ETHICA SOCIETAS-Rivista di scienze umane e sociali
Elhem Beddouda NOTIZIE Sociologia e Scienze Sociali

LA DONNA, LA SENSIBILITÀ MASCHILE E LA MISERICORDIA DIVINA, Elhem Beddouda

Una prospettiva islamica a confronto con la cultura greca

Elhem Beddouda

Abstract: La concezione della donna nelle civiltà storiche presenta profonde differenze culturali e religiose. Nella Grecia antica, la donna era spesso descritta come incompleta, subordinata e associata a forme di impurità legate alla fisiologia femminile. Nella tradizione islamica, invece, la donna non è mai considerata moralmente impura: il ciclo mestruale rappresenta un fenomeno fisiologico che comporta esclusivamente limitazioni rituali, senza incidere sul valore morale o sociale della persona. L’articolo analizza il modo in cui empatia, cura e sensibilità maschile siano integrate nel disegno divino secondo il Corano, gli aḥādīth e la letteratura giuridica del fiqh, evidenziando come tali qualità costituiscano strumenti fondamentali per relazioni equilibrate tra i generi. Viene inoltre esaminato il simbolismo della creazione della donna dalla costola dell’uomo, interpretato come segno di una dimensione relazionale e spirituale condivisa che richiama la misericordia divina (raḥma) quale fondamento antropologico delle relazioni umane.

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Elhem Beddouda, educatrice professionale laureata in Scienze dell’educazione e dei processi formativi dell’università di Parma con una tesi dal titolo “Islam e funzione educativa. Prospettiva in tema di assistenza religiosa in carcere” , attualmente sono iscritta al corso di laurea “Global  Studies For Sustainable Local and International  Development and Cooperation” della stessa università.


english version


L’analisi comparata presentata in questo studio si basa su fonti classiche della medicina greca, sui testi fondamentali dell’Islam (Corano e raccolte canoniche di aḥādīth) e su studi contemporanei di storia e sociologia dell’Islam (Ahmed, 1992; Mernissi, 1991; Mahmood, 2005).

La concezione della donna nella Grecia antica

Nella cultura greca, numerosi testi filosofici e medici descrivevano la donna come un essere imperfetto o incompleto, soprattutto in relazione alla fisiologia e alla sessualità. Il ciclo mestruale veniva frequentemente interpretato come un segno di impurità fisica, e la donna risultava spesso esclusa da diversi ambiti della vita pubblica, religiosa e sociale.

Questa visione influenzava profondamente il modo in cui la società greca concepiva il corpo femminile e il ruolo della donna nella comunità: il femminile veniva spesso rappresentato come subordinato, imperfetto e limitato nella partecipazione sociale.

Anche la medicina ippocratica interpretava il corpo femminile attraverso una prospettiva di instabilità e imperfezione fisiologica.

Secondo il Corpus Hippocraticum:

  • il corpo della donna era ritenuto più umido e instabile rispetto a quello maschile;

  • il sangue mestruale veniva interpretato come una sostanza da espellere per mantenere l’equilibrio corporeo;

  • l’utero era talvolta descritto come un organo mobile o problematico, ritenuto responsabile di diversi disturbi fisici e psicologici.

La concezione della donna nell’Islam

Nella tradizione islamica, al contrario, la donna non è mai considerata impura in senso morale. L’eventuale impurità legata al ciclo mestruale riguarda esclusivamente la dimensione rituale (ḥadath), senza implicazioni negative sul valore spirituale o sociale della persona.

Numerosi aḥādīth autentici riportano che il Profeta Muhammad manteneva rapporti di affetto e vicinanza con le proprie mogli anche durante il ciclo mestruale, nel rispetto delle norme religiose. Le fonti canoniche ricordano che egli dormiva accanto alle sue mogli, le abbracciava e manifestava affetto, dimostrando che la fisiologia femminile non costituisce motivo di esclusione relazionale.

La letteratura giuridica islamica, in particolare il Kitāb al-Ḥaidh, disciplina con precisione le norme relative al ciclo mestruale, includendo:

  • la sospensione temporanea di preghiera e digiuno

  • le pratiche di igiene e purificazione rituale (ghusl)

  • i doveri del marito, che includono rispetto, attenzione allo stato fisico e psicologico della moglie, sostegno e affetto.

In questa prospettiva, il ciclo mestruale diventa un momento di cura reciproca e comprensione, piuttosto che un segno di inferiorità.

La concezione dell’utero: dal problema greco alla misericordia divina

Una differenza significativa tra la cultura greca e la tradizione islamica riguarda la concezione dell’utero.

Nella medicina greca esso veniva spesso interpretato come un organo problematico e responsabile di disturbi fisici e psicologici (Hippocrates, V sec. a.C.; Galeno, II sec. d.C.).

