La strage delle divise è diventata una vera emergenza

Abstract: Un nuovo suicidio tra gli operatori di polizia, questa volta è un operatore della Polizia Locale di Corsico quarantenne che sarebbe stato destinatario di un provvedimento disciplinare. Il caso segue una lunga scia di suicidi in divisa e avviene a pochi giorni di distanza dal suicidio di una giovane funzionaria di polizia e riporta l’attenzione sul tema del disagio psicologico nelle forze dell’ordine, un ambito caratterizzato da carichi emotivi e responsabilità particolarmente elevati. Si evidenzia la responsabilità delle amministrazioni pubbliche nel coniugare rigore normativo e attenzione alla dimensione umana, promuovendo una cultura del benessere organizzativo fondata su prevenzione, ascolto e supporto psicologico.
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Una nuova tragedia a Corsico e nella Polizia Locale
Un operatore della Polizia locale che prestava servizio nel comando di Corsico si è suicidato nei giorni scorsi. Si tratta di un 40enne friulano-veneto assunto poco meno di due anni fa. L’uomo si è tolto la vita mentre si trovava nella sua terra di origine.
Le circostanze intorno alla sua morte non sono state ancora chiarite dalle autorità e non sono state rese note cause ufficiali alla stampa, a eccezione della conferma del tragico decesso.
È stato riportato che alcune settimane prima dell’accaduto, il ritiro dell’arma di servizio era stato deciso nell’ambito di una riunione interna al comando. Tuttavia, non esiste conferma istituzionale diretta sui motivi precisi che avrebbero portato a tale decisione, né sulla dinamica completa delle circostanze personali o professionali dell’agente.
Quando una vicenda disciplinare precede un gesto estremo, il rischio più grande è quello di cercare spiegazioni semplicistiche o nessi causali automatici. La realtà, come ricorda la psicologia e come insegna l’esperienza istituzionale, è sempre più complessa.
Oltre il fatto: il peso del contesto e l’identità personale per chi indossa una divisa
Un provvedimento disciplinare è uno strumento previsto dall’ordinamento, necessario a garantire correttezza, trasparenza e legalità nell’azione amministrativa. Tuttavia, l’impatto soggettivo di tali misure può essere molto diverso da persona a persona, soprattutto in contesti professionali fortemente identitari come quelli delle forze di polizia.
La letteratura scientifica, così come l’esperienza istituzionale, mostrano invece come il suicidio sia un fenomeno complesso e multifattoriale, nel quale concorrono fattori individuali, relazionali, professionali e organizzativi¹.
Il procedimento disciplinare è uno strumento necessario dell’ordinamento, finalizzato a garantire legalità, imparzialità e corretto funzionamento dell’azione amministrativa. Tuttavia, l’impatto soggettivo di tali misure può essere profondamente diverso da persona a persona, soprattutto nei contesti professionali a forte valenza identitaria come quelli delle forze di polizia².
Per chi indossa una divisa, il lavoro non è soltanto una funzione, ma spesso rappresenta una componente centrale dell’identità personale. Quando questa identità viene messa in discussione, anche temporaneamente, il vissuto emotivo può diventare particolarmente gravoso, soprattutto se non accompagnato da adeguati spazi di ascolto e supporto³.
Sofferenza psicologica nelle istituzioni disciplinate
Le organizzazioni pubbliche a struttura gerarchica sono chiamate a tenere insieme due esigenze fondamentali: il rigore istituzionale e l’attenzione alla dimensione umana. Non si tratta di attenuare le regole, ma di riconoscere che l’applicazione delle norme avviene sempre all’interno di relazioni, carriere, storie personali e contesti organizzativi complessi⁴. La sofferenza psicologica, infatti, non è sempre visibile: spesso si cela dietro il rispetto formale dei ruoli, il silenzio, il timore dello stigma o del giudizio. In ambienti fortemente disciplinati, la richiesta di aiuto può essere percepita come segno di debolezza, quando invece dovrebbe essere riconosciuta come atto di responsabilità professionale⁵.
La ricerca scientifica evidenzia come gli operatori delle forze di polizia siano esposti a livelli elevati di stress lavoro-correlato, eventi traumatici e carichi emotivi intensi, con effetti potenzialmente significativi sulla salute mentale⁶. In questo quadro, eventi critici come procedimenti disciplinari, sospensioni o conflitti organizzativi possono agire come fattori di vulnerabilità, soprattutto in assenza di sistemi strutturati di prevenzione e supporto.
Una responsabilità che interpella tutti
Ogni gesto estremo è il risultato di una molteplicità di fattori, mai riconducibili a una singola causa. Tuttavia, eventi come questo interrogano le istituzioni sul modo in cui accompagnano i propri operatori nei momenti critici, soprattutto quando entrano in gioco procedimenti disciplinari, sospensioni, conflitti organizzativi.
Rafforzare la cultura del benessere organizzativo non significa rinunciare al controllo o alla disciplina, ma affiancare agli strumenti di regolazione formale politiche di prevenzione, supporto psicologico, mediazione e ascolto. Le linee guida internazionali e nazionali sottolineano come tali strumenti contribuiscano non solo alla tutela della salute degli operatori, ma anche alla qualità complessiva dell’azione amministrativa e alla credibilità delle istituzioni⁷.
In momenti segnati da eventi tragici, il rispetto per la persona e per i familiari deve prevalere su ogni altra considerazione. Tuttavia, il silenzio non può trasformarsi in rimozione. Trasformare il dolore in consapevolezza rappresenta un dovere etico e istituzionale. Parlare di salute mentale, stress lavoro-correlato e fragilità nelle organizzazioni pubbliche non è segno di debolezza dello Stato, ma indice di maturità democratica. È anche nella capacità di prendersi cura di chi serve la collettività che si misura la qualità di un’istituzione.
La necessità di riflettere sull’emergenza dei suicidi in divisa
In momenti come questo, il rispetto per la persona e per i suoi familiari deve prevalere su ogni altra considerazione. Allo stesso tempo, il silenzio non può diventare rimozione. Trasformare il dolore in consapevolezza è un dovere etico e istituzionale.
Questo ulteriore suicidio evidenzia una vera emergenza che riguarda tutti. Non per cercare colpe, ma per interrogarsi su come rendere le organizzazioni più capaci di tenere insieme regole e umanità, disciplina e ascolto, legalità e cura.
NOTE:
[1] Cfr. D. De Leo, Suicidio e comportamento suicidario, Il Mulino, Bologna, 2016.
[2] J.M. Violanti et al., “Law enforcement suicide: A review”, Policing: An International Journal, 41(6), 2018.
[3] I.H. Stanley, M.A. Hom, T.E. Joiner, “A systematic review of suicidal thoughts and behaviors among police officers”, Clinical Psychology Review, 44, 2016.
[4] G. Bonazzi, Storia del pensiero organizzativo, FrancoAngeli, Milano, 2014.
[5] CNOP – Consiglio Nazionale Ordine Psicologi, Salute mentale e lavoro, Roma, 2020.
[6] INAIL, Stress lavoro-correlato: indicazioni operative, Roma, 2017.
[7] World Health Organization, Preventing suicide at work, WHO Press, Geneva, 2021; ISO, ISO 45003:2021 – Psychological health and safety at work.

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