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Criminologia NOTIZIE Roberto Delli Carri

LA TRASFORMAZIONE DEL POTERE MAFIOSO: DAI PICCIOTTI AI COLLETTI BIANCHI, Roberto Delli Carri

Perché oggi la criminalità organizzata prospera nella normalità e non nel disordine

Roberto Delli Carri

Abstract: La criminalità organizzata contemporanea non può più essere interpretata esclusivamente attraverso la categoria della violenza. Pur non essendo scomparsa, la forza armata ha progressivamente perso centralità a favore di strategie più sofisticate e meno visibili, fondate sulla capacità di adattamento ai contesti istituzionali, economici e amministrativi. Il potere mafioso si sta evolvendo sempre più dal controllo armato del territorio al controllo procedimentale dei processi decisionali e amministrativi utilizzando una legalità apparente e meccanismi di mimetizzazione attraverso i quali le organizzazioni criminali operano all’interno di assetti formalmente regolari, sfruttando inerzie, frammentazioni e carenze di controllo. In questa prospettiva, l’inerzia istituzionale emerge come un fattore criminogeno rilevante, capace di neutralizzare la funzione di prevenzione senza necessità di collusioni esplicite o condotte apertamente illecite.

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Roberto Delli Carri, ispettore della Polizia Locale ufficiale di polizia giudiziaria, si occupa di attività investigative e di prevenzione, accanto agli interventi di immediata operatività, cura l’approfondimento tecnico-giuridico dei fenomeni, con particolare attenzione alle evoluzioni silenziose della criminalità organizzata e alle zone grigie tra lecito e illecito.


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La criminalità organizzata non può più essere compresa esclusivamente attraverso la categoria della violenza. L’uso della forza, pur non essendo scomparso, ha progressivamente cessato di rappresentare lo strumento ordinario di esercizio del potere criminale. Le organizzazioni mafiose contemporanee operano secondo logiche diverse, più sofisticate e meno visibili, fondate sulla capacità di adattamento ai contesti istituzionali, economici e amministrativi nei quali si inseriscono.

Questa evoluzione non costituisce un arretramento del fenomeno, bensì un suo affinamento. La violenza espone, genera attenzione investigativa, produce reazioni. La discrezione, al contrario, consente stabilità, continuità operativa e radicamento. È in questa dimensione silenziosa che la criminalità organizzata ha progressivamente collocato il proprio baricentro strategico.

Dal controllo armato al controllo procedimentale

Le moderne organizzazioni criminali non cercano più il dominio visibile del territorio, ma la governabilità dei processi. Il loro interesse si concentra sulla capacità di inserirsi nei circuiti ordinari dell’economia e dell’amministrazione pubblica, sfruttando tempi dilatati, frammentazione delle competenze, controlli discontinui o meramente formali.

In tale prospettiva, il potere non si esercita mediante intimidazione, ma attraverso la normalità. Capitali prontamente disponibili, strutture societarie formalmente regolari, intermediazioni apparentemente efficienti consentono di operare senza attriti, senza conflitto e senza allarme sociale. La forza non è più la minaccia, ma la prevedibilità del sistema.

Legalità apparente e mimetizzazione

Il terreno privilegiato dell’azione mafiosa è quello della legalità apparente. Documentazione formalmente ineccepibile, procedure rispettate nella loro esteriorità, assetti giuridici complessi ma legittimi costituiscono il perimetro entro cui il crimine organizzato si muove con agio.

Non si tratta di violare apertamente la norma, ma di abitarne i margini, sfruttando omissioni, ritardi, rinvii e carenze di approfondimento. Le analisi istituzionali elaborate dalla Direzione Investigativa Antimafia e gli orientamenti maturati in ambito di Direzione Distrettuale Antimafia hanno più volte evidenziato come le mafie privilegino strategie di mimetizzazione e penetrazione amministrativa, facendo leva sulle aree di inerzia procedimentale piuttosto che sul ricorso a modalità violente o apertamente intimidatorie.

L’inerzia come fattore criminogeno

Accanto alle ipotesi di collusione, ampiamente tipizzate e sanzionate dall’ordinamento, esiste una dimensione più sottile e meno visibile: quella dell’inerzia istituzionale.

Il controllo che non si attiva, l’istruttoria che si protrae senza reale approfondimento, la segnalazione che non evolve in accertamento, il dubbio che resta sospeso per carenza di iniziativa o per eccesso di prudenza. In questi contesti non si registrano, almeno in apparenza, violazioni dirette di legge. Tuttavia, l’effetto prodotto è equivalente: la neutralizzazione della funzione di controllo.

È in questo spazio che la criminalità organizzata consolida la propria presenza, senza necessità di pressione o intimidazione. Non servono complicità dichiarate; è sufficiente un sistema che non osserva, non collega, non insiste.

Oltre la repressione: la centralità della funzione istituzionale

Contrastare efficacemente la criminalità organizzata oltre la violenza impone un cambio di prospettiva. La risposta non può essere affidata esclusivamente allo strumento repressivo tradizionale, concepito per intercettare condotte manifeste.

Occorre rafforzare la tenuta istituzionale, intesa come capacità di esercitare controlli sostanziali, continui e competenti; di leggere i contesti; di cogliere segnali deboli e ricorrenze anomale che, singolarmente considerate, non integrano una violazione penale, ma che nel loro insieme delineano un quadro significativo.

Il controllo efficace è silenzioso, tecnico, spesso privo di visibilità. Espone chi lo esercita a pressioni e isolamento. Proprio per questo rappresenta uno degli indicatori più attendibili della solidità democratica di un apparato pubblico.

Conclusioni

La criminalità organizzata non prospera nel disordine manifesto. Prospera nella normalità amministrativa quando questa diventa distratta, rinunciataria o autoreferenziale, confondendo la legalità formale con la legalità sostanziale.

Comprendere il fenomeno oltre la violenza significa riconoscere che la partita decisiva non si gioca solo sul piano repressivo, ma sulla capacità delle istituzioni di esercitare fino in fondo le proprie funzioni.

La sconfitta delle organizzazioni mafiose non si realizza primariamente sul piano repressivo, ma si misura nella capacità delle istituzioni di esercitare in modo continuo, competente e sostanziale le proprie funzioni di controllo e prevenzione.


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