La morte dell’agente milanese rivela una comunità professionale spesso frammentata negli ordinamenti, ma capace di ritrovarsi unita nel riconoscimento del servizio, del rischio e della dignità istituzionale

Abstract: La morte di Francesco Imprezzabile, agente della Polizia Locale di Milano deceduto nell’adempimento del dovere durante l’inseguimento di un veicolo che non si era fermato all’alt, ha suscitato un moto di cordoglio che ha attraversato l’intero sistema delle Polizie Locali italiane, trasformando il dolore per la perdita di un collega in un atto collettivo di riconoscimento istituzionale. La lettera sottoscritta da oltre duecento comandanti, indirizzata alla famiglia, al Comando di Milano e al Presidente della Repubblica, non costituisce soltanto un messaggio di vicinanza, ma assume il significato più profondo di una presa di parola comune da parte di una realtà professionale che, pur operando in una struttura amministrativamente frammentata e priva di una rappresentanza comunicativa unitaria, ha saputo raccogliersi intorno al sacrificio di un proprio appartenente, chiedendo che il suo esempio di coraggio, responsabilità e fedeltà alle istituzioni possa essere valutato anche ai fini del conferimento di un’onorificenza alla memoria.
Keywords: #FrancescoImprezzabile #PoliziaLocale #Milano #Cordoglio #Comandanti #SicurezzaUrbana #Onorificenza #Servizio #Dovere #Istituzioni #EthicaSocietas #UPLI #Unionepolizialocaleitaliana
Stefania Giuliani, Sostituto Commissario e Comandante del Corpo Unico di Polizia Locale di Gabicce Mare e Gradara, presta servizio nella Polizia Locale da vent’anni, diciassette dei quali svolti presso il Comando di Pesaro. Laureata in giurisprudenza, prima dell’ingresso nella Polizia Locale ha maturato un’esperienza professionale nel settore privato dal 1995 al 2005. È tra le firmatarie della lettera di cordoglio per Francesco Imprezzabile, espressione della vicinanza dei comandanti delle Polizie Locali italiane alla famiglia, al Comando di Milano e ai colleghi dell’agente caduto nell’adempimento del dovere.
Ci sono momenti, nella vita professionale di chi indossa una divisa, nei quali le parole sembrano arretrare davanti alla gravità degli eventi, perché il linguaggio ordinario del cordoglio appare improvvisamente insufficiente a contenere il peso di una morte avvenuta nell’adempimento del dovere, quando il servizio quotidiano, spesso silenzioso e sottovalutato, si trasforma in sacrificio estremo e costringe l’intera comunità istituzionale a interrogarsi non soltanto sul dolore della perdita, ma anche sul significato pubblico di quel servizio.
La scomparsa di Francesco Imprezzabile, agente della Polizia Locale di Milano, morto durante un inseguimento seguito al mancato arresto di un veicolo all’alt, appartiene a questa categoria di eventi. Non è soltanto una tragedia personale, familiare e professionale, ma un fatto che attraversa il tema più ampio della sicurezza urbana, della funzione reale della Polizia Locale nelle città contemporanee e del riconoscimento, ancora troppo spesso incompiuto, del rischio operativo assunto da uomini e donne che, pur collocati nell’ordinamento degli enti locali, svolgono ogni giorno attività di presidio, controllo, prevenzione e intervento in contesti che possono rapidamente trasformarsi in scenari di pericolo effettivo.
In questa cornice, la lettera di cordoglio indirizzata alla famiglia di Francesco Imprezzabile, al Comandante del Corpo di Polizia Locale di Milano e al Presidente della Repubblica assume un valore che supera la forma consueta della partecipazione al dolore. Essa non è soltanto un messaggio di vicinanza, ma una dichiarazione collettiva di appartenenza, un gesto istituzionale e umano attraverso il quale oltre duecento comandanti delle Polizie Locali d’Italia – ai quali se ne sonoaggiunti molti altri dopo l’invio della nota – hanno voluto far giungere al Comando di Milano, al reparto operativo nel quale Francesco prestava servizio, ai familiari, agli amici e a quanti lo hanno conosciuto, l’abbraccio di una comunità professionale nazionale.
