Sicurezza industriale, responsabilità organizzative e cultura della prevenzione nel più grande stabilimento siderurgico europeo

Abstract: Le recenti morti sul lavoro avvenute nello stabilimento siderurgico ex Ilva di Taranto — oggi Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria — riportano al centro del dibattito pubblico il tema della sicurezza nei grandi impianti industriali. In meno di due mesi due lavoratori hanno perso la vita a seguito di cadute dall’alto dovute al cedimento di strutture di calpestio all’interno dello stabilimento. L’articolo analizza le dinamiche di tali eventi nel quadro della normativa italiana in materia di salute e sicurezza sul lavoro, evidenziando come la prevenzione non dipenda esclusivamente dalle condizioni materiali degli impianti, ma dall’effettiva applicazione delle procedure organizzative previste dal sistema prevenzionistico delineato dal d.lgs. 81/2008. Attraverso il riferimento ai dati INAIL, alla giurisprudenza della Corte di Cassazione e alla letteratura scientifica sul tema, il contributo propone una riflessione sul rapporto tra sicurezza industriale, responsabilità organizzativa e cultura della prevenzione nei contesti produttivi complessi.
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La tragedia di Taranto
Taranto, 2 marzo 2026. Un’altra vita spezzata nello stabilimento siderurgico dell’ex Ilva, oggi gestito da Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria. Loris Costantino, lavoratore dell’indotto impiegato dalla società Gea Power, è morto dopo essere precipitato da un piano di calpestio nel reparto Agglomerato. La caduta, stimata in circa dieci metri, si è rivelata fatale nonostante il trasporto immediato in ospedale.
L’episodio si inserisce in una sequenza tragica che ha colpito nuovamente il più grande stabilimento siderurgico europeo. È infatti la seconda morte sul lavoro registrata all’interno dello stesso perimetro industriale in meno di due mesi.
Il 12 gennaio 2026 aveva perso la vita Claudio Salamida, dipendente diretto dell’azienda, precipitato in Acciaieria 2 mentre effettuava controlli presso il convertitore numero tre. Secondo le prime ricostruzioni investigative, l’incidente sarebbe stato provocato dal cedimento di un pavimento grigliato che ha causato la caduta tra il quinto e il quarto piano dell’impianto.
Due tragedie ravvicinate, due cadute dall’alto e due cedimenti strutturali riportano inevitabilmente al centro della riflessione pubblica una parola chiave della sicurezza industriale: prevenzione.
L’allarme sindacale e il clima sociale nello stabilimento
Dopo l’ultimo incidente mortale, le organizzazioni sindacali metalmeccaniche Fim, Fiom e Uilm hanno proclamato ventiquattro ore di sciopero per i lavoratori diretti e per quelli dell’indotto, chiedendo un intervento immediato sulle condizioni di sicurezza.
La mobilitazione sindacale non rappresenta soltanto una risposta emotiva a un evento tragico. Essa riflette piuttosto un clima diffuso di preoccupazione all’interno di un contesto industriale che da anni vive tensioni legate alla crisi produttiva, alle problematiche ambientali e alla sicurezza dei lavoratori.
In una realtà territoriale segnata da decenni di conflitto tra sviluppo industriale e tutela della salute pubblica, ogni nuovo incidente assume inevitabilmente un significato che travalica la dimensione del singolo episodio.
Sicurezza degli impianti o responsabilità organizzative?
La questione centrale non riguarda esclusivamente lo stato materiale delle infrastrutture industriali — passerelle, grigliati metallici, scale tecniche e piani di calpestio — ma il funzionamento complessivo del sistema di gestione della sicurezza.
Quando si verifica il cedimento di una struttura di lavoro in quota, il problema non può essere ricondotto soltanto al deterioramento del materiale. Dietro un evento di questo tipo si colloca infatti un insieme articolato di responsabilità organizzative.
Tra gli elementi che concorrono alla prevenzione degli incidenti rientrano:
-
i programmi di manutenzione degli impianti;
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le procedure di ispezione periodica delle strutture;
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l’aggiornamento della valutazione dei rischi;
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la segnalazione e l’interdizione delle aree non sicure;
-
il coordinamento tra imprese committenti e appaltatrici;
-
la formazione dei lavoratori e l’utilizzo dei dispositivi di protezione.
