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ITALIA GREEN FILM FESTIVAL 2026: IL CINEMA COME RITORNO ALL’UMANO E RESPONSABILITÀ VERSO LA TERRA, Federica D’Arpino

Domani al Teatro Argentina di Roma la settima edizione del Festival dedicato ai migliori film green e social internazionali, con opere provenienti da oltre settanta Paesi e il tema “Return to Human”

Federica D’Arpino

Abstract: La settima edizione dell’Italia Green Film Festival, in programma lunedì 25 maggio 2026 al Teatro Argentina di Roma, conferma il ruolo del cinema come linguaggio pubblico capace di connettere ambiente, società, cultura e responsabilità collettiva. Il tema scelto per l’edizione 2026, “Return to Human”, indica una direzione precisa: riportare l’esperienza cinematografica al centro della relazione umana, contro l’isolamento digitale e la frammentazione emotiva della società contemporanea. Con film in concorso provenienti da oltre settanta Paesi, la presenza di personalità del cinema e della cultura, il coinvolgimento di istituzioni nazionali e internazionali, ambasciate, WWF, UNESCO e media partner, il Festival si configura non soltanto come evento artistico, ma come spazio di educazione ambientale, cittadinanza culturale e sensibilizzazione sociale. Il cinema green e social diventa così uno strumento di interpretazione della crisi ecologica e antropologica del presente, capace di produrre consapevolezza, emozione condivisa e immaginazione civile.

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Il cinema green come spazio pubblico della coscienza ambientale

Lunedì 25 maggio 2026, al Teatro Argentina di Roma, si svolgerà la cerimonia di premiazione e la gran serata di gala della settima edizione dell’Italia Green Film Festival, concorso cinematografico internazionale dedicato ai migliori film green e social, che vedrà la proclamazione dei vincitori delle opere in concorso provenienti da oltre settanta Paesi e la partecipazione di numerosi protagonisti del cinema italiano e internazionale. Italian Green Film Festival 2026

Il dato quantitativo, pur rilevante, non esaurisce il significato della manifestazione e la presenza di film provenienti da oltre settanta Paesi dimostra che la crisi ambientale non è più un tema settoriale, confinato alla comunicazione scientifica o all’attivismo ecologico, ma è diventata una delle grandi questioni culturali del nostro tempo e il cinema, proprio perché unisce immagine, narrazione, emozione e memoria, può trasformare la crisi ecologica da informazione astratta a esperienza condivisa.

Il Festival nasce nel 2018 e nel corso degli anni ha progressivamente consolidato la propria posizione nel panorama internazionale. La sua identità non è limitata alla promozione di opere cinematografiche dedicate all’ambiente, ma riguarda più profondamente il rapporto tra linguaggio audiovisivo e responsabilità civile, promuovendo quella forma di cinema che non separa estetica, coscienza sociale e tutela della Terra.

“Return to Human” come tornare umani nell’epoca dell’isolamento digitale

Il tema dell’edizione 2026, “Return to Human”, introduce una chiave interpretativa particolarmente significativa, il direttore artistico Pierre Marchionne ha dichiarato che siamo “la generazione più connessa” ma, nello stesso tempo, una generazione sola, immersa in un isolamento digitale dal quale occorre uscire tornando a emozionarsi insieme.

Questa intuizione coglie uno dei nodi più profondi della contemporaneità ossia che la crisi ambientale non è soltanto crisi della natura, ma crisi della relazione: relazione con la Terra, con gli altri, con la memoria, con le tradizioni, con la cultura e con la storia. “Ritornare umani” significa allora ricostruire un rapporto non predatorio con il mondo, ma anche recuperare la dimensione comunitaria dell’esperienza culturale.

Il cinema risponde a questa esigenza perché resta uno degli ultimi luoghi nei quali persone diverse condividono, nello stesso tempo e nello stesso spazio, una medesima esperienza emotiva. La sala cinematografica, il festival, il dibattito dopo la proiezione e il confronto tra autori, pubblico e istituzioni diventano strumenti di ricostruzione del legame sociale.

In questa prospettiva, l’ambiente non è soltanto il contenuto dei film green, ma il loro orizzonte antropologico dove proteggere la Terra significa anche proteggere la capacità umana di sentire, comprendere, partecipare e riconoscersi parte di un destino comune.

