Le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, con il 47% di atlete in gara, raggiungono un traguardo importante in tema di equa rappresentanza di genere

Abstract: Quando, nel 1924, le donne parteciparono alla prima edizione dei Giochi Olimpici Invernali a Chamonix-Mont Blanc, rappresentavano solo il 4,3% degli atleti. A St. Moritz 1948 la presenza femminile era ferma all’11,5%, per poi salire al 16% a Cortina 1956. Da allora, lentamente, molte cose sono cambiate, fino ad arrivare all’attuale edizione dei Giochi Olimpici. Il Comitato Olimpico definisce Milano-Cortina 2026 i Giochi Olimpici Invernali con il maggiore equilibrio di genere della storia, con il 47% delle quote riservato alle atlete: 1.360 sportive su circa 2.900 partecipanti complessivi e 50 eventi femminili su 116.
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UN EVENTO ALL’INSEGNA DELL’EQUITÀ E DELL’INCLUSIONE
L’edizione dei Giochi di Parigi 2024, con la partecipazione di 10.500 atleti, di cui 5.250 donne e 5.250 uomini, ha dimostrato come l’uguaglianza di genere sul campo sia concretamente realizzabile, raggiungendo l’inedito traguardo dei Giochi più “gender balanced” di sempre. Quando, nel 1924, le donne parteciparono alla prima edizione dei Giochi Olimpici Invernali a Chamonix-Mont Blanc, rappresentavano solo il 4,3% degli atleti[1]. A St. Moritz 1948 la presenza delle atlete era ferma all’11,5%
Gli occhi del mondo sono ora puntati sui Giochi Olimpici Invernali Milano-Cortina 2026, evento sportivo di rilevanza globale che veicola un progetto più ampio — culturale, sociale e umano — con l’obiettivo ambizioso di consolidare una equità di genere reale, nel solco tracciato dall’esperienza parigina. Sostenibilità, impatto e legacy costituiscono la strategia della Fondazione Milano Cortina 2026. Tra i cinque temi strategici individuati, la parità di genere rappresenta un pilastro trasversale, che permea tanto il momento agonistico quanto la struttura organizzativa dell’evento. Non si tratta di una mera dichiarazione programmatica, ma di una visione operativa supportata da indicatori di monitoraggio qualitativi e quantitativi.
LA PARITÀ SUL CAMPO DI GARA

Durante la prima edizione dei giochi olimpici nel febbraio del 1924[1] gli atleti partecipanti furono 258, di cui 245 uomini e 13 donne. Le donne gareggiavano in una sola disciplina, il pattinaggio di figura, riflettendo le restrizioni culturali dell’epoca. La competizione era articolata in individuale maschile e femminile e a coppie. A conquistare la medaglia d’oro fu Sonia Henje, giovanissima pattinatrice norvegese.[2]
Oggi, nel febbraio 2026 un secolo dopo, sono 3500 le atlete e gli atleti provenienti da più di 90 paesi che si contendono le 195 medaglie in 16 discipline. L’attenzione all’uguaglianza tra uomini e donne nello sport ha portato ad inserire nuovi eventi femminili e misti: 8 nuove competizioni arricchiscono il programma, tra cui il doppio femminile nello slittino, un evento a squadre miste di skeleton, lo sci freestyle gobbe femminile e il salto con gli sci femminile individuale grande LH.
L’equilibrio non riguarda solo chi gareggia. A Milano-Cortina è cresciuta la presenza femminile nei ruoli decisionali e di rappresentanza: le donne sono il 54% dei commentatori e il 40% del corpo arbitrale.
Il Comitato Olimpico Internazionale ha dunque lavorato su più fronti con tutti gli stakeholders (federazioni sportive internazionali, broadcaster, etc.) per aumentare il numero di eventi femminili rispetto alle precedenti edizioni dei Giochi invernali, raggiungendo un totale record di 50 eventi femminili. Ha posto l’attenzione altresì su una programmazione delle competizioni, rispetto agli orari e ai luoghi, che crei le condizioni favorevoli per raggiungere una copertura paritaria, come la presenza dei media in certi stadi, piuttosto che in altri.