Nella tradizione islamica, invece, l’utero – raḥm – possiede una forte dimensione simbolica e spirituale. La radice linguistica R-Ḥ-M è infatti la stessa dei nomi divini:

al-Raḥmān (Il Compassionevole)

al-Raḥīm (Il Misericordioso)

Questa connessione linguistica suggerisce che la capacità generativa e protettiva della donna sia associata alla misericordia divina. L’utero diventa quindi simbolo della protezione della vita e della continuità della creazione.

Sensibilità maschile ed equilibrio relazionale

Secondo l’antropologia islamica, l’uomo e la donna sono distinti ma complementari. L’uomo porta in sé alcune qualità relazionali fondamentali per l’equilibrio sociale:

empatia

compassione

cura

sensibilità emotiva

Queste qualità permettono all’uomo di assumere ruoli morali fondamentali:

• figlio rispettoso verso la madre

• fratello protettivo verso la sorella

• marito attento verso la moglie

• padre empatico verso la figlia.

Numerosi aḥādīth affermano che il miglior uomo è colui che tratta bene la propria moglie, indicando il rispetto verso le donne come segno di maturità morale e spirituale².

Donne influenti nella storia dell’Islam

Le fonti storiche mostrano che numerose donne svolsero ruoli significativi nella società islamica delle origini. Tra queste:

Khadija bint Khuwaylid, imprenditrice e mercante della Mecca, rappresenta uno dei primi esempi di leadership economica femminile nella storia islamica.

Aisha bint Abu Bakr fu una delle principali autorità religiose dell’Islam delle origini. A lei sono attribuiti oltre 2000 ḥadīth e numerosi insegnamenti giuridici.

Nusaybah bint Kaʿb, nota per la sua partecipazione alla Battaglia di Uhud, rappresenta un esempio di partecipazione femminile alla difesa della comunità.

Rufaydah al-Aslamiyya, considerata la prima infermiera nella storia islamica, organizzò sistemi di assistenza sanitaria durante le battaglie della prima comunità musulmana.

Questi esempi dimostrano come la partecipazione femminile fosse presente fin dalle origini dell’Islam in ambiti religiosi, sociali, economici e sanitari.

Dignità femminile e autorità divina

Nella prospettiva teologica islamica, la dignità della donna non dipende dal riconoscimento maschile o dalla legittimazione sociale. Il valore della donna deriva direttamente da Dio.

La tradizione spirituale islamica afferma che la dignità umana è stabilita nell’ordine divino della creazione, spesso evocato simbolicamente come proveniente “dall’alto dei sette cieli”.

Di conseguenza, la donna possiede un valore intrinseco e ontologico, indipendente dalle strutture sociali e fondato sul rapporto diretto con il Creatore.

Il simbolismo della costola

La tradizione islamica interpreta la creazione della donna dalla costola dell’uomo come un simbolo relazionale.

Questo simbolismo suggerisce una connessione profonda e permanente tra uomo e donna, indicando che l’uomo porta in sé una dimensione relazionale che si manifesta attraverso:

  • cura

  • delicatezza

  • empatia

Tali qualità permettono all’uomo di diventare strumento della misericordia divina nelle relazioni umane.

Conclusioni

L’analisi comparata tra cultura greca e tradizione islamica evidenzia due visioni profondamente diverse della donna.

Nella prospettiva islamica:

  • la donna è un essere umano completo e rispettato

  • il ciclo mestruale rappresenta una condizione rituale e non morale

  • la relazione tra i sessi si fonda su complementarità e responsabilità reciproca

  • la misericordia divina costituisce il principio guida delle relazioni familiari e sociali.

L’Islam propone quindi un modello antropologico nel quale dignità, empatia e rispetto reciproco diventano le fondamenta delle relazioni tra uomo e donna.


NOTE

  1. Sahih Muslim, Hadith 293–294; Sunan an-Nasa’i, Hadith 371–372.

  2. Sahih al-Bukhari; Sahih Muslim.

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

Ahmed, L. (1992). Women and gender in Islam: Historical roots of a modern debate. Yale University Press.

Al-Bukhari, M. ibn I. (870/1997). Sahih al-Bukhari (M. M. Khan, Trans.). Darussalam.

Ali, A. Y. (1934). The Holy Qur’an: Translation and commentary. Islamic Propagation Centre.

Galeno. (2003). On the usefulness of the parts of the body (De usu partium) (M. T. May, Trans.). Cornell University Press. (Opera originale pubblicata II sec. d.C.)

Hippocrates. (1983). The Hippocratic writings (G. E. R. Lloyd, Ed.). Penguin Classics.

Mahmood, S. (2005). Politics of piety: The Islamic revival and the feminist subject. Princeton University Press.

Mernissi, F. (1991). The veil and the male elite: A feminist interpretation of women’s rights in Islam. Perseus Books.

Muslim, M. ibn al-H. (875/2007). Sahih Muslim (A. Siddiqui, Trans.). Darussalam.

Al-Nasa’i, A. ibn S. (915/2007). Sunan an-Nasa’i (N. I. al-Khattab, Trans.). Darussalam.


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