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Francesco Mancini Geopolitica NOTIZIE

La rivoluzione studentesca in Serbia contro la destra sovranista e filorussa

Dalla tragedia di Novi Sad alla sconfitta di Vučić, la mobilitazione giovanile diventa maggioranza parlamentare e apre una nuova fase politica nei Balcani

Francesco Mancini

Abstract: Le elezioni parlamentari anticipate del 25 ottobre 2026 segnano una svolta nella storia politica della Serbia, ponendo fine alla lunga egemonia esercitata da Aleksandar Vučić e dal Partito Progressista Serbo attraverso la vittoria della lista sostenuta dal movimento studentesco, nato dalle proteste contro la corruzione e le responsabilità istituzionali emerse dopo il crollo della pensilina della stazione ferroviaria di Novi Sad nel novembre 2024. Il risultato, accompagnato da una partecipazione elettorale particolarmente elevata, assume un significato che supera l’alternanza tra maggioranza e opposizione, poiché dimostra la capacità di una mobilitazione civile di trasformare il dissenso sociale in rappresentanza politica, interrompendo una fase caratterizzata dalla concentrazione del potere, dall’indebolimento del pluralismo e dalla progressiva sfiducia nelle istituzioni. Non poche difficoltà attendono la nuova classe dirigente chiamata a tradurre la domanda di legalità e rinnovamento in un progetto di governo, con implicazioni geopolitiche per un Paese sospeso tra integrazione europea, relazioni con la Russia e cooperazione economica con la Cina.

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Dalla protesta di piazza al Governo del paese

Le elezioni parlamentari anticipate svoltesi in Serbia il 25 ottobre 2026 non rappresentano semplicemente la sostituzione di una maggioranza parlamentare ma assumono un significato politico e sociale ben più profondo, poiché segnano la conclusione di una fase storica e dimostrano come anche un sistema di potere apparentemente consolidato possa essere messo in discussione dalla partecipazione dei cittadini, soprattutto quando la mobilitazione collettiva riesce a superare la dimensione della protesta e a trasformarsi in una proposta credibile di cambiamento.

La lista sostenuta dagli studenti serbi ha sconfitto la coalizione guidata dall’ex presidente Aleksandar Vučić, dimessosi dalla Presidenza della Repubblica il 27 settembre 2026 per partecipare alla competizione parlamentare, ponendo così fine alla lunga stagione politica dominata dal Partito Progressista Serbo, lo Srpska napredna stranka (SNS), che dal 2012 aveva progressivamente consolidato la propria posizione nelle istituzioni.

Secondo i dati comunicati il 26 ottobre dalla Commissione elettorale della Repubblica di Serbia, la lista Studentska lista – Studenti pobeđuju, espressione del movimento studentesco, ha ottenuto 2.267.615 voti, pari al 52,71%, conquistando 140 seggi sui 250 dell’Assemblea nazionale, mentre la coalizione Aleksandar Vučić – Ujedinjena Srbija ha raccolto 1.685.022 voti, corrispondenti al 39,17%, ottenendo 104 seggi, con una differenza superiore a 582.000 voti e a tredici punti percentuali.

La portata del voto non può tuttavia essere compresa limitandosi al confronto tra le percentuali ottenute dalle diverse liste, perché la vittoria degli studenti rappresenta il punto di arrivo di un processo di mobilitazione sociale sviluppatosi per quasi due anni, durante i quali una protesta inizialmente concentrata sulla richiesta di accertamento delle responsabilità per una tragedia infrastrutturale si è progressivamente trasformata in una contestazione generale del funzionamento delle istituzioni e del rapporto tra potere politico, amministrazione pubblica e cittadini.

La Serbia dimostra così come la partecipazione politica non sia necessariamente destinata a esaurirsi nelle organizzazioni partitiche tradizionali e come una nuova generazione, spesso descritta come distante dalla politica o prevalentemente interessata alla dimensione individuale dell’esistenza, possa invece assumere un ruolo determinante quando riconosce nella mobilitazione collettiva uno strumento concreto per incidere sulle decisioni pubbliche.

La tragedia di Novi Sad e la crisi di fiducia nelle istituzioni

La mobilitazione popolare che ha condotto a questo risultato elettorale ebbe origine il 1° novembre 2024, dopo il crollo della pensilina della stazione ferroviaria di Novi Sad, che provocò inizialmente quattordici vittime, alle quali se ne aggiunsero successivamente altre due a causa delle gravissime lesioni riportate, portando a sedici il bilancio complessivo della tragedia e trasformando un episodio riconducibile alla sicurezza delle infrastrutture nel punto di origine di una delle più importanti mobilitazioni politiche della storia recente della Serbia.

