Il terrorismo psicologico: la violenza invisibile che non è mai da sottovalutare

Abstract: La conviviale del Rotary Club Roma Belle Arti, dedicata al tema «Tra storia e innovazione: Roma come laboratorio di futuro» e svolta alla presenza del senatore Maurizio Gasparri e dell’onorevole Rachele Mussolini, è stata improvvisamente interrotta da una serie di telefonate anonime che segnalavano la presenza di un ordigno esplosivo all’interno della struttura ospitante, il Casale Tor di Quinto. L’allarme ha determinato l’intervento delle forze di polizia, l’evacuazione immediata dei presenti e l’attivazione delle procedure di sicurezza con artificieri e unità cinofile, producendo un evidente disagio organizzativo e logistico e configurando un tentativo di sabotaggio dell’incontro. Nonostante la criticità, la serata non è stata annullata: grazie alla prontezza della dirigenza del Club, è stata individuata in tempi rapidi una sede alternativa, permettendo ai partecipanti di proseguire l’iniziativa. L’episodio, per la natura riservata dell’evento e per la sua potenziale tracciabilità tecnica, non può essere ridotto a una semplice bravata: un falso allarme bomba attiva risorse pubbliche, genera allarme sociale e può integrare condotte penalmente rilevanti. In questo quadro, l’accaduto evidenzia come atti apparentemente “minori” possano assumere un significato intimidatorio e destabilizzante, incidendo sulla libertà e sulla normalità della vita civile.
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«Tra storia e innovazione: Roma come laboratorio di futuro»: questo il tema della conviviale organizzata ieri sera, giovedì 29 gennaio, dal Rotary Club Roma Belle Arti, alla presenza del senatore Maurizio Gasparri e dell’onorevole Rachele Mussolini, capogruppo di Forza Italia in Assemblea Capitolina.
L’incontro, previsto presso il Casale Tor di Quinto, a Roma Nord, è stato improvvisamente interrotto da una telefonata anonima ricevuta dal personale della struttura: una voce segnalava la presenza di un ordigno esplosivo all’interno del locale.
A seguito dell’allarme, sono intervenuti gli agenti del Commissariato Ponte Milvio. Poco dopo, altre due chiamate anonime, in rapida sequenza, hanno ribadito la minaccia.
Le forze di polizia hanno quindi disposto l’evacuazione immediata e l’attivazione delle procedure previste in casi di potenziale rischio: artificieri e unità cinofile hanno effettuato le verifiche necessarie. L’effetto concreto è stato quello di generare un forte disagio organizzativo e logistico, con un obiettivo evidente: impedire o sabotare l’incontro.
Nonostante ciò, la serata non è stata annullata.
La dirigenza del Club — in particolare il prefetto rotariano Loredana Carrillo e la segretaria Sara Lombardi — si è attivata immediatamente per individuare, in tempi strettissimi, una sede alternativa, consentendo agli oltre 50 partecipanti presenti di proseguire l’iniziativa insieme agli ospiti istituzionali, che hanno scelto di rimanere.
Perché non è un gesto “goliardico”
Ridurre l’episodio a una bravata sarebbe una lettura superficiale e fuorviante.
Il primo elemento decisivo è la natura riservata dell’evento: non si trattava di un incontro pubblico. La comunicazione e la locandina erano circolate esclusivamente all’interno del Rotary Club, tra i soci. Questo aspetto rende l’episodio ancora più significativo: non siamo davanti a una protesta “di piazza”, ma a un’azione mirata, compatibile con un intento intimidatorio o destabilizzante.
Il secondo elemento riguarda la dimensione tecnica e investigativa. Oggi, a differenza del passato — quando le cabine telefoniche consentivano un anonimato reale — qualunque chiamata proveniente da rete fissa o mobile è potenzialmente tracciabile.
Le reti di telecomunicazione identificano infatti:
-
il codice della SIM (ICCID)
-
il codice del dispositivo (IMEI)
Per effettuare una chiamata realmente difficilmente attribuibile occorrerebbe disporre di strumenti e canali non ordinari: SIM non riconducibili a un intestatario, reperibili in circuiti clandestini, e dispositivi non tracciabili o alterati, operazioni che possono implicare ambiti criminali o competenze tecniche elevate.
Responsabilità penale e gravità istituzionale
Un episodio di questo tipo non produce solo un “fastidio”: attiva un meccanismo pubblico di emergenza, mobilita risorse, comporta evacuazioni e genera allarme sociale.
Sotto il profilo giuridico, la condotta può integrare fattispecie penalmente rilevanti, tra cui l’art. 658 c.p. (procurato allarme presso l’Autorità), che prevede l’arresto fino a sei mesi o l’ammenda, oltre a eventuali profili di responsabilità civile per i danni arrecati alla struttura ospitante e per i costi indiretti causati dall’intervento.
Conclusione
La capacità organizzativa del Rotary Club Roma Belle Arti ha impedito che l’obiettivo dell’azione si realizzasse pienamente. Tuttavia, questo non riduce la gravità dell’accaduto.
Un falso allarme bomba non è mai neutro.
È un gesto che agisce sulla paura, altera la normalità, interrompe la vita civile e tenta di imporre — con metodi indiretti — un potere di condizionamento.
E proprio per questo, non va sottovalutato.

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