Ci sono stati oggi i funerali di Alessandro Rietti, in servizio presso il Gruppo Speciale SPE di Roma Capitale

Abstract: La lunga scia dei suicidi in divisa prosegue inarrestabile, questa volta è il turno di un quarantenne operatore della Polizia di Roma Capitale. L’uomo si è tolto la vita venerdì 27 febbraio utilizzando l’arma di ordinanza nella sua abitazione poco dopo aver terminato il servizio senza alcun evento di particolare rilievo. I funerali si sono svolti oggi in un clima di profondo cordoglio tra familiari, colleghi e rappresentanti delle istituzioni. L’episodio solleva interrogativi sulla condizione psicologica degli operatori impegnati nella sicurezza urbana e sulla necessità di rafforzare strumenti di prevenzione e supporto all’interno delle organizzazioni pubbliche.
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Un dolore che colpisce l’intera comunità professionale
La morte di Alessandro Rietti, agente della Polizia Locale di Roma Capitale, ha suscitato profondo cordoglio tra colleghi, amici e rappresentanti delle istituzioni. L’uomo, quarantenne, si è tolto la vita nella propria abitazione, poco dopo aver terminato il servizio, venerdì 27 febbraio, utilizzando l’arma di ordinanza.
I funerali si sono svolti oggi, in un clima di forte partecipazione emotiva da parte della comunità professionale e istituzionale. La scomparsa dell’agente ha lasciato sgomenti molti colleghi che lo conoscevano da anni.
Secondo quanto riferito da chi lavorava con lui, Rietti viveva da solo e appariva sempre una persona serena, disponibile e professionale. Proprio questa apparente normalità rende la tragedia ancora più difficile da comprendere e accettare.
I colleghi lo ricordano come una persona sempre serena, disponibile e professionalmente affidabile, qualità che rendono ancora più dolorosa la sua perdita.
Alessandro Rietti prestava servizio presso il Gruppo Speciale SPE – Sicurezza Pubblica Emergenziale della Polizia Locale di Roma Capitale, reparto impegnato in attività operative particolarmente delicate nell’ambito della sicurezza urbana.
La sicurezza urbana nelle grandi città implica infatti una molteplicità di attività: controllo del territorio, gestione delle emergenze, interventi su incidenti, attività di prevenzione e supporto alle altre forze di polizia e tale contesto operativo comporta un carico emotivo e psicologico significativo, spesso sottovalutato nell’opinione pubblica.
Le professioni di sicurezza e il peso dello stress operativo
Gli operatori della Polizia Locale, al pari delle altre forze di sicurezza, svolgono una funzione essenziale per la vita delle comunità urbane. Tuttavia, il loro lavoro comporta una continua esposizione a situazioni di conflitto, emergenza e responsabilità.
La letteratura scientifica sulla psicologia del lavoro evidenzia come le professioni di sicurezza siano particolarmente esposte a fenomeni di stress operativo cronico, burnout e affaticamento emotivo.
Turni di lavoro irregolari, responsabilità decisionali immediate e contatto quotidiano con situazioni traumatiche possono incidere profondamente sull’equilibrio psicologico degli operatori.
Spesso tali condizioni si sviluppano in modo graduale e silenzioso, rendendo difficile riconoscere tempestivamente i segnali di disagio.
Uno degli elementi più complessi da affrontare riguarda la dimensione culturale delle organizzazioni di polizia. La formazione professionale degli operatori enfatizza legittimamente valori quali resilienza, controllo emotivo e capacità di affrontare situazioni critiche.
Tuttavia, questa stessa cultura può talvolta rendere difficile esprimere fragilità o chiedere aiuto.
Molti operatori preferiscono affrontare da soli situazioni di stress o difficoltà personali, temendo che la richiesta di supporto possa essere interpretata come segno di debolezza.
Il risultato è che il disagio psicologico rimane spesso nascosto fino a quando non assume forme drammatiche.
I suicidi nelle forze di polizia italiane: un fenomeno inarrestabile
Secondo le elaborazioni di diversi osservatori sul benessere nelle forze di sicurezza, in Italia si registrano mediamente tra 40 e 60 suicidi l’anno tra appartenenti alle forze di polizia.
Negli ultimi quindici anni il numero complessivo stimato supera i 500 casi.
