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LA SICUREZZA TIENE BANCO, MA AD AMPIO SPETTRO, Silvestro Marascio

LA SICUREZZA COME PARADIGMA OLISTICO: TRA ISTANZE DEL PERSONALE DI POLIZIA, CERTEZZA DELLA PENA E OPERAZIONI DI SERVIZIO

Silvestro Marascio

Abstract: La sicurezza è sempre un tema caldo per la politica e per i media, e in questi giorni gli argomenti da snocciolare sono tanti: dal rinnovo contrattuale delle Forze dell’Ordine alla riforma della Polizia Locale, continuando con la new entry sul “caso Roggero”, anche innovato da polemiche oltreoceano, con l’intervento di un giurista d’eccezione: Elon Musk, continuando con la stretta su baby gang, siano essi “maranza” o “pandillas”.

 

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Parlare di Sicurezza non è “cosa facile”, non perché non si possa, ovviamente, ma perché bisogna costantemente variare i punti di vista, dal generale al particolare, avendo un approccio – nel contempo – olistico, ma anche specialistico, attenzionando più elementi.

Questo è il motivo per cui la politica s’interessa sovente alla materia, ma in materia frammentata, senza considerare le incredibili interrelazioni che si creano, apparendo senza una vision chiara e spesso anche con qualche pregiudizio.

IL CASO ROGGERO…ANCORA

Sostanzialmente, la vicenda processual-penalistica che vede protagonista l’ex gioielliere piemontese oramai ha preso una piega squisitamente e unicamente politica, ma impattando ugualmente sul tema della sicurezza, giacché va a rappresentare l’epilogo di un bisogno di essa da parte della società, o quantunque richiamata dagli operatori commerciali.

Il caso Roggero, infatti, rappresenta la cifra più alta di quella che solitamente viene riferita al rapporto tra sicurezza reale e quella percepita.

Difficile – comunque – il continuare a sostenere l’ipotesi della legittima difesa, almeno in punta di diritto, allorquando – prescindendo dalle tre sentenze e dalla condanna definitiva intervenuta – mancano i pilastri del medesimo istituto, intendendo l’attualità del pericolo e la necessità dell’azione posta in essere da Roggero.

Quanto precede viene già sublimato dalla prima sentenza, in Corte di Assise ad Asti, immediatamente a ridosso della tragica rapina, quando il video – girato dal sistema di telecamere posto nelle immediate pertinenze della gioielleria – ha ripreso il sostanziale abbattimento dei due rapinatori.

Eppure Elon Musk, cavalcando un’onda populista che viene da oltreoceano, non è d’accordo, indicando addirittura gli stessi magistrati quali ideali destinatari di provvedimenti detentivi.

Musk dimentica, ovviamente, con estrema facilità i problemi del proprio giardino.

Si pensi agli omicidi indiscriminati dell’ICE, una forza di polizia federale che, negli ultimi periodi, ha perso quello “smalto” che dovrebbe avere – naturalmente – chi indossa una uniforme, ma questa è altra storia, evidentemente.

Basterebbe, tra gli altri, ricordare all’ultra miliardario che le regole della self defence USA (nella generalità dei 50 Stati) non è dissimile dai pilastri dell’art. 52 del codice penale italiano.

Il problema è che tali assi portanti cercano di essere limitati anche da future proposte normative nostrane.

Questo, evidentemente, incarna la volontà di rielaborare quella giurisprudenza consolidata nel rispetto del perimetro dell‘art. 2 CEDU e del buon senso: evitare una deroga indiscriminata alla forza del potere statuale, per ottenere una manciata di voti e/o like sui social.

Ovviamente, per comprendere al meglio la “vicenda Rossano”, bisogna partire dal presupposto (rimanendo in buona fede, ndr.) che è vero che tutto ciò che tecnicamente è possibile può non essere umanamente accettabile.

Non è un gioco di parole: è la verità.

L’aspetto umano è indubbio, la vicinanza ci deve essere, all’uomo, ma ciononostante il diritto è “cosa diversa”, non deve, non può, essere retto dalla tutela o dall’interpretazione dei soli stati emotivi (coerentemente con art. 90 c.p.), altrimenti sarebbe il caos.

Anche la filosofia, con gli scritti di Platone, tenta di venire in soccorso: l’ingiustizia si verifica quando manca l’armonia, la confusione dei ruoli, l’esaltazione degli interessi particolari; l’assunzione di decisioni, nell’interesse di un bene comune è alla base del diritto contemporaneo.

