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LA CITTÀ IRRIDUCIBILE: GERUSALEMME NELL’ETÀ DELLA CRISI GLOBALE, Cristina Di Silvio

Gerusalemme come spazio geopolitico oltre il paradigma multilaterale contemporaneo

Cristina Di Silvio

Abstract: Il contributo analizza Gerusalemme come spazio geopolitico irriducibile alle categorie classiche dell’ordine internazionale contemporaneo. Attraverso una riflessione sul fallimento della neutralizzazione diplomatica della città, sull’evoluzione del concetto di sovranità e sul ritorno delle identità storiche nella politica globale, il saggio interpreta Gerusalemme come uno dei principali luoghi di crisi del paradigma multilaterale post-1945. La città emerge così non soltanto come centro simbolico del conflitto mediorientale, ma come dispositivo interpretativo della trasformazione dell’ordine internazionale contemporaneo.

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Introduzione

Esistono città che appartengono a uno Stato ed esistono città che eccedono lo Stato stesso. Gerusalemme appartiene alla seconda categoria. La sua storia moderna non può essere interpretata esclusivamente attraverso le categorie classiche della sovranità territoriale, poiché la città concentra simultaneamente dimensioni religiose, storiche, simboliche e geopolitiche che resistono a ogni tentativo di neutralizzazione politica. È precisamente questa irriducibilità a rendere Gerusalemme uno degli spazi decisivi della contemporaneità internazionale.

Nel corso del Novecento, la diplomazia multilaterale ha tentato di affrontare la questione gerosolimitana attraverso gli strumenti tipici dell’ordine postbellico: internazionalizzazione, sospensione delle controversie, ambiguità negoziale e separazione tra identità storiche e riconoscimento politico [1]. Tuttavia, nessuno di questi dispositivi è riuscito a stabilizzare definitivamente la città. Al contrario, Gerusalemme è progressivamente diventata il luogo nel quale si manifesta con maggiore evidenza la crisi delle categorie politiche costruite dopo il 1945.

La centralità geopolitica contemporanea di Gerusalemme non deriva soltanto dal conflitto mediorientale, ma dal fatto che essa rappresenta uno dei principali punti di frizione tra ordine internazionale astratto e continuità storica concreta. In questo senso, la città non costituisce un’eccezione marginale del sistema globale, bensì uno dei luoghi in cui la trasformazione dell’ordine internazionale appare più chiaramente visibile.

Il fallimento della neutralizzazione internazionale

La Risoluzione 181 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite del 1947 prevedeva per Gerusalemme uno status internazionale separato (corpus separatum), sottraendo la città alla sovranità esclusiva sia araba sia ebraica [2]. Tale proposta rifletteva una convinzione tipica della diplomazia postbellica: l’idea che gli spazi ad alta intensità simbolica potessero essere neutralizzati attraverso formule giuridico-amministrative capaci di sospendere le appartenenze storiche e religiose.

Nel caso di Gerusalemme, questo paradigma mostrò rapidamente i propri limiti strutturali. La città non poteva essere ridotta a semplice oggetto tecnico della governance internazionale perché la sua centralità precedeva la stessa architettura politica contemporanea. Gerusalemme non rappresentava soltanto un territorio da amministrare, ma uno spazio nel quale memoria, identità e sovranità risultavano storicamente inseparabili.

Il fallimento del corpus separatum non deve quindi essere letto esclusivamente come il fallimento di una soluzione diplomatica, bensì come la crisi di un’intera concezione dell’ordine internazionale fondata sulla possibilità di separare lo spazio politico dalle sue stratificazioni storiche. La vicenda gerosolimitana mostra infatti la crescente difficoltà delle istituzioni multilaterali di neutralizzare luoghi nei quali la dimensione simbolica continua a produrre effetti geopolitici concreti [3].

Gerusalemme e la crisi del paradigma westfaliano

La modernità politica europea si è costruita attorno a una precisa idea di sovranità: il controllo territoriale esercitato da uno Stato entro confini definiti e riconosciuti [4]. Gerusalemme sfugge strutturalmente a questo schema. La città non può essere interpretata soltanto come capitale amministrativa o spazio urbano, poiché la sua legittimazione politica si intreccia con una profondità storica che precede la formazione stessa dello Stato moderno.

La riunificazione israeliana della città nel 1967 rappresenta, in questo senso, un passaggio cruciale non solo sul piano strategico ma anche sul piano teorico. A partire da quel momento, Gerusalemme diventa uno degli esempi più evidenti della trasformazione contemporanea della sovranità: non più definita esclusivamente dal riconoscimento formale internazionale, ma anche dalla capacità di consolidarsi storicamente, amministrativamente e simbolicamente nello spazio [5].

La successiva proclamazione di Gerusalemme quale capitale “completa e unita” dello Stato di Israele attraverso la Basic Law del 1980 accentua ulteriormente questa tensione tra diritto internazionale e realtà geopolitica consolidata [6]. La comunità internazionale ha continuato a mantenere una posizione formalmente prudente sullo status della città, ma tale prudenza si è progressivamente scontrata con l’emergere di una configurazione politica ormai radicata sul terreno.

Gerusalemme diventa così uno dei luoghi nei quali appare evidente il progressivo indebolimento della distinzione moderna tra fatto politico e riconoscimento giuridico.

