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Francesco Mancini Geopolitica NOTIZIE

La transizione ecologica diventa politica industriale

I 23 miliardi autorizzati dall’Unione europea per le rinnovabili italiane ridefiniscono il rapporto tra Stato, mercato e autonomia energetica

Francesco Mancini

Abstract: L’approvazione, nel giugno 2026, da parte della Commissione europea di un regime italiano di sostegno pubblico alle energie rinnovabili, del valore complessivo di circa 23 miliardi di euro, rappresenta un passaggio significativo nella trasformazione delle politiche energetiche e industriali dell’Unione europea. L’intervento, finalizzato a incentivare la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, si inserisce nel quadro degli obiettivi europei di decarbonizzazione e rafforzamento della sicurezza energetica, evidenziando il crescente ruolo dell’intervento pubblico nell’orientamento degli investimenti e nella trasformazione dei sistemi produttivi. La misura solleva tuttavia questioni relative alla sostenibilità economica degli incentivi, alla concorrenza, alla distribuzione dei benefici e alla capacità delle politiche ambientali di tradursi in un effettivo miglioramento delle condizioni economiche e sociali. La transizione ecologica emerge così non soltanto come un processo tecnologico e ambientale, ma come una trasformazione strutturale dei rapporti tra istituzioni, mercato e società.

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Il ritorno dello Stato nell’economia energetica

L’approvazione, nel giugno 2026, di un regime italiano di aiuti pubblici alle energie rinnovabili per circa 23 miliardi di euro rappresenta un intervento di particolare rilevanza nel quadro delle politiche europee di decarbonizzazione, poiché conferma come la trasformazione dei sistemi energetici non possa essere affidata esclusivamente alle dinamiche spontanee del mercato, ma richieda una programmazione pubblica capace di orientare gli investimenti verso obiettivi ambientali, economici e strategici di lungo periodo.

La decisione della Commissione europea si inserisce nella disciplina degli aiuti di Stato prevista dagli articoli 107 e 108 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, che consente, a determinate condizioni, interventi pubblici destinati a perseguire finalità di interesse comune, tra cui la protezione dell’ambiente e lo sviluppo delle energie rinnovabili.

Il significato della misura supera pertanto la dimensione finanziaria, perché evidenzia una trasformazione del rapporto tra potere pubblico e iniziativa economica privata, nel quale lo Stato non interviene soltanto per correggere eventuali disfunzioni del mercato, ma contribuisce a indirizzare le scelte industriali verso un modello produttivo considerato strategico per il futuro del Paese.

La transizione energetica assume così i caratteri di una politica industriale, nella quale gli obiettivi ambientali si intrecciano con la competitività delle imprese, la sicurezza degli approvvigionamenti e la capacità di ridurre la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili.

Le rinnovabili tra mercato e interesse pubblico

Il sistema di sostegno autorizzato dalla Commissione europea mira a favorire nuovi investimenti nella produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, attraverso strumenti economici destinati a rendere maggiormente prevedibili i ricavi degli operatori e a ridurre l’esposizione alle oscillazioni dei prezzi energetici.

La necessità di tali meccanismi deriva dalle caratteristiche degli investimenti nel settore, generalmente contraddistinti da elevati costi iniziali e da ritorni economici distribuiti su periodi prolungati, che possono rendere più difficile il finanziamento dei progetti in presenza di condizioni di mercato instabili.

Gli incentivi pubblici possono quindi contribuire ad accelerare la realizzazione degli impianti, favorendo l’incremento della capacità produttiva nazionale e la progressiva riduzione delle emissioni climalteranti.

Tuttavia, il ricorso a risorse pubbliche richiede particolare attenzione alla proporzionalità degli interventi, alla trasparenza delle procedure di assegnazione e alla prevenzione di vantaggi economici ingiustificati, soprattutto quando il sostegno riguarda operatori che agiscono in mercati caratterizzati da differenti livelli di concentrazione e capacità finanziaria.

L’obiettivo non dovrebbe essere quello di garantire indiscriminatamente la redditività degli investimenti privati, ma di sostenere attività capaci di produrre benefici ambientali ed economici che il mercato, autonomamente, potrebbe non valorizzare in misura adeguata.

In questa prospettiva, la legittimità economica e sociale degli incentivi dipende dalla loro capacità di generare risultati verificabili, evitando che il trasferimento di risorse pubbliche si traduca prevalentemente in un incremento dei profitti senza corrispondenti vantaggi collettivi.

L’autonomia energetica come questione geopolitica

Le crisi energetiche degli ultimi anni hanno dimostrato quanto la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili possa incidere sulla stabilità economica e sulla capacità degli Stati di esercitare autonomamente le proprie scelte politiche.

