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DALLA CRIMEA ALLA NATO LA GUERRA SENZA RETROVIA, Cristina Di Silvio

Il conflitto ucraino ridefinisce deterrenza, sicurezza europea e confini operativi della guerra contemporanea

Cristina Di Silvio

Abstract: Il conflitto russo-ucraino, nella sua evoluzione più recente, evidenzia una trasformazione strutturale della guerra contemporanea che travalica la dimensione bilaterale e assume i tratti di una competizione multidominio. L’impiego sistematico di droni, missili, guerra elettronica, attacchi in profondità e operazioni ibride ridefinisce la relazione tra fronte e retrovia, mentre l’estensione degli effetti del conflitto lungo il fianco orientale della NATO segnala una crescente interdipendenza tra teatro bellico ucraino e architettura di sicurezza europea. La Crimea, da territorio occupato e simbolo politico della proiezione russa nel Mar Nero, diviene così un’infrastruttura strategica esposta, nella quale logistica, capacità aerea, vulnerabilità energetica e controllo informativo si intrecciano in un’unica grammatica operativa. Attraverso un approccio di analisi strategica, il contributo interpreta tali sviluppi come espressione di una deterrenza instabile, nella quale escalation controllata, ambiguità operativa, pressione ibrida e competizione tecnologica diventano strumenti centrali della relazione tra Russia, Ucraina e sistema euro-atlantico.

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Cornice teorica: guerra contemporanea e deterrenza instabile

La letteratura sulle trasformazioni della guerra contemporanea ha progressivamente evidenziato come i conflitti successivi alla fine dell’ordine bipolare tendano a combinare dimensioni convenzionali e non convenzionali, strumenti militari e civili, attori statali e parastatali, operazioni cinetiche e cognitive. La guerra non si esaurisce più nella contrapposizione lineare tra eserciti regolari lungo un fronte definito, ma si articola in spazi distribuiti, interconnessi e mutevoli, nei quali infrastrutture, reti energetiche, sistemi informativi, catene logistiche, capacità industriali e percezioni collettive diventano parte integrante del campo di battaglia.

In tale quadro, la deterrenza non opera più esclusivamente come equilibrio statico tra minacce simmetriche, bensì come sistema dinamico di segnali, soglie di tolleranza, ambiguità calcolate e percezioni di rischio. Thomas Schelling aveva già individuato nella gestione dell’incertezza e nella credibilità della minaccia il nucleo razionale della deterrenza, mostrando come il potere coercitivo non coincida semplicemente con la capacità di distruggere, ma con la capacità di influenzare il calcolo dell’avversario.[1] Mary Kaldor, con la categoria delle “nuove guerre”, ha poi interpretato i conflitti contemporanei come processi nei quali violenza organizzata, frammentazione politica, identità e reti transnazionali si intrecciano in forme non riducibili alla guerra interstatale classica.[2] Lawrence Freedman, infine, ha posto al centro della strategia la dimensione narrativa, cognitiva e adattiva, evidenziando come la condotta strategica non consista soltanto nell’impiego della forza, ma nella costruzione di un contesto di significati capace di orientare decisioni, percezioni e aspettative.[3]

Il conflitto russo-ucraino rappresenta, in questa prospettiva, uno dei laboratori più avanzati della trasformazione della guerra nel XXI secolo. La combinazione di artiglieria tradizionale, droni a basso costo, sistemi missilistici, intelligence satellitare, guerra elettronica, sabotaggio, cyber operations e campagne informative produce una forma di conflitto in cui la superiorità non dipende soltanto dalla massa militare, ma dalla capacità di integrare domini diversi in cicli decisionali sempre più rapidi. La guerra diventa così un ambiente operativo complesso, nel quale la distinzione tra linea del fronte, retrovia, infrastruttura critica e spazio politico tende a dissolversi.

Crimea come nodo sistemico della guerra

Le operazioni militari recenti nel teatro della Crimea, in particolare contro infrastrutture aeree, logistiche, energetiche e di comando, devono essere interpretate non come episodi isolati, ma come elementi di una strategia di interdizione sistemica. La penisola occupata rappresenta un nodo logistico essenziale per la proiezione militare russa nel Mar Nero, per il sostegno al fronte meridionale ucraino e per la continuità territoriale e simbolica della presenza russa nello spazio conteso tra Donbass, Zaporizhzhia, Kherson e Mar Nero.

