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LA RIFORMA DELLA POLIZIA LOCALE APPROVATA IERI ALLA CAMERA, Massimiliano Mancini

Dalle dichiarazioni di voto finale sul disegno di legge A.C. 1716-A emerge una convergenza sulla necessità della riforma, ma una frattura profonda sugli esiti della delega

Massimiliano Mancini

Abstract: La discussione svoltasi ieri mattina alla Camera dei deputati sul disegno di legge A.C. 1716-A, recante delega al Governo per il riordino delle funzioni e dell’ordinamento della polizia locale, ha confermato la centralità politica e ordinamentale di una riforma attesa da decenni. Le dichiarazioni di voto finale hanno mostrato un consenso quasi unanime sulla necessità di superare la legge quadro 7 marzo 1986, n. 65, ormai inadeguata rispetto alla trasformazione delle città, della sicurezza urbana e delle funzioni concretamente svolte dagli operatori. Tuttavia, il dibattito ha evidenziato una frattura significativa tra maggioranza e opposizioni: da un lato, la maggioranza ha rivendicato il valore storico della delega, richiamando specificità professionale, accesso al CED, tutele, formazione, armamento, collegamento con il 112 e valorizzazione contrattuale; dall’altro, le opposizioni hanno denunciato l’eccessiva ampiezza della delega, l’assenza di risorse sufficienti, il mancato riconoscimento pieno delle tutele previdenziali e assistenziali, il rischio di una riforma incompiuta e la marginalizzazione del Parlamento. Il punto decisivo resta la natura stessa del provvedimento: non una riforma immediatamente compiuta, ma una legge delega. Sarà quindi il Governo, attraverso i decreti legislativi attuativi, a decidere se questa cornice diventerà una vera svolta per la polizia locale o l’ennesima occasione mancata.

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Una mattina parlamentare su una riforma attesa da quarant’anni

La discussione di questa mattina alla Camera dei deputati sul disegno di legge A.C. 1716-A, dedicato al riordino delle funzioni e dell’ordinamento della polizia locale, è iniziata con una tensione evidente: tutti i gruppi, con accenti diversi, hanno riconosciuto che la disciplina della polizia locale non può più restare ancorata alla legge quadro n. 65 del 1986. Le città sono cambiate così come la sicurezza urbana e il rapporto tra cittadini e istituzioni di prossimità ma, soprattutto, è cambiato il lavoro quotidiano degli operatori di polizia locale, oggi chiamati a svolgere funzioni amministrative, stradali, giudiziarie, ambientali, sociali e di ausilio alla pubblica sicurezza in un quadro di crescente esposizione operativa.

Il disegno di legge, tuttavia, non approva direttamente una nuova disciplina organica, ma conferisce al Governo una delega ad adottare, entro dodici mesi dall’entrata in vigore della legge, uno o più decreti legislativi per il riordino delle funzioni e dell’ordinamento della polizia locale, mediante revisione della disciplina recata dalla legge 7 marzo 1986, n. 65. La delega dovrà essere esercitata nel rispetto dei principi generali e specifici indicati dagli articoli 2, 3 e 4 del testo.

È qui il punto politico più delicato: il Parlamento oggi non consegna alla categoria la riforma finale, ma affida al Governo il compito di scriverla con una delega talmente amplia da consentire sia una vera rivoluzione e sia il tradimento di tutte le aspettative che la categoria nutre da quasi 40 anni.

La critica dell’opposizione: una cornice senza quadro

Il primo intervento è stato quello del deputato Mauro Del Barba per Italia Viva, ha anticipato il voto di astensione, riconoscendo la necessità di un riordino generale della materia ma denunciando l’insufficienza del testo. La formula più efficace del suo intervento è stata quella della “cornice senza quadro” ossia una delega ampia, con molte pagine ancora da scrivere, senza risorse adeguate e con il rischio di sottrarre al Parlamento la possibilità di riempire direttamente la riforma di contenuti sostanziali.