Le categorie maggiormente interessate risultano essere:
-
Polizia di Stato
-
Arma dei Carabinieri
-
Polizia Penitenziaria
-
Guardia di Finanza
-
Polizie Locali e Provinciali.
In particolare, i dati indicano che:
-
la Polizia Penitenziaria presenta uno dei tassi più elevati
-
la Polizia di Stato registra numeri significativi legati allo stress operativo
-
anche nelle polizie locali, sebbene con dati meno sistematici, il fenomeno è presente.
Ripartizione indicativa
-
Polizia di Stato → circa 30–35% dei casi
-
Arma dei Carabinieri → circa 30–35%
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Polizia Penitenziaria → circa 20–25%
-
Guardia di Finanza → circa 5–10%
-
Polizie Locali e Provinciali → circa 5–10%
Diversi studi evidenziano che il suicidio tra operatori delle forze di sicurezza può risultare più frequente rispetto alla popolazione generale, a causa di specifici fattori di rischio.
Tra questi:
-
esposizione costante a eventi traumatici
-
accesso diretto alle armi
-
turni di lavoro irregolari
-
elevata responsabilità operativa
-
difficoltà nella conciliazione vita-lavoro.
Analisi comparata: il fenomeno nelle polizie europee
Il problema non riguarda soltanto l’Italia. Studi comparativi condotti in diversi Paesi europei evidenziano tendenze analoghe.
Ricerche condotte in Francia, Germania e Regno Unito indicano che il tasso di suicidio tra operatori di polizia può risultare superiore dal 20% al 40% rispetto alla media nazionale.
In Francia, ad esempio, il Ministero dell’Interno ha registrato negli ultimi anni tra 50 e 60 suicidi annui tra appartenenti alla Police Nationale e alla Gendarmerie.
Nel Regno Unito studi accademici hanno evidenziato una correlazione significativa tra:
-
stress operativo
-
esposizione a eventi traumatici
-
disturbi da stress post-traumatico (PTSD)
-
ideazione suicidaria.
Questi dati hanno portato diversi Paesi europei ad avviare programmi di prevenzione specifici, tra cui:
-
servizi psicologici permanenti per il personale
-
programmi di supporto tra pari (peer support programs)
-
monitoraggio del benessere psicologico degli operatori.
Verso una cultura della prevenzione
Il suicidio di un operatore della sicurezza rappresenta una ferita profonda per l’intera comunità istituzionale.
Affrontare seriamente il tema della salute mentale nelle professioni di sicurezza richiede politiche pubbliche capaci di integrare prevenzione, supporto psicologico e cultura organizzativa orientata all’ascolto.
Solo attraverso una maggiore consapevolezza sarà possibile ridurre il rischio che il silenzio e la solitudine continuino a trasformarsi in tragedie.
La sicurezza delle città passa anche dalla cura di chi ogni giorno lavora per proteggerle.
Negli ultimi anni diverse organizzazioni sindacali e associazioni di categoria hanno evidenziato la necessità di rafforzare gli strumenti di prevenzione del disagio nelle forze di polizia.
Tra le misure più frequentemente proposte figurano:
• servizi permanenti di supporto psicologico per il personale
• sportelli di ascolto riservati agli operatori
• formazione specifica per riconoscere i segnali di disagio tra colleghi
• interventi organizzativi volti alla riduzione dello stress lavorativo
La tutela della salute psicologica degli operatori non rappresenta soltanto una questione di welfare interno, ma una condizione essenziale per garantire la qualità dei servizi di sicurezza offerti ai cittadini.
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE:
Cocozza, A., & De Angelis, M. (2019). Stress lavoro-correlato nelle forze di polizia. Roma: FrancoAngeli.
Garbarino, S., Cuomo, G., Chiorri, C., & Magnavita, N. (2013). Association of work-related stress with mental health problems in police officers. Occupational Medicine, 63(2), 110-115.
Magnavita, N. (2018). Work-related stress in law enforcement personnel: A review. Journal of Occupational Health, 60(4), 325-338.
Ministero dell’Interno. (2022). Relazione sul benessere organizzativo nelle forze di polizia. Roma.
Osservatorio suicidi forze dell’ordine. (2023). Rapporto annuale sul fenomeno dei suicidi tra operatori della sicurezza in Italia.
Organizzazione Mondiale della Sanità. (2014). Preventing suicide: A global imperative. Geneva: WHO.

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