Nel caso specifico dello stabilimento di Taranto, la presenza di lavoratori dell’indotto amplia ulteriormente il quadro delle responsabilità, poiché la normativa sulla sicurezza impone specifici obblighi di coordinamento tra il datore di lavoro committente e le imprese appaltatrici.
Non a caso, per l’incidente avvenuto nel gennaio 2026 la Procura della Repubblica ha aperto un fascicolo ipotizzando il reato di omicidio colposo aggravato dalla violazione delle norme antinfortunistiche.
Le cadute dall’alto nel sistema degli infortuni sul lavoro
Le cadute dall’alto rappresentano una delle principali cause di infortunio grave o mortale nei contesti industriali.
Secondo i dati dell’INAIL, esse costituiscono stabilmente una delle prime cause di morte sul lavoro in Italia, in particolare nei settori caratterizzati da lavorazioni complesse e interventi di manutenzione su impianti industriali.
Nel contesto dello stabilimento siderurgico di Taranto emergono alcune condizioni tipiche delle attività industriali ad alta complessità tecnica:
-
presenza di strutture metalliche sopraelevate;
-
lavorazioni in quota;
-
attività di manutenzione e controllo degli impianti;
-
presenza simultanea di personale appartenente a diverse imprese.
In questi contesti la sicurezza non dipende soltanto dall’esistenza di procedure formali, ma soprattutto dalla loro effettiva applicazione nel lavoro quotidiano.
Il quadro normativo della sicurezza sul lavoro
Il sistema italiano di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro è disciplinato principalmente dal Decreto Legislativo 9 aprile 2008, n. 81, noto come Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro.
La normativa attribuisce un ruolo centrale al datore di lavoro, al quale spetta l’obbligo di valutare tutti i rischi presenti nell’organizzazione produttiva e di adottare le misure necessarie per eliminarli o ridurli.
Particolare rilevanza assumono:
-
l’obbligo di valutazione dei rischi previsto dall’articolo 17;
-
le misure di prevenzione relative ai lavori in quota (artt. 111–115);
-
la disciplina della sicurezza negli appalti e nei contratti di lavoro (art. 26).
La giurisprudenza della Corte di Cassazione ha più volte ribadito che la responsabilità in materia di sicurezza non può limitarsi alla predisposizione formale delle procedure, ma richiede una vigilanza effettiva sulla loro concreta applicazione nei luoghi di lavoro.
Verso una cultura della prevenzione
Le tragedie industriali non sono mai eventi isolati. Esse rappresentano spesso la manifestazione più drammatica di criticità organizzative profonde.
Quando due incidenti mortali si verificano in un arco temporale così ravvicinato e con dinamiche simili, la riflessione non può limitarsi alla ricerca delle responsabilità individuali — che sarà compito dell’autorità giudiziaria — ma deve estendersi all’intero sistema di prevenzione.
La sicurezza nei luoghi di lavoro richiede infatti una cultura organizzativa della prevenzione, basata su:
-
manutenzione costante degli impianti;
-
formazione continua dei lavoratori;
-
monitoraggio reale delle condizioni operative;
-
sistemi di controllo efficaci.
In assenza di tale cultura, anche il sistema normativo più avanzato rischia di rimanere inefficace.
Conclusioni
Le morti di Loris Costantino e Claudio Salamida riportano al centro dell’attenzione pubblica una questione che non riguarda soltanto lo stabilimento siderurgico di Taranto, ma il sistema complessivo della sicurezza industriale.
In Italia le norme esistono e sono tra le più articolate in Europa.
Per questo motivo, di fronte a tragedie così ravvicinate, la domanda non può limitarsi alla condizione degli impianti.
La questione decisiva riguarda piuttosto l’effettiva applicazione delle regole di prevenzione.
La sicurezza del lavoro non può diventare una variabile dipendente dalle emergenze produttive o dalle incertezze industriali.
La tutela della vita dei lavoratori rappresenta l’unica continuità che un sistema industriale non può permettersi di interrompere.
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
Deidda, M. (2020). La sicurezza sul lavoro tra prevenzione e responsabilità penale. Milano: Giuffrè.
INAIL. (2024). Relazione annuale sugli infortuni e sulle malattie professionali. Roma.
Magnavita, N. (2018). Work-related stress in industrial environments. Journal of Occupational Health, 60(4), 325–338.
Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. (2023). Rapporto sulla sicurezza nei luoghi di lavoro in Italia. Roma.
Tullini, P. (2019). Il sistema prevenzionistico nel diritto del lavoro. Bologna: Il Mulino.

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