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Francesco Mancini Geopolitica NOTIZIE

Ucraina, quattro anni di guerra e la crisi dell’ordine internazionale

L’invasione russa dell’Ucraina e la capacità del diritto di limitare il potere militare

Francesco Mancini

Abstract: Ricorre oggi il quarto anniversario dell’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte della Federazione Russa, iniziata nel 2022 e destinata a produrre conseguenze profonde sull’ordine internazionale contemporaneo. Il conflitto ha determinato una grave crisi umanitaria, modificato gli equilibri della sicurezza europea e riaperto il dibattito sull’efficacia delle istituzioni multilaterali nella prevenzione e nella risoluzione delle controversie tra Stati. La guerra rappresenta inoltre un banco di prova per alcuni principi fondamentali del diritto internazionale, dal divieto dell’uso della forza alla tutela dell’integrità territoriale, fino al diritto di legittima difesa e alla responsabilità per le violazioni del diritto umanitario. Il contributo analizza le implicazioni storiche, giuridiche e geopolitiche del conflitto, soffermandosi sulla trasformazione della sicurezza europea, sui limiti delle Nazioni Unite e sulla necessità di distinguere la cessazione delle ostilità dalla costruzione di una pace stabile, fondata su garanzie effettive e sul rispetto della sovranità degli Stati.

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Quattro anni di guerra nel cuore dell’Europa

Il 24 febbraio 2022 la Federazione Russa avviava un’invasione militare su vasta scala dell’Ucraina, aprendo una nuova fase di un conflitto le cui origini immediate risalivano al 2014, con l’occupazione e l’annessione della Crimea da parte di Mosca e l’inizio delle ostilità nel Donbass. Quattro anni dopo, il 24 febbraio 2026, la guerra continua a rappresentare uno dei principali fattori di instabilità internazionale, dimostrando come il ricorso alla forza militare sia tornato a occupare una posizione centrale nei rapporti tra Stati, nonostante l’esistenza di un ordinamento giuridico internazionale costruito proprio per limitarne l’impiego.

L’invasione ha segnato una frattura nella percezione della sicurezza europea maturata dopo la conclusione della Guerra fredda, quando l’integrazione economica, l’allargamento delle istituzioni euroatlantiche e lo sviluppo della cooperazione multilaterale avevano alimentato l’aspettativa di una progressiva riduzione dei conflitti territoriali nel continente.

La guerra ha invece riportato al centro della politica internazionale questioni che sembravano appartenere prevalentemente alla storia del Novecento, dalla ridefinizione dei confini mediante la forza alla competizione tra aree di influenza, fino alla crescente importanza degli armamenti convenzionali e nucleari nella costruzione degli equilibri strategici.

Il conflitto ucraino non costituisce pertanto soltanto una controversia territoriale, ma rappresenta una manifestazione delle tensioni esistenti tra il principio della sovranità degli Stati e le aspirazioni delle grandi potenze a esercitare un’influenza privilegiata sulle regioni considerate strategicamente rilevanti.

La sovranità territoriale e il divieto dell’uso della forza

Il principio fondamentale sul quale si fonda l’ordinamento internazionale contemporaneo è contenuto nell’articolo 2, paragrafo 4, della Carta delle Nazioni Unite, che vieta agli Stati di ricorrere alla minaccia o all’uso della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di altri Stati.

La norma, elaborata dopo le devastazioni della Seconda guerra mondiale, rappresenta uno dei pilastri del sistema di sicurezza collettiva, poiché sottrae la guerra alla disponibilità ordinaria degli Stati e ne circoscrive la legittimità alle ipotesi previste dal diritto internazionale, tra le quali assume particolare rilievo la legittima difesa individuale e collettiva disciplinata dall’articolo 51 della Carta.

L’invasione russa dell’Ucraina è stata qualificata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite come un’aggressione contraria ai principi della Carta, mentre la Corte internazionale di giustizia, nell’ambito del procedimento promosso dall’Ucraina, ha ordinato nel marzo 2022 la sospensione delle operazioni militari avviate dalla Federazione Russa.

Le motivazioni addotte da Mosca, riferite alla propria sicurezza strategica, alla protezione delle popolazioni russofone e all’opposizione all’espansione della NATO, appartengono alla dimensione delle rivendicazioni politiche e geopolitiche, ma non costituiscono, in quanto tali, una giustificazione giuridica dell’impiego della forza contro uno Stato sovrano.

La distinzione tra spiegazione delle cause di un conflitto e valutazione della sua legittimità è essenziale, poiché il riconoscimento della complessità storica delle relazioni internazionali non può tradursi nell’equiparazione tra le preoccupazioni strategiche di uno Stato e il diritto di modificare militarmente i confini di un altro.

