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INTERVISTA A ORNELLA GAMBI, PRIMA VIGILESSA IN ITALIA [CON VIDEO], Mirka La Sorsa

Una donna della polizia locale intervista la prima donna nella polizia locale

Mirka La Sorsa

Abstract: Ornella Gambi, prima vigilessa d’Italia, assunta nel corpo della Polizia Municipale di Cervia (RA) nel 1966, sebbene come stagionale, intervistata da Mirka La Sorsa, sottufficiale della Polizia Locale di Trento e coordinatrice territoriale di UPLI-Unione Polizia Locale Italiana, parla della sua esperienza di allora, in un’Italia fortemente maschilista, e del ruolo che aveva la polizia municipale in quell’epoca, confrontando il contesto socio-culturale attuale, il ruolo che riveste oggi la polizia locale e l’integrazione delle donne che tuttavia, come come ha detto Antonio Guterres, Segretario generale delle Nazioni Unite, all’UNCSW nel marzo 2023 “l’uguaglianza di genere è lontana 300 anni”.

Ornella Gambi

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Mirka La Sorsa: sottufficiale della Polizia Locale di Trento, coordinatrice provinciale di UPLI-Unione Polizia Locale Italiana, redattrice di Ethica Societas.

Ornella Gambi: prima vigilessa italiana prese servizio a Cervia (RA), sua città natale, nel 1966 all’età di 22 anni.


L’incontro

Mi sono recata a Cervia dove ho potuto incontrare Ornella Gambi, la prima donna in Italia ad aver indossato la divisa della Polizia Locale. È stato un momento molto emozionante, Ornella è una donna caratterialmente molto vivace e grintosa, ha un vissuto reso famoso non solo da questa grande conquista femminile ma anche da una vicenda molto dolorosa che ha colpito la sua famiglia e che in questi giorni, a seguito di un accadimento simile ha riacceso un dolore molto forte. Ornella ha perso a seguito di un terribile incidente aereo dei suoi familiari stretti, un velivolo in esercitazione a causa di un avaria si è schiantato al suolo coinvolgendo delle vetture.

Gli occhi di Ornella sono molto luminosi e profondi, è estremamente combattiva per ciò che riguarda i diritti delle donne, la sua esperienza l’ha segnata in modo particolare, l’impotenza di lottare contro una società che non riusciva a vedere quanto ingiusto fosse ritenere le donne “diverse”. Nel 1966 vedere una donna impegnata nella direzione del traffico era una visione utopica, traspare dal suo racconto un misto tra orgoglio e frustrazione, il ritrovarsi come un oggetto di attenzioni non volute, dove  faceva semplicemente scalpore vedere “la vigilessa in gonnella. Bisogna contestualizzare ovviamente il periodo, nonostante nel 1957 l’uguaglianza tra donne e uomini venne stabilita nel trattato di Roma, ad oggi questo traguardo ancora non è stato raggiunto così come dice Antonio Guterres (Segretario generale delle Nazioni Unite) all’UNCSW marzo 2023 “l’uguaglianza di genere è lontana 300 anni”.

L’intervista

Sono veramente molto contenta di conoscerti Ornella, dalle mie ricerche tu sei la prima Vigilessa d’Italia.

«Si, è vero, anche se ero un vigile estivo,… lo sono stata per quattro anni. La prima donna vigile urbano però per un periodo breve il periodo estivo. Infatti di recente ho visto uscire a Ravenna una pubblicazione di una donna che dice “io la prima donna vigile urbano” ed in un certo senso ha ragione. Lei ha fatto un concorso e l’ha vinto. Io a quei tempi, parlo del 1966 “Preistoria”, mi ritrovai appunto a chiedere in comune, un piccolo comune com’é Cervia dove ci si conosceva un po’ tutti, se c’era la possibilità di avere un lavoro. L’allora sindaco Masacci mi disse: “perché non fai il vigile urbano?” alla proposta mi è scappato da ridere, pensavo mi prendesse in giro, non si era mai sentita una cosa del genere e allora ho detto no. Non mi era mai entrato nella testa l’idea di poter fare quel tipo di lavoro. Così andai via ma dopo poco, dopo aver riflettuto, sono ritornata sui miei passi, mi sono detta “perché no” e ritornata dal sindaco gli ho detto: “ma in cosa consiste il mio lavoro, cosa devo fare?” Allora mi ha detto che durante l’estate c’erano le colonie e molti turisti volevano, oltre all’ufficiale sanitario, la figura, diciamo, del vigile che accompagnava nei vari eventi, che dava ufficialità a tutto. Mi dissero: “tu la mattina vai con loro” e poiché avevano appena aperto il parco naturale “il pomeriggio vai lì, al parco naturale”. Va bene dissi, io avevo da poco conseguito la patente, per cui le mie conoscenze erano quelle limitate alla patente di guida».