L’aumento della produzione nazionale da fonti rinnovabili costituisce quindi uno strumento non soltanto di riduzione delle emissioni, ma anche di diversificazione degli approvvigionamenti e di contenimento dell’esposizione alle tensioni dei mercati internazionali.

L’autonomia energetica, tuttavia, non coincide con l’autosufficienza, perché lo sviluppo delle tecnologie rinnovabili richiede materie prime, componenti industriali, sistemi di accumulo e infrastrutture digitali che dipendono a loro volta da catene di approvvigionamento internazionali.

La trasformazione del sistema energetico modifica pertanto la natura delle dipendenze economiche, senza necessariamente eliminarle, rendendo indispensabile una politica industriale capace di affiancare alla diffusione degli impianti la crescita delle competenze tecnologiche e delle capacità produttive europee.

Il sostegno alle rinnovabili deve essere interpretato anche in questa prospettiva, come parte di una strategia che collega sicurezza nazionale, competitività industriale e autonomia strategica dell’Unione europea.

La transizione deve essere anche sociale

La dimensione economica della transizione ecologica non può essere separata dalle conseguenze sociali delle politiche energetiche, poiché i costi e i benefici della trasformazione non si distribuiscono automaticamente in modo uniforme tra imprese, territori e cittadini.

Gli investimenti nelle energie rinnovabili possono contribuire alla creazione di occupazione qualificata, allo sviluppo di nuove competenze professionali e alla riduzione della dipendenza energetica, ma tali risultati richiedono infrastrutture adeguate, procedure amministrative efficienti e politiche capaci di coinvolgere le comunità locali.

La diffusione degli impianti comporta inoltre questioni relative al consumo di suolo, alla tutela del paesaggio e alla compatibilità con le attività agricole, rendendo necessario un equilibrio tra interessi ambientali che non sempre risultano immediatamente coincidenti.

Particolare attenzione deve essere riservata alla distribuzione dei benefici economici, perché una transizione finanziata attraverso meccanismi pubblici non può considerarsi pienamente sostenibile se i vantaggi rimangono concentrati negli operatori industriali, mentre i costi continuano a gravare prevalentemente sulle famiglie e sulle categorie sociali più vulnerabili.

La riduzione della povertà energetica, l’accessibilità dei servizi essenziali e la possibilità per i cittadini di partecipare ai benefici della produzione distribuita rappresentano pertanto elementi fondamentali per valutare l’efficacia complessiva delle politiche di decarbonizzazione.

Il futuro dell’energia è una scelta politica

L’autorizzazione europea al regime italiano di sostegno alle rinnovabili conferma che la transizione ecologica non costituisce semplicemente una sostituzione tecnologica delle fonti energetiche, ma una trasformazione strutturale dell’economia, nella quale le istituzioni pubbliche assumono un ruolo determinante nella definizione delle priorità produttive e nella distribuzione delle risorse.

Il valore dell’intervento non potrà tuttavia essere misurato esclusivamente attraverso l’ammontare degli incentivi autorizzati o la quantità di nuova capacità produttiva installata, ma dovrà essere valutato considerando gli effetti sui prezzi dell’energia, sull’occupazione, sulla competitività industriale, sulle emissioni e sulle condizioni economiche delle famiglie.

La questione fondamentale riguarda dunque la capacità di trasformare un investimento pubblico di grandi dimensioni in un beneficio collettivo durevole, evitando che la sostenibilità ambientale venga perseguita indipendentemente dalla sostenibilità economica e sociale.

Perché la transizione ecologica non può limitarsi a cambiare il modo in cui viene prodotta l’energia, ma deve contribuire a modificare anche il modo in cui vengono distribuiti i suoi costi, i suoi benefici e le opportunità di sviluppo, affinché il perseguimento degli obiettivi climatici diventi parte integrante di un modello economico più efficiente, autonomo ed equo.


Riferimenti normativi e bibliografici

  • Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, artt. 107 e 108, disciplina degli aiuti di Stato.
  • Regolamento (UE) 2021/1119 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 giugno 2021, che istituisce il quadro per il conseguimento della neutralità climatica.
  • Direttiva (UE) 2023/2413 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 ottobre 2023, relativa alla promozione dell’energia da fonti rinnovabili.
  • Commissione europea, REPowerEU Plan, COM(2022) 230 final, Bruxelles, 18 maggio 2022.
  • Commissione europea, The Clean Industrial Deal: A Joint Roadmap for Competitiveness and Decarbonisation, COM(2025) 85 final, Bruxelles, 26 febbraio 2025.
  • International Energy Agency, Renewables 2025, Parigi, 2025.
  • Mazzucato, Mariana, The Entrepreneurial State: Debunking Public vs. Private Sector Myths, Anthem Press, 2013.
  • Stern, Nicholas, The Economics of Climate Change: The Stern Review, Cambridge University Press, 2007.


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