La guerra e il prezzo pagato dalla popolazione civile

La dimensione umanitaria rappresenta uno degli aspetti più drammatici del conflitto, che ha provocato la morte e il ferimento di decine di migliaia di civili, la distruzione di infrastrutture essenziali e lo spostamento forzato di milioni di persone, determinando conseguenze economiche, sociali e demografiche destinate a protrarsi ben oltre l’eventuale cessazione delle ostilità.

Secondo i dati comunicati dalle Nazioni Unite in occasione del quarto anniversario, dall’inizio dell’invasione su vasta scala sono stati verificati oltre 15.000 civili uccisi e più di 41.000 feriti, numeri che rappresentano soltanto le vittime documentate e non necessariamente la totalità delle perdite effettive.

Il 2025 è stato inoltre indicato dalle Nazioni Unite come l’anno più letale per la popolazione civile ucraina dall’inizio dell’invasione, mentre gli attacchi alle infrastrutture energetiche hanno aggravato le condizioni di vita della popolazione, soprattutto durante i mesi invernali. (⁠dppa.un.org)

La guerra contemporanea dimostra così come la distinzione tra fronte militare e società civile sia diventata sempre più problematica, considerando che l’impiego di missili, droni e sistemi di attacco a distanza può coinvolgere infrastrutture dalle quali dipendono servizi indispensabili alla sopravvivenza delle comunità.

Il diritto internazionale umanitario impone alle parti in conflitto il rispetto dei principi di distinzione, proporzionalità e precauzione, vietando gli attacchi deliberatamente diretti contro i civili e quelli indiscriminati, indipendentemente dalle ragioni politiche o militari invocate dai belligeranti.

La tutela della popolazione civile costituisce pertanto un obbligo giuridico e non una concessione umanitaria, mentre l’accertamento delle responsabilità per eventuali crimini internazionali deve essere affidato a procedimenti fondati su prove, garanzie processuali e valutazioni individualizzate.

L’Europa e il ritorno della sicurezza militare

Uno degli effetti più significativi dell’invasione è stato il cambiamento delle politiche di sicurezza europee, con il rafforzamento degli investimenti nella difesa, l’ampliamento delle capacità militari e una rinnovata attenzione alla protezione delle infrastrutture strategiche.

L’ingresso della Finlandia nella NATO nel 2023 e della Svezia nel 2024 ha rappresentato una trasformazione particolarmente significativa degli equilibri regionali, modificando l’assetto della sicurezza nell’Europa settentrionale e nel Mar Baltico.

Parallelamente, l’Unione europea ha progressivamente assunto un ruolo più rilevante nel sostegno economico, politico e militare all’Ucraina, sviluppando strumenti finanziari e iniziative di cooperazione che hanno contribuito a ridefinire il rapporto tra integrazione europea e politica di sicurezza.

In occasione del quarto anniversario, i vertici delle istituzioni europee hanno ribadito il sostegno all’indipendenza e all’integrità territoriale ucraina, collegando la prospettiva di una pace duratura alla necessità di garantire condizioni di sicurezza capaci di prevenire una nuova aggressione. (⁠Consiglio dell’Unione Europea)

Il conflitto ha tuttavia evidenziato anche le difficoltà dell’Europa nel costruire una piena autonomia strategica, considerando la persistente centralità degli Stati Uniti nella difesa del continente e le differenti sensibilità dei governi europei rispetto agli strumenti diplomatici, economici e militari da adottare.

La sicurezza europea appare così sempre più condizionata dalla necessità di conciliare deterrenza, cooperazione internazionale e sostenibilità politica degli impegni assunti.

Le Nazioni Unite e i limiti della sicurezza collettiva

La guerra in Ucraina ha riportato al centro del dibattito internazionale il problema dell’efficacia delle Nazioni Unite, la cui struttura istituzionale riflette ancora gli equilibri geopolitici definiti al termine della Seconda guerra mondiale.

Il Consiglio di sicurezza, al quale la Carta attribuisce la responsabilità principale del mantenimento della pace, incontra un limite strutturale quando uno dei cinque membri permanenti è direttamente coinvolto nel conflitto, poiché il diritto di veto può impedire l’adozione di decisioni vincolanti anche in presenza di gravi violazioni dei principi fondamentali dell’ordinamento internazionale.

La Federazione Russa, in quanto membro permanente, dispone di tale prerogativa, circostanza che ha contribuito a spostare una parte significativa del confronto diplomatico verso l’Assemblea generale, le istituzioni giudiziarie internazionali e le iniziative promosse da singoli Stati o coalizioni.

Il 24 febbraio 2026, il Segretario generale António Guterres ha nuovamente richiesto un cessate il fuoco immediato, completo e incondizionato, sottolineando che una pace giusta e duratura deve rispettare l’indipendenza, la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina. (⁠The United Nations in Ukraine)

La difficoltà delle Nazioni Unite non dimostra necessariamente l’inutilità del diritto internazionale, ma evidenzia la distanza tra l’esistenza di norme condivise e la disponibilità di strumenti coercitivi sufficienti a garantirne l’applicazione nei confronti delle grandi potenze.