Avevi paura?

«Il giorno dopo in ufficio arrivarono subito i sarti che presero le misure, come facevano con tutti quelli che erano già in servizio, tutti i maschi, anche con quelli che erano assunti solamente durante i periodi estivi. Appena arrivò la divisa mi mandarono nella piazza principale a dirigere il traffico. Piazza dicembre adesso è chiusa, ma una volta era molto trafficata, in particolare l’estate. Ero insieme a un collega e la gente che guidava mi guardava e mi faceva sentire come una bestia, veramente come una bestia rara. Spesso venivano per intervistarmi, è stata fatta tanta pubblicità su di me, forse troppa”.

Ho letto alcuni articoli di giornale dell’epoca che mi hanno inoltrato alcune  colleghe di Cervia che fanno parte di UPLI-Unione Polizia Locale Italiana e mi sono resa conto del grande clamore che si è creato con la tua assunzione, qualcosa di assolutamente inedito, come hai vissuto tutto ciò?

«Certo, ero qualcosa di nuovo anzi di nuovissimo, per cui fui intervistata anche da giornali tedeschi e da emittenti radiofoniche. Ero molto preparata comunque, parlavo bene l’inglese e conoscevo il francese scolastico, quindi riuscivo a rapportarmi bene con i turisti ma loro mi guardavano con stupore e mi fotografavano. È stato stranissimo il fatto di sentirmi così osservata, io ero al centro dell’attenzione di tutti. Un’attenzione non voluta e non desiderata».

Tutto questo clamore quindi lo hai sofferto?

«Diciamo che non mi è dispiaciuto più di tanto, però io sono abbastanza schiva di carattere, non sono quella che approfitta della ribalta. Ho pensato …. chiudiamo le tende, io sono qui e il resto del mondo è fuori. Mi sono ritrovata invece con tutto questo clamore. Questa mia presa di posizione è vista come un gesto femminista, perché per me anche le donne debbono partecipare alla vita, debbono essere e avere responsabilità, soprattutto perché -l’ho sempre detto e lo sostengo in tutto e per tutto- una donna quando fa un lavoro ci mette sempre 10 pezzetti in più del maschi, noi siamo così, non c’è niente da fare».

Con te è stato fatto un passo per cambiare la storia e la tua assunzione ha segnato una tappa per l’emancipazione femminile, ma mi chiedo quale fosse il vero obbiettivo del tuo sindaco: fare qualcosa di estremamente innovativo o ottenere uno scoop pubblicitario?

«Una donna per ottenere qualcosa, per ottenere quello che un uomo ottiene muovendosi, deve correre, perché sei sempre giudicata, sei sotto un mirino, e c’é sempre il pregiudizio: “È una donna”. Eppure non ci manca niente, anzi abbiamo qualcosa in più. Solo che oggi come ieri per una donna ottenere 10, che è lo stesso valore chiesto a un uomo, noi dobbiamo fare minimo a 12 per vederci riconosciuto forse 10. Ai miei tempi non erano abituati, ma anche adesso non si riesce a considerare la donna alla stregua dell’uomo. Il sindaco Masacci, che oggi è morto, mi fece conoscere la possibilità di fare il vigile urbano. Il primo anno Cervia ebbe con me tantissima pubblicità gratuita. Continuarono a richiedere il vigile stagionale in estate e io mi riproposi, in inverno avevo iniziato ad andare alla scuola alberghiera perché avevo bisogno di prendere un diploma di scuola media superiore, così ho continuato a fare il vigile. A Cesenatico, l’anno successivo alla mia assunzione ne hanno assunte due di donne e, dopo un altro anno, io sono rimasta ancora l’unica donna a Cervia mentre Cesenatico ne aveva sei. Quindi, è vero che il sindaco ha aperto una porta importante per le donne, ma poi il Comune di Cervia non ha mai pensato a stabilizzarmi. Amo il mio paese, però questa cosa non l’ho trovata giusta. Posso solo ingoiare questo dispiacere per mandarlo giù».

