ETHICA SOCIETAS-Rivista di scienze umane e sociali
Elhem Beddouda NOTIZIE Sociologia e Scienze Sociali

DISINTERMEDIAZIONE DEL SACRO E CONTROLLO DEL RELIGIOSO, Elhem Beddouda

Culto dei santi, shirk e ritualizzazione del dolore tra Cristianesimo, Islam sunnita e Sciismo

Elhem Beddouda

Abstract: Il contributo analizza il culto dei santi nel Cristianesimo e il suo rifiuto nell’Islam sunnita, interpretandoli come espressione di modelli divergenti di relazione tra individuo e trascendenza. Mentre il Cristianesimo legittima forme di mediazione attraverso figure intercessorie e rituali collettivi, l’Islam sunnita fonda la propria struttura teologica sul principio del tawḥīd (principio dell’assoluta unicità di Dio, che sottolinea la sua indivisibilità e l’esclusiva relazione diretta con il credente), escludendo ogni intermediazione e qualificando tali pratiche come shirk (associazione indebita a Dio). L’articolo approfondisce inoltre il rifiuto di oggetti apotropaici, la critica alle pratiche magico-religiose e le implicazioni sociali di tali fenomeni, evidenziando come la disintermediazione sunnita si configuri anche come meccanismo di controllo del campo religioso. Il confronto con lo sciismo, in particolare con la ritualizzazione del lutto durante l’ʿĀshūrā, consente di evidenziare modelli alternativi di gestione del dolore e della memoria, fondati su una dimensione collettiva ed emotiva della religiosità.

Keywords: #Tawhid #Shirk #CultoDeiSanti #IslamSunnita #Sciismo #LuttoRituale #Religiosità #AntropologiaReligiosa #SociologiaDellaReligione #ReligioneESocietà #Sufismo #ReligiositàPopolare #ControlloSociale #AutoritàReligiosa #SimbolismoReligioso #ElhemBeddouda #ethicasocietas #ethicasocietasrivista #rivistascientifica #scienzeumane #scienzesociali #ethicasocietasupli


Elhem Beddouda, educatrice professionale laureata in Scienze dell’educazione e dei processi formativi dell’università di Parma con una tesi dal titolo “Islam e funzione educativa. Prospettiva in tema di assistenza religiosa in carcere” , attualmente sono iscritta al corso di laurea “Global  Studies For Sustainable Local and International  Development and Cooperation” della stessa università.


english version


Mediazione e costruzione del sacro nel Cristianesimo

Nel Cristianesimo, in particolare nelle tradizioni cattolica e ortodossa, il culto dei santi costituisce un elemento strutturale della vita religiosa e dell’organizzazione simbolica del sacro. I santi non sono semplicemente figure esemplari del passato, ma presenze attive nella pratica devozionale, modelli morali e, soprattutto, intercessori tra il fedele e Dio. La loro funzione non si sostituisce all’adorazione divina, ma introduce una forma di mediazione riconosciuta, che consente al credente di articolare la propria relazione con il trascendente attraverso figure umane elevate a paradigma spirituale.

Il culto della Vergine Maria rappresenta la massima espressione di tale dinamica: una figura non divina che, tuttavia, assume un ruolo centrale nella pratica religiosa, rendendo il sacro accessibile attraverso la prossimità affettiva e simbolica. Dal punto di vista sociologico, questa struttura mediata contribuisce alla costruzione di ritualità collettive, alla trasmissione della memoria e alla formazione di identità condivise.

Tawḥīd e rifiuto della mediazione nell’Islam sunnita

In netto contrasto, l’Islam sunnita si fonda su una concezione radicalmente non mediata del rapporto tra uomo e Dio. Il principio del tawḥīd — l’assoluta unicità divina — non è soltanto una dottrina teologica, ma un criterio normativo che regola l’intero campo religioso.

In questa prospettiva, qualsiasi forma di intermediazione, sia attraverso persone, vivi o defunti, sia attraverso oggetti o rituali, è generalmente interpretata come shirk, ossia associazione indebita a Dio. La maggioranza delle scuole teologiche sunnite considera pertanto il culto dei santi non come una variazione legittima della devozione, ma come una deviazione che compromette la purezza del monoteismo.

