ETHICA SOCIETAS-Rivista di scienze umane e sociali
Deborah Breda NOTIZIE Psicologia Sociologia e Scienze Sociali

NUMERI OPACHI, DOLORE CHIARO, Deborah Breda

Il confronto europeo sui suicidi in divisa e la costruzione di un supporto psicologico sistemico in Italia

Deborah Breda

Abstract: La tutela del benessere psicologico del personale in divisa rappresenta una delle sfide organizzative più complesse e urgenti per le Forze di Polizia contemporanee. Questo studio, basato su fonti primarie certificate (OSD, UNARMA, EUROMIL), analizza il fenomeno oltre i limiti intrinseci della selezione psicoattitudinale iniziale, proponendo un cambio di paradigma verso un modello di resilienza sistemica. Partendo dall’analisi dei fattori di stress peculiari delle realtà operative – con un focus sulla prossimità territoriale – e dal confronto con il quadro europeo, si delineano linee guida per un sostegno psicologico continuativo, integrato e culturalmente accettato. L’obiettivo è trasformare la gestione della salute mentale da questione emergenziale a pilastro strutturale dell’efficienza e della tutela del personale. Questo articolo è stato concepito come un contributo costruttivo al dibattito sul benessere organizzativo nelle Forze di Polizia. L’intento è quello di fornire un’analisi basata su dati e di avanzare proposte operative, nella piena consapevolezza della complessità del lavoro svolto e del profondo senso di dedizione che anima chi lo svolge.

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Introduzione: dalla cronaca all’analisi di sistema

Nella notte tra il 31 gennaio e il 1° febbraio 2026, a Lamezia Terme, si consuma l’ultima di una serie di tragedie che segnano profondamente la comunità delle Forze di Polizia. Infatti, il vicebrigadiere dei Carabinieri Bruno Mastroianni, 39 anni, in servizio a Bovalino ma residente a Lamezia, si toglie la vita con la pistola d’ordinanza durante un controllo routine in via delle Terme, nel quartiere Sambiase, dopo aver accostato il veicolo su invito dei colleghi. Pochi giorni prima, il 24 gennaio, un’altra tragedia analoga colpisce l’Arma: un giovane carabiniere forestale di 25 anni, originario di Formia in provincia di Latina, è trovato senza vita nella caserma di Cagnano Varano (Foggia), dove prestava servizio dall’ottobre 2025; il corpo, scoperto dai colleghi nell’alloggio di servizio, suggerisce un gesto volontario con l’arma d’ordinanza. Dopo l’episodio di Lamezia, inoltre, la comunità reagisce con cordoglio e indagini: la Procura coordina l’autopsia, i funerali si tengono il 4 febbraio, mentre il sindacato NSC Calabria denuncia il “silenzio assordante” e invoca interventi contro la “piaga” dei suicidi in divisa. Pertanto, un episodio che, nelle sue dinamiche, costringe a una riflessione che vada oltre la singola notizia e interroghi l’intera architettura del supporto psicologico dedicato a chi svolge questo delicato servizio.

Rispondere a questa esigenza significa, dunque, superare la ricerca di responsabilità immediate per abbracciare una visione sistemica e proattiva. In particolare, la selezione psicoattitudinale in ingresso, pur fondamentale, rappresenta solo il primo passo di un percorso che deve accompagnare l’operatore per tutta la sua carriera. Pertanto, questo studio si propone di analizzare i fattori di stress specifici del lavoro in divisa, con particolare attenzione alle realtà a più stretto contatto con il territorio, e di delineare le coordinate per un modello integrato di prevenzione e sostegno. Un modello che non sia percepito come una sanzione o un segno di debolezza, ma come una componente essenziale della professionalità e della forza organizzativa

Il fenomeno: una contabilità inaccettabile

I numeri del decennio: 750 vite spezzate
L’Osservatorio Suicidi in Divisa (OSD) e l’analisi UNARMA forniscono, incrociando le fonti disponibili, la fotografia più cruda e completa del decennio 2016-2025: 750 suicidi, con una media di 75 casi all’anno. Un tributo inaccettabile che traccia una linea temporale di sofferenza.

