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IL MONDO IN ARMI: PERCHÉ LA PACE È DIVENTATA LA VERA RIVOLUZIONE DEL XXI SECOLO, Paola La Salvia

Tra escalation globale dei conflitti, crisi umanitarie e necessità di una cultura politica della prevenzione

Paola La Salvia

Abstract: Nel XXI secolo si sta assistendo alla crescente normalizzazione del conflitto armato come dimostrano i dati internazionali più recenti su guerre attive, vittime civili e crisi umanitarie. Attraverso un inquadramento geopolitico e socio-politico, l’articolo evidenzia come la guerra sia progressivamente rientrata nel lessico ordinario della sicurezza globale, sostenuta da un incremento dei bilanci militari e da una retorica strategica orientata alla deterrenza. Il testo propone una riflessione critica sulla tensione tra strumenti militari e strumenti politico-diplomatici, sostenendo che la pace, intesa come costruzione di giustizia, tutela dei diritti e rafforzamento delle istituzioni democratiche, rappresenti oggi una scelta radicalmente pragmatica e controcorrente. In un contesto di conflittualità diffusa, la pace si configura come progetto politico strutturale e come nuova forma di responsabilità collettiva.

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Paola La Salvia: già avvocato, ufficiale superiore della Guardia di Finanza, docente in materie economiche e giuridiche, esperta in antiriciclaggio e criminalità organizzata, cavaliere all’ordine al merito della Repubblica Italiana, autrice di testi, il suo ultimo lavoro è “I malacarni” sulla criminalità mafiosa. Profilo LinkedIn.


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IL RITORNO STRUTTURALE DELLA GUERRA NEL LESSICO POLITICO CONTEMPORANEO

La guerra non appare più come evento eccezionale confinato a contesti periferici, bensì come componente ricorrente dell’ordine internazionale.

Nel XXI secolo il conflitto armato è rientrato con forza nel linguaggio politico globale, legittimato da categorie quali sicurezza, deterrenza e interesse nazionale. Questa trasformazione segnala una normalizzazione della violenza organizzata che incide non solo sugli equilibri geopolitici, ma anche sull’immaginario collettivo.

Secondo l’Uppsala Conflict Data Program (UCDP), nel 2024 si sono registrati oltre sessanta conflitti armati attivi che coinvolgono governi nazionali, tra guerre interstatali e guerre civili, dato che rappresenta il livello più elevato dalla fine della Seconda Guerra mondiale[1]. Parallelamente, il database ACLED (Armed Conflict Location & Event Data) indica che tra il 2024 e il 2025 si sono contate oltre 240.000 vittime legate alla violenza organizzata, tra combattenti e civili[2]. Tali numeri non costituiscono mere statistiche, ma rappresentano città bombardate, famiglie separate, infrastrutture distrutte e generazioni cresciute sotto la minaccia costante delle armi.

CRISI REGIONALI E IMPATTO SISTEMICO

L’aggressione russa contro l’Ucraina, iniziata nel 2014 e trasformata in invasione su larga scala nel febbraio 2022, resta uno dei conflitti più destabilizzanti del nostro tempo. Rapporti internazionali pubblicati nel 2025 segnalano un incremento significativo delle vittime civili e un aggravamento della crisi umanitaria, anche a causa degli attacchi sistematici contro infrastrutture energetiche e centri abitati[3].

In Medio Oriente, l’attacco del 7 ottobre 2023 e la successiva offensiva militare nella Striscia di Gaza hanno generato una delle più gravi crisi umanitarie degli ultimi decenni, con decine di migliaia di morti e sfollamenti di massa[4].

Nel Sudan, la guerra civile esplosa nel 2023 ha prodotto oltre dodici milioni di sfollati tra interni e rifugiati; nella Repubblica Democratica del Congo milioni di persone vivono in condizioni di insicurezza alimentare acuta; in Siria, dopo oltre tredici anni di conflitto, più di tredici milioni di cittadini sono stati costretti ad abbandonare le proprie abitazioni[5].

Secondo le Nazioni Unite, oltre 230 milioni di persone necessitano oggi di assistenza umanitaria, in larga parte a causa di conflitti armati o delle loro conseguenze[6]. La percentuale di bambini che vivono in aree colpite da guerra risulta quasi raddoppiata rispetto agli anni Novanta, evidenziando un impatto strutturale sulle nuove generazioni.

SPESA MILITARE E PARADIGMA DELLA SICUREZZA

Accanto all’intensificazione dei conflitti si registra un aumento dei bilanci militari globali, che hanno superato i 2.400 miliardi di dollari annui secondo le stime dello Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI)[7].

L’espansione della spesa militare segnala la crescente centralità attribuita alla dimensione armata della sicurezza internazionale. Tuttavia, la questione cruciale concerne l’equilibrio tra strumenti militari e strumenti politici. La diplomazia preventiva, la cooperazione multilaterale e il rafforzamento delle istituzioni internazionali costituiscono elementi essenziali per una sicurezza duratura, ma faticano a ricevere analoga visibilità e priorità.

PACE COME PRAGMATISMO POLITICO

La retorica bellicista prospera perché promette soluzioni rapide: un nemico identificabile, una risposta muscolare, una vittoria simbolica. La storia dimostra tuttavia che anche le guerre formalmente concluse producono cicatrici profonde, non solo materiali ma psicologiche, morali e sociali. In questo scenario, parlare di pace non significa rifugiarsi nell’utopia, bensì adottare una postura radicalmente pragmatica.

La pace non coincide con la mera assenza di guerra, ma implica costruzione di giustizia, tutela effettiva dei diritti umani, riduzione delle disuguaglianze, rafforzamento delle istituzioni democratiche e del diritto internazionale.

Se la guerra tende a diventare normalità, la pace rappresenta la scelta più controcorrente e al tempo stesso la più necessaria del nostro tempo.


NOTE

[1] Uppsala Conflict Data Program (UCDP), Armed Conflict Dataset 2024.

[2] ACLED, Global Conflict Trends Report 2025.

[3] United Nations Office for the Coordination of Humanitarian Affairs (OCHA), Ukraine Humanitarian Update 2025.

[4] UNRWA, Gaza Situation Report 2025.

[5] UNHCR, Global Trends: Forced Displacement 2024–2025.

[6] United Nations, Global Humanitarian Overview 2024.

[7] SIPRI, Trends in World Military Expenditure 2024.


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