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GUANTÁNAMO E LA DIPLOMAZIA MILITARE DELLA DETERRENZA, Cristina Di Silvio

Comunicazione strategica e gestione del rischio nelle relazioni cubano-statunitensi in un contesto di persistente competizione strategica

Cristina Di Silvio

Abstract: L’incontro avvenuto presso la base navale di Guantánamo tra rappresentanti delle Forze Armate degli Stati Uniti e delle Forze Armate Rivoluzionarie di Cuba conferma la persistenza di canali di comunicazione tecnico-militare tra due Paesi le cui relazioni politiche continuano a essere caratterizzate da profonde divergenze. Pur non rappresentando un segnale di normalizzazione diplomatica, il confronto evidenzia il ruolo della diplomazia militare quale strumento di gestione del rischio e di prevenzione delle escalation in un contesto strategicamente sensibile. L’articolo analizza il significato geopolitico dell’iniziativa, il ruolo della base di Guantánamo e le implicazioni regionali nel quadro della sicurezza regionale caraibica contemporanea.

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Introduzione

Nel panorama delle relazioni internazionali contemporanee, la persistenza di canali di dialogo tra attori politicamente contrapposti costituisce uno degli strumenti più efficaci per la prevenzione delle crisi. In tale prospettiva si inserisce l’incontro svoltosi presso la base navale di Guantánamo tra alti rappresentanti militari degli Stati Uniti e di Cuba, evento che assume particolare rilevanza alla luce del progressivo deterioramento delle relazioni bilaterali registrato negli ultimi anni.

Secondo informazioni diffuse dalle autorità competenti e rilanciate da diverse agenzie internazionali, il colloquio ha coinvolto il comandante dello United States Southern Command (SOUTHCOM) e rappresentanti delle Forze Armate Rivoluzionarie (FAR), con l’obiettivo di affrontare questioni operative connesse alla sicurezza dell’area circostante la base navale.¹ Pur mantenendo una natura eminentemente tecnica, l’incontro assume una valenza strategica che va oltre il mero coordinamento operativo, confermando la centralità della comunicazione strategica e della diplomazia militare come meccanismi di stabilizzazione in contesti caratterizzati da elevata conflittualità politica.

Guantánamo: una frontiera geopolitica permanente

La base navale di Guantánamo rappresenta uno dei simboli più longevi e controversi delle relazioni tra Washington e L’Avana. La sua presenza sul territorio cubano deriva dagli accordi stipulati nel 1903 all’indomani della guerra ispano-americana, che concessero agli Stati Uniti il controllo dell’area attraverso un contratto di locazione tuttora considerato valido da Washington ma contestato dal governo cubano.²

Dal punto di vista strategico, la base costituisce un’importante infrastruttura militare per la proiezione statunitense nel bacino caraibico. Dal punto di vista cubano, invece, essa continua a rappresentare una questione aperta di sovranità nazionale e un’eredità del periodo dell’influenza statunitense sull’isola.³

Questa duplice interpretazione ha trasformato Guantánamo in una vera e propria frontiera geopolitica permanente, nella quale la prossimità fisica tra apparati militari appartenenti a Stati reciprocamente diffidenti rende indispensabile il mantenimento di meccanismi di comunicazione diretta.

Diplomazia militare e Confidence-Building Measures

La teoria delle relazioni internazionali riconosce da tempo il valore delle cosiddette Confidence-Building Measures (CBMs), strumenti finalizzati a ridurre l’incertezza e il rischio di incomprensioni tra attori potenzialmente ostili.⁴

Nel caso delle relazioni tra Stati Uniti e Cuba, i contatti tra strutture militari rispondono precisamente a questa logica. Essi non implicano convergenze politiche né modificano le rispettive posizioni strategiche, ma consentono di mantenere un livello minimo di prevedibilità operativa.

La letteratura sulla diplomazia della difesa definisce tali pratiche come forme di Defence Diplomacy, ossia attività di cooperazione e comunicazione militare finalizzate alla prevenzione dei conflitti e alla gestione delle crisi.⁵

In contesti di tensione protratta, tali strumenti risultano spesso più stabili e resilienti dei canali diplomatici tradizionali. L’incontro di Guantánamo appare dunque riconducibile a una forma di diplomazia militare di necessità, funzionale a garantire la sicurezza locale e a prevenire possibili incidenti lungo una delle aree più sensibili dell’intero emisfero occidentale.