La relazione con Dio deve rimanere diretta, individuale e non delegabile. Non vi è spazio per figure intercessorie, né per sistemi simbolici che attribuiscano a entità create un ruolo attivo nella determinazione del destino umano.

Disanimazione del sacro: rifiuto di oggetti e pratiche apotropaiche

La logica della disintermediazione non si limita alle persone, ma si estende in modo sistematico agli oggetti materiali. Nell’Islam sunnita ortodosso, amuleti, talismani e pratiche apotropaiche sono rigettati in quanto attribuiscono efficacia causale a entità create.

Particolarmente significativo è il rifiuto dell’uso strumentale del Corano stesso: i versetti non possono essere trasformati in oggetti magici, indossati o utilizzati come mezzi di protezione autonoma. La loro funzione resta confinata alla recitazione e alla guida spirituale, evitando ogni forma di reificazione del sacro.

In termini sociologici, questa impostazione può essere letta come una forma di disincanto interno alla religione, secondo la prospettiva di Max Weber: il sacro non viene eliminato, ma concentrato esclusivamente nella trascendenza divina, privando il mondo materiale di qualsiasi autonomia spirituale.

Devianza, pratiche magico-religiose e dinamiche di sfruttamento

Le pratiche di venerazione dei santi, quando emergono in contesti islamici, sono spesso associate — nelle letture critiche interne — a una più ampia deriva verso forme di religiosità magico-rituale. L’attribuzione di poteri a intermediari umani o simbolici può favorire la diffusione di pratiche legate a guaritori, operatori spirituali e figure carismatiche che intercettano bisogni esistenziali quali malattia, incertezza e vulnerabilità sociale.

Si sviluppano così circuiti di economia religiosa informale, nei quali la promessa di interventi soprannaturali diventa fonte di legittimazione e potere. In alcuni casi, tali dinamiche possono assumere caratteristiche settarie: isolamento cognitivo, dipendenza psicologica e delega dell’autonomia individuale a leader spirituali.

La critica sunnita a queste pratiche si configura quindi non solo come difesa della purezza teologica, ma anche come tentativo di limitare fenomeni di sfruttamento e di controllo informale del campo religioso.

Sufismo e religiosità popolare: tensioni interne all’Islam

Nonostante la posizione dominante, il mondo islamico presenta una pluralità di pratiche. In contesti sufi e popolari, la venerazione dei santi sopravvive sotto forma di visite a mausolei, invocazioni e ritualità emotive.

Queste pratiche, analizzate da studiosi come Clifford Geertz e Ernest Gellner, evidenziano la tensione tra un “alto Islam” normativo e un “Islam popolare” che risponde a bisogni concreti di senso, protezione e appartenenza. Tuttavia, esse rimangono oggetto di critica da parte della maggioranza sunnita, che le considera deviazioni dalla norma.

Sciismo e ritualizzazione del lutto

Nel contesto sciita, la gestione del sacro assume una configurazione profondamente diversa. La commemorazione del martirio di Ḥusayn ibn ʿAlī durante l’ʿĀshūrā costituisce un momento centrale della vita religiosa. Il lutto è ritualizzato attraverso pratiche collettive di pianto, lamentazione e memoria, che trasformano la sofferenza in un dispositivo simbolico e identitario.

Il dolore, in questo contesto, non è soltanto esperienza individuale, ma linguaggio collettivo attraverso cui la comunità esprime appartenenza e fedeltà a una narrazione storica e religiosa. La ritualizzazione del lutto diventa così uno strumento di coesione sociale e di costruzione della memoria.

Lutto, emozione e rifiuto sunnita della ritualizzazione

L’Islam sunnita si distingue per il rifiuto di tale ritualizzazione emotiva. La sofferenza è concepita come prova personale, da affrontare con pazienza (ṣabr) e accettazione (riḍā), e non deve essere istituzionalizzata in forme collettive.