Si deve tuttavia precisare, a onore del vero, che questa impostazione caratterizza alche altre riforme in cantiere in quyesta legislatura, come ad esempio la riforma in atto del Codice della Strada delegata pienamente al Governo.

Del Barba ha richiamato alcuni passaggi storici fondamentali: la legge quadro del 1986, la riforma del Titolo V, la legge Delrio, il decreto sulla sicurezza integrata del 2017, l’equo indennizzo, il rimborso delle spese di degenza per causa di servizio, il tema dell’accesso al CED interforze e le modifiche del 2018 su taser e portabilità delle armi. Il senso del ragionamento è chiaro: la materia è già stata oggetto di numerosi interventi, ma manca ancora una sintesi organica capace di valorizzare davvero la polizia locale.

Il nodo più critico, secondo questa impostazione, riguarda la mancata disciplina contributiva e previdenziale poiché sebbene la delega definisca potenzialmente rischiosa il lavoro della polizia locale, tuttavia non compie il passo ulteriore di trattare i poliziotti locali in maniera realmente diversa dal personale amministrativo degli enti locali. Questa critica, con toni diversi, ha contraddistinto molti interventi delle opposizioni.

La posizione favorevole di Noi Moderati: sicurezza integrata e modernizzazione

Il deputato Alessandro Colucci, per Noi Moderati, ha invece espresso voto favorevole, presentando il provvedimento come una modernizzazione necessaria della legge quadro del 1986. Nel suo intervento la polizia locale è stata definita primo baluardo della sicurezza per i cittadini, l’agente che interviene sul degrado urbano, controlla il traffico, raccoglie notizie di reato in flagranza e collabora con le Forze di polizia dello Stato.

La lettura di Colucci si concentra sulla necessità di superare norme nate prima della riforma del Titolo V, prima della sicurezza integrata, prima della pandemia e prima dell’esplosione di molte nuove forme di degrado urbano, spaccio e criminalità predatoria. Il cuore del provvedimento, a suo giudizio, è negli articoli 2 e 3: funzioni più ordinate, meno zone grigie, più certezza del diritto, valorizzazione del personale, formazione, aggiornamento, strumenti adeguati, accesso ai sistemi informativi, tutele e capacità di risposta nelle emergenze.

Questa impostazione interpreta la delega non come un arretramento del Parlamento, ma come il mezzo tecnico per riorganizzare una materia complessa.

La critica di Alleanza Verdi e Sinistra: non ridurre la polizia locale alla sola sicurezza

Di segno diverso l’intervento di Filiberto Zaratti per Alleanza Verdi e Sinistra, che ha annunciato l’astensione esrpimendo una visione della polizia locale come coloro che “.. svolgono una serie di funzioni che, diciamo così, sono multiformi. Sono coloro che si occupano del cane randagio, delle forme di maleducazione, di inciviltà, del degrado ambientale, se ci sono mercati illegali, della criminalità di strada. Fanno di tutto un po’, ma in questo fare di tutto un po’ rappresentano anche il vero e unico, spesso, punto di riferimento per le cittadine e i cittadini dei territori. Svolgono una funzione sociale, prima che di sicurezza: una funzione fondamentale. Da questo punto di vista, questa specificità andrebbe valorizzata e non ridotta, invece, così come si vuole fare con questa riforma, a una mera funzione legata alla sicurezza urbana.“.

Zaratti ha richiamato l’immagine del “Bobby” londinese, l’agente di quartiere che conosce la comunità e ne accompagna la vita ordinaria. Da questa prospettiva, il rischio della riforma sarebbe quello di assimilare impropriamente la polizia locale a una forza di sicurezza statale, senza però riconoscerle garanzie equivalenti. Il deputato ha ricordato la bocciatura degli emendamenti sulla pensione privilegiata, sulla causa di servizio, sullo status di vittima del dovere, sui lavori usuranti, sulla formazione e su un piano di assunzioni.

