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BLITZ IN VENEZUELA: GLI USA CATTURANO MADURO E LA MOGLIE PER GIUDICARLI, Francesco Mancini

Un’operazione militare statunitense senza precedenti tra intelligence, forza armata e nuove tensioni internazionali

Francesco Mancini

Abstract: Nella notte del 3 gennaio 2026, un’operazione militare statunitense in Venezuela ha innescato una grave crisi internazionale. Secondo fonti USA, l’azione avrebbe portato alla cattura del presidente Nicolás Maduro e della moglie, trasferiti fuori dal Paese per affrontare procedimenti giudiziari negli Stati Uniti. L’intervento, accompagnato da esplosioni, blackout e vittime denunciate dalle autorità venezuelane, ha suscitato immediate reazioni internazionali e un acceso dibattito sulla legittimità dell’operazione, sull’assenza di un mandato internazionale e sulle implicazioni per la sovranità statale e la stabilità regionale.

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Il fatto

Nicolàs Maduro

In questa notte del 3 gennaio 2026, alle 2 (le 7 in Italia), a Caracas sono stati riferiti boati accompagnati da rumori simili a quelli di aerei in volo per una breve durata. Gli Stati Uniti hanno condotto un’operazione militare di ampio raggio in Venezuela che ha portato alla cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro e della moglie Cilia Flores mentre dormivano, prelevati dalla loro camera da letto e quindi trasferiti a bordo della nave Iwo Jima in stato di detenzione per essere trasferiti a New York dove saranno giudicati per reati connesi al narcotraffico e al “narcoterrorismo”, come indicato da fonti del Dipartimento di Giustizia.

Donald J. Trump

L’operazione sarebbe stata approvata da Trump subito dopo Natale, rimandandola sino ad ora per via dei disordini in Nigeria, preparata dalla CIA (il servizio segreto) e NSA (il servizio di osservazione e spionaggio elettronico), che ha tenuto sotto controllo ogni spostamento del leader chavista per indicare sino all’ultimo dove intervenire, che ha fornito tutte le informazioni alla Delta Force statunitense che è intervenuta con un’operazione aviotrasportata a bassa quota di estrema rapidità ed efficacia supportati dalla copertura aereonavale con un impiego di mezzi straordinario.

L’attacco sarebbe stato condotto con elicotteri MH-47 Chinooks della 160° Special Operations Aviation Regiment, l’unità di elicotteri delle forze speciali, la stessa che aveva preso parte all’Operazione Neptune Spear contro il complesso di Osama bin Laden, come riportano i media americani.Il capo di stato maggiore statunitense ha dichiarato che sono stati impiegati oltre 160 velivoli.

Yvan Gil, ministro degli esteri venezuelano, ha dichiarato che negli attacchi americani “ci sono state vittime, sia civili che militari“, il presidente Trump ha escluso che ci siano vittime statunitensi anche se un elicottero è stato colpito ma è comunque rientrato alla base. Sembra che sia stata colpita anche una grande base militare, nella parte meridionale di Caracas, che è rimasta senza elettricità. Inoltre diversi quartieri della città sono rimasti senza luce proprio a causa delle esplosioni. I notiziari venezuelani Efecto Cocuyo e Tal Cual Digital hanno riferito che sono state udite esplosioni anche nello stato di La Guaira, a Nord di Caracas, sulla costa del Paese e a Higuerote, una città costiera nello Stato di Miranda.

Timeline degli eventi

Ore 22:00–23:30 (ora locale venezuelana)

  • Segnalazioni non ufficiali riferiscono di movimenti aerei e navali anomali nei pressi di Caracas e lungo la costa venezuelana.

  • Alcune fonti parlano di blackout localizzati e temporanee interruzioni delle comunicazioni in aree sensibili.

Ore 00:00–01:30

  • Secondo ricostruzioni mediatiche, forze speciali statunitensi avrebbero condotto un’operazione mirata in territorio venezuelano.

  • In questa fase sarebbe avvenuto il prelievo di Nicolás Maduro, insieme a persone del suo entourage.

  • Nessuna conferma immediata da parte delle autorità venezuelane.

Ore 02:00

  • I media statali venezuelani sospendono la normale programmazione, trasmettendo contenuti ripetuti e musica istituzionale.

  • Prime voci di una “situazione straordinaria” ai vertici dello Stato.

Ore 03:00–04:00

  • Fonti vicine al governo venezuelano parlano di “sequestro” o “rapimento”, denunciando una violazione della sovranità nazionale.

  • Emergono notizie contrastanti sulla destinazione di Maduro.

Ore 05:00

  • Prime dichiarazioni ufficiali statunitensi o post attribuiti a esponenti politici USA fanno riferimento a un’“operazione di sicurezza riuscita”.

  • Viene evocata la possibilità di procedimenti giudiziari negli Stati Uniti.

Ore 06:00–07:30

  • Reazioni internazionali iniziano a emergere:

    • richieste di chiarimenti,

    • appelli alla calma,

    • inviti al rispetto del diritto internazionale.

  • Alcuni Paesi dell’America Latina parlano apertamente di atto ostile.

Ore 08:00

  • L’opposizione venezuelana diffonde comunicati contrastanti:

    • una parte parla di “svolta storica”,

    • un’altra chiede verifiche e trasparenza.

Ore 09:00–12:00

  • Mancano ancora prove pubbliche definitive sul luogo di detenzione di Maduro.

  • Cresce il dibattito giuridico:

    • legittimità dell’azione,

    • assenza di mandato internazionale,

    • possibili violazioni del diritto internazionale.

La dichiarazioni americane

Il presidente USA Donald Trump, che ha rivendicato l’operazione “sotto la sua direzione“, ha defin ito l’esito un “colpo strategico di grande portata”, con raid aerei e attacchi contro obiettivi chiave a Caracas e altre aree del paese, con l’impiego di forze speciali di elite statunitensi, ha dichiarato inoltre che “è stata impiegata una forza mai vista dalla seconda Guerra Mondiale” minacciando anche di essere “pronti a nuovi attacchi se necessario“. Nella conferenza stampa il presidnete Trump ha confermato che la missione non è stata condivisa con il Congresso per evitare fughe di notizie.

Il raid di oggi si inserisce nell’operazione ‘Southern Spear‘ contro il narcotraffico, ingaggiata dagli Usa i mesi scorsi nel mar dei Caraibi. In molti hanno però evidenziato come gli interessi americani siano più ampi, come di fatto ha poi detto anche Trump: Washington sarà “fortemente coinvolta nell’industria petrolifera del Venezuela“, che ha appunto alcune tra le più grandi riserve del pianeta, preannunciando che “le compagnie petrolifere USA opereranno in Venezuela“.

Sul futuro geopolitico del paese il presidente Trump ha dichiarato che “governeremo in Venezuela sino a transizione sicura“.


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