La progressiva capacità ucraina di colpire obiettivi in profondità, attraverso sistemi unmanned, missili, operazioni di intelligence e attacchi mirati contro snodi infrastrutturali, segnala un mutamento qualitativo del campo di battaglia. La logica dell’attacco non è più limitata alla distruzione immediata delle forze avversarie, ma si orienta verso l’erosione della capacità di rigenerazione operativa del nemico, la saturazione delle infrastrutture di supporto, l’interdizione delle linee di rifornimento e la pressione psicologica sulle aree ritenute sicure. Le analisi più recenti indicano che l’impiego ucraino di droni a medio raggio ha assunto un ruolo crescente nella pressione sulle linee logistiche russe, comprese quelle connesse alla Crimea e al corridoio terrestre meridionale. (AP NewsAttachment.tiff)

La Crimea diviene così uno spazio in cui valore militare, valore politico e valore simbolico si sovrappongono. Colpire la penisola non significa soltanto degradare infrastrutture russe, ma contestare la pretesa di irreversibilità dell’annessione, incrinare la percezione di sicurezza interna russa e proiettare il conflitto nel cuore di uno dei dispositivi strategici più sensibili del Cremlino. La profondità operativa ucraina, in questo senso, non mira necessariamente a produrre una svolta immediata sul terreno, ma a moltiplicare i costi del controllo russo e a rendere più onerosa la tenuta militare della penisola.

Guerra multidominio e dissoluzione della retrovia

Il conflitto russo-ucraino mostra con particolare evidenza la progressiva dissoluzione della distinzione tra fronte e retrovia, che aveva caratterizzato larga parte dei conflitti industriali del Novecento. L’integrazione tra droni, guerra elettronica, intelligence, capacità missilistiche, ricognizione satellitare e sistemi di comunicazione consente una continuità operativa che estende il campo di battaglia su scala regionale. In questo contesto, gli obiettivi energetici, logistici e informativi diventano centrali quanto quelli strettamente militari.

La guerra multidominio non è semplicemente una guerra combattuta su molti piani, ma una guerra nella quale ciascun dominio condiziona gli altri. La capacità di colpire un deposito di carburante incide sulla mobilità delle truppe; la distruzione di una stazione radar modifica la vulnerabilità dello spazio aereo; l’attacco a una rete energetica produce conseguenze sul morale civile e sulla resilienza industriale; la guerra elettronica può neutralizzare droni, disturbare comunicazioni e compromettere la precisione delle armi guidate. Il campo di battaglia, di conseguenza, non è più un luogo delimitato, ma una rete di interdipendenze.

La centralità dei droni rappresenta uno degli elementi più evidenti di questa trasformazione. L’esperienza ucraina mostra come sistemi relativamente economici, adattabili e prodotti in grandi quantità possano modificare l’equilibrio tattico e operativo, soprattutto quando vengono integrati con sensori, comunicazioni, analisi dati e capacità di targeting. RUSI ha sottolineato come il successo dei droni ucraini contenga una lezione più ampia per la NATO: la superiorità tecnologica futura dipenderà non solo dalle piattaforme, ma anche dalla sovranità industriale, dalla disponibilità di componenti e dalla capacità di adattare rapidamente produzione e dottrina alle esigenze del campo di battaglia. (rusi.orgAttachment.tiff)

La Russia, a sua volta, ha intensificato l’impiego di missili e droni contro infrastrutture ucraine, anche civili ed energetiche, nel tentativo di saturare le difese aeree e generare pressione politica. Gli attacchi massicci con droni e missili confermano la tendenza verso una guerra di logoramento tecnologico, nella quale il rapporto tra costo dell’attacco e costo della difesa diventa un elemento decisivo. Le difese aeree avanzate, in particolare contro missili balistici e ipersonici, assumono così un valore strategico che va oltre la protezione puntuale del territorio e diventa condizione della resilienza complessiva dello Stato ucraino. (The GuardianAttachment.tiff)

La conseguenza è una forma di conflitto caratterizzata da alta intensità intermittente e bassa stabilità strategica. L’intensità non è costante, ma si manifesta per ondate: offensive locali, campagne missilistiche, attacchi contro infrastrutture, operazioni di sabotaggio, incursioni di droni e pressione informativa. La stabilità strategica, invece, rimane fragile, perché ogni estensione del raggio d’azione, ogni nuova capacità tecnologica e ogni incidente lungo i confini dell’Alleanza possono alterare la percezione delle soglie di escalation.