Quest’anno l’Europa ha spinto le amministrazioni ad analizzare la situazione all’interno della propria organizzazione sulla reale attuazione della parità di genere. Questa parità non si riesce a raggiungere, soprattutto per la divisa. Come raccontavi tu dopo la tua esperienza tantissimi altri comuni si sono adeguati, Ravenna, Bologna, Milano e tanti altri. In ultimo è arrivata anche Trento. Come ti hanno accolto i tuoi colleghi?

«Da Dio, benissimo! Io ho lavorato solo con uomini, sono stata preservata da qualsiasi cosa, per cui io mi sono trovata benissimo veramente, l’ho sempre detto, lavorare con gli uomini vuol dire lavorare bene, in tranquillità. Tra le donne non so quale sia il motivo, noi abbiamo una grande rivalità che spesso esplode. Se ci sono due donne, quasi certamente c’è attrito, non c’è quella complicità che dovrebbe esserci».

Ti hanno mai contattato altre colleghe per avere consigli?

«Allora sono stata sempre da parte, ho fatto questo lavoro per quattro anni. Poi ho trovato un altro lavoro, ho fatto la mia vita lavorativa lì. Dopo che avevo smesso mi hanno mandato un questionario per cui l’ho compilato. Ma nessuna si è mai rivolta, a me per consigli, hanno anche ragione a un certo punto. Quali consigli potevo dare? Avevo fatto quel lavoro solo per quattro anni, a Cesenatico invece avevano molte più vigilesse, per cui probabilmente avevano più esperienza di quella che avevo acquisito io. Io ero da sola, guai a chi mi guardava e chi mi toccava. Se mi sono comunque sentita protetta? diciamo di sì, sì dal corpo maschile».

Ti hanno mai contattato altre colleghe per avere consigli?

«Allora sono stata sempre da parte, ho fatto questo lavoro per quattro anni. Poi ho trovato un altro lavoro, ho fatto la mia vita lavorativa lì. Dopo che avevo smesso mi hanno mandato un questionario per cui l’ho compilato. Ma nessuna si è mai rivolta, a me per consigli, hanno anche ragione a un certo punto. Quali consigli potevo dare? Avevo fatto quel lavoro solo per quattro anni, a Cesenatico invece avevano molte più vigilesse, per cui probabilmente avevano più esperienza di quella che avevo acquisito io. Io ero da sola, guai a chi mi guardava e chi mi toccava. Se mi sono comunque sentita protetta? diciamo di sì, sì dal corpo maschile».

Nenanche l’amministrazione?

«L’amministrazione non lo so se gli ho fatto un favore quando ho deciso di non andare più a lavorare».

Perché?

«Come dissi c’era la possibilità di entrare fissa, ma mi dissero di no, mi volevano solo per l’estate e io avevo bisogno di lavorare. Poi ho ottenuto un diploma e mi hanno aperto le porte una un’azienda di cartotecnica. Ho cominciato a lavorare lì».

Oggi la polizia locale non si occupa più solo di soste e di viabilità, ma ha anche dei compiti estremamente importanti. C’è tantissima attività di polizia giudiziaria. Le donne assolvono a dei ruoli estremamente importanti, in determinate occasioni, quali possono essere le perquisizioni, sta diventando veramente un’attività estremamente delicata. A tutte le ragazze che oggi sognano di indossare la divisa. Cosa senti di dirgli?

«Pensateci bene, perché dovete avere una forza non indifferente. Essere preparate a subire attacchi anche quando non ce ne sarebbe bisogno. Una forza non indifferente perché ripeto, una donna per ottenere 10 deve arrivare oltre. Purtroppo come si fa, una donna, ha le sue prerogative! Le donne sono criticatissime. La vigilessa, ancora di più. Mentre invece per un uomo nulla di strano che faccia una multa, se lo fa una donna non è la stessa cosa. Dal 66 ad oggi quante frasi ho ascoltato tra le classiche che alcuni utenti della strada rivolgono alle vigilesse donne. Questa mentalità non vuole cambiare. Gli uomini fanno fatica ad accettare che una donna possa essere migliore di loro, ma anche come loro. Noi siamo troppo forti, ma non siamo così forti da farcelo riconoscere».

Ti ringrazio per il tempo che mi hai dedicato, è stato un piacere trascorrere questo tempo con te,  sei una donna fantastica.

Mirka La Sorsa (sx) e Ornella Gambi (dx). [Foto: Nicola De Ceglie]

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