LEGITTIMA DIFESA E ISTANZE POLITICHE: POPULISMO DA TASTIERA

Abstract: L’azione di fuoco di Mario Roggero, è oramai un dato storico, non è legittima difesa, eppure non è da neanche 72 h in carcere che la gazzarra politica si è accesa pesantemente, coinvolgendo i principali attori istituzionali d’Italia e infervorando l’opinione pubblica. Gli elementi scatenanti il dibattito potrebbero seguire tre direttrici differenti: la grazia, la candidatura di Roggero con un partito che lo appoggia, il tema della “giustizia non giusta”, argomento dalla metafisica interessante, ma che mal si presta per il Tribunale dei social o al Bar dello sport.
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Legittima difesa e giustizia “giusta”, diamo un sguardo ai numeri
Parlare di giustizia equa e giusta è argomento molto alto, difficile da snocciolare senza urtare l’altrui sensibilità.
Sovente il tema è infatti frutto di una commistione tra diritto, giurisprudenza ed etica, quindi l’affare si complica concretamente, e ulteriormente, se si arrivassero a richiamare principi di natura spirituale (non necessariamente religiosa, ndr.).
Ma quando si parla di legittima difesa, come nel caso Roggero, si fa riferimento a un particolare istituto giuridico che di fatto concede una deroga al monopolio della forza, che altrimenti rimarrebbe una prerogativa del potere pubblico, e come tale regolamentato dal solo diritto, interpretato dalla giurisprudenza e magari anche riletto alla luce delle condizioni psichiche del momento dei protagonisti.
Già ieri, in un primo scritto sul tema, dicevo che non bisognava attendere la Cassazione per rendersi conto della mancanza dell’attualità della minaccia, elemento imprescindibile per esercitare la difesa legittima, i video del duplice omicidio dei rapinatori erano chiari.
La conferma della condanna di Mario Roggero ha quindi avuto, almeno per l’aspetto squisitamente processual-penalistico, un ruolino di marcia dettato da calcoli elementari, proprio come vuole il codice di rito.
La Magistratura, o lo Stato, non si è “accanito” sull’imputato, tutt’altro, al netto che la sentenza degli Ermellini dev’ssere ancora pubblicata, ma, nel contempo, sono disponibili i dispositivi di primo e secondo grado, della Corte di Assise di Asti e della Corte di Assise di Appello di Torino.
Continuando, i meccanismi aritmetici che hanno portato alla pena di 14 anni e 9 mesi, sono frutto di calcoli guidati dalle norme violate: omicidio, duplice, tra l’altro, tentato omicidio, il porto dell’Arma su luogo pubblico (la sparatoria ha avuto inizio all’esterno delle pertinenze familiari), con meccanismi di adattamento valutati alla luce dell’articolo 81 del codice penale e del comportamento tenuto dall’imputato e dei suoi precedenti.
Roggero, considerando l’unico fine criminoso perseguito nel duplice omicidio, il riconoscimento delle attenuanti del caso specifico (come l’aver agito sotto stato di ira per fatto ingiusto provocatogli da terzi) ha ottenuto sgravi importanti, a fronte di una pena – nel minimo, per un omicidio – di almeno 21 anni.
Come scrivevo, altra storia è il meccanismo di rimborso alle vittime, per le quali bene fa l’esecutivo a farsi promotore di un cambio di paradigma sul punto. Anche se i dubbi permangono su come sarà vergata tale innovazione normativa, allorquando – come nel caso Roggero – gli elementi di antigiuridicità siano presenti in capo a tutte le parti coinvolte.
Roggero candidato?
L’argomento del giorno catalizza la politica, anche perché la sicurezza è un tema sempre “caldo” e la legittima difesa, nel tempo, è stata ampiamente sposata, anche come tema fondante, da importanti pezzi dell’elettorato del paese.
Il problema, in questo caso, dov’è? Nella comunicazione politica, ovviamente.
Mario Roggero ha cessato il ruolo di imputato e, divenendo esecutiva la sua pena, è ora un detenuto, un condannato a pena definitiva.
Roggero, considerando la Legge Severino, è un incandidabile (legge 6 novembre 2012, n. 90).
Ma bastevole – per menti semplici che hanno poca voglia, con questo caldo, di leggere i testi normativi – è il ricordare la destituzione di Silvio Berlusconi, dalla carica di Senatore della Repubblica.
Berlusconi, il 27 novembre 2013, a seguito del giudicato sul “processo Mediaset” venne riconosciuto colpevole di frode fiscale e decadde dal Senato, abbandonò il suo scranno.
La condanna fu di quattro anni di carcere, tre dei quali condonati con indulto e per il rimanente fu affidato ai servizi sociali, a Cesano Boscone, presso “La Sacra Familia”.
…e la grazia?
La grazia, allorquando arriverà, se mai avrà seguito, interviene sulla pena principale, quella detentiva, in sostanza, ma non sulle accessorie, e Roggero, allo stato, ha l’interdizione dai pubblici uffici.
Il battage mediatico non aiuta a stendere gli animi e le informazioni distopiche circolanti, anche interessando improbabili paralleli con casi giudiziaria passati, creano false aspettative e possibili svarioni comunicativi, tra queste vi è il trend topic circa la medaglia che Roggero avrebbe potuto ricevere negli USA, se lì avesse sparato.
Una boutade senza senso, quest’ultima, considerando non solo i differenti sistemi giuridici, ma anche il principio analogo all’Italia della self defence USA, incentrata sull’attualità della minaccia.
Ancora, la grazia è una prerogativa del Capo dello Stato, la stessa viene istruita dal Ministro della Giustizia e dalla Corte di Appello che ebbe a decidere sul caso, unitamente valutata alla luce della resipiscienza del condannato e della sua condotta, la richiesta della stessa non presuppone alcun automatismo.
Infine, considerando età anagrafica, e la mancata corrispondenza tra reati ostativi e i capi per la condanna avuta, non è escluso che Roggero possa transitare de plano, previa istanza al Tribunale di Sorveglianza, alla detenzione domiciliare.

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