Il problema fondamentale rimane dunque quello di un ordinamento nel quale il divieto dell’aggressione possiede un riconoscimento giuridico generale, mentre la sua effettiva tutela continua a dipendere, in misura considerevole, dai rapporti di forza tra gli Stati.

La pace oltre il silenzio delle armi

A quattro anni dall’inizio dell’invasione, la prospettiva di una soluzione diplomatica impone di distinguere tra la cessazione delle operazioni militari e la costruzione di un assetto politico capace di garantire una stabilità effettiva.

Un cessate il fuoco può rappresentare una condizione indispensabile per ridurre le sofferenze della popolazione e avviare negoziati, ma non coincide automaticamente con una pace duratura, soprattutto quando rimangono irrisolte questioni relative al controllo territoriale, alle garanzie di sicurezza, alla ricostruzione e alle responsabilità per le violazioni del diritto internazionale.

La diplomazia deve necessariamente confrontarsi con gli interessi strategici delle parti e con gli equilibri delle potenze coinvolte, senza tuttavia confondere il riconoscimento della realtà militare con l’accettazione giuridica delle modificazioni territoriali imposte attraverso la forza.

Il conflitto ucraino dimostra quanto sia complesso costruire una pace che non si limiti a congelare temporaneamente le ostilità, ma affronti le condizioni politiche e istituzionali necessarie a evitare la riproduzione della violenza.

La questione riguarda direttamente il futuro dell’Europa, poiché dalla soluzione della guerra dipenderà anche la definizione dei rapporti tra Russia, Ucraina e istituzioni euroatlantiche, all’interno di un sistema internazionale caratterizzato da una crescente competizione tra potenze.

Il quarto anniversario dell’invasione russa dell’Ucraina ricorda che la pace non può essere considerata soltanto l’assenza della guerra, ma deve rappresentare una condizione giuridica e politica nella quale la sicurezza degli Stati non venga costruita attraverso la negazione della sovranità altrui.

La vicenda ucraina pone pertanto una questione destinata a superare i confini del conflitto stesso, interrogando la comunità internazionale sulla possibilità di preservare un ordine fondato su regole condivise in un’epoca nella quale la forza militare è tornata a essere utilizzata come strumento di ridefinizione degli equilibri territoriali.

Il significato più profondo di questi quattro anni risiede proprio nella consapevolezza che il diritto internazionale, pur non essendo sempre capace di impedire la guerra, continua a rappresentare il criterio attraverso il quale distinguere la legittimità del potere dalla sua semplice capacità di imporsi.


Riferimenti normativi e bibliografici

Nazioni Unite. (1945). Carta delle Nazioni Unite, artt. 2, 24, 27 e 51.

Nazioni Unite, Assemblea generale. (1970). Declaration on Principles of International Law concerning Friendly Relations and Co-operation among States, Risoluzione 2625 (XXV).

Nazioni Unite, Assemblea generale. (1974). Definition of Aggression, Risoluzione 3314 (XXIX).

Nazioni Unite, Assemblea generale. (2022). Aggression against Ukraine, Risoluzione ES-11/1, 2 marzo 2022.

Corte internazionale di giustizia. (2022). Allegations of Genocide under the Convention on the Prevention and Punishment of the Crime of Genocide (Ukraine v. Russian Federation), Ordinanza sulle misure provvisorie, 16 marzo 2022.

Nazioni Unite, Assemblea generale. (2022). Territorial integrity of Ukraine: defending the principles of the Charter of the United Nations, Risoluzione ES-11/4, 12 ottobre 2022.

Nazioni Unite, Assemblea generale. (2023). Principles of the Charter of the United Nations underlying a comprehensive, just and lasting peace in Ukraine, Risoluzione ES-11/6, 23 febbraio 2023.

Office of the United Nations High Commissioner for Human Rights. (2026). Four Years Since the Full-Scale Invasion of Ukraine: Key Facts and Findings. Febbraio 2026.

Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa. (2026). Civilian Casualties and Suffering Significantly Intensify as War in Ukraine Enters Fifth Year. 24 febbraio 2026.

Consiglio europeo, Commissione europea e Parlamento europeo. (2026). Joint Statement on the Fourth Anniversary of Russia’s Invasion of Ukraine. 24 febbraio 2026.

Nazioni Unite, Segretario generale. (2026). Statement on the Occasion of the Fourth Anniversary of the Russian Federation’s Full-Scale Invasion of Ukraine. 23 febbraio 2026.

International Committee of the Red Cross. (2005). Customary International Humanitarian Law. Cambridge: Cambridge University Press.


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