Il ritorno del sacro nella geopolitica contemporanea

Uno degli elementi più significativi della crisi internazionale contemporanea consiste nel ritorno delle identità storiche e religiose all’interno della politica globale. Per lungo tempo il paradigma liberale occidentale ha ritenuto possibile confinare il sacro nella sfera privata, separandolo progressivamente dalla dimensione geopolitica [7].

Gerusalemme dimostra invece il carattere incompleto di questo processo di secolarizzazione. La città continua a produrre effetti politici proprio perché rappresenta simultaneamente un luogo della memoria religiosa, della continuità storica e della sovranità contemporanea. In essa, dimensione spirituale e dimensione politica non risultano pienamente separabili.

Questo aspetto assume particolare rilevanza nel caso israeliano. Il rapporto tra il popolo ebraico e Gerusalemme precede infatti la modernità statuale e costituisce uno degli elementi fondamentali della continuità storica e identitaria ebraica. Ridurre la questione gerosolimitana a una controversia amministrativa o territoriale significa pertanto ignorare la profondità storica che rende la città un unicum nel panorama internazionale.

In tale prospettiva, la vicenda di Gerusalemme mostra il ritorno di una dimensione “storica” della sovranità, nella quale identità collettiva, memoria e legittimazione politica tornano a interagire in modo sempre più evidente [8].

La crisi dell’ordine post-1945

L’evoluzione geopolitica di Gerusalemme riflette una trasformazione più ampia dell’ordine internazionale contemporaneo. Il sistema costruito dopo la Seconda guerra mondiale si fondava infatti su alcuni presupposti centrali: primato del multilateralismo, progressiva neutralizzazione delle identità storiche, gestione delle controversie attraverso la sospensione diplomatica e separazione tra simbolo e politica estera [9].

Negli ultimi decenni tali presupposti hanno mostrato un progressivo indebolimento. La crescente centralità delle potenze regionali, il ritorno delle logiche identitarie e la crisi delle grandi architetture multilaterali hanno modificato profondamente il linguaggio della politica internazionale.

Il riconoscimento statunitense di Gerusalemme come capitale di Israele nel 2017 e il successivo trasferimento dell’ambasciata americana nel 2018 devono essere interpretati all’interno di questa trasformazione più ampia [10]. La decisione americana non ha semplicemente modificato una postura diplomatica consolidata, ma ha reso esplicita una tendenza già in atto: il passaggio da una diplomazia fondata sulla sospensione indefinita delle questioni controverse a una politica internazionale sempre più orientata al riconoscimento delle realtà geopolitiche consolidate.

In questo quadro, Gerusalemme emerge non come eccezione temporanea del sistema globale, ma come anticipazione di un ordine internazionale nel quale storia, identità e sovranità tendono nuovamente a convergere.

Conclusioni

Gerusalemme continua a occupare una posizione unica nella politica internazionale contemporanea perché rappresenta il punto nel quale le categorie dell’ordine postbellico mostrano con maggiore evidenza i propri limiti. La città appare irriducibile non soltanto ai tentativi di neutralizzazione diplomatica, ma anche alla concezione moderna della sovranità come semplice amministrazione territoriale.

La sua centralità geopolitica deriva precisamente da questa eccedenza: Gerusalemme rimane uno spazio nel quale memoria storica, legittimazione politica e dimensione simbolica continuano a sovrapporsi senza potersi separare completamente.

Nell’età della crisi globale, la questione gerosolimitana non riguarda quindi esclusivamente il Medio Oriente. Essa riflette una trasformazione più profonda dell’ordine internazionale contemporaneo: il progressivo ritorno della storia, delle identità e delle sovranità storiche all’interno della politica mondiale.


NOTE

[1] Hedley Bull, The Anarchical Society: A Study of Order in World Politics, Columbia University Press, New York, 1977.
[2] United Nations General Assembly, Resolution 181 (II), “Future Government of Palestine”, 1947.
[3] John Quigley, Jerusalem: The Illegal Occupation, Duke University Press, Durham, 2016.
[4] Stephen D. Krasner, Sovereignty: Organized Hypocrisy, Princeton University Press, Princeton, 1999.
[5] Michael Walzer, Just and Unjust Wars, Basic Books, New York, 1977.
[6] State of Israel, Basic Law: Jerusalem, Capital of Israel, 1980.
[7] Talal Asad, Formations of the Secular, Stanford University Press, Stanford, 2003.
[8] Jan Assmann, Cultural Memory and Early Civilization, Cambridge University Press, Cambridge, 2011.
[9] Henry Kissinger, Diplomacy, Simon & Schuster, New York, 1994.
[10] Donald J. Trump, Statement on Jerusalem, White House Archives, 6 December 2017.

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

  • Asad, Talal, Formations of the Secular: Christianity, Islam, Modernity, Stanford University Press, Stanford, 2003.
  • Assmann, Jan, Cultural Memory and Early Civilization, Cambridge University Press, Cambridge, 2011.
  • Bull, Hedley, The Anarchical Society: A Study of Order in World Politics, Columbia University Press, New York, 1977.
  • Kissinger, Henry, Diplomacy, Simon & Schuster, New York, 1994.
  • Krasner, Stephen D., Sovereignty: Organized Hypocrisy, Princeton University Press, Princeton, 1999.
  • Quigley, John, Jerusalem: The Illegal Occupation, Duke University Press, Durham, 2016.
  • State of Israel, Basic Law: Jerusalem, Capital of Israel, 1980.
  • United Nations General Assembly, Resolution 181 (II), 1947.
  • Walzer, Michael, Just and Unjust Wars, Basic Books, New York, 1977.


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