Intervista a Bernhard Scholz, presidente del Meeting sul tema dell’edizione 2026: i testimoni dai luoghi feriti della storia, la visita del Santo Padre e la pace come costruzione quotidiana

Abstract: L’edizione 2026 del Meeting assume come proprio orizzonte culturale e spirituale l’ultimo verso della Divina Commedia, «l’amor che move il sole e l’altre stelle», trasformandolo in una domanda rivolta al presente: è ancora possibile riconoscere un principio di bene dentro un tempo segnato dalle guerre, dall’odio e dalla frammentazione? In questa intervista, il presidente del Meeting illustra il significato del tema scelto, anticipa la presenza di testimoni provenienti dall’Ucraina, dal Libano, dalla Terra Santa e dalla Nigeria e riflette sul valore della visita del Santo Padre, prevista per il 24 agosto. Al centro emerge una concezione della pace non come esito astratto delle sole decisioni politiche, ma come processo umano capace di nascere all’interno delle società ferite, attraverso persone che conservano una speranza concreta e ricostruiscono legami là dove la storia sembrava averli definitivamente spezzati.
Keywords: #BernhardScholz #Meeting2026 #Pace #Dialogo #Speranza #Testimonianza #Conflitti #TerraSanta #Papa #Riconciliazione #RelazioniInternazionali #Etica #DanteAlighieri #EthicaSocietas #EthicaSocietasRivista #RivistaScientifica #ScienzeSociali #ethicasocietasupli
ALTRE INTERVISTE A BERNHARD SCHOLZ
IL PROTAGONISMO DELLA DEMOCRAZIA VA VISSUTO DA OGNUNO OGNI GIORNO [CON VIDEO]
L’INTERVENTO DEL CAPO DELLO STATO CONTRO GLI EGOISMI E I TEMI DEI CONSERVATORI
Un titolo che interroga il presente
Mercoledì 8 luglio presso l’ambasciata d’Italia presso la Santa Sede si è svolta la presentazione della 47° edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli, che si svolgerà alla Fiera di Rimini dal 21 al 26 agosto 2026, ed è stato presentato il tema che si ispira a una frase particolarmente impegnativa, tratta dall’ultimo verso della Divina Commedia: «l’amor che move il sole e l’altre stelle». Una scelta che non svolge soltanto una funzione evocativa, ma introduce una precisa interpretazione dell’uomo e della storia, tanto più problematica quanto più il presente appare dominato da conflitti, violenze e nuove forme di disumanizzazione.
Il titolo afferma infatti che all’origine del movimento dell’universo e dell’esistenza vi sia un principio di bene, una tensione verso il compimento che, tuttavia, non si impone meccanicamente alla libertà umana. L’amore può essere accolto oppure respinto e proprio in questa possibilità si colloca il paradosso di una storia nella quale il bene continua a operare senza cancellare la responsabilità dell’uomo.
Da questa contraddizione apparente prende forma il programma del Meeting: non una riflessione astratta sull’amore, ma l’incontro con persone che, dentro i luoghi più feriti del mondo, hanno sperimentato la possibilità di superare l’odio, di riconoscere l’altro e di riaprire spazi di convivenza.
Il direttore Massimiliano Mancini ha approfondito con il presidente della Fondazione Meeting per l’amicizia dei popoli Bernhard Scholz questa scelta.
Massimiliano Mancini: «La presentazione dell’edizione 2026 si apre con una frase particolarmente impegnativa. Una scelta di questo genere prelude anche a un’edizione particolare?»
