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Criminologia Interviste Massimiliano Mancini NOTIZIE

LE LOTTE ALLE MAFIE DI UN COMANDANTE DI POLIZIA LOCALE [CON VIDEO], Massimiliano Mancini

La polizia locale è una risorsa preziosissima nel contrasto delle attività di riciclaggio delle organizzazioni criminali

Abstract: La video intervista a Luigi Maiello, comandante dirigente della Polizia locale di Pomigliano d’Arco, da anni sotto scorta,dopo aversubito minacce e attentati per il suo impegno, come comandante in vari comuni della Campania e come sovraordinato in comuni sciolti per infiltrazione mafiosa.

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L’intervista

Massimiliano Mancini

Massimiliano Mancini, direttore di Ethica Societas, rivista di scienze umane e sociali.

Luigi Maiello, classe 1971, già comandante della Polizia locale di Sant’Anastasia (NA), Cicciano (NA), Terzigno (NA), Cercola (NA), Dirigente comandante di Nola (NA), Afragola (NA) e Pomigliano d’Arco (NA) dove ora è anche responsabile dell’anticorruzione, sovraordinato di nomina prefettizia in comuni sciolti per infiltrazione mafiosa tra i quali Casal di Principe (CE), città di origine del clan dei casalesi, Marigliano di Napoli, ha ricevuto numerosi elogi ed encomi, tra gli altri da Commissione straordinaria prefettizia presso Casal di Principe, DIA Napoli, Procura della Repubblica presso il Tribiunale di Nola oltre che dagli enti locali, destinatario di minacce e attentati da parte di organizzazioni di stampo mafioso.

Massimiliano Mancini: «Siamo con un mito della Polizia locale, Luigi Maiello è il comandante dirigente di Pomigliano d’Arco, ma non solo. È famoso per le sue operazioni antimafia, infatti è sotto scorta ed è sovraordinato in tanti comuni sciolti per mafia, è una persona competente, una persona affidabile, una persona onesta, un rappresentante della polizia locale. Si sceglie di essere poliziotti, e poi ci si ritrova a essere anche poliziotti famosi, oppure in fondo ci si nasce?».

Luigi Maiello: «A volte ti trovi a farlo e non te ne rendi conto, perché per noi della polizia locale è così, infatti feci quella battuta che magari non è il caso di ripetere perché altrimenti si arrabbiano».

Massimiliano Mancini: «Perché no, è simpatica».

