ETHICA SOCIETAS-Rivista di scienze umane e sociali

Autonomia, ritiro affettivo e ambiguità dell’intelligenza emotiva nelle relazioni contemporanee

Elhem Beddouda

Abstract: Negli ultimi decenni, le trasformazioni socio-culturali legate all’individualismo hanno ridefinito profondamente il modo in cui gli individui concepiscono e vivono le relazioni affettive. Questo articolo analizza criticamente l’ipotesi secondo cui l’individualismo contemporaneo abbia eroso dimensioni fondamentali dell’amore, quali il sacrificio, la pazienza e la responsabilità verso l’altro. Attraverso un approccio teorico interdisciplinare, si esplora la tensione tra autonomia individuale e impegno relazionale, evidenziando come la valorizzazione del sé possa tradursi tanto in emancipazione quanto in una forma di ritiro affettivo. Particolare attenzione è dedicata all’ambiguità dell’intelligenza emotiva nell’interpretazione dei segnali relazionali impliciti e al rischio di autoinganno nelle dinamiche unilaterali. L’articolo propone una lettura non conciliatoria: l’amore contemporaneo si trova intrappolato in una contraddizione strutturale tra desiderio di legame e rifiuto della vulnerabilità.

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Elhem Beddouda, educatrice professionale laureata in Scienze dell’educazione e dei processi formativi dell’università di Parma con una tesi dal titolo “Islam e funzione educativa. Prospettiva in tema di assistenza religiosa in carcere” , attualmente sono iscritta al corso di laurea “Global Studies For Sustainable Local and International Development and Cooperation” della stessa università.


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Introduzione: l’amore come spazio in tensione

Il discorso pubblico contemporaneo tende a oscillare tra due narrazioni opposte: da un lato, l’esaltazione dell’autonomia individuale; dall’altro, una nostalgia per forme di amore percepite come più autentiche, durature e fondate sul sacrificio. Questa tensione non è accidentale, ma riflette un cambiamento strutturale nelle modalità di costruzione del legame.

Se in passato l’amore era inscritto in cornici sociali relativamente stabili — matrimonio, comunità, norme condivise — oggi esso si configura come una scelta individuale continuamente rinegoziata. Tale trasformazione, radicata nell’individualismo, ha ampliato le possibilità di autodeterminazione, ma ha anche reso le relazioni più fragili, esposte alla logica della reversibilità.

L’individualismo contemporaneo: emancipazione o disimpegno?

L’individualismo non è un fenomeno monolitico. Esso include tanto la legittima rivendicazione del benessere personale quanto una crescente difficoltà a tollerare il disagio relazionale.

Da un lato, l’individuo contemporaneo è incoraggiato a:

  • riconoscere i propri bisogni
  • evitare relazioni percepite come “tossiche”
  • proteggere il proprio equilibrio psicologico

Dall’altro, questa stessa logica può produrre effetti meno visibili ma rilevanti:

  • una riduzione della capacità di negoziazione
  • una bassa tolleranza alla frustrazione
  • una tendenza a interrompere piuttosto che trasformare il legame

Il risultato è un paradosso: relazioni più libere, ma anche più facilmente abbandonabili, in cui la reciprocità diventa fragile e intermittente.

La scomparsa del sacrificio: mito o realtà?

Uno degli argomenti più ricorrenti nel dibattito contemporaneo è la presunta scomparsa del sacrificio amoroso. Tuttavia, è necessario interrogarsi su cosa si intenda per sacrificio.

Storicamente, il sacrificio è stato spesso asimmetrico e normativamente imposto. La sua erosione rappresenta quindi anche un progresso. Tuttavia, l’eliminazione totale della dimensione sacrificiale produce un effetto inatteso: la difficoltà a sostenere il legame nei momenti di asimmetria.

