A trentacinque anni dalla nascita dell’Ucraina indipendente, la guerra mette alla prova la sovranità degli Stati e l’effettività del diritto internazionale

Abstract: Il 24 agosto 2026 l’Ucraina ha celebrato il trentacinquesimo anniversario della propria indipendenza dall’Unione Sovietica, proclamata nel 1991, in un contesto segnato dalla prosecuzione dell’aggressione militare russa e dall’intensificazione degli attacchi contro la popolazione civile. La ricorrenza, accompagnata da una riunione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, offre l’occasione per esaminare il rapporto tra sovranità nazionale, autodeterminazione dei popoli e tutela dei diritti fondamentali, evidenziando le contraddizioni di un ordinamento internazionale che riconosce formalmente l’inviolabilità dei confini statali, ma incontra crescenti difficoltà nel garantirne il rispetto. Il contributo analizza le conseguenze umanitarie del conflitto e i limiti degli strumenti multilaterali di prevenzione e repressione delle violazioni del diritto internazionale.
Keywords: #Ucraina #Indipendenza #Russia #Guerra #SovranitàNazionale #DirittoInternazionale #DirittiUmani #NazioniUnite #DirittoUmanitario #Pace #FrancescoMancini #EthicaSocietas #EthicaSocietasRivista #RivistaScientifica #ScienzeSociali #ethicasocietasupli
english version
Un’indipendenza ancora da difendere
Il 24 agosto 1991, mentre l’Unione Sovietica attraversava la fase conclusiva della propria dissoluzione, il Parlamento ucraino proclamò l’indipendenza della Repubblica, avviando un processo di costruzione statale successivamente confermato dal referendum popolare del 1° dicembre dello stesso anno, nel quale oltre il 90% dei votanti si espresse a favore della separazione da Mosca.
A trentacinque anni di distanza, quella decisione continua a rappresentare il fondamento della legittimità politica e costituzionale dello Stato ucraino, ma assume un significato profondamente diverso in un Paese che, dal febbraio 2022, è impegnato a difendere militarmente la propria integrità territoriale dall’invasione russa su vasta scala.
La ricorrenza del 2026 non costituisce pertanto soltanto una celebrazione della sovranità nazionale, ma diventa l’espressione di una contraddizione che attraversa l’intero sistema delle relazioni internazionali, nel quale il riconoscimento giuridico dell’indipendenza di uno Stato non coincide necessariamente con la capacità della comunità internazionale di garantirne l’effettivo esercizio.
L’indipendenza, da condizione istituzionale formalmente acquisita, si trasforma così in una realtà continuamente minacciata, la cui conservazione dipende non soltanto dalla resistenza militare, ma anche dalla tenuta delle istituzioni, dalla coesione sociale e dal sostegno internazionale.
La sovranità violata
Il principio di sovranità costituisce uno dei fondamenti dell’ordinamento internazionale contemporaneo e trova nella Carta delle Nazioni Unite una delle proprie principali formulazioni normative, attraverso il riconoscimento dell’uguaglianza sovrana degli Stati e il divieto della minaccia o dell’uso della forza contro la loro integrità territoriale e indipendenza politica.
L’invasione russa dell’Ucraina rappresenta una violazione di tale divieto, ponendo una questione che supera la dimensione del conflitto regionale e investe direttamente la credibilità dell’ordine internazionale costruito dopo la Seconda guerra mondiale.
Il riconoscimento del diritto dei popoli all’autodeterminazione, infatti, perderebbe gran parte della propria efficacia qualora la sopravvivenza degli Stati dipendesse esclusivamente dalla loro capacità militare o dagli equilibri di potenza tra le principali autorità geopolitiche.
La vicenda ucraina evidenzia pertanto la distanza tra un sistema internazionale fondato formalmente su norme giuridiche universali e una realtà nella quale la forza continua a rappresentare uno strumento determinante nella definizione dei rapporti tra gli Stati.
La questione non riguarda soltanto il diritto dell’Ucraina a conservare la propria indipendenza, ma la possibilità stessa di considerare il divieto di aggressione un principio effettivamente vincolante, anziché una regola la cui applicazione risulti subordinata agli interessi delle grandi potenze.
La popolazione civile al centro della guerra
La prosecuzione del conflitto ha progressivamente accentuato le conseguenze umanitarie delle operazioni militari, con attacchi contro centri abitati, infrastrutture energetiche e servizi essenziali che hanno compromesso le condizioni di vita di milioni di persone.
In occasione della riunione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite collegata all’anniversario dell’indipendenza ucraina, è stata richiamata l’attenzione sull’intensificazione delle violenze contro i civili, evidenziando come il protrarsi delle ostilità continui a produrre conseguenze particolarmente gravi sulla popolazione.
Secondo i dati presentati dalle Nazioni Unite, nel luglio 2026 sarebbero stati registrati almeno 437 civili uccisi e oltre 2.600 feriti, un bilancio che testimonia l’elevato costo umano del conflitto e la persistente esposizione delle comunità urbane agli effetti delle operazioni militari.
La protezione dei civili costituisce uno degli obblighi fondamentali del diritto internazionale umanitario, che impone alle parti belligeranti di distinguere tra obiettivi militari e persone o beni di carattere civile, vietando gli attacchi indiscriminati e quelli dai quali possano derivare danni sproporzionati rispetto al vantaggio militare concreto e diretto previsto.
Il rispetto di tali principi non dipende dalla legittimità delle ragioni politiche o militari sostenute dalle parti, poiché le norme umanitarie operano indipendentemente dalle responsabilità relative all’origine del conflitto.
La guerra, pertanto, non può trasformarsi in uno spazio sottratto al diritto, né la necessità militare può costituire una giustificazione generale per la distruzione delle condizioni indispensabili alla sopravvivenza della popolazione.