La tragedia assunse rapidamente un significato più ampio, poiché le richieste di chiarimento sulle modalità di realizzazione e manutenzione delle opere pubbliche si intrecciarono con le accuse di corruzione, opacità amministrativa e insufficiente indipendenza delle istituzioni incaricate di controllare l’operato del potere politico, alimentando una protesta che trovò nelle università e negli studenti il proprio principale centro di organizzazione.

Il nesso tra una tragedia infrastrutturale e la crisi di legittimazione di un Governo può apparire sproporzionato soltanto se si considera l’episodio nella sua dimensione materiale, senza riconoscere che la fiducia dei cittadini nelle istituzioni dipende anche dalla convinzione che le decisioni pubbliche vengano assunte nell’interesse generale, attraverso procedure trasparenti e controlli effettivi, e che eventuali responsabilità possano essere accertate senza interferenze politiche.

Gli studenti serbi hanno progressivamente costruito attorno a questa esigenza una mobilitazione capace di coinvolgere settori differenti della società, superando la dimensione universitaria e trovando sostegno tra docenti, professionisti, lavoratori e cittadini che, pur non condividendo necessariamente un’identica collocazione ideologica, riconoscevano nella richiesta di trasparenza e responsabilità istituzionale un obiettivo comune.

La forza del movimento è derivata anche dalla capacità di evitare, almeno nella fase iniziale, l’identificazione con i tradizionali schieramenti politici, presentando la questione della legalità e del funzionamento democratico delle istituzioni come un interesse generale, non riducibile alla contrapposizione tra partiti, mentre l’organizzazione delle manifestazioni, il coordinamento tra università e la costruzione di reti territoriali hanno progressivamente consentito di trasformare una protesta nata da un episodio specifico in un movimento nazionale.

In questo processo la dimensione generazionale ha assunto un’importanza particolare, non tanto perché gli studenti rappresentassero un gruppo socialmente omogeneo o portatore di un’unica visione politica, quanto perché la loro mobilitazione ha introdotto forme di partecipazione capaci di sottrarsi, almeno parzialmente, alle appartenenze e alle contrapposizioni che avevano caratterizzato la vita pubblica serba nei decenni precedenti.

Il sistema di potere di Vučić e i limiti della stabilità politica

Per comprendere la rilevanza della sconfitta elettorale occorre considerare la lunga centralità di Aleksandar Vučić nella politica serba, prima come capo del Governo e successivamente come Presidente della Repubblica, in una fase durante la quale il Partito Progressista Serbo ha esercitato un’influenza determinante sull’indirizzo politico nazionale, costruendo un modello di governo fondato sulla promessa di stabilità, sviluppo economico e capacità di rappresentare gli interessi del Paese in un contesto internazionale particolarmente complesso.

La Serbia ha effettivamente conosciuto, durante questa stagione, investimenti infrastrutturali, trasformazioni economiche e una crescente integrazione nei circuiti commerciali internazionali, elementi che hanno contribuito a consolidare il consenso di una parte significativa della popolazione e che non possono essere ignorati nella valutazione complessiva dell’esperienza politica di Vučić.

Parallelamente, tuttavia, organizzazioni civiche, osservatori internazionali e forze di opposizione hanno denunciato nel corso degli anni criticità riguardanti il pluralismo dell’informazione, le condizioni della competizione elettorale, l’indipendenza delle istituzioni e il rapporto tra potere politico e apparato amministrativo, alimentando il dibattito sulla progressiva concentrazione delle leve decisionali e sull’effettività dei meccanismi democratici di controllo.

Il problema che emerge da questa esperienza riguarda una contraddizione ricorrente nei sistemi politici caratterizzati da una leadership particolarmente forte, nei quali la stabilità governativa può essere progressivamente confusa con la permanenza al potere di una determinata classe dirigente, fino a rappresentare l’alternanza democratica come un rischio per l’ordine e la continuità dello Stato.

Una democrazia, tuttavia, non si misura soltanto dalla capacità di produrre decisioni rapide o di mantenere una maggioranza parlamentare stabile, ma anche dalla possibilità che quella maggioranza venga sostituita attraverso una competizione effettivamente aperta, nella quale i cittadini possano valutare l’operato dei governanti e attribuire la responsabilità del potere a soggetti differenti.