Deterrenza instabile e fianco orientale della NATO

Le informazioni relative a possibili scenari di pressione russa sul fianco orientale della NATO, inclusi atti ibridi, sabotaggi, incursioni di droni, provocazioni limitate o operazioni sotto soglia, devono essere interpretate all’interno di una logica di deterrenza instabile. Tale dinamica non mira necessariamente alla guerra aperta, ma alla produzione di ambiguità strategica e alla modulazione del rischio percepito dagli attori avversari.

La NATO ha definito la guerra di aggressione russa contro l’Ucraina come la più grave minaccia alla sicurezza euro-atlantica degli ultimi decenni e ha risposto con il più ampio rafforzamento della propria deterrenza e difesa collettiva da una generazione, aumentando le forze sul fianco orientale e potenziando la capacità di rinforzo rapido degli Alleati. (NATOAttachment.tiff) In particolare, il rafforzamento del fianco orientale viene presentato dall’Alleanza come un’attività multidominio, che comprende presenza terrestre, sorveglianza, difesa aerea, resilienza, cyber, spazio e protezione delle infrastrutture critiche. (NATOAttachment.tiff)

La dimensione ibrida della minaccia produce tuttavia una difficoltà specifica: la distinzione tra incidente, provocazione e atto deliberato tende a farsi meno netta. Droni che violano spazi aerei, sabotaggi contro infrastrutture, interferenze cibernetiche, campagne di disinformazione, attività paramilitari o operazioni attribuibili solo con ritardo generano una zona grigia nella quale la risposta politica e militare deve essere calibrata con estrema attenzione. L’obiettivo di Mosca, in tale contesto, può non essere quello di provocare uno scontro diretto con la NATO, ma di testarne coesione, tempi decisionali, soglie di tolleranza e disponibilità a sostenere l’Ucraina.

L’IISS ha evidenziato come il fianco orientale dell’Alleanza sia oggi esposto a minacce di zona grigia, incluse incursioni di UAV e sabotaggi, inducendo gli Stati di prima linea a sviluppare programmi difensivi stratificati basati su fortificazioni, sorveglianza e difese aeree a corto raggio. (IISSAttachment.tiff) Questo rafforzamento conferma che la sicurezza europea non è più concepibile come semplice deterrenza nucleare o convenzionale, ma come architettura composita di difesa territoriale, resilienza civile, protezione delle reti e capacità di attribuzione rapida delle minacce.

In questo quadro, la deterrenza instabile non coincide con il fallimento della deterrenza, ma con la sua trasformazione. Essa opera in un ambiente nel quale nessun attore sembra voler superare apertamente la soglia della guerra diretta NATO-Russia, ma tutti agiscono ai margini di tale soglia per guadagnare vantaggi politici, militari o psicologici. L’escalation non è necessariamente lineare; può essere laterale, temporanea, reversibile o simbolica. Proprio per questo diventa più difficile da governare.

Sicurezza europea e nuova geografia del rischio

La guerra in Ucraina ha prodotto una ridefinizione della sicurezza europea più profonda di quanto apparisse nelle prime fasi del conflitto. Non si tratta soltanto di sostenere militarmente Kyiv o di contenere l’espansione russa, ma di ripensare l’intero rapporto tra difesa territoriale, industria militare, autonomia tecnologica, resilienza energetica e coesione politica dell’Europa. L’Ucraina non è più soltanto il destinatario dell’assistenza occidentale, ma un laboratorio operativo dal quale derivano innovazioni, dottrine e lezioni destinate a influenzare la postura difensiva europea.