Franco Nero e il cinema come speranza

Il presidente onorario del Festival, Franco Nero, ha definito il cinema non solo intrattenimento, ma “un potere enorme”, una forma di speranza e un luogo indispensabile per proteggere la Terra, la sua riflessione colloca il cinema dentro una responsabilità che supera l’ambito dello spettacolo: la vera sfida, ha affermato, non si gioca più soltanto sullo schermo, ma sulla terra che calpestiamo.

È una formulazione efficace perché sposta il cinema dalla rappresentazione alla responsabilità considerando che il film non si limita a raccontare il mondo ma può contribuire a modificare il modo in cui viene percepito e quindi può rendere visibile ciò che spesso resta fuori campo: la fragilità degli ecosistemi, il consumo del territorio, la perdita di biodiversità, la solitudine urbana, l’impoverimento delle relazioni, le disuguaglianze sociali e ambientali.

Il cinema green, quando è autentico, non coincide con la propaganda ecologica e non si limita a trasmettere un messaggio corretto, ma crea immagini capaci di restare nella memoria, di suscitare domande e di aprire spazi di consapevolezza poiché la forza dell’immagine cinematografica sta proprio nella sua capacità di trasformare il sapere in esperienza.

Il Teatro Argentina come scena simbolica

La scelta del Teatro Argentina di Roma attribuisce alla serata un valore simbolico ulteriore poiché è uno dei luoghi storici della cultura teatrale e civile della Capitale dove un festival dedicato alla sostenibilità e al cinema sociale coniuga la tradizione culturale italiana con le urgenze globali del presente.

Ad aprire la serata sono previsti i saluti istituzionali di Svetlana Celli, presidente dell’Assemblea Capitolina, e di Carolina Morace, europarlamentare e membro della Commissione per i diritti delle donne e l’uguaglianza di genere, la loro presenza istituzionale conferma che il tema ambientale non può essere trattato come materia accessoria, ma come questione trasversale alla cittadinanza, ai diritti, alla cultura e alla responsabilità pubblica.

La serata sarà inoltre aperta dalla Banda della Polizia Locale di Roma Capitale, chiamata a omaggiare con la propria musica il grande cinema italiano e anche questo elemento contribuisce a rafforzare la dimensione civica dell’evento: la città, le istituzioni, la musica e il cinema si incontrano in uno spazio comune di rappresentazione pubblica.

Il green carpet e il ruolo degli artisti

Sul green carpet del Festival sono annunciati Franco Nero, Christian De Sica, Sveva Alviti, Silvano Agosti, Giuliana De Sio, Franco Piavoli, Pino Quartullo, Andrea Roncato, Brando De Sica, Nina Pons, Riccardo Leonetti e molti altri protagonisti del mondo cinematografico.

La presenza di figure note non va letta solo come elemento mondano, in un festival dedicato all’ambiente e al sociale, la notorietà degli artisti diventa potenzialmente uno strumento di amplificazione culturale e la sostenibilità ha bisogno di linguaggi capaci di raggiungere pubblici ampi, di uscire dalle nicchie specialistiche e di trasformarsi in immaginario collettivo.

Sveva Alviti ha sottolineato che il cinema è capace di raccontare storie forti, di innescare cambiamenti, di farci porre domande, ma anche di unire le persone nell’esperienza della sala, in questa visione, il cinema non è consumo individuale di immagini, ma pratica di condivisione.

Riccardo Leonetti, sottolineando il rischio dell’isolamento contemporaneo, individua nel cinema e nei festival luoghi ancora capaci di produrre socialità, legando l’ecologia alla dimensione relazionale: non si può parlare seriamente di ambiente se non si parla anche di comunità.

Musica, danza e dialogo culturale

Il programma della serata integra cinema, musica, danza e dialogo interculturale, sono previste le performance del cantante Roberto Fia con “Un mare di piccoli lenzuoli bianchi”, brano con testo di Franco Nero e Lorenzo De Luca, musica di Roberto Fia e direzione orchestrale del maestro Davide Di Gregorio, eseguito con il coro dei bambini della scuola di Pesaro “Pianeta Musica”.

È prevista anche l’esibizione di Erika Nakanishi, soprano giapponese e membro dal 2024 del Coro della Cappella Giulia della Basilica di San Pietro in Vaticano, nonché una performance di danza classica di Giada Paganini, diplomata presso la scuola del Teatro dell’Opera di Roma.