La sconfitta di Vučić assume pertanto un significato istituzionale che supera la vicenda personale del leader serbo, perché dimostra come anche un sistema politico caratterizzato da una lunga continuità di governo possa essere sottoposto alla verifica del consenso popolare, a condizione che la mobilitazione sociale riesca a tradursi in una partecipazione elettorale sufficientemente ampia.

Il significato di una partecipazione straordinaria a questa tornata elettorale

Uno degli elementi più significativi delle elezioni del 25 ottobre riguarda l’elevata partecipazione degli elettori, che secondo le rilevazioni indipendenti di CRTA ha raggiunto circa il 69%, con un margine di errore di un punto percentuale, rappresentando il livello più elevato registrato nel Paese nel corso del XXI secolo.

Questo elemento assume un valore che supera i confini nazionali, soprattutto se confrontata con la progressiva erosione dell’affluenza elettorale osservata in numerose democrazie europee, nelle quali l’astensionismo viene frequentemente interpretato come una manifestazione di disinteresse, sfiducia o incapacità delle organizzazioni politiche di rappresentare le esigenze della società, mentre il voto in Serbia suggerisce una lettura differente, mostrando come la partecipazione possa tornare a crescere quando una parte significativa della popolazione percepisce che il voto rappresenta uno strumento effettivo per modificare gli equilibri politici e incidere sulle condizioni della vita collettiva.

Il risultato serbo dimostra quindi che protesta e rappresentanza non devono necessariamente essere considerate dimensioni contrapposte, poiché la prima può contribuire a rendere visibili domande sociali rimaste prive di adeguata espressione politica, mentre la seconda consente di tradurle in responsabilità di governo, sottoponendole alla verifica del consenso e alle regole della competizione democratica e in questa trasformazione risiede uno degli aspetti più rilevanti della vittoria studentesca, perché il movimento ha dimostrato di poter superare la dimensione prevalentemente oppositiva e assumersi la responsabilità di una proposta istituzionale, pur dovendo ancora dimostrare di possedere la capacità organizzativa e politica necessaria per esercitare il potere.

Dalle università al Parlamento, la difficile prova del governo

La conquista della maggioranza parlamentare rappresenta una vittoria politica di grande rilievo, ma non coincide automaticamente con la capacità di governare un Paese attraversato da tensioni sociali, fragilità istituzionali e complessi equilibri internazionali.

La lista sostenuta dagli studenti comprende figure provenienti dal mondo universitario, dalle professioni e dalla società civile, molte delle quali prive di una precedente esperienza nelle principali istituzioni nazionali, una caratteristica che ha contribuito a rafforzarne la credibilità come alternativa al sistema politico esistente, ma che potrebbe rappresentare una difficoltà nel momento in cui sarà necessario assumere decisioni riguardanti l’economia, la pubblica amministrazione, la giustizia e la politica estera.

Il carattere prevalentemente orizzontale e non gerarchico del movimento, che ha rappresentato uno dei suoi principali elementi di forza durante la mobilitazione, dovrà inoltre confrontarsi con le esigenze proprie di un sistema parlamentare, nel quale la formazione del Governo richiede l’individuazione di una leadership riconoscibile, la definizione di un programma politico e la capacità di garantire continuità e responsabilità nell’esercizio delle funzioni pubbliche.

Il passaggio dalla protesta al governo comporta inevitabilmente una trasformazione delle responsabilità, poiché un movimento nato attorno alla richiesta di trasparenza e al rifiuto di determinate pratiche politiche dovrà confrontarsi con la necessità di definire priorità, distribuire risorse, costruire compromessi e assumere decisioni che difficilmente potranno soddisfare contemporaneamente tutte le componenti sociali che ne hanno sostenuto la mobilitazione.

La lotta alla corruzione, in particolare, non potrà esaurirsi nella sostituzione dei dirigenti riconducibili alla precedente maggioranza, ma richiederà interventi capaci di rafforzare l’indipendenza degli organi di controllo, la trasparenza degli appalti pubblici, l’autonomia della magistratura e la professionalità dell’amministrazione, evitando che la promessa di rinnovamento si traduca semplicemente in una diversa occupazione politica delle istituzioni.

La credibilità della nuova maggioranza dipenderà quindi anche dalla capacità di distinguere la legittima esigenza di accertare eventuali responsabilità dalla tentazione di utilizzare gli strumenti dello Stato per regolare i conti con gli avversari politici, perché una trasformazione realmente democratica non può limitarsi a cambiare i soggetti che esercitano il potere, ma deve modificare le condizioni che ne garantiscono il controllo e la responsabilità.