Azione: delega troppo ampia e assenza di risorse

Anche Antonio D’Alessio, per Azione, ha annunciato l’astensione. Il suo intervento ha insistito su due profili: da un lato, la necessità di aggiornare un quadro normativo vetusto e frammentato; dall’altro, l’insufficienza del testo approvato: “A noi sta molto, molto a cuore il tema della sicurezza, il tema del riordino della Polizia locale che però vorremmo destinataria di provvedimenti più importanti, di sostanza, non soltanto formali e non soltanto, diciamo, un po’ di bandiera sotto certi profili.“.

Secondo D’Alessio, una riforma della sicurezza urbana e della polizia locale non può essere costruita senza risorse, assunzioni, investimenti e adeguamento del sistema previdenziale. La delega, a suo giudizio, è troppo ampia e lascia eccessivi margini al Governo su una materia che il Parlamento avrebbe dovuto disciplinare con criteri più stringenti, precisi e vincolanti.

Particolarmente rilevante è stata la critica alla marginalizzazione del Parlamento, l’uso della legge delega, in questa lettura, diventa l’ennesimo caso in cui il potere esecutivo assume il centro della produzione normativa, mentre l’Aula si limita a fissare principi generali. Anche sul piano operativo, D’Alessio ha segnalato il rischio di sovrapposizioni tra polizia locale e Polizia di Stato, la necessità di definire meglio i confini funzionali, la carenza di organici e l’esigenza di affrontare le profonde differenze tra grandi centri urbani e piccoli comuni.

Il suo ragionamento converge con quello di altri gruppi di opposizione: una riforma senza risorse può riconoscere problemi, ma difficilmente può risolverli.

Movimento 5 Stelle: una delega come “assegno in bianco”

Il discorso più duro è stato quello di Alessandro Caramiello per il Movimento 5 Stelle, che ha annunciato voto contrario, l’unico, contestando l’insufficienza dei contenuti e l’eccesso di delega: “Presidente, come ho già avuto modo di dire più volte, non stiamo scrivendo la legge definitiva e subito operativa, ma stiamo usando lo strumento della legge delega. Il Governo otterrà un voto positivo su di una delega che si svilupperà in uno o più decreti legislativi, il cui risultato finale non è del tutto prevedibile. Presidente, così come è strutturato il disegno di legge, si tratta praticamente di una mina vagante.

Caramiello ha contestato diversi profili: il ruolo del comandante, che a suo giudizio non dovrebbe essere un incarico a tempo determinato dipendente dal sindaco; la mancata disciplina chiara dell’accesso allo SDI per conoscere precedenti e informazioni operative; l’assenza di risorse; la clausola di invarianza finanziaria; il mancato rafforzamento degli organici; l’insufficiente ampliamento delle coperture assicurative; la mancata equiparazione delle tutele previdenziali a quelle delle altre Forze di polizia; la questione del porto d’armi e dei servizi fuori dal territorio comunale.

Il punto più forte dell’intervento è stato quello sulla sicurezza dell’operatore durante un controllo su stradapoiché un agente che ferma un’auto sospetta deve poter accedere direttamente alle informazioni rilevanti senza dover chiedere il “favore” di un controllo ad altre Forze di polizia. Il tema non è solo di efficienza, ma di incolumità personale e dignità professionale.

Forza Italia: la delega come cantiere aperto

Paolo Emilio Russo, per Forza Italia, ha rivendicato il valore concreto del provvedimento, definendolo una risposta attesa da decenni. Il suo intervento ha avuto un tono fortemente orientato al riconoscimento della dignità professionale degli operatori di polizia locale che sono volti familiari davanti alle scuole, nelle strade, nelle piazze, di giorno e di notte, chiamati a garantire sicurezza e libertà ed ha evidenziato quattro punti qualificanti: patrocinio legale, riconoscimento della specificità, disciplina del porto d’armi e collegamento con il sistema di sicurezza nazionale.

La frase chiave del suo intervento è stata: “Questo provvedimento è una legge delega: il cantiere è aperto” evidenziando che in questa prospettiva, la delega non è un limite, ma un avvio ed ha quindi stigmatizzato l’opposizione: “…talvolta, viene scontato dire: scusate, ma se era così facile, perché non l’avete fatto prima?“.