Il dato più significativo non è soltanto numerico, sebbene la consistenza delle sottoscrizioni abbia un evidente rilievo simbolico, ma riguarda la capacità della Polizia Locale di riconoscersi, almeno nei momenti essenziali, come corpo morale prima ancora che come insieme di corpi amministrativamente distinti. Da sud a nord, dall’Adriatico al Tirreno, da grandi città a piccoli Comuni, da strutture complesse a realtà periferiche, comandanti e già comandanti hanno sentito il bisogno di unire la propria voce per affermare che la morte di un collega in servizio non riguarda mai soltanto il singolo ente di appartenenza, ma interpella l’intera comunità professionale e, con essa, la coscienza civile del Paese.
È proprio qui che il gesto acquista il suo significato più profondo. La Polizia Locale italiana vive storicamente dentro una condizione di frammentarietà ordinamentale, organizzativa e comunicativa, poiché ogni Corpo è radicato nell’autonomia dell’ente locale di riferimento e non dispone, come accade per le Forze di polizia statali, di una struttura nazionale unitaria, di una catena comunicativa centralizzata o di un ufficio stampa comune capace di esprimere immediatamente una voce istituzionale collettiva. Eppure, proprio in questa assenza di un centro formale, la lettera dei comandanti dimostra l’esistenza di un centro sostanziale: una coscienza professionale condivisa, una cultura del servizio, una memoria comune dei rischi e delle responsabilità, una solidarietà che non nasce da un ordine gerarchico ma da un’appartenenza vissuta.
Questa capacità di farsi voce unica, pur nella pluralità delle amministrazioni e dei territori, era già emersa in altre circostanze nelle quali si era reso necessario manifestare vicinanza a colleghi colpiti da eventi gravi o da situazioni di particolare esposizione, ma nel caso della morte di Francesco Imprezzabile essa assume un’intensità ulteriore, perché il cordoglio non si limita alla pietà per la perdita, ma si traduce nella richiesta che il sacrificio venga riconosciuto nelle forme previste dall’ordinamento, anche attraverso la valutazione del conferimento di un’onorificenza alla memoria.
La richiesta rivolta al Presidente della Repubblica non ha il tono della rivendicazione corporativa, né quello della protesta di settore. Ha piuttosto il significato sobrio e alto di una domanda di giustizia simbolica, perché il riconoscimento pubblico di chi cade nell’adempimento del proprio dovere non serve soltanto a onorare una memoria individuale, ma a riaffermare il valore di una funzione, a dare forma istituzionale al sacrificio, a ricordare alla collettività che la sicurezza non è un concetto astratto, ma un bene reso possibile dalla presenza concreta di persone che, in determinati momenti, assumono il rischio al posto degli altri.
Nella lettera, Francesco Imprezzabile viene ricordato come un collega che ha donato la propria vita con passione, coraggio e altissimo senso di responsabilità, mentre inseguiva un’autovettura che non si era fermata all’alt e che procedeva pericolosamente tra veicoli e cittadini. La formulazione è importante perché colloca il fatto nel suo nucleo essenziale: non l’eroismo retorico, non l’enfasi celebrativa, ma la concreta decisione di intervenire per proteggere la collettività da una condotta di fuga che, per sua natura, genera pericolo, disordine e imprevedibilità.
Il sacrificio di un operatore di polizia non deve essere trasformato in retorica, perché la retorica rischia di consumare il dolore e di neutralizzare le responsabilità; ma non deve neppure essere ridotto a fatalità, perché la fatalità cancella la dimensione del servizio e finisce per oscurare il significato pubblico dell’azione compiuta. Tra questi due estremi, la lettera dei comandanti sceglie una via più sobria e più giusta: quella della memoria istituzionale, della vicinanza alla famiglia, della solidarietà al Comando e della richiesta di un riconoscimento proporzionato al valore civile del gesto.