Il successo degli studenti sarà dunque misurato non soltanto dalla capacità di interrompere una lunga stagione politica, ma soprattutto dalla possibilità di costruire istituzioni più trasparenti e pluraliste, nelle quali l’alternanza non venga percepita come un evento eccezionale, bensì come una componente ordinaria della vita democratica.

Dal successo elettorale alle prossime elezioni presidenziali

La trasformazione politica serba assume inoltre una rilevanza geopolitica particolarmente significativa, perché riguarda un Paese che occupa una posizione centrale negli equilibri dei Balcani occidentali e che, nel corso degli anni, ha cercato di mantenere relazioni contemporaneamente con l’Unione europea, la Russia e la Cina, perseguendo una strategia di equilibrio tra interlocutori internazionali portatori di interessi spesso divergenti.

La Serbia è candidata all’adesione all’Unione europea, che rappresenta il suo principale partner commerciale, ma conserva legami storici, culturali ed energetici con la Russia, mentre la cooperazione economica con la Cina ha assunto un ruolo crescente attraverso investimenti infrastrutturali e industriali.

La politica estera di Vučić si è sviluppata proprio attraverso la ricerca di un equilibrio tra queste relazioni, presentando l’autonomia decisionale di Belgrado come uno strumento di tutela dell’interesse nazionale, pur suscitando frequenti interrogativi sulla compatibilità tra il percorso di integrazione europea e il mantenimento di rapporti privilegiati con Mosca.

La vittoria della lista studentesca potrebbe favorire una maggiore attenzione alle riforme istituzionali richieste nel processo di adesione europea, soprattutto in materia di Stato di diritto, indipendenza della magistratura, libertà dell’informazione e contrasto alla corruzione, ma sarebbe prematuro interpretarla come la garanzia di un immediato riallineamento geopolitico della Serbia.

Il movimento che ha conquistato la maggioranza parlamentare si è infatti formato principalmente attorno a rivendicazioni interne, legate al funzionamento delle istituzioni e alla responsabilità del potere pubblico, mentre le questioni internazionali, a partire dal rapporto con il Kosovo e dalle relazioni con Russia e Cina, rimangono attraversate da sensibilità politiche e identitarie che non possono essere automaticamente ricondotte alla contrapposizione tra europeismo e nazionalismo.

L’Unione europea dovrà pertanto evitare di considerare il risultato elettorale esclusivamente come una vittoria geopolitica, riconoscendo che la credibilità del proprio rapporto con la Serbia dipenderà anche dalla capacità di sostenere il rafforzamento democratico delle istituzioni senza subordinare ogni valutazione alla collocazione internazionale del nuovo Governo.

La Serbia tra passato e futuro, tra Unione europea, Russia e Cina

La trasformazione politica serba assume inoltre una rilevanza geopolitica particolarmente significativa, perché riguarda un Paese che occupa una posizione centrale negli equilibri dei Balcani occidentali e che, nel corso degli anni, ha cercato di mantenere relazioni contemporaneamente con l’Unione europea, la Russia e la Cina, perseguendo una strategia di equilibrio tra interlocutori internazionali portatori di interessi spesso divergenti.

La Serbia è candidata all’adesione all’Unione europea, che rappresenta il suo principale partner commerciale, ma conserva legami storici, culturali ed energetici con la Russia, mentre la cooperazione economica con la Cina ha assunto un ruolo crescente attraverso investimenti infrastrutturali e industriali e la politica estera di Vučić si è sviluppata proprio attraverso la ricerca di un equilibrio tra queste relazioni, presentando l’autonomia decisionale di Belgrado come uno strumento di tutela dell’interesse nazionale, pur suscitando frequenti interrogativi sulla compatibilità tra il percorso di integrazione europea e il mantenimento di rapporti privilegiati con Mosca.

La vittoria della lista studentesca potrebbe favorire una maggiore attenzione alle riforme istituzionali richieste nel processo di adesione europea, soprattutto in materia di Stato di diritto, indipendenza della magistratura, libertà dell’informazione e contrasto alla corruzione, ma sarebbe prematuro interpretarla come la garanzia di un immediato riallineamento geopolitico della Serbia.

Il movimento che ha conquistato la maggioranza parlamentare si è infatti formato principalmente attorno a rivendicazioni interne, legate al funzionamento delle istituzioni e alla responsabilità del potere pubblico, mentre le questioni internazionali, a partire dal rapporto con il Kosovo e dalle relazioni con Russia e Cina, rimangono attraversate da sensibilità politiche e identitarie che non possono essere automaticamente ricondotte alla contrapposizione tra europeismo e nazionalismo.