Lega: sezioni contrattuali dedicate, CED-SDI e strumenti di tutela

Simona Bordonali, per la Lega, ha portato nel dibattito anche una memoria personale e istituzionale, ricordando il suo impegno sul tema fin dall’esperienza di assessore regionale in Lombardia. Il suo intervento ha rivendicato il ruolo della polizia locale come presidio vivo e più vicino ai cittadini, una forza con “una marcia in più” perché radicata nel territorio.

Bordonali ha sostenuto che il testo è stato migliorato in Commissione anche attraverso emendamenti di maggioranza e opposizione, precisando che la legge resta una cornice normativa, ma una cornice rafforzata e ha richiamato diversi punti: chiarimento delle funzioni, valorizzazione professionale, criteri per l’accesso agli incarichi di comando, formazione su base regionale, sezioni dedicate alla polizia locale nei contratti collettivi del comparto funzioni locali e dell’area dirigenziale, risorse per il trattamento accessorio, documento di valutazione dei rischi, tutele assicurative e assistenziali, spese legali, dispositivi di protezione, bodycam, accesso al CED-SDI, addestramento, armamento e strumenti di autotutela.

Sul contratto, Bordonali ha evidenziato: “Ecco, per quanto riguarda il contratto siamo riusciti a fare un passo importante, ovvero la previsione di apposite sezioni dedicate alla Polizia locale nell’ambito dei contratti collettivi nazionali del comparto funzioni locali e della separata area dirigenziale. Quindi, non più un contratto unico uguale per tutti i dipendenti della pubblica amministrazione senza distinzione tra il ruolo degli uomini e delle donne della Polizia locale e gli amministrativi, che ovviamente hanno compiti e rischi diversi, introducendo anche la possibilità di specifiche risorse da destinare al trattamento accessorio.“.

Partito Democratico: una gigantesca occasione persa

Matteo Mauri, per il Partito Democratico, ha annunciato l’astensione e ha costruito uno degli interventi più articolati dal punto di vista sistematico. Ha riconosciuto la necessità di intervenire, non tanto perché la legge sia vecchia, ma perché il lavoro della polizia locale si è trasformato profondamente: “...alla Polizia locale viene chiesto non tanto: viene chiesto tantissimo, anche dentro quella logica, cui si accennava prima, della sicurezza integrata.“.

Mauri ha ricordato la molteplicità delle funzioni: amministrative, commerciali, edilizie, urbane, veterinarie, rurali, di polizia giudiziaria, di polizia stradale, di pubblica sicurezza e talvolta anche di ordine pubblico su indicazione delle autorità statali. La polizia locale, secondo questa lettura, è oggi caricata di moltissime responsabilità dentro la logica della sicurezza integrata, che però non significa sovrapporre le funzioni, ma far concorrere ciascun soggetto alla sicurezza complessiva secondo il proprio ruolo.

La critica politica è stata netta: “…il Parlamento non interviene direttamente, ma fa una legge delega al Governo. Perché fare una legge delega al Governo? Facciamo la legge. Pensate di non essere all’altezza? Noi pensiamo di essere all’altezza: facciamo la legge come Parlamento.

Il punto più duro riguarda ancora le risorse: bocciati gli emendamenti su assunzioni, organici, condizioni contrattuali, previdenza, lavoro usurante, accesso più ampio alle notizie di reato, gratuità dell’accesso ai sistemi informativi, PRA e motorizzazione.

Fratelli d’Italia: una nuova storia per la polizia locale

La relatrice Augusta Montaruli, per Fratelli d’Italia, ha concluso le dichiarazioni di voto finale difendendo il provvedimento e rivendicando il lavoro parlamentare svolto ringraziando: “...soprattutto le associazioni che rappresentano la Polizia locale in Italia e che hanno trovato anche nella mia persona un interlocutore costante.

Montaruli ha sostenuto che la polizia locale si è già conquistata sul campo una dignità che il provvedimento intende riconoscere, ricordando anche inchieste rilevanti svolte da corpi locali, come quelle sulla mafia nigeriana a Torino. Ha respinto l’accusa di un Parlamento esautorato, sostenendo che il testo è stato migliorato proprio grazie al confronto in Commissione e con le associazioni rappresentative della categoria.