Di particolare importanza nel raggiungimento di tale obiettivo è stata l’adozione per la prima volta del Gender Equality, Diversity and Inclusion (GeDI) Self-Assessment Tool, uno strumento sviluppato dal CIO per i Comitati Organizzatori dei Giochi Olimpici (OCOG). Autovalutazione e miglioramento continuo rispetto alle tematiche GeDI. Si tratta di uno strumento la cui applicazione concreta ha permesso di raggiungere risultati significativi, tra cui un traguardo simbolico e concreto: le finali e semifinali maschili e femminili di Hockey su ghiaccio[3] si svolgeranno tutte nella Milano Santagiulia Ice Hockey Arena, contribuendo a favorire una copertura paritaria. L’adozione di questo strumento rappresenta una best practice innovativa all’interno del panorama olimpico, con l’obiettivo di lasciare una legacy duratura di inclusione e valorizzazione della diversità.
LA PARITÀ FUORI DAL CAMPO
La parità in gara non sempre coincide con la rappresentanza nelle stanze decisionali e dell’apparato organizzativo. Su tali premesse, gli organizzatori hanno effettuato scelte operative precise, che hanno coinvolto prima di tutto “le risorse umane”, vero motore dell’organizzazione olimpica, sempre attraverso l’adozione del Gender Equality, Diversity and Inclusion (GeDI) Self Assessment Tool. Sono stati raggiunti in tal modo risultati significativi e assicurata in termini di risorse una presenza gender balanced nella struttura organizzativa. Questo anche con riferimento ai ruoli di vertice: i Giochi italiani sono i primi sotto la guida di Kirsty Coventry, il primo presidente donna del Cio.[4]