L’Unione europea dovrà pertanto evitare di considerare il risultato elettorale esclusivamente come una vittoria geopolitica, riconoscendo che la credibilità del proprio rapporto con la Serbia dipenderà anche dalla capacità di sostenere il rafforzamento democratico delle istituzioni senza subordinare ogni valutazione alla collocazione internazionale del nuovo Governo.

La crisi delle destre nazionaliste europee

Le elezioni serbe del 25 ottobre 2026 assumono un significato che supera i confini nazionali, poiché la sconfitta del sistema politico costruito attorno ad Aleksandar Vučić mette in evidenza alcune fragilità dei modelli di governo fondati sulla personalizzazione del potere, sulla retorica della sovranità nazionale e sulla promessa di stabilità. Non si tratta necessariamente dell’inizio di una crisi generalizzata delle destre nazionaliste europee, che continuano a rappresentare una componente significativa degli equilibri politici del continente, quanto piuttosto della dimostrazione che nessuna leadership, per quanto consolidata, può considerare il consenso elettorale un patrimonio permanente.

La mobilitazione degli studenti serbi assume particolare rilievo perché non si è sviluppata principalmente attraverso la tradizionale contrapposizione tra destra e sinistra, né attorno al conflitto tra nazionalismo ed europeismo, ma sulla richiesta di legalità, trasparenza e responsabilità istituzionale, riuscendo a coinvolgere settori differenti della società e a trasformare una protesta civile in una maggioranza parlamentare. La tragedia di Novi Sad ha rappresentato il punto di rottura di un rapporto di fiducia già compromesso, dimostrando come la qualità delle istituzioni incida direttamente sulla sicurezza dei cittadini e sulla tutela dell’interesse generale.

L’esperienza serba offre così uno spunto di riflessione anche per le altre democrazie europee, nelle quali la crescente affermazione di movimenti nazionalisti e sovranisti pone interrogativi sul rapporto tra consenso popolare, pluralismo istituzionale e concentrazione del potere. La sovranità nazionale, infatti, non può identificarsi con la permanenza di una determinata classe dirigente, ma deve trovare espressione nella possibilità dei cittadini di controllare e sostituire democraticamente chi governa.

La nuova maggioranza studentesca dovrà ora dimostrare di saper tradurre la domanda di cambiamento in istituzioni più trasparenti, indipendenti e pluraliste, senza riprodurre le pratiche contestate al precedente sistema politico. La lezione che proviene dalla Serbia non consiste dunque nella sconfitta definitiva del nazionalismo, ma nella riaffermazione del principio secondo cui nessun potere è sottratto alla verifica democratica, perché la vittoria elettorale non rappresenta il compimento della democrazia, bensì l’inizio della responsabilità di esercitarla.


Riferimenti e fonti

Commissione elettorale della Repubblica di Serbia (Republička izborna komisija). (2026, 26 ottobre). Preliminary election results from 8,187 polling stations determined. Comunicazione dei risultati ufficiali preliminari delle elezioni parlamentari anticipate del 25 ottobre 2026.

CRTA. (2026, 26 ottobre). The CRTA Election Observation Mission Presented Its Preliminary Assessment of Election Day: Mobilization Against Electoral Engineering. Rapporto preliminare di osservazione elettorale.

CRTA. (2026, 26 ottobre). Record turnout gives Student List an absolute majority, CRTA projection shows. Analisi della partecipazione e delle proiezioni elettorali.

Reuters. (2026, 25 ottobre). Serbia’s Vučić concedes defeat to student-led movement in parliamentary election.

Reuters. (2026, 26 ottobre). After Vučić defeat, Serbia waits to see how student-backed leaders will govern.

ANSA. (2026, 25 ottobre). Students win elections in Serbia, announces defeated Vučić.

Governo della Repubblica di Serbia. (2026, 9 settembre). President of Republic calls parliamentary elections for 25 October.

Governo della Repubblica di Serbia. (2026, 27 settembre). President of Republic of Serbia Aleksandar Vučić resigns.

Cohen, J. L., & Arato, A. (1992). Civil Society and Political Theory. MIT Press.

Dahl, R. A. (1971). Polyarchy: Participation and Opposition. Yale University Press.

Tilly, C., & Tarrow, S. (2015). Contentious Politics (2nd ed.). Oxford University Press.


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