Sulle risorse, ha affermato che esiste un capitolo dedicato alla riforma della polizia locale e che il Governo avrebbe già consentito, con il decreto sicurezza, di superare vincoli di bilancio per assunzioni e straordinari. Sul contratto, ha rivendicato la sezione dedicata alla polizia locale come sede distinta dagli amministrativi e come spazio in cui dovranno sedere i rappresentanti della categoria. Sulle tutele, ha affermato che il testo garantisce l’applicazione della normativa sulle vittime del dovere alla polizia locale. Sul CED, ha sostenuto che l’accesso comprenderà informazioni in entrata e in uscita, comprese quelle relative ai precedenti, richiamando il rapporto tra CED e SDI. Ha inoltre valorizzato formazione interregionale, deroghe ai limiti territoriali del porto d’armi e attuazione della delega entro la legislatura.

Il messaggio conclusivo è stato chiaro: per la maggioranza non si tratta di una riforma simbolica, ma dell’apertura di una “nuova storia” per la polizia locale.

Il vero nodo: contratto, previdenza e risorse

Al netto della contrapposizione politica, la discussione ha fatto emergere tre nodi strutturali.

Il primo riguarda il contratto: la maggioranza rivendica la previsione di sezioni dedicate alla polizia locale nel comparto funzioni locali; le opposizioni contestano che ciò non equivalga a un contratto autonomo. Sul piano tecnico, la seconda osservazione è fondata: il testo della delega non istituisce un comparto separato, ma consente una specificità negoziale interna al comparto funzioni locali e alla separata area dirigenziale.

Il secondo nodo riguarda le tutele assistenziali e previdenziali: il disegno di legge prevede disposizioni in materia assicurativa e infortunistica, anche attraverso classi di rischio calibrate sui compiti svolti, ma non introduce direttamente una previdenza speciale assimilabile a quella delle Forze di polizia statali.   Il dibattito parlamentare ha mostrato che questo resta uno dei punti più sensibili per la categoria.

Il terzo nodo riguarda le risorse: l’articolo 5 contiene una clausola di invarianza finanziaria, salvo la copertura specifica degli oneri collegati alle misure assicurative e infortunistiche.   È il limite più forte della riforma: una delega può riconoscere principi, ma senza risorse rischia di non trasformare realmente organici, dotazioni, previdenza, formazione, accesso ai sistemi informativi e uniformità nazionale.

Conclusione: la riforma comincia dopo il voto

La discussione di questa mattina alla Camera ha avuto un merito: ha reso evidente che la riforma della polizia locale non è più rinviabile ma ha anche mostrato che il provvedimento non chiude il problema. Lo apre.

La maggioranza lo considera una base storica, una cornice finalmente capace di riconoscere specificità, sicurezza integrata, accesso ai dati, tutele e formazione, le opposizioni lo giudicano insufficiente, troppo delegato al Governo, privo di risorse adeguate e incapace di dare risposte piene su contratto autonomo, previdenza, assunzioni e garanzie equiparabili al rischio effettivamente sostenuto.

Entrambe le letture convergono però su un punto: la legge delega non è il traguardo. Il vero banco di prova saranno i decreti legislativi e sarà lì che si vedrà se la polizia locale resterà nel perimetro di un riordino ordinamentale prudente o se otterrà finalmente il riconoscimento sostanziale della propria identità: non personale amministrativo travestito da sicurezza, non Forza di polizia statale impropriamente duplicata, ma corpo di prossimità, legalità, tutela urbana e responsabilità territoriale.

La riforma potrà diventare svolta solo se il Governo saprà tradurre la delega in norme concrete, finanziate e coerenti con la realtà operativa degli operatori, diversamente, dopo quarant’anni di attesa, la categoria rischierà di ricevere non una riforma, ma l’ennesima promessa ordinata in articoli di legge.

SCARICA IL TESTO DEL DDL: Disegno di legge Camera dei Deputati 1716


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