La morte di Francesco Imprezzabile riapre inevitabilmente anche il tema della natura reale della Polizia Locale. Ancora troppo spesso essa viene percepita, nel linguaggio comune e talvolta anche nella cultura istituzionale, attraverso categorie riduttive, come se fosse un apparato prevalentemente amministrativo, confinato alla viabilità, alle sanzioni, al controllo formale del territorio. Ma la realtà quotidiana delle città italiane racconta altro. Racconta servizi serali e notturni, controlli interforze, interventi su strada, incidenti, fughe, aggressioni, degrado urbano, abusivismo, emergenze sociali, sicurezza integrata, protezione civile, polizia giudiziaria, prossimità e presidio del territorio.
In questa realtà, la Polizia Locale è spesso la prima istituzione visibile, la più vicina, la più esposta e, proprio per questo, anche la più vulnerabile rispetto a una rappresentazione pubblica che non sempre corrisponde alla complessità delle sue funzioni. La tragedia di Milano mostra con drammatica chiarezza che il rischio non appartiene soltanto alle grandi operazioni di polizia o agli scenari eccezionali, ma può emergere dentro un servizio ordinario, in un controllo, in un alt non rispettato, in una fuga improvvisa, in una decisione presa in pochi secondi, quando il confine tra routine e pericolo si dissolve e l’operatore resta solo davanti alla responsabilità di agire.
Proprio per questo il cordoglio dei comandanti non può essere letto soltanto come una manifestazione emotiva. È anche un atto politico-istituzionale nel senso più alto del termine, perché restituisce alla Polizia Locale la sua dimensione pubblica e ricorda che dietro ogni uniforme vi sono persone, famiglie, carriere, scelte di vita, doveri assunti e rischi accettati. In quella firma collettiva non c’è soltanto la solidarietà verso Milano, ma la consapevolezza che ogni Corpo, ogni Comando e ogni operatore avrebbero potuto trovarsi nello stesso luogo, nello stesso momento, davanti alla stessa decisione.
La forza della lettera sta dunque nella sua capacità di trasformare la frammentazione in unità. Una Polizia Locale articolata in migliaia di Comuni, attraversata da differenze di organico, mezzi, regolamenti, organizzazione e riconoscimento, ha saputo esprimersi come comunità nazionale del servizio. Non una comunità astratta, ma una comunità costruita sulla comune esperienza della strada, della responsabilità, della prossimità ai cittadini e della solitudine operativa che spesso accompagna chi è chiamato a intervenire in situazioni complesse senza che l’ordinamento abbia ancora pienamente riconosciuto, in modo coerente e organico, la natura effettiva delle funzioni svolte.
Ai colleghi di Milano, alla famiglia di Francesco, ai suoi amici, ai suoi conoscenti e a tutti coloro che hanno condiviso con lui il lavoro e la vita, il messaggio che giunge dai comandanti delle Polizie Locali italiane è allora un messaggio di partecipazione sincera a un dolore immenso, ma anche un messaggio di continuità: Francesco Imprezzabile non resta soltanto nella memoria privata di chi lo ha amato, ma entra nella memoria professionale di una comunità che riconosce nel suo sacrificio un esempio di servizio, coraggio e fedeltà alle istituzioni.
La morte di un collega in divisa lascia sempre un vuoto che nessuna parola può colmare, ma ci sono parole che possono impedire a quel vuoto di diventare silenzio. La nota dei comandanti ha questo merito: ha dato forma a un dolore diffuso, ha raccolto il sentimento di tanti operatori, ha restituito dignità pubblica a una perdita privata e ha ricordato che, quando un appartenente alla Polizia Locale cade nell’adempimento del dovere, non cade mai da solo, perché insieme a lui si ferisce un’intera comunità professionale, ma insieme alla sua memoria quella stessa comunità può ritrovare la propria voce, la propria unità e la propria ragione più alta di servizio.
LA NOTA: Cordoglio comandanti per la scomparsa di Francesco Imprezzabile

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