Luigi Maiello: «Lavorando nei comuni sciolti per infiltrazioni mafiose, nelle commissioni straordinarie dei cinque membri uno proviene dagli enti locali gli altri sono tutti prefettizi, ossia un mondo a parte che è un po’ lontano dalla realtà quotidiana di questi contesti, a un collega della prefettura [che teneva a marcare le differenze tra di noi n.d.r.]  io gli dissi: “tu hai ragione, noi non siamo colleghi perché noi viviamo in mondi diversi, io vivo nel mondo reale e tu nel mondo virtuale”. Eravamo davanti al prefetto e lui si risentì: “e che cosa vuoi dire?” e io gli replicai: “ora ti faccio un esempio, tu non avverti nemmeno il cambio di stagione, perché se fa caldo accendi il climatizzatore e se fa freddo accendi il riscaldamento, noi che viviamo nel mondo reale, ossia qui fuori -e lo invitai a venire vicino la finestra- la realtà è fatta di tante altre cose, che tu non vedi. Noi guardiamo cose, come nella caccia fotografica, nel birdwatching [che ti richiede di essere allenato ed esperto a saper riconoscere le specie di uccelli n.d.r.], dove devi ‘farti l’occhio’ per riconoscerle e saperle scovare”. Io ritengo che noi non dobbiamo avere una riforma che ci includa con le altre forze di polizia, non dobbiamo sovrapporci nelle loro attività, ad esempio facendo l’attività antidroga, noi abbiamo un ruolo importantissimo e insostituibile, dobbiamo sfruttare il flusso informativo che abbiamo da sempre, anche prima della legge 65/1986 [la legge quadro sulla polizia locale n.d.r.]. Mettere a sistema tutte le informazioni che ci arrivano, inserirle nella piattaforma che già c’é, ossia lo SDI [sistema informatico interforze tenuto dal Ministero dell’Interno-Dipartimento di pubblica sicurezza n.d.r.], significa dare un grande vantaggio a chi si occupa [dell’investigazione].Molte volte i cittadini hanno timore a rapportarsi con le forze di polizia nazionali e parlano con noi come fossimo i confessori, dimenticandosi che siamo agenti e ufficiali di polizia giudiziaria a competenza generale, competenti quindi per ogni tipologia di reato. Quindi raccogliere le informazioni, fare l’analisi di contesto, capire quali sono gli equilibri, permette, in primis alle nostre amministrazioni, di prevenire l’infiltrazione mafiosa oppure quando già è avvenuta di segnalarla. Parlo di casi concreti, io sono [comandante n,d,r,] in una città che la descrivono come il ‘salotto buono di Napoli’ [Pomigliano d’Arco n.d.r.] dove abbiamo avuto cinque interdittive antimafia segnalate dalla polizia locale, non abbiamo più nessuna agenzia di pompe funebri [in quanto inquisite per collusione mafiosa n.d.r.] tutto ciò per la nostra attività informativa. Ecco ci vorrebbe una riforma intelligente che elimini i comandi piccolissimi, dove i fenomeni corruttivi sono molto frequenti perché si diventa schiavi della politica. In alcuni territori la normalità è una grande rivoluzione, quindi se vuoi affermare il principio che si deve indossare il casco, che si deve effettuare la rotazione negli incarichi, non si devono spacchettare gli appalti [per assegnarli con incarico fiduciario sotto soglia senza gara n.d.r.] sei visto come un rompiscatole.Sono [sovraordinato] in un comune che è stato sciolto già quattro volte per mafia [Marano di Napoli n.d.r.] sempre per le stesse motivazioni. Molti pensano, soprattutto i colleghi delle forze di polizia nazionale, che in questi comuni si trovi la gara da 10.000.000 €. assegnato alla ditta della camorra, che trovi il capoclan che si aggiri tra gli uffici, nulla di tutto questo. La camorra, le mafie si annidano nella semplicità. La maggior parte dei provvedimenti di scioglimento delle amministrazioni locali coinvolgono attività che sono di nostra competenza, pressoché esclusiva: l’edilizia, l’ambiente, la pubblicità sulle strade, i trasporti funebri».

Massimiliano Mancini: «La polizia locale ha delle potenzialità straordinarie».

Luigi Maiello: «La mafia infatti si infiltra in questi settori [in quelli di competenza della polizia locale n.d.r.], quindi professionalizziamo il eprsonale a riconoscere gli alert che ci permettono di riconoscere la criminalità in questi campi. Io e i miei colleghi abbiamo fatto semplicemente ciò che fa ogni operatore di polizia locale, quando abbiamo portato all’attenzione dell’autorità giudiziaria o delle prefetture queste situazioni ne sono sempre scaturite operazioni antimafie. Il rischio fa parte del lavoro, il muratore corre il rischio di cadere dall’impalcatura, l’operaio di tagliarsi le mani nelle macchine industriali e noi rischiamo che qualcuno possa farci del male».

Massimiliano Mancini: «La criminalità, ha delle caratteristiche tipiche quando si insinua negli enti locali e tutto ciò non avviene esclusivamente nel sud, anzi abbiamo casi in cui, la ndrangheta in particolar modo, le mafie sono presenti in comuni del nord Italia che sono apparentemente sicurissimi e tranquillissimi, non è così?».

