Il costo dell’onestà di una sottufficiale della Polizia Locale che ha patito 10 anni di soprusi

Abstract: Dopo avere accertato irregolarità nella fruizione di servizi scolastici da parte del figlio di un dirigente, Loredana Camaioni ha subito una sequenza di procedimenti penali e disciplinari rivelatisi infondati, pressioni per assumere di fatto il ruolo di comandante senza formale incarico e una sospensione ingiustificata. Il Tribunale del Lavoro di Teramo ha riconosciuto la responsabilità del Comune per violazione dell’obbligo di tutela ex art. 2087 c.c., accertando un disturbo ansioso-depressivo cronico (danno biologico del 14%) e condannando l’ente a un risarcimento di 44.729 euro. La sentenza, letta alla luce della giurisprudenza su mobbing e straining nella pubblica amministrazione, assume valore esemplare per le forze di polizia locale e, più in generale, per tutti i lavoratori pubblici che subiscono ritorsioni per avere esercitato il proprio dovere di legalità.

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Il Tribunale del Lavoro di Teramo ha condannato il Comune di Sant’Egidio alla Vibrata (TE) a risarcire con 44.729 euro la sottufficiale della Polizia Locale Loredana Camaioni, riconoscendo che per oltre dieci anni è stata esposta a un clima lavorativo vessatorio, caratterizzato da procedimenti disciplinari e penali infondati, pressioni indebite e isolamento professionale.
Non si tratta solo di una vittoria personale, ma di una sentenza che segna un paletto di confine per tutto il mondo del lavoro pubblico e soprattutto contro i deliri di onnipotenza deim dirigenti e degli amministratori degli enti locali che, ritenendosi signori feudali del territorio, considerano i lavoratori propri servi e la polizia locale come la propria polizia politica.
Ora serve che la Corte dei Conti intervenga per far pagare il danno erariale personalmente a chi ha commesso questi abusi e non a tutti noi contribuenti.
Tutto inizia da un controllo “scomodo”
Per anni Loredana lavora come operatrice di Polizia Municipale senza particolari problemi. La frattura esplode nel 2010, quando, durante normali controlli sul servizio di trasporto e mensa scolastica, accerta che il figlio di un dirigente comunale usufruisce del pulmino scolastico gratuitamente e della mensa scolastica più giorni rispetto a quelli effettivamente pagati.
Da quel controllo nasce un procedimento penale poi archiviato, ma con accertamento incidentale di violazioni del regolamento comunale e obbligo di restituzione di somme. Da lì, secondo il Tribunale, cambia completamente il clima intorno a Loredana.
La reazione del Comune: denunce, procedimenti e isolamento
Subito dopo quell’episodio il dirigente comunale che era stato oggetto di accertamenti presenta una serie di denunce per oltraggio, ingiuria, diffamazione, presunti toni inurbani, abuso d’uffici che si concludono tutti con archiviazioni e si attivano diversi procedimenti disciplinari, tutti finiti nel nulla, tranne uno che contesta la mancata emissione di ordinanze-ingiunzione poi annullato dal Tribunale del Lavoro.
Tuttavia la lavoratrice è costretta per anni a difendersi in numerosi procedimenti giudiziari. Il giudice ha accertato che che Loredana ha dovuto affrontare:
-
9 procedimenti disciplinari;
-
9 procedimenti penali;
-
2 procedimenti presso la Corte dei Conti;
- 2 cause presso il Giudice del Lavoro, una per l’assegnazione di fatto al ruolo di Comandante, l’altra per far annullare la sanzione disciplinare.
L’ordine illegittimo di fare il “Comandante” senza esserlo
Il punto centrale della vicenda riguarda la pretesa del Comune di farle svolgere mansioni tipiche del Comandante di Polizia Municipale, senza incarico formale, in carenza qualifica adeguata essendo istruttore di vigilanza e non funzionario direttivo e privata di qualsiasi riconoscimento economico per la responsabilità e il ruolo superiore quindi in piena violazione delle norme sull’organizzazione degli uffici.
Inoltre le viene chiesto insistentemente di emettere ordinanze-ingiunzione ai sensi della Legge 689/1981, che è un provvediemento tipicamente dirigenziale che comporta responsabilità anche erariali. A seguito del suo rifiuto adeguatamente motivato, il Comune le infligge la sanzione disciplinare della sospensione di 2 mesi dal lavoro e dalla retribuzione.
Il provvedimento disciplinare è stato giudicato illegittimo e annullato dal Giudice del Lavoro di Teramo e confermato dalla Corte d’appello de L’Aquila che ha ribadito che l’ordine dato dal Comune era illegittimo.
Le conseguenze sulla salute
Le conseguenze sulla salute sono state gravi: insonnia, risvegli precoci, astenia, sconfinando in episodi depressivi maggiori, sintomi cardiaci e psicosomatici. Un quadro tipico di una persona sottoposta per anni a stress organizzativo, conflitto esasperato, minacce disciplinari e giudiziarie, in un contesto in cui dovrebbe regnare legalità e correttezza.
La sentenza ha dedicato ampio spazio alle condizioni di salute della lavoratrice. La consulenza tecnica d’ufficio (CTU medico-legale) ha escluso precedenti disturbi psichici e ha collegato la patologia agli eventi lavorativi e al clima ostile protratto nel tempo e ha diagnosticato un “disturbo dell’adattamento con ansia e umore depresso, misti – complicato” valutando il danno biologico permanente del 14%.
La giurisprudenza della Cassazione stabilisce che il mobbing non è solo una serie di atti illegittimi, ma un disegno persecutorio unitario, sistematico e prolungato e anche in assenza di “mobbing pieno”, il datore di lavoro viola l’art. 2087 c.c. se tollera o crea un ambiente “stressogeno” che danneggia la salute del dipendente.
La sentenza
Il tribunale ha riconosciuto la materialità della condotta mobbizzante costituita da denunce infondate, ordine illegittimo, sanzione disciplinare immotivata, deferimenti alla Corte dei Conti, mancata protezione da parte del datore. Ha stabilito l’inadempimento all’obbligo di tutela della lavoratrice, che la pubblica amministrazione ha come datore di lavoro, sottolineando che la PA non può arroccarsi dietro una “diversa interpretazione giuridica”, ma di una gestione aggressiva e punitiva del conflitto.
Ha condannato quindi il Comune di Sant’Egidio alla Vibrata a risarcire l’operatrice di polizia locale per 44.729 euro per danni non patrimoniali (biologico + morale) più interessi legali, spese di lite (5.388 euro + accessori) e spese della consulenza tecnica d’ufficio. Ha respinto invece la domanda per perdita di chance (mancato trasferimento ad altra PA tramite mobilità), perché il giudice ritiene non sufficientemente provata la probabilità concreta di vittoria in quella procedura specifica.
Per tante operatrici e operatori di polizia locale – e per molti dipendenti pubblici – questa storia è dunque un precedente importante e dimostra che, nonostante la solitudine, le resistenze e i tempi lunghi, è possibile ottenere giustizia e quindi denunciare il malaffare non è solo un dovere etico, ma un diritto che lo Stato deve garantire e proteggere.
la sentenza: Tribunale di Teramo RG 22-2022

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