Bernhard Scholz: «Penso di sì. Il titolo scelto riprende l’ultimo verso della Divina Commedia di Dante, “l’amor che move il sole e l’altre stelle”, e afferma che il principio capace di muovere l’universo e le nostre esistenze è un principio di bene, orientato al compimento della persona. Questa affermazione può sembrare in contraddizione con ciò che osserviamo ogni giorno: le guerre, i conflitti, le crudeltà e le atrocità. La contraddizione, però, nasce dal fatto che l’uomo è libero. L’amore non si impone, ma desidera essere accolto e si rivolge alla nostra libertà. La grande domanda diventa allora quella relativa ai testimoni: chi sono le persone capaci di raccontare come l’amore che le ha raggiunte e mosse le abbia condotte ad aprirsi all’altro, a superare l’odio e a guardare diversamente persino chi apparteneva al campo avverso? Durante il Meeting incontreremo numerosi testimoni provenienti da diverse parti del mondo: dall’Ucraina, dal Libano, dalla Terra Santa, dalla Nigeria e da altri territori segnati dalla violenza. Credo che questa sarà una delle cifre più importanti dell’edizione 2026: mostrare che esiste un amore che, quando viene accolto, può realmente cambiare il mondo.»
Massimiliano Mancini: «L’importanza del tema e la particolarità del momento storico sono confermate anche dalla presenza del Santo Padre?»
Bernhard Scholz: «Il Santo Padre sarà al Meeting il 24 agosto e siamo profondamente grati che abbia accolto il nostro invito. La sua presenza testimonia precisamente la capacità di essere, nello stesso tempo, miti e determinati nel proporre al mondo una diversità. Lo accoglieremo mettendo a disposizione tutto ciò che abbiamo e sono convinto che la sua visita lascerà una traccia profonda e feconda nella storia del Meeting. La sua presenza non sarà soltanto un momento istituzionale o simbolico. Essa si inserisce pienamente nel tema di quest’anno, perché il Papa rappresenta la possibilità di una parola che non rinuncia alla verità e alla fermezza, ma rifiuta di assumere la violenza e l’ostilità come linguaggio inevitabile delle relazioni umane e internazionali.»
Massimiliano Mancini: «Tra le prime parole del Pontefice è tornato più volte il richiamo a una pace “disarmata e disarmante”. Il contesto internazionale, tuttavia, sembra muoversi nella direzione opposta.»
Bernhard Scholz: «In questo momento assistiamo effettivamente al contrario. Non cresce soltanto l’instabilità, ma guerre che sembravano prossime a una conclusione si sono estese o hanno conosciuto nuove escalation. Durante la presentazione del Meeting è intervenuto padre Ielpo, Custode di Terra Santa, che ha espresso un pensiero molto importante: la speranza non consiste nella certezza che tutto andrà bene, ma nella possibilità che, anche dentro le situazioni più conflittuali, possa verificarsi una risurrezione. È necessario partire da questa consapevolezza. Non possiamo immaginare di fermare tutte le guerre da un giorno all’altro. Purtroppo si producono continuamente nuove escalation, mentre le decisioni politiche e diplomatiche incontrano limiti e resistenze. La pace, però, non viene costruita soltanto al livello delle istituzioni o dei vertici decisionali: nasce anche attraverso le persone che vivono dentro quelle situazioni e che continuano a conservare una speranza autentica. La pace politica ha bisogno di essere preceduta e accompagnata da una pace tra le persone, perché nessun accordo può durare quando i popoli continuano a considerarsi reciprocamente nemici irreconciliabili.»
Massimiliano Mancini: «La pace, dunque, non può essere ridotta alla sola cessazione delle ostilità?»
Bernhard Scholz: «Esattamente. Quando una guerra termina formalmente, rimane aperta una domanda decisiva: chi costruirà la pace tra i popoli? Io sono nato in Germania e ho vissuto vicino alla Francia. Per questo porto con me la consapevolezza di ciò che accadde dopo il 1945. In quel momento, una pace autentica tra il popolo tedesco e quello francese appariva completamente inimmaginabile, soprattutto se si guardavano le ferite, le distruzioni e l’odio accumulato nel corso dei conflitti. Eppure, prima ancora che si consolidasse una pace istituzionale tra gli Stati, cominciò lentamente a nascere una pace tra le persone. Furono ricostruite relazioni, si svilupparono forme di collaborazione e venne progressivamente riconosciuta la possibilità di un destino comune. Questa esperienza rappresenta per me una grande speranza. Ciò che in un determinato momento storico appare impossibile può diventare reale quando vi sono uomini e donne capaci di non lasciare che l’odio ricevuto determini per sempre il loro rapporto con l’altro.»