Le Nazioni Unite e i limiti della sicurezza collettiva
Il conflitto ucraino ha riportato al centro del dibattito internazionale una delle principali contraddizioni strutturali dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, rappresentata dalla difficoltà di garantire l’effettività del sistema di sicurezza collettiva quando una delle potenze titolari del diritto di veto nel Consiglio di sicurezza è direttamente coinvolta nelle ostilità.
La Russia, in quanto membro permanente del Consiglio, dispone infatti della possibilità di impedire l’adozione di risoluzioni sostanziali che richiedano il consenso dei membri permanenti, determinando una situazione nella quale l’organo principalmente responsabile del mantenimento della pace internazionale incontra ostacoli particolarmente rilevanti nell’esercizio delle proprie funzioni.
Tale limite non comporta l’irrilevanza delle Nazioni Unite, che continuano a svolgere attività fondamentali di documentazione delle violazioni, assistenza umanitaria e mobilitazione diplomatica, ma evidenzia la distanza tra l’architettura istituzionale concepita nel 1945 e le esigenze di un sistema internazionale profondamente trasformato.
La questione ucraina riapre così il confronto sulla necessità di rafforzare gli strumenti multilaterali di prevenzione dei conflitti e di accertamento delle responsabilità, senza confondere l’esigenza di una soluzione negoziale con l’accettazione delle violazioni dei principi fondamentali dell’ordinamento internazionale.
La pace, infatti, non può essere considerata esclusivamente come cessazione delle ostilità, poiché la sua stabilità dipende anche dalla capacità di garantire condizioni giuridiche e politiche che impediscano la ripetizione dell’aggressione.
Il diritto alla pace e il futuro dell’ordine internazionale
Il trentacinquesimo anniversario dell’indipendenza ucraina evidenzia come la sovranità nazionale, pur rappresentando uno dei principi fondativi del diritto internazionale, rimanga esposta alle conseguenze delle disuguaglianze di potere tra gli Stati e all’insufficienza degli strumenti collettivi di tutela.
La vicenda assume un significato particolarmente rilevante anche per l’Europa, chiamata a confrontarsi con il rapporto tra sicurezza comune, autonomia strategica e difesa di un ordinamento internazionale fondato sul rispetto delle regole.
Il sostegno all’indipendenza ucraina e la ricerca di una soluzione diplomatica non costituiscono necessariamente prospettive contrapposte, purché il negoziato non venga interpretato come uno strumento attraverso il quale la forza militare possa acquisire automaticamente legittimazione giuridica.
In questa prospettiva, la protezione della popolazione civile, il rispetto dell’integrità territoriale e l’accertamento delle responsabilità rappresentano condizioni essenziali per una pace che non si limiti a sospendere temporaneamente la violenza.
A trentacinque anni dalla proclamazione dell’indipendenza, la questione ucraina ricorda alla comunità internazionale che la sovranità non può essere considerata un privilegio garantito dalla forza, ma un diritto la cui tutela costituisce una responsabilità collettiva. Perché un ordinamento internazionale che riconosce l’indipendenza degli Stati senza riuscire a proteggerla rischia di trasformare il diritto in una dichiarazione di principi e la pace in una semplice tregua tra conflitti.
Riferimenti normativi e bibliografici
- Verkhovna Rada, Act of Declaration of Independence of Ukraine, 24 agosto 1991.
- Nazioni Unite, Carta delle Nazioni Unite, San Francisco, 26 giugno 1945, artt. 2, 24 e 27.
- Convenzioni di Ginevra del 12 agosto 1949 e Protocollo aggiuntivo I dell’8 giugno 1977.
- Assemblea generale delle Nazioni Unite, Risoluzione ES-11/1, Aggression against Ukraine, 2 marzo 2022.
- Assemblea generale delle Nazioni Unite, Risoluzione ES-11/4, Territorial integrity of Ukraine: defending the principles of the Charter of the United Nations, 12 ottobre 2022.
- Corte internazionale di giustizia, Allegations of Genocide under the Convention on the Prevention and Punishment of the Crime of Genocide (Ukraine v. Russian Federation), ordinanza del 16 marzo 2022.
- United Nations Human Rights Monitoring Mission in Ukraine, rapporti periodici sulla protezione dei civili, 2026.
- United Nations Security Council, documentazione delle riunioni sulla situazione in Ucraina, agosto 2026.
- Cassese, Antonio, International Law, Oxford University Press, 2005.

Ultimi 5 articoli dello stesso autore
Gli esseri umani governeranno oppure saranno governati dall’IA [CON VIDEO]
La difesa europea a debito, il prezzo della sicurezza
L’Europa si riarma, ma chi pagherà la sicurezza?
Duecentocinquant’anni di libertà, le contraddizioni della democrazia americana
“L’amor che move il sole e le altre stelle” tema del Meeting [CON VIDEO]
Ultimi 5 articoli sulla geopolitica
Ceuta, quando la frontiera diventa un’arma
Ceuta tra mobilitazione digitale e rischio jihadista
L’intelligence nella guerra contemporanea
Ultimi 5 articoli pubblicati
Le architetture invisibili della coerenza
Nabucco all’arena di Verona: quando l’opera diventa visione
Travolge il comandante di Rovellasca per sfuggire a un controllo
Gli esseri umani governeranno oppure saranno governati dall’IA [CON VIDEO]
Ethica Societas è una testata giornalistica gratuita e no profit edita da una cooperativa sociale onlus
Copyright Ethica Societas, Human&Social Science Review © 2026 by Ethica Societas UPLI onlus.
ISSN 2785-602X. Licensed under CC BY-NC 4.0