Analogamente il programma Team26, volto ad individuare i 18.000 volontari –che rappresentano da sempre l’elemento distintivo di ogni edizione dei Giochi- ha previsto che sulle 130.000 candidature pervenute da vari paesi del mondo, la selezione fosse effettuata nel rispetto dell’equilibrio di genere. I selezionati hanno seguito successivi percorsi di formazione interna con un’attenzione specifica ai temi della diversità e dell’inclusione. Si tratta pertanto di un risultato concreto e raro su scala internazionale, che potrà divenire un modello di parità ed inclusione per le future edizioni dei Giochi Olimpici e non solo.
UNA COMUNICAZIONE MEDIATICA ESPRESSIONE DI PARITÀ
La comunicazione mediatica e la rappresentazione degli eventi sportivi svolgono un ruolo fondamentale nella costruzione dell’equilibrio di genere. Le parole possono veicolare o, al contrario, smantellare stereotipi e pregiudizi. Parole, immagini, voci non sono mai neutri, ma influenzano la percezione del valore sportivo degli atleti e delle atlete. Per tale motivo la Fondazione Milano-Cortina 2026 ha curato la pubblicazione della prima edizione italiana delle Portrayal Guidelines del Comitato Olimpico Internazionale (CIO). Questo documento rappresenta un importante passo avanti per il movimento sportivo italiano, adattando le linee guida internazionali al contesto nazionale e alle peculiarità della lingua italiana. Si tratta di indicazioni per promuovere una rappresentazione equa e paritaria di atleti e atlete durante i Giochi e in tutto il Movimento Olimpico, di cui è stata data ampia diffusione, agli atleti, ai giornalisti, alle federazioni, alle scuole e all’università. Il linguaggio utilizzato o le riprese effettuate devono essere inclusive, non sessiste e rispettose della dignità di donne e uomini. Concretamente le azioni devono tendere:
• alla decostruzione di stereotipi, sia femminili, sia maschili;
• alla copertura complessivamente bilanciata di competizioni femminili e maschili;
• alla visibilità paritaria di atlete e atleti;
• alla rappresentazione eterogenea e inclusiva delle atlete:
• al bilanciamento fra giornaliste e giornalisti che firmano i servizi, le interviste o danno notizie relative alle varie manifestazioni sportive.
AZIONI CONCRETE CONTRO VIOLENZE, DISCRIMINAZIONI E ABUSI NELLO SPORT
Lo sport è ambiente di crescita, benessere e inclusione, specialmente per i più giovani. Tuttavia, non si possono ignorare i rischi di abusi, violenze e discriminazioni che possono manifestarsi anche in questo ambiente. La crescente attenzione verso la tutela dell’integrità psico-fisica degli atleti ha portato all’introduzione di normative specifiche, come il D.Lgs. 39/2021[5] e all’adozione di linee guida sul safeguarding da parte delle federazioni sportive.
In occasione dei Giochi olimpici, è stato avviato un programma per contribuire alla tutela di atleti e atlete in caso di episodi di violenza, discriminazione e abuso. La Fondazione Milano-Cortina 2026, in collaborazione con CONI e CIO, ha formato 17 esperti provenienti da CONI, Procura per lo Sport e mondo degli atleti come formatori del corso IOC Safeguarding Essentials . In tal modo si agisce su un elemento essenziale per prevenire le forme di violenza, ovvero la formazione di figure qualificate, con un impegno che proseguirà oltre i giochi.
Ancora sul piano delle azioni concrete, è stata siglata una partnership con l’Ordine degli Avvocati di Milano, per la formazione specifica di un gruppo di legali ed è stata avviata una nuova iniziativa con il Consiglio Nazionale Forense, per istituire un modello di corso nazionale per avvocati che assisteranno vittime e autori di violenza nel corso dei Giochi.
L’EREDITÀ DI MILANO- CORTINA 2026
Il tema della parità è fondamentale anche nello sport ed è necessario adottare programmi che definiscano azioni e strumenti concreti per raggiungere l’obiettivo 5 dell’Agenda 2030 dell’Onu.[5] Il cambiamento concreto relativo all’aumento delle competizioni miste, inserito nell’agenda olimpica, sottende un messaggio ancora più potente: vincere insieme la sfida per una società sempre più inclusiva, paritaria e rispettosa dei diritti e della dignità di donne e uomini.
NOTE
[1] La prima edizione dei Giochi Olimpici Invernali, originariamente denominata Settimana internazionale degli sport invernali, si svolse a Chamonix-Mont-Blanc (Francia) dal 25 gennaio al 5 febbraio 1924. Nel corso della 24ª Sessione del CIO, tenutasi a Lisbona, l’organo direttivo decise di istituire ufficialmente i Giochi Olimpici Invernali, da svolgersi ogni quattro anni, analogamente ai già esistenti Giochi Olimpici Estivi. Nella medesima sessione il CIO deliberò di designare retroattivamente le gare di Chamonix come I Giochi Olimpici Invernali.
[2] Sonja Henie replicò la conquista della medaglia d’oro nel 1932 a Lake Placid e nel 1936 a Garmisch-Partenkirchen. A partire dal 1936 si trasferì a Hollywood, dove interpretò numerosi film, esibendosi nella propria specialità sportiva: Thin Ice (1937), Happy Landing (1938), Sun Valley Serenade (1941), Iceland (1942), It’s a Pleasure (1945).
[3] L’hockey su ghiaccio femminile è stato introdotto nel programma olimpico a Nagano nel 1998.
[4] Ex nuotatrice, vincitrice di tre medaglie (una d’oro, una d’argento e una di bronzo) ai Giochi Olimpici di Atene 2004 e di quattro medaglie (una d’oro e tre d’argento) a quelli di Pechino 2008, dirigente sportiva, dal 2019 è stata Ministra della Gioventù, dello Sport e della Ricreazione del proprio Paese e dal 2025 è Presidente del Comitato Olimpico Internazionale.
[5] Il D.Lgs. 39/2021 (GU Serie Generale n. 68 del 19 marzo 2021), adottato nell’ambito della riforma dell’ordinamento sportivo, ha introdotto l’obbligo per associazioni e società sportive, sia dilettantistiche sia professionistiche, di dotarsi di modelli organizzativi e di controllo dell’attività sportiva, nonché di codici di condotta conformi alle Linee Guida emanate dall’ente di affiliazione, a tutela dei minori e per la prevenzione di molestie, violenza di genere e ogni altra forma di discriminazione prevista dal Codice delle pari opportunità tra uomo e donna o fondata su etnia, religione, convinzioni personali, disabilità, età o orientamento sessuale.
[6] L’Obiettivo 5 dell’Agenda 2030, sottoscritto dai 193 Stati Membri delle Nazioni Unite, è dedicato al raggiungimento della parità di genere e all’emancipazione di tutte le donne e ragazze.

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