La distribuzione tra i corpi: una mappa della sofferenza
La distribuzione tra i corpi, seppur nella consapevolezza della parzialità di qualsiasi dato in questo campo, aiuta a comprendere la portata trasversale del fenomeno:

Corpo Casi totali (2016-2025) % sul totale Specificità operativa rilevante
Arma dei Carabinieri 224 30% Missioni ad alto rischio, prossimità territoriale 24/7.
Polizia di Stato 128 17% Alta conflittualità sociale urbana, “sindrome del corridoio”.
Polizia Penitenziaria 90 12% Trauma vicario da esposizione continua alla reclusione.
Polizie Locali 89 12% Dequalificazione percepita, pressione politica iper-locale.
Guardia di Finanza 81 11% Pressione amministrativa e investigativa.
Forze Armate (puro) 138 18%

Il peso dei dati: tassi, picchi e letalità

Questi numeri si traducono dunque in un tasso di incidenza stimato tra l’1‰ e l’1,3‰, significativamente superiore al tasso della popolazione generale italiana (circa 0,6‰ secondo l’ISTAT). Il picco si è registrato nel 2022, con 92 casi: una vita spezzata ogni quattro giorni. Un dato agghiacciante che completa il quadro è la letalità dell’arma d’ordinanza, utilizzata in circa l’82% dei casi, a confermare in modo drammatico come la disponibilità immediata dello strumento di servizio trasformi un impulso di crisi in un esito quasi sempre fatale.

In definitiva, non sono numeri. Sono vite. Uomini e donne che hanno scelto di servire lo Stato, ma che il sistema, nella sua articolazione attuale, non ha saputo o potuto sostenere fino in fondo quando il peso della divisa è diventato insostenibile. Questa contabilità del dolore è il punto di partenza non negoziabile di qualsiasi discorso serio sulla prevenzione.

Origini dello stress multidimensionale

Per progettare interventi efficaci, è necessario decodificare le pressioni uniche alle quali i dati rimandano, andando oltre le medie generali.

Il carico comune a tutte le divise: fattori di rischio trasversali
Le ricerche internazionali, come il report EUROMIL 2022, e le analisi nazionali concordano nell’identificare un nucleo di fattori di rischio trasversali: lo stress cronico operativo da turni e carichi insostenibili; l’esposizione traumatica ripetuta; l’accesso alle armi; e, non da ultimo, una cultura organizzativa che ancora troppo spesso stigmatizza la richiesta di aiuto.

Lo stress specifico: la prossimità territoriale e il suo peso
Analizzando più nel dettaglio le specificità, emergono carichi ulteriori per i corpi a stretto contatto con il territorio. Ad esempio, per i Carabinieri, all’effetto “sportello” 24/7 si somma il peso di un’aspettativa sociale unica: essere il punto di riferimento etico e di ordine genera una pressione interiorizzata fortissima, il timore di non essere all’altezza dell’ideale del “militare perfetto”. Allo stesso modo, la Polizia Locale vive costantemente il bilanciamento tra ruolo professionale e “peso politico” dell’amministrazione comunale, in un contesto di prossimità quotidiana che può portare a una percezione di dequalificazione.

Il muro europeo dei dati: opacità come sintomo di stigma
Il tentativo di collocare la situazione italiana in un quadro comparativo si scontra invece con un ostacolo fondamentale, rivelato dal rapporto EUROMIL 2022: la mancanza sistematica di trasparenza. Circa il 55% dei paesi UE partecipanti all’indagine non rende pubblici i dati sui suicidi nelle forze armate, e il 64,7% delle associazioni sindacali che rappresentano il personale non vi ha accesso. Questo “muro dei dati” non è un dettaglio amministrativo; è al contrario il sintomo istituzionale dello stesso stigma che a livello individuale alimenta la “sindrome del corridoio”. Di conseguenza, l’opacità impedisce una diagnosi accurata, un confronto sulle best practice e, in definitiva, una prevenzione efficace.

