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L’ALGORITMO CHE CI VUOLE TRISTI: QUANDO I SOCIAL MANDANO IN CRASH LE EMOZIONI DEI GIOVANI, Paola La Salvia

Dalla “dopamina dello scroll” all’ansia da confronto: perché i giovani pagano il prezzo più alto e cosa possiamo fare, insieme, per proteggerli

Paola La Salvia

Abstract: Il digitale non è più un semplice strumento: è diventato un ambiente totale che modella il nostro tempo, le relazioni e la percezione di noi stessi. In questo flusso continuo di notifiche, immagini e confronto sociale, l’attenzione si indebolisce e l’identità — soprattutto nei più giovani — rischia di trasformarsi in una misura esterna fatta di like, approvazione e visibilità. Gli algoritmi, progettati per trattenere, alimentano dinamiche emotive potenti: gratificazioni intermittenti, ansia da confronto, fragilità psicologica, fino a forme di dipendenza e isolamento. La risposta non può limitarsi al “digital detox”: serve una nuova alleanza educativa tra famiglia, scuola e piattaforme, capace di accompagnare con responsabilità, ascolto e consapevolezza. Perché la vera sfida non è spegnere lo schermo, ma ritrovare la bussola interiore e restare umani dentro un mondo iperconnesso.

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Paola La Salvia: già avvocato, ufficiale superiore della Guardia di Finanza, docente in materie economiche e giuridiche, esperta in antiriciclaggio e criminalità organizzata, cavaliere all’ordine al merito della Repubblica Italiana, autrice di testi, il suo ultimo lavoro è “I malacarni” sulla criminalità mafiosa. Profilo LinkedIn.


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Il digitale non è più uno strumento, è un ambiente

La realtà digitale non ci accompagna più: ci avvolge. Ha trasformato il modo in cui viviamo il tempo, costruiamo relazioni e percepiamo noi stessi. Siamo immersi in un flusso costante di notifiche, chat e immagini che rende l’attenzione una risorsa sempre più fragile: gli incontri si spostano sugli schermi, la presenza diventa connessione e l’esperienza diretta cede il passo a una realtà filtrata e continua.

In questo flusso il confine tra reale e virtuale si assottiglia: non è più solo tecnologia, è una mutazione del nostro modo di essere. E mentre scorriamo, clicchiamo e condividiamo, una domanda si fa inevitabile: siamo ancora noi a scegliere come vivere o è la rete a farlo per noi?

Punti cardine

  • Il digitale è diventato un ambiente totale

  • Attenzione fragile = nuova vulnerabilità

  • Domanda etica centrale: libertà o eterodirezione?

Adolescenza — Identità in costruzione sotto pressione

Nei giovani tutto ciò è particolarmente evidente. L’uso quotidiano dei social è diventato un rito che spesso lascia un retrogusto amaro: foto perfette, viaggi da sogno, sorrisi impeccabili — vite curate che scorrono senza intoppi e inducono confronti costanti.

Giulia, 17 anni, lo racconta così:

«Non perché voglia sembrare come le influencer, ma sembra che tutti abbiano una vita perfetta tranne me.»

Non è un caso isolato: secondo un report del Royal College of Psychiatrists, il 40% degli adolescenti avverte “ansia da confronto” dopo aver passato tempo sui social.

Punti cardine

  • Confronto continuo = erosione dell’autostima

  • La perfezione esibita diventa norma

  • Fragilità adolescenziale amplificata

Algoritmi e dopamina — Il meccanismo della dipendenza emotiva

Gli algoritmi, progettati per catturare la nostra attenzione, alimentano questo confronto silenzioso ma insistente. Ogni scroll è una piccola puntura di dopamina: like, cuori, visualizzazioni — ricompense intermittenti che ricordano la logica del gioco d’azzardo. La soddisfazione è fugace, poi arriva il vuoto e ricomincia la ricerca di un’altra gratificazione.

Nei più giovani, la cui identità è ancora in formazione, questo meccanismo può favorire ansia, perdita di autostima e disturbi del sonno, anche attraverso il doomscrolling. Studi indicano che l’uso intensivo dei social media aumenta del 27% i sintomi depressivi tra gli adolescenti, con un picco nelle ragazze tra i 15 e i 19 anni.

Punti cardine

  • Algoritmi = economia dell’attenzione

  • Ricompensa intermittente = dipendenza

  • Effetti: sonno, ansia, depressione (soprattutto ragazze 15–19)

Confronto sociale globale — Emozioni forti come carburante

Il confronto sociale non è una novità, ma i social lo hanno reso continuo, visivo e globale: oggi ci si confronta non più solo con i compagni di scuola, ma con influencer di Los Angeles o modelle di Seoul.