L’evoluzione della guerra dei droni lo dimostra con particolare evidenza. Kyiv ha sviluppato una capacità di adattamento rapido che molte strutture militari occidentali, più lente e burocratizzate, osservano oggi con crescente attenzione. La produzione distribuita, l’impiego massivo di sistemi unmanned, l’integrazione tra operatori, intelligence e industria tecnologica, nonché la capacità di convertire rapidamente l’esperienza del campo in innovazione operativa, costituiscono un patrimonio di conoscenza che incide già sul modo in cui l’Europa pensa la propria difesa futura. Non è casuale che l’Ucraina cerchi accordi nel settore dei droni con diversi Paesi NATO, presentandosi non soltanto come beneficiaria di aiuti, ma come fornitore di competenze belliche maturate sul campo. (The GuardianAttachment.tiff)

Ne deriva una nuova geografia del rischio, nella quale il confine orientale dell’Europa non è più una periferia strategica, ma il centro avanzato della sicurezza continentale. Baltico, Mar Nero, corridoi logistici, infrastrutture sottomarine, spazio aereo, reti energetiche e sistemi digitali compongono un unico spazio di vulnerabilità. La sicurezza europea, pertanto, non dipende più soltanto dalla deterrenza militare tradizionale, ma dalla capacità di proteggere reti, società e istituzioni da pressioni multiple e simultanee.

Conclusioni

Il conflitto russo-ucraino rappresenta oggi un laboratorio della trasformazione della guerra contemporanea. La combinazione di guerra multidominio, deterrenza instabile e interconnessione tra teatro locale e sistema europeo di sicurezza indica un passaggio strutturale verso forme di conflitto meno lineari e più pervasive. La Crimea emerge come nodo sistemico della competizione militare e simbolica, mentre il fianco orientale della NATO diventa il luogo in cui deterrenza, resilienza e gestione dell’ambiguità operativa si sovrappongono.

La stabilità, in tale scenario, non è più funzione della semplice assenza di guerra, ma della capacità di governarne intensità, soglie e spillover. La distinzione tra pace e guerra si fa meno netta, mentre l’Europa è chiamata a misurarsi con una condizione strategica nella quale il conflitto può restare formalmente localizzato e al tempo stesso produrre effetti sistemici sull’intera architettura di sicurezza continentale.

La sfida decisiva consiste allora nel costruire una deterrenza credibile senza alimentare automatismi di escalation, sostenere l’Ucraina senza trasformare il conflitto in guerra diretta tra NATO e Russia, rafforzare il fianco orientale senza ridurre la sicurezza europea a una mera militarizzazione dei confini. È in questo equilibrio difficile, tra fermezza e controllo del rischio, che si gioca la nuova grammatica della sicurezza europea.


Note

[1] Schelling, T. C. (1960). The Strategy of Conflict. Harvard University Press.

[2] Kaldor, M. (2012). New and Old Wars: Organized Violence in a Global Era (3rd ed.). Stanford University Press.

[3] Freedman, L. (2013). Strategy: A History. Oxford University Press.

[4] NATO. (2026). Deterrence and defence. NATO.

[5] NATO. (2026). Strengthening NATO’s eastern flank. NATO.

[6] International Institute for Strategic Studies. (2026). The Military Balance 2026: Fortifying NATO’s eastern flank. IISS.

[7] Royal United Services Institute. (2025). Drones win battles, components win wars. RUSI.

[8] Institute for the Study of War. (2026). Russian offensive campaign assessments. ISW.

Bibliografia essenziale

Freedman, L. (2013). Strategy: A history. Oxford University Press.

International Institute for Strategic Studies. (2026). The Military Balance 2026: Fortifying NATO’s eastern flank. IISS.

Kaldor, M. (2012). New and old wars: Organized violence in a global era (3rd ed.). Stanford University Press.

NATO. (2022). NATO 2022 strategic concept. NATO.

NATO. (2026). Deterrence and defence. NATO.

NATO. (2026). Strengthening NATO’s eastern flank. NATO.

Niederkofler, M. (2025). Drones win battles, components win wars. Royal United Services Institute.

Schelling, T. C. (1960). The strategy of conflict. Harvard University Press.

Institute for the Study of War. (2026). Russian offensive campaign assessments. Institute for the Study of War.

Royal United Services Institute. (2024–2026). Ukraine war and defence technology reports. RUSI.


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