Il contesto regionale e la nuova competizione strategica

L’evento si inserisce in una fase di crescente attenzione statunitense verso il continente latino-americano e caraibico. Negli ultimi anni Washington ha progressivamente rivalutato l’importanza strategica della regione nel quadro della competizione globale tra grandi potenze.⁶

Parallelamente, Cuba continua ad attraversare una delle più complesse crisi economiche degli ultimi decenni. Le difficoltà energetiche, la scarsità di beni essenziali, la contrazione produttiva e l’aumento dell’emigrazione hanno accentuato le vulnerabilità strutturali dell’isola.⁷

A tali dinamiche si aggiunge la crescente presenza di attori extra-regionali, in particolare Cina e Russia, il cui attivismo economico e politico nei Caraibi viene osservato con crescente attenzione dagli Stati Uniti.⁸

In questo quadro, la stabilità strategica dell’area assume un valore che trascende la dimensione bilaterale, inserendosi all’interno di una più ampia competizione geopolitica che coinvolge l’intero sistema regionale.

Stabilità strategica e comunicazione operativa

L’incontro tra rappresentanti militari statunitensi e cubani non deve essere interpretato come il preludio a una normalizzazione dei rapporti politici. Restano infatti aperte numerose questioni che continuano a dividere i due Paesi, tra cui il regime delle sanzioni economiche, la questione dei diritti umani, le politiche migratorie e il ruolo di Cuba nel sistema regionale.

Tuttavia, l’episodio conferma una delle intuizioni fondamentali della teoria strategica contemporanea: la comunicazione rappresenta uno strumento essenziale della deterrenza e della gestione del rischio.⁹

Anche in assenza di fiducia reciproca, la possibilità di mantenere contatti regolari tra apparati tecnici contribuisce a ridurre il rischio di errori di calcolo e di escalation involontarie. In tal senso, la diplomazia militare continua a svolgere una funzione di stabilizzazione minima, particolarmente rilevante in contesti caratterizzati da rivalità persistenti e prossimità geografica.

Prospettive strategiche

L’incontro di Guantánamo costituisce un esempio significativo di come la cooperazione tecnica possa sopravvivere anche nei contesti di maggiore contrapposizione politica.

Pur senza modificare gli equilibri diplomatici esistenti, il mantenimento di canali militari attivi tra Stati Uniti e Cuba contribuisce alla gestione della sicurezza regionale e alla riduzione dei rischi associati a una delle aree più sensibili del continente americano.

Nel contesto della crescente competizione geopolitica globale e delle persistenti fragilità economiche e politiche della regione caraibica, tali meccanismi di comunicazione continuano a rappresentare un elemento essenziale per la conservazione della stabilità strategica e della prevedibilità nelle relazioni bilaterali.


NOTE

¹ United States Southern Command (SOUTHCOM), comunicazioni istituzionali sulle attività di cooperazione regionale e sicurezza emisferica.

² Agreement Between the United States and Cuba for the Lease of Lands for Coaling and Naval Stations, 1903.

³ Ministerio de Relaciones Exteriores de Cuba (MINREX), documentazione ufficiale sulla questione della Base Navale di Guantánamo.

⁴ United Nations Institute for Disarmament Research (UNIDIR), Confidence-Building Measures in International Relations.

⁵ Cottey, A., Forster, A., Reshaping Defence Diplomacy: New Roles for Military Cooperation and Assistance, Oxford University Press, 2004.

⁶ Congressional Research Service, Latin America and the Caribbean: U.S. Policy and Key Issues.

⁷ Economic Commission for Latin America and the Caribbean (ECLAC/CEPAL), rapporti economici annuali su Cuba.

⁸ Berg, R. C., China’s Strategic Interests in Latin America and the Caribbean, Center for Strategic and International Studies (CSIS).

⁹ Schelling, T. C., Arms and Influence, Yale University Press, 1966.

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

Berg, Ryan C. (2023). China’s Strategic Interests in Latin America and the Caribbean. Washington, D.C.: Center for Strategic and International Studies (CSIS).

Congressional Research Service (CRS). (2024). Latin America and the Caribbean: U.S. Policy and Key Issues. Washington, D.C.: Congressional Research Service.

Cottey, Andrew, & Forster, Anthony. (2004). Reshaping Defence Diplomacy: New Roles for Military Cooperation and Assistance. Oxford: Oxford University Press.

Domínguez, Jorge I. (2012). Cuba: Order and Revolution. Cambridge, Massachusetts: Harvard University Press.

Economic Commission for Latin America and the Caribbean (ECLAC/CEPAL). (2024). Economic Survey of Latin America and the Caribbean. Santiago de Chile: United Nations Publications.

Schelling, Thomas C. (1966). Arms and Influence. New Haven: Yale University Press.

United Nations Institute for Disarmament Research (UNIDIR). (2017). Confidence-Building Measures and International Security. Geneva: United Nations.

United States Department of Defense. (2024). United States Southern Command Posture Statement. Washington, D.C.: U.S. Government Publishing Office.

United States and Cuba. (1903). Agreement Between the United States and Cuba for the Lease of Lands for Coaling and Naval Stations. Washington, D.C.

Ministerio de Relaciones Exteriores de Cuba (MINREX). Documentos Oficiales sobre la Base Naval de Guantánamo. L’Avana.


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