Casi studio europei e lezioni apprese
Laddove i dati emergono (es. Francia: ~44 casi/anno; Germania: ~18,6/anno; UK: ~12/anno), mostrano che nessun modello organizzativo è immune. Tuttavia, l’esperienza britannica, associata a programmi strutturati come il “Blue Light Programme”, indica chiaramente che investire in supporto visibile e accessibile è parte della soluzione e può portare a risultati tangibili.

La selezione iniziale: un pilastro necessario ma non sufficiente

Alla luce di questi dati, il ruolo della selezione psicoattitudinale va ricollocato. Il suo valore è innegabile come filtro iniziale per patologie conclamate. Tuttavia, i suoi limiti strutturali sono evidenti: è una valutazione istantanea che non può predire la reazione al logoramento di una carriera trentennale; il suicidio è un evento raro statisticamente difficile da prevedere; e, soprattutto, non può equipaggiare l’individuo con gli strumenti per gestire lo stress continuativo. In altre parole, la selezione è il fondamento, non l’edificio completo della tutela psicologica.

Verso un modello integrato di supporto

Per tutte queste ragioni, la risposta al logoramento continuo deve essere un sostegno altrettanto continuo, integrato e percepito come una risorsa. Per superare sia le criticità italiane che il muro di opacità europeo, si propone dunque un modello basato su quattro pilastri:

Pilastro Obiettivo Azioni concrete
1. Supporto continuativo e accessibile Normalizzare la cura del benessere e abbattere le barriere. Psicologi di presidio (1:50), sportelli H24 anonimi, check-up periodici non punitivi.
2. Cultura organizzativa proattiva Trasformare la salute mentale da tabù a valore condiviso. Comunicazione chiara dai vertici, formazione anti-stigma per i comandanti.
3. Protocolli per la gestione delle crisi Risposte immediate a eventi critici. Sostegno obbligatorio post-traumatico, sospensione volontaria e protetta dell’arma.
4. Monitoraggio e miglioramento continuo Politiche basate su dati affidabili e trasparenti. Sistema nazionale trasparente di raccolta dati, valutazione dell’impatto degli interventi.

Questo modello punta a creare un ecosistema di resilienza, dove il supporto è parte integrante dell’organizzazione. In questo quadro, la trasparenza nei dati, tanto carente a livello europeo, diventa qui il motore del miglioramento continuo, per misurare il problema e l’efficacia delle soluzioni.

Conclusioni: dalla consapevolezza del dolore alla costruzione della resilienza

In conclusione, i 750 nomi del decennio 2016-2025, i 92 casi del solo 2022 e l’ultima tragedia di Lamezia Terme non sono statistiche. Sono il “dolore chiaro” che buca il “muro dei numeri opachi”, sia nazionale che europeo. Pertanto, chiedono un cambio di passo storico: dall’illusione del filtro perfetto alla costruzione quotidiana del sostegno.
Le specificità operative – dalla prossimità dei Carabinieri allo stress ambientale della Penitenziaria – richiedono risposte “su misura”, ma la direzione è unica: investire nella resilienza sistemica, rendendo il supporto psicologico una risorsa operativa tanto quanto la formazione tecnica.
In sintesi, le proposte qui avanzate nascono dalla consapevolezza del valore insostituibile di chi serve in divisa e dalla volontà di contribuire a costruire istituzioni più forti, proprio perché più capaci di prendersi cura del proprio personale. Superare la cultura del silenzio, in Italia come in Europa, non è un’opzione: è il primo, indispensabile atto di una prevenzione che voglia essere all’altezza del sacrificio di quelle 750 vite e della dedizione di chi, ogni giorno, sceglie di proteggere la nostra sicurezza.


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