La cultura patriarcale uccide anche nel linguaggio: riflessioni dalle dichiarazioni di Silvia Salis

Abstract: Il ruolo del linguaggio e dei media nella costruzione o nel contrasto della violenza di genere, prendendo spunto dalle recenti dichiarazioni della sindaca di Genova, Silvia Salis, che ha denunciato il linguaggio sessista diffuso sui social e sottolineato l’urgenza di un’educazione affettiva e sessuale consapevole. Attraverso un esame critico del linguaggio mediatico, il testo mette in luce come parole e rappresentazioni contribuiscano a normalizzare stereotipi e discriminazioni, ma anche come possano diventare strumenti di cambiamento culturale. Viene evidenziata la doppia responsabilità dei media: da un lato nel perpetuare modelli patriarcali, dall’altro nel promuovere una cultura del rispetto e della parità. Centrale è anche il ruolo della scuola, chiamata a formare nuove generazioni consapevoli e responsabili. Il superamento della violenza di genere passa da una rivoluzione linguistica e culturale condivisa, in cui parole e narrazioni diventino veicoli di emancipazione e uguaglianza.
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Silvia Salis: (Genova, 17 settembre 1985) è una dirigente sportiva e politica italiana, nota per il suo impegno nel promuovere l’uguaglianza di genere e contrastare il linguaggio sessista nelle istituzioni e nei media. Ex atleta olimpica di lancio del martello, ha ricoperto ruoli di rilievo nel CONI dal 26 maggio 2025 è sindaca di Genova e dell’omonima città metropolitana.
Introduzione
Novembre è il mese dedicato alla sensibilizzazione globale contro la violenza di genere, culminando il 25 novembre nella Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, riconosciuta dalle Nazioni Unite. Questo momento di riflessione e mobilitazione serve a richiamare l’attenzione pubblica su un fenomeno che continua a colpire milioni di donne in tutto il mondo. Tuttavia, come sottolinea la sindaca di Genova Silvia Salis, che ha recentemente denunciato con forza insulti sessisti e la necessità di un’educazione sessuale e affettiva consapevole, il contrasto alla violenza di genere non deve limitarsi al mese di novembre. L’impegno deve essere costante e quotidiano, coinvolgendo media, istituzioni, scuole e comunità per promuovere una cultura di rispetto, uguaglianza e consapevolezza permanente.
Le dichiarazioni di Silvia Salis nella seduta del Consiglio Comunale di genova del 4 novembre
«Sui miei social ho uomini che mi insultano da profili pubblici, con nome, cognome, foto dei figli. È la normalità: a una donna non si dice “sei incapace”, si dice “sei una p…”».
«Questo linguaggio è il riflesso di una società patriarcale che considera il corpo delle donne un terreno di giudizio e possesso.»
«Se pensate che non serva un’educazione sessuale e affettiva nelle scuole, siete molto lontani dalla realtà. Dobbiamo insegnare il rispetto prima ancora della grammatica.»
«Le parole contano. Ogni insulto è un mattone in più nel muro dell’odio e dell’indifferenza.»
Media e stereotipi di genere
I media, dalla televisione ai social network, spesso rafforzano narrazioni che confinano donne e uomini in ruoli tradizionali. La sindaca genovese denuncia «il linguaggio sessista e violento che circola sui social», testimoniando di aver ricevuto quotidianamente insulti sessisti, spesso da uomini con profili pubblici e famiglie. Questo linguaggio alimenta comportamenti di prevaricazione e discriminazione che si manifestano anche in fenomeni quotidiani come il mansplaining — l’abitudine di alcuni uomini a spiegare in modo condiscendente temi alle donne, ignorandone spesso la competenza — e il manspreading — l’occupazione irrispettosa dello spazio fisico. Questi comportamenti sono espressioni di una cultura che il linguaggio mediatico contribuisce a normalizzare e perpetuare.
Il linguaggio come veicolo di violenza e discriminazione
Il linguaggio usato nei media spesso minimizza o normalizza la violenza di genere, veicolando messaggi che ostacolano la denuncia e la consapevolezza. Un uso corretto e consapevole del linguaggio è fondamentale per abbattere queste barriere culturali (Federici, 2024). L’adozione di linguaggi inclusivi e rispettosi nelle narrazioni televisive e giornalistiche è essenziale per smontare stereotipi patriarcali e ridurre la cultura della violenza (Bonacini, 2019).
Ruolo e responsabilità dei media
I media hanno una doppia responsabilità: da un lato perpetuano stereotipi attraverso immagini e discorsi, dall’altro possiedono il potere di veicolare cambiamenti culturali profondi. Come evidenziato dalla sindaca Salis, essi rappresentano «un’opportunità per promuovere una cultura di rispetto e parità». È auspicabile l’adozione di regolamentazioni e linee guida per giornalisti e produttori di contenuti, affinché assumano un ruolo attivo nella lotta alla violenza di genere.
Educazione e trasformazione culturale
Fondamentale è il ruolo della scuola e delle istituzioni nel formare una coscienza critica rispetto al linguaggio sessista e alla violenza. L’educazione sessuo-affettiva deve essere un diritto e un mezzo per trasmettere valori di rispetto, consenso e consapevolezza, elementi chiave per contrastare la violenza (Istat, 2024). Il recente impegno di Genova in questa direzione rappresenta un esempio positivo di intervento politico e sociale.
Conclusioni
Il cammino verso una società libera dalla violenza di genere passa attraverso una trasformazione linguistica e culturale profonda, in cui media, istituzioni e cittadini agiscono con consapevolezza. Il linguaggio, come potente strumento culturale, può essere tanto grimaldello di oppressione quanto leva di liberazione. Prendere esempio da figure come Silvia Salis significa impegnarsi affinché parole e narrazioni diventino strumenti per un mondo più giusto e paritario.
NOTE BIBLIOGRAFICHE
- Bonacini, S. (2019). Linee Guida per una corretta comunicazione sul tema della violenza di genere. Modena: Centro Documentazione Donna.
- Federici, E. (2024). Le parole contano: una prospettiva su linguaggio e comunicazione contro la violenza di genere. Annali online della Didattica e della Formazione Docente, 16(27), 154-170. doi: 10.15160/2038-1034/2836
- Istat (2024). Indagini sulla violenza di genere. Consultabile su: https://www.istat.it
-
Rebecca Solnit (2008). Men Explain Things to Me. Chicago: Haymarket Books. [Per il concetto di mansplaining]

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