coercizione emotiva nei confronti dell’altro genitore. Tale dinamica viene spesso definita violenza vicaria, un fenomeno in cui il minore non rappresenta il bersaglio primario dell’aggressione, ma diventa uno strumento attraverso cui infliggere sofferenza psicologica alla partner o ex partner.
In queste situazioni, i figli vengono utilizzati come leva di potere attraverso minacce relative alla custodia, manipolazioni emotive o strategie di delegittimazione del ruolo genitoriale dell’altro genitore. Il risultato è una dinamica relazionale in cui il conflitto tra adulti viene proiettato sulla relazione genitoriale, con conseguenze significative per il benessere emotivo dei minori e per la salute psicologica della madre.
Potere e controllo nelle relazioni intime
Per comprendere la violenza psicologica nelle relazioni familiari è necessario analizzare le dinamiche di potere che attraversano la vita privata. Secondo la prospettiva di Pierre Bourdieu, la violenza nelle relazioni sociali non si manifesta soltanto attraverso la coercizione fisica, ma anche tramite forme di violenza simbolica, ovvero pratiche di dominazione che vengono interiorizzate e percepite come naturali o inevitabili.
Nel contesto familiare, la violenza simbolica può manifestarsi attraverso:
▪︎ svalutazione sistematica del partner
▪︎ controllo emotivo e psicologico
▪︎ delegittimazione della capacità genitoriale
▪︎ manipolazione delle relazioni affettive
Allo stesso tempo, le riflessioni sul potere sviluppate da Michel Foucault evidenziano come il potere non sia semplicemente esercitato dall’alto verso il basso, ma circoli all’interno delle relazioni sociali attraverso pratiche quotidiane di controllo e disciplina. Applicata alla sfera familiare, questa prospettiva consente di interpretare la violenza psicologica come una tecnologia relazionale di potere, attraverso la quale l’aggressore tenta di mantenere il dominio sulla partner anche dopo la fine della relazione.
Violenza vicaria come strategia di controllo
La violenza vicaria rappresenta una forma specifica di abuso in cui il bersaglio principale è la madre, mentre i figli diventano strumenti attraverso cui infliggere sofferenza emotiva. Questa dinamica emerge frequentemente nelle fasi di separazione o di conflitto familiare, quando la perdita di controllo sulla partner può generare comportamenti orientati alla vendetta o alla coercizione.
In tali contesti, i figli assumono un valore simbolico legato alla continuità del potere familiare. Attraverso la manipolazione del rapporto genitoriale, l’aggressore può tentare di mantenere una forma di dominio emotivo sulla partner, trasformando il legame madre-figli in uno spazio di pressione psicologica.
La prospettiva della violenza strutturale consente di comprendere come tali dinamiche non siano esclusivamente il risultato di comportamenti individuali, ma possano essere influenzate anche da strutture sociali e culturali che legittimano rapporti di potere diseguali all’interno della famiglia.
La posizione della madre: trauma e responsabilità genitoriale
La madre coinvolta in dinamiche di violenza psicologica mediata attraverso i figli si trova spesso in una condizione di doppia vulnerabilità materna. Da un lato, essa è vittima di abuso e manipolazione emotiva. Dall’altro, percepisce una forte responsabilità morale e affettiva nei confronti dei figli, che la spinge a valutare costantemente le conseguenze delle proprie azioni sul loro benessere.
Questa condizione può generare:
▪︎ ansia cronica
▪︎ iper-vigilanza
▪︎ senso di colpa rispetto alla sicurezza dei figli
▪︎ isolamento sociale
La consapevolezza della dinamica abusiva rappresenta spesso un momento cruciale nel percorso della madre, ma può essere accompagnata da ambivalenza, poiché la separazione o il confronto diretto possono aumentare il conflitto familiare.
Effetti sui minori
I bambini esposti a conflitti familiari intensi e a dinamiche di manipolazione emotiva possono sviluppare un contesto relazionale caratterizzato da tensione e instabilità. L’esposizione prolungata a tali situazioni può influenzare lo sviluppo emotivo e relazionale, generando:
▪︎ ansia e insicurezza affettiva
▪︎ difficoltà nella regolazione emotiva
▪︎ problemi relazionali
▪︎ interiorizzazione di modelli conflittuali
In questo quadro, la figura materna assume spesso un ruolo centrale nella costruzione di uno spazio di sicurezza emotiva per i figli.
Coppie interculturali, migrazione e vulnerabilità relazionali
La crescente mobilità internazionale ha portato a un aumento delle coppie interculturali, nelle quali i partner provengono da contesti sociali differenti. Sebbene tali relazioni possano essere arricchenti, la letteratura sociologica evidenzia come possano emergere tensioni legate a:
▪︎ differenze nei modelli di genere
▪︎ aspettative familiari divergenti
▪︎ norme culturali contrastanti
Nel contesto migratorio, alcune condizioni possono accentuare le asimmetrie di potere:
▪︎ dipendenza economica o amministrativa
▪︎ isolamento linguistico e sociale
▪︎ assenza di reti di supporto
▪︎ differenze nei modelli di autorità genitoriale
Tali condizioni possono favorire forme di violenza simbolica esercitate attraverso pratiche quotidiane di controllo.
Maternità protettiva e maternal protective buffering
Un concetto utile per comprendere il comportamento delle madri in contesti di conflitto familiare è quello del maternal protective buffering. Esso descrive le strategie attraverso cui un genitore cerca di proteggere i figli dall’impatto emotivo del conflitto, filtrando o attenuando la realtà della violenza.
Nel contesto della violenza psicologica, ciò può tradursi in:
▪︎ assorbimento del conflitto da parte della madre
▪︎ gestione silenziosa delle tensioni
▪︎ protezione dell’immagine paterna nei confronti dei figli
Questa strategia può essere interpretata come forma di lavoro emotivo, in cui la madre regola emozioni proprie e altrui per preservare l’equilibrio familiare. Tuttavia, essa comporta costi significativi:
▪︎ stress cronico
▪︎ isolamento emotivo
▪︎ invisibilizzazione della violenza domestica
Paradossalmente, la protezione dei figli può contribuire a rendere meno visibile la violenza stessa.
Implicazioni sociali e istituzionali
Il riconoscimento di queste dinamiche impone una riflessione sulle politiche di tutela dei minori e di contrasto alla violenza domestica. È necessario includere non solo le forme esplicite di abuso, ma anche le strategie silenziose attraverso cui la violenza psicologica viene gestita e contenuta nel contesto familiare.
Comprendere queste scelte significa riconoscere la complessità delle pratiche di protezione materna.
Conclusione
La violenza psicologica e la violenza vicaria rappresentano forme di abuso complesse che intrecciano dimensione affettiva e dinamiche di potere. L’analisi sociologica evidenzia come tali fenomeni non possano essere compresi come semplici conflitti privati, ma debbano essere letti nel quadro delle strutture sociali che regolano le relazioni familiari.
Le strategie materne di protezione, pur comportando costi elevati, svolgono un ruolo fondamentale nella tutela del benessere dei minori e nella possibile interruzione della trasmissione intergenerazionale della violenza.
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
- Pierre Bourdieu (2001). Masculine Domination.
- Michel Foucault (1977). Discipline and Punish.
- Johan Galtung (1969). Violence, Peace and Peace Research.
- Arlie Russell Hochschild (1983). The Managed Heart.
- Walker, L. (1979). The Battered Woman.
- Stark, E. (2007). Coercive Control.

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