Questa articolazione del programma mostra che il Festival non concepisce il cinema come linguaggio isolato, ma come parte di un ecosistema culturale più ampio dove musica, danza, prodotti audiovisivi e presenze istituzionali convergono in una stessa cornice: la costruzione di una sensibilità pubblica intorno alla tutela della Terra e alla qualità umana delle relazioni.

La partecipazione delle Ambasciate di Cina e India, insieme alla presenza di Svamini Shuddhananda Ghiri, referente per il Dialogo interreligioso dell’Unione Induista Italiana, aggiunge una dimensione internazionale e interculturale: l’ambiente, infatti, non può essere affrontato dentro confini culturali chiusi ma è per definizione una questione globale, interreligiosa, intergenerazionale e transnazionale.

Golden Leaf, WWF e Castelporziano, il premio diventa messaggio civile

Nel corso della kermesse sarà consegnato il Golden Leaf Speciale 2026 alla Tenuta Presidenziale della Repubblica Italiana di Castelporziano, per il suo impegno nella tutela della biodiversità, nell’educazione ambientale e nell’inclusione sociale e questo riconoscimento ha un valore particolarmente significativo, perché collega la dimensione cinematografica alla gestione concreta del patrimonio naturale.

Per la prima volta sarà inoltre assegnato un premio speciale WWF in memoria di Fulco Pratesi, fondatore dell’organizzazione, consegnato dalla figlia Isabella Pratesi, in occasione il sessantesimo anniversario del WWF e la missione dell’organizzazione volta all’equilibrio tra uomo e natura.

Il cinema green contemporaneo non nasce dal nulla, ma si innesta su una lunga tradizione di impegno ambientalista, divulgazione scientifica, educazione naturalistica e battaglie civili e quindi ricordare Fulco Pratesi significa riconoscere una genealogia dell’ambientalismo italiano e il ruolo di chi, prima che la sostenibilità diventasse parola comune, aveva già posto il tema della tutela della natura al centro del dibattito pubblico.

Il premio alla memoria di Francesco Cinquemani

Particolarmente significativo è anche il premio alla memoria assegnato all’autore e regista internazionale Francesco Cinquemani, ritirato da Elisabetta Marra, sua compagna di vita, in riconoscimento della sua carriera internazionale, dai film con Alec Baldwin, Danny Glover, John Travolta e Morgan Freeman fino all’ultimo lavoro, “Il magico mondo di Billie”.

Il Festival, tuttavia, non ne valorizza soltanto il percorso cinematografico, ma anche l’attività sociale: dal documentario “Offstage”, girato presso il carcere di Rebibbia, a “Lockdown generation”, dedicato agli effetti delle restrizioni pandemiche sui bambini, fino allo spot per Save the Children con Isabella Ferrari.

In questo riconoscimento si coglie uno dei tratti più interessanti dell’Italia Green Film Festival: l’idea che il cinema sociale non sia un genere minore, ma una forma di responsabilità artistica. Raccontare il carcere, l’infanzia, la pandemia, la fragilità e l’ambiente significa collocare l’opera audiovisiva dentro le ferite reali della società.

Le parole di Elisabetta Marra, che ricordano l’entusiasmo, la visione, la cultura cinematografica e il coraggio creativo di Cinquemani, restituiscono al premio una dimensione umana, non soltanto celebrativa.   La memoria di un artista diventa così parte di una riflessione più ampia sul senso del cinema come eredità, testimonianza e capacità di generare futuro.

Cinema, ambiente e società: una stessa crisi

La forza dell’Italia Green Film Festival sta nel non separare ambiente e società, infatti la parola “green”, se isolata, rischia talvolta di essere ridotta a etichetta ecologica; ma il programma del Festival mostra che la sostenibilità è anche questione sociale, culturale, educativa e relazionale.

La crisi climatica, la perdita di biodiversità, l’isolamento digitale, la salute mentale, la condizione dei minori, il dialogo interculturale e la memoria collettiva non sono temi separati ma frammenti di una stessa crisi della modernità, nella quale il rapporto tra essere umano, natura e comunità si è fatto fragile.

Il cinema può intervenire proprio perché non ragiona soltanto per dati, ma per storie e se i numeri spiegano la crisi, le storie la rendono percepibile, le immagini non sostituiscono la scienza, ma possono renderla emotivamente e culturalmente accessibile. Per questo un festival green e social non è un ornamento culturale dell’ambientalismo, ma uno dei suoi strumenti più importanti.

La presentazione dell’evento alla Camera dei Deputati

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