Anche le emozioni, dunque, vengono sottratte alla funzione mediatrice: il pianto rituale e la lamentazione pubblica non sono riconosciuti come strumenti legittimi di relazione con il divino. In questo senso, la disintermediazione sunnita non riguarda solo persone e oggetti, ma anche la dimensione emotiva.

Conclusioni: tre modelli di gestione del sacro

Il confronto tra Cristianesimo, Islam sunnita e sciismo evidenzia tre modelli distinti:

  • un modello mediato (cristiano), fondato su intercessione e ritualizzazione;
  • un modello comunitario-emotivo (sciita), basato su memoria e lutto condiviso;
  • un modello disintermediato (sunnita), centrato sulla relazione diretta con Dio e sul rifiuto di ogni mediazione.

La disanimazione del sacro nell’Islam sunnita emerge così non solo come principio teologico, ma come dispositivo di regolazione sociale, volto a preservare l’unità del culto e a limitare la proliferazione di autorità intermedie e pratiche potenzialmente devianti.


BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

  • Bowen, J. R. (1993). Muslims through Discourse. Princeton University Press
  • Chittick, W. (2007). Sufism: A Short Introduction. Oneworld
  • Geertz, C. (1968). Islam Observed. University of Chicago Press
  • Gellner, E. (1981). Muslim Society. Cambridge University Press
  • Mahmood, S. (2005). Politics of Piety. Princeton University Press
  • Nasr, S. H. (2002). The Heart of Islam. HarperCollins
  • Weber, M. (1922). Economy and Society


ULTIMI 5 ARTICOLI DELLA STESSA AUTRICE

GEOGRAFIE DELL’AMBIVALENZA: IL DOPPIO VOLTO DEL CORRIODOIO SAHARA-SAHEL

DALLA SUPERIORITÀ ALLA SOSTITUZIONE

IL DRAMMA DELLA SOLITUDINE NELLE SOCIETÀ CONTEMPORANEE

LA SPETTACOLARIZZAZIONE DEL DOLORE NELLA MEDIAPOLIS CONTEMPORANEA

IL CORPO FEMMINILE COME DISPOSITIVO DI VERITÀ

ULTIMI ARTICOLI SUL TEMA DELLA TEOLOGIA

LA DONNA, LA SENSIBILITÀ MASCHILE E LA MISERICORDIA DIVINA

ANIME CHE SI RICONOSCONO E FURQĀN (discernimento)

DONNE, FEDE E MILITANZA NELLA JIHAD CONTEMPORANEA

ISLAMOFOBIA, ANTISEMITISMO E PREGIUDIZIO ANTICRISTIANO NEI MODELLI GENERATI DALL’IA

ULTIMI 5 ARTICOLI PUBBLICATI

L’ORDA IMMOBILE DELL’ERA DIGITALE

IL PATROCINIO LEGALE DEL PERSONALE DELLA POLIZIA LOCALE SOTTOPOSTO A PROCEDIMENTO PENALE

IL MINISTERO SPEGNE DEFINITIVAMENTE LE SPERANZE DEI COMUNI DI INCAMERARE LE SANZIONI AMBIENTALI

GOVERNANCE ETICA DEI SISTEMI CRITICI E INTELLIGENZA ARTIFICIALE: IL CASO BUSHEHR

ROBERTO TRONCARELLI PRESIDENTE NAZIONALE DEI GEOLOGI SU PREVENZIONE E GOVERNO DEL TERRITORIO


Ethica Societas è una testata giornalistica gratuita e non profit edita da una cooperativa sociale onlus
Copyright Ethica Societas, Human&Social Science Review © 2026 by Ethica Societas UPLI onlus.
ISSN 2785-602X. Licensed under CC BY-NC 4.0

Related posts

SUICIDES IN UNIFORM: THE UNSEEN DISTRESS AND THE WEIGHT THAT KILLS – Laura Crapanzano

@Direttore

UN SOLO PIANETA, UNA SOLA SALUTE: L’ITALIA ACCELERA SULLA VISIONE ONE HEALTH, Michela Toussan

@Direttore

VALORI E DISVALORI ETICI NELLO SPORT, TRA ANOMIA E COMPETITIVITÀ, Angelo Ventura

@Direttore