Luigi Maiello: «Sì, questa è una bella domanda, al sud abbiamo imparato in tanti anni, il problema c’era e c’é ancora anche se un po’ di meno, e abbiamo imparato bene a riconoscere questi fenomeni e a combatterli. Il problema più grande sono le mafie colte, istruite, non quelle dei film ‘Gomorra style’, quelle che non trovate con il mitra sotto il braccio ma con il giornale economico, che lavorano al nord, anche le camorre napoletane, basta leggere le relazioni della DIA, in Emilia Romagna, ad esempio, ci sono tantissimi clan camorristici, così come le ndrine calabresi sono in molti comuni del nord. I colelghi del nord, che sono bravisismi e operativissimi, tranne in alcuni casi, non riescono ancora a riconoscere facilmente il fenomeno. L’infiltrazione mafiosa nelle amministrazioni non è un fenomeno solo del sud, anzi poiché qui da noi sta diventando sempre più difficile privilegiano sempre più le aree dell’Italia settentrionale dove si insinuano con un modus operandi che hanno strutturato bene, puntando sulle carenze. Uno degli alert che accomuna molte amministrazioni, non solo i comuni ma anche ASL, consoirzi e altre, dove entrano le mafie è la fornitura di servizi gratuiti in cambio di convenzioni o di licenze. Ecco lì è facile trovare associazioni mafiose che sono difficili da scovare perché il titolare di fatto, effettivo, è ben celato dietro il titolare formale. Nell’esperienza che ho acquisito posso consigliare di controllare sempre, anche gli atti più semplici e apparentemente insignificanti, come una SCIA commerciale [segnalazione certificata di inizio attività che sostituisce le vecchie licenze commerciali e permettono di iniziare un’attività su semplici dichiarazioni  del titolare n.d.r.], verificando ciclicamente chi sia il reale gestore. In questo modo abbiamo ottenuto le interdittive, così abbiamo segnalato all’autorità giudiziaria fenomeni di fittizia intestazione di bene e di riciclaggio. La criminalità non si combatte solo con gli arresti ma, sopprattutto interrompendo il flusso economico a queste organizzazioni».

Massimiliano Mancini: «Come diceva Falcone: “seguite i soldi e troverete i delinquenti”».

Luigi Maiello: «Falcone è un modello che è studiato in tutto il mondo, noi a Napoli, con l’università Federico II [di Napoli n.d.r.] abbiamo avuto la possibilità di approfondire il tema, infatti penso che una delle prossime attività UPLI la faremo [su questo tema n.d.r.] e forse proprio alla Federico II, illustrando il tracciamento dei proventi delle mafie e della criminalità. È un bel tema perché, stranamente, su 10 casi ameno 6 riguardano la polizia locale e su materie di esclusiva competenza nostra [della polizia locale n.d.r.]. Quando ne parlo ai colleghi delle altre forze di polizia con i quali oramai siamo diventati amici, con i quali lavoriamo tutti i giorni, oltre al fatto che ogni giorno vengono a prendermi e mi riaccompagnano a casa».

Massimiliano Mancini: «Perché ricordiamolo che il comandante è sotto scorta».

Luigi Maiello: «Io ho una scorta leggera, ho le finestre che non posso aprire, questa vita fa parte del lavoro, poi noi a Napoli, le cose [anche le peggiorni n.d.r.] le prendiamo tutte con allegria e disincanto. Dicevo, quando ho proposto [alle altre forze di polizia n.d.r.] di lavorare assieme assieme sull’edilizia, noi abbiamo sequestrato circa 300 appartamenti a Marigliano di Napoli e tutti con titolo edilizio, con regolare permesso di costruire, perché abbiamo analizzato come era stato rilasciato il titolo, mi risposero che avevano altre cose alle quali dedicarsi, il traffico di stupefacenti. Io replicai ma quanto costa, quanto vale un chilogrammo di cocaina: 50.000, 100.000€? E quanto produce di ricchezza reale all’organizzazione criminale? Poco! Un chilo di cocaina venduto da un soggetto che non ha redditi richiede alti costi per il riciclaggio, per la pulizia, quindi alla fine all’organizzazione criminale entrerà netto circa il 10%. L’economia legale delle mafie: nei campi dell’edilizia, della gestione dei rifiuti, della pubblicità sule strade, porta alle organizzazioni criminali il 100% dell’introito distruggendo l’economia legale.Finalmente si sta iniziando a capire il valore di questi settori. I trecento appartamenti confiscati [a Marano di Napoli n.d.r.] altro che traffico di droga, sono un valore inestimabile. Abbiamo addirittura trovate aziende colpite da interdittive antimafia alle quali il comune aveva rilasciato il permesso di costruire per un valore di 6/7.000.000 €.».

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