Ogni relazione attraversa fasi in cui:

  • uno dei due dà di più
  • uno dei due è più fragile
  • uno dei due ha bisogno di tempo

In assenza di una disponibilità temporanea al disequilibrio, il legame si interrompe prima di potersi consolidare. In questo senso, ciò che viene meno non è il sacrificio in quanto oppressione, ma il sacrificio come investimento relazionale, strettamente connesso alla vulnerabilità.

L’intolleranza alla vulnerabilità e il ritiro affettivo

Un elemento centrale dell’amore contemporaneo è la crescente difficoltà a sostenere la vulnerabilità — propria e altrui.

L’individuo è chiamato a essere:

  • autonomo
  • emotivamente stabile
  • capace di autoregolazione

Questa aspettativa produce un effetto collaterale: chi manifesta bisogno, insicurezza o lentezza nell’aprirsi rischia di essere percepito come “troppo”.

Di conseguenza, si afferma una dinamica ricorrente:

  • l’altro viene lasciato proprio nel momento in cui ha più bisogno di conferma
  • il ritiro affettivo viene giustificato come cura di sé
  • la responsabilità relazionale viene ridefinita come opzionale

Questo non implica necessariamente mancanza di sentimento, ma segnala una difficoltà strutturale a sostenere il carico emotivo dell’altro.

Insistenza, reciprocità e ambiguità dell’intelligenza emotiva

Una delle dinamiche più controverse nelle relazioni contemporanee riguarda l’interpretazione dell’allontanamento dell’altro. In contrasto con una lettura comportamentale — secondo cui la distanza segnala disinteresse — emerge una prospettiva alternativa: il ritiro può talvolta costituire una forma indiretta di richiesta di aiuto.

In molti casi, infatti, gli individui non dispongono delle risorse emotive per esprimere apertamente il bisogno di vicinanza. La chiusura o l’evitamento possono allora funzionare come strategie difensive di fronte alla vulnerabilità. In questo contesto, l’insistenza dell’altro può assumere un valore relazionale.

È qui che l’intelligenza emotiva viene chiamata in causa: come capacità di cogliere segnali impliciti e riconoscere bisogni non verbalizzati. Tuttavia, questa prospettiva introduce un’ambiguità critica.

Se da un lato alcune forme di allontanamento contengono una domanda relazionale inespressa, dall’altro non ogni distanza può essere interpretata come tale. L’attribuzione sistematica di significato rischia di trasformarsi in autoinganno, legittimando l’insistenza unilaterale.

Affinché l’insistenza possa essere considerata espressione di amore, devono essere presenti condizioni minime:

  • segnali, anche intermittenti, di apertura
  • una qualche forma di reciprocità
  • l’assenza di un rifiuto sistematico

In mancanza di tali elementi, l’interpretazione dell’altro rischia di diventare una costruzione soggettiva più che una realtà relazionale.

Conclusione: una contraddizione irrisolta

L’amore contemporaneo non può essere ridotto né a una perdita né a un progresso lineare. Esso è piuttosto il luogo di una contraddizione:

  • desiderio di legame profondo
  • rifiuto della vulnerabilità e del disagio

In questo scenario, l’individualismo non elimina l’amore, ma ne ridefinisce i limiti. Ciò che emerge è una forma di relazione instabile, in cui il confine tra comprensione dell’altro e autoinganno diventa sempre più difficile da tracciare.

La questione più scomoda resta aperta: quanto di ciò che chiamiamo amore è relazione reale, e quanto è interpretazione persistente in assenza di reciprocità?


Bibliografia essenziale

  • Bauman, Z. (2003). Amore liquido. Laterza.
  • Beck, U., & Beck-Gernsheim, E. (1995). The Normal Chaos of Love. Polity Press.
  • Illouz, E. (2007). Consuming the Romantic Utopia. University of California Press.
  • Giddens, A. (1992). The Transformation of Intimacy. Stanford University Press.
  • Fromm, E. (1956). The Art of Loving. Harper & Row.


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