Gli algoritmi privilegiano i contenuti che suscitano emozioni intense — invidia, rabbia, stupore — perché sono quelli che trattengono l’attenzione. Le piattaforme non si propongono di generare infelicità, ma non hanno incentivi a promuovere il benessere: se un contenuto trattiene più a lungo, viene rilanciato indipendentemente dall’impatto emotivo che produce.

Punti cardine

  • Confronto infinito e planetario

  • Emozioni forti = strategia di permanenza

  • Benessere non è obiettivo del sistema

Conseguenze concrete — Autostima misurata, fragilità esposta

Da qui nascono conseguenze reali: un like in più o in meno diventa metrica di autostima; una foto senza commenti può generare senso di rifiuto; per chi è già fragile emotivamente, il rischio è una spirale discendente.

Inoltre, la dinamica è spesso di genere: il cyberbullismo a sfondo estetico o sessuale colpisce più frequentemente i profili femminili, creando una pressione a mostrarsi perfette per ottenere approvazione, ma anche la paura di essere giudicate. I ragazzi, invece, sono più soggetti al confronto su successo e status.

Le challenge virali peggiorano il quadro, trasformando il desiderio di appartenenza in un ricatto emotivo e spingendo alcuni giovani a gesti rischiosi pur di ottenere visibilità.

Punti cardine

  • Autostima quantificata

  • Rischio spirale emotiva

  • Differenze di genere nel danno

  • Challenge = appartenenza trasformata in ricatto

Digital detox — Utile, ma insufficiente

Negli ultimi anni è diventato popolare il digital detox: spegnere notifiche, cancellare app, prendersi pause. Ma non basta. Non è solo questione di tempo online, bensì di come lo si vive e di chi accompagna i giovani in questo percorso.

Gli adulti, e i genitori in primo luogo, devono esserci davvero: non solo per controllare, ma per ascoltare. Interessarsi a ciò che i ragazzi vedono e sentono, spiegare come funzionano gli algoritmi e mostrare anche le proprie fragilità può trasformare gli adulti in punti di riferimento veri, non in guardiani silenziosi.

Punti cardine

  • Detox ≠ soluzione totale

  • Serve accompagnamento, non sorveglianza

  • Ascolto + consapevolezza = protezione reale

Scuola — Educazione digitale + alfabetizzazione emotiva

La scuola ha un ruolo cruciale: servono percorsi concreti di educazione digitale e alfabetizzazione emotiva, spazi dove gli studenti possano raccontare la propria esperienza online senza giudizio.

Collaborazioni con psicologi scolastici, associazioni e realtà del territorio possono trasformare l’istituto in un luogo di ascolto e prevenzione.

Punti cardine

  • Scuola come presidio di prevenzione

  • Spazi non giudicanti

  • Rete territoriale: psicologi + associazioni

Responsabilità delle piattaforme — Protezione, non solo engagement

Infine, anche chi progetta le piattaforme deve assumersi responsabilità: è urgente dotare i servizi digitali di strumenti che proteggano i più giovani — limiti di tempo facili da impostare, filtri per contenuti dannosi e meccanismi che valorizzino contenuti costruttivi anziché il solo engagement.

Bisogna ripensare le gratificazioni digitali in modo che favoriscano benessere e crescita, non dipendenza.

Punti cardine

  • Responsabilità progettuale

  • Strumenti concreti di tutela

  • Dal “trattenere” al “far crescere”

Sintesi Ethica — Comunità come guida, non controllo

Se genitori, scuole e chi progetta piattaforme lavorano insieme — ascoltando, educando e regolando con responsabilità — si può restituire centralità alla famiglia e alla comunità: non come controllori, ma come guide pazienti che accompagnano passo dopo passo.

I social non sono il male assoluto, ma senza consapevolezza possono diventare una trappola emotiva.

Punti cardine

  • Alleanza educativa

  • Comunità come protezione

  • Consapevolezza = libertà

Il vero detox è interiore

La sfida non è tornare al mondo di prima, ma convivere con un mondo iperconnesso senza perdere la bussola interiore. Il vero detox non è spegnere il telefono, ma ricominciare a guardarci dentro — e non solo attraverso uno schermo. Occorre, in buona sostanza, riconnettersi a noi stessi. Riportare lo sguardo su di noi è l’unico modo per abitare il mondo reale con la stessa intensità del digitale: consapevoli, curiosi e liberi di essere abbastanza.

Perché nessun like, nessun follower o notifica potrà mai sostituire la forza di uno sguardo che ascolta e resta accanto e dice: «Ci sono, e tu conti davvero».


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