OPERAZIONI DI SERVIZIO AD ALTO IMPATTO: LA NUOVA COMMISSISTIONE TRA SICUREZZA URBANA E PIATTAFORME SOCIAL

Mentre l’italiano medio rincorre facili giudizi su una una vicenda complessa – e volendo dirla tutta, anche esaurita – com’è quella sulla legittima difesa, le forze di polizia si trovano a fronteggiare nuove sfaccettature di una criminalità sempre più insidiosa: quella delle baby gang.

Di ieri è infatti la notizia di una vasta operazione di servizio, condotta dal Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, che ha coinvolto oltre 1.000 agenti e ha interessato ben 44 province italiane.

I risultati presentati vedono numeri interessanti e, nel contempo, preoccupanti.

Sequestrate armi da fuoco, tratti in arresto – o sottoposti a fermo di indiziato di delitto – 492 maggiorenni e 47 minori per reati contro la persona, il patrimonio e in materia di sostanze stupefacenti.

791 maggiorenni sono stati denunciati in stato di libertà, e 163 minorenni per ricettazione, possesso di armi e strumenti atti a offendere e detenzione di sostanza stupefacente ai fini di spaccio.

Numeri che rappresentano una galassia eterogenea e anche dall’appeal diversificato sul territorio, con aree, specie nel centro nord, dove si scorgono gruppi intenti a espandersi, a controllare il territorio.

Non si tratta più, semmai ci fossero dubbi, di ragazzate, ma di un “nuovo” problema di sicurezza urbana che ha fatto un salto di qualità verso l’ordine e la sicurezza pubblica.

Sicuramente tutto viene originato da un sintomo di disagio, inizialmente catalizzato dall’uso dei social e dai postumi del periodo pandemico, nonché dalla restrizione forzata dei movimenti, ma oggi tutto ciò rappresenta un fenomeno strutturale, anche combinato con la mancata, e/o difficile, integrazione degli immigrati di seconda, terza generazione: è il fenomeno delle pandillas, per esempio.

…MA, E PER LE FORZE DELL’ORDINE?

Diciamo che il panorama delle necessità è sufficientemente composito, spaziando da ricerca di status giuridico a richieste dal taglio operativo ed economico.

La polizia locale è alla ricerca di un soddisfacimento ordinativo, attraverso, quantomeno, una riforma che veda una contrattazione dedicata, permettendo anche l’accesso a strumenti operativi e previdenziali condivise con le Forze dell’Ordine Nazionali.

Non è una pretesa, quanto appena esposto.

Nemmeno una cambiale in bianco che viene richiesta al potere legislativo, ma è il risultato dell’attività concreta di controllo sul territorio da parte della Polizia Locale.

La stessa è sublimata, purtroppo,  nel recente sacrificio di Francesco Imprezzabile, durante un inseguimento – a Milano – a seguito di violazione a posto di controllo, ma anche dalla costante attività operativa rilevata da ANCI.

Le forze di polizia nazionali, dal canto loro, invece – siano esse a ordinamento civile o militare – hanno manifestato per la prima volta per un agognato rinnovo contrattuale attualizzato alle necessità del tempo.

Questo avveniva lo scorso 18 luglio, a Roma.

Da premettere che qualche giorno prima, appena il 15 di luglio, a Palazzo Vidoni, alla presenza del Ministro Zangrillo, vi è stata la firma del nuovo contratto per il triennio 2025-2027, ma lo stesso ha stanziato – nei fatti – risorse inferiori alle aspettative, anche secondo le sigle sindacali che quel contratto hanno controfirmato.

In piazza, a Roma, intonando l’inno d’Italia, lo slogan che riecheggiava tra i manifestanti era: “dignità“.

Per la prima volta nella storia del Paese, si è vista una mobilitazione importante di sigle afferenti a Marina, Esercito, Aeronautica, Carabinieri e Guardia di Finanza.
Si arriverà ad avere, infatti, con il “nuovo” contratto, un aumento di 150 € lordi che mortifica il personale (90 euro netti),  senza provvedimenti di defiscalizzazione e detassazione, cui si aggiunge l’incognita (il tavolo di confronto è previsto, ma ancora non in essere, ndr.) su una previdenza complementare che il comparto attende da oltre trent’anni, anche considerando che le prossime pensioni saranno al 60% delle retribuzioni dopo aver servito lo Stato per oltre 30 anni.
sicurezza manifestazione ff.oo.

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