Dalla speranza astratta alla testimonianza
Le parole del presidente del Meeting delineano un’edizione che non intende ignorare la gravità del presente né sostituire alla realtà dei conflitti una retorica consolatoria. La speranza evocata non coincide con l’ottimismo e non si fonda sulla previsione che ogni crisi sia destinata a risolversi spontaneamente, ma sulla possibilità che, anche dentro condizioni storiche apparentemente chiuse, la libertà umana possa ancora generare esperienze di riconciliazione.
Il riferimento all’Europa del secondo dopoguerra assume, in questa prospettiva, un valore che supera il ricordo biografico. La riconciliazione franco-tedesca dimostra che la pace non nasce soltanto dalla stanchezza dei combattenti o dalla firma di un trattato, ma dalla lenta ricostruzione della fiducia, dalla capacità di elaborare la memoria e dal riconoscimento dell’altro come interlocutore e non più soltanto come nemico.
La testimonianza diventa allora il metodo attraverso il quale il Meeting intende affrontare le grandi questioni internazionali. Non soltanto analisi geopolitiche, pur necessarie, ma storie concrete di persone che, vivendo all’interno delle guerre, delle persecuzioni e delle divisioni, hanno impedito che l’odio divenisse l’unico principio capace di muovere la storia.
In questo senso, il verso dantesco scelto per il 2026 non rappresenta una fuga poetica dalle contraddizioni del presente, ma una provocazione radicale: domandarsi se, dentro la libertà ferita dell’uomo, continui a esistere una forza capace di ricostruire ciò che la violenza ha distrutto. Il Meeting affida la risposta non a una formula astratta, ma alle voci di coloro che hanno già iniziato, nei luoghi più difficili del mondo, a trasformare la speranza in esperienza.

ULTIMI 5 ARTICOLI DELLO STESSO AUTORE
IL GOLDEN GALA PIETRO MENNEA ILLUMINA ROMA E L’ITALIA DELLO SPORT
GLI OTTANT’ANNI DELLA REPUBBLICA ITALIANA
LO STATO DELL’ECONOMIA MONDIALE E NAZIONALE NELLE CONSIDERAZIONI FINALI DEL GOVERNATORE
PRODUTTIVITÀ E DISUGUAGLIANZE CON L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE NELLE RELAZIONI FINALI DEL GOVERNATORE
DRAGHI AD AQUISGRANA: L’EUROPA SOLA DAVANTI ALLA PROVA DELLA SOVRANITÀ
ULTIME 5 INTERVISTE
LA TERZIETÀ DEL GIUDICE E LA RIFORMA: INTERVISTA A MARCO TAMBURRINO
LA PUBBLICA ACCUSA NELLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA: INTERVISTA A GIUSEPPE BELLELLI
MAGISTRATURA TRA INDIPENDENZA E RIFORMA: INTERVISTA AD ANNALISA IMPARATO
CRIMINI E SUICIDI NELLE FORZE DI POLIZIA: INTERVISTA AL COMANDANTE DI VENEZIA
IRAN, TRA POTERE E PAURA: INTERVISTA A DAVOOD KARIMI
ULTIMI 5 ARTICOLI PUBBLICATI
ANCORA SULLA LEGITTIMA DIFESA…
IL VALORE CULTURALE DELLA RELAZIONE
LEGITTIMA DIFESA, TRA STATO EMOTIVO E VENDETTA
LA RIFORMA DELLA POLIZIA LOCALE: PROTESTE, CONFUSIONE E POCHE CERTEZZE
Ethica Societas è una testata giornalistica gratuita e no profit edita da una cooperativa sociale onlus
Copyright Ethica Societas, Human&Social Science Review © 2026 by Ethica Societas UPLI onlus
ISSN 2785-602X. Licensed under CC BY-NC 4.0


