ETHICA SOCIETAS-Rivista di scienze umane e sociali
Image default
Francesco Mancini NOTIZIE Politica e Scienze Politiche Sociologia e Scienze Sociali

7 ottobre, tre anni dopo tra memoria, conflitto e costruzione del racconto pubblico

Il massacro compiuto da Hamas, gli ostaggi, la guerra a Gaza e il problema della memoria in un conflitto ancora aperto

Francesco Mancini

Abstract: A tre anni dal 7 ottobre 2023, l’attacco condotto da Hamas e da altri gruppi armati palestinesi contro il territorio israeliano continua a rappresentare uno degli eventi più rilevanti nella storia recente del conflitto israelo-palestinese, sia per la portata delle vittime e dei sequestri, sia per le conseguenze politiche, militari e sociali che ne sono derivate. Più di 1.200 israeliani e cittadini stranieri furono uccisi e 251 persone furono rapite e condotte nella Striscia di Gaza, mentre le successive indagini internazionali hanno documentato uccisioni di civili, presa di ostaggi, maltrattamenti e violenze sessuali. La risposta militare israeliana ha determinato una guerra prolungata nella Striscia di Gaza, con decine di migliaia di vittime, distruzioni estese e una profonda crisi umanitaria. Il presente contributo propone una lettura sociologica della ricorrenza del 7 ottobre, soffermandosi sul rapporto tra memoria, contesto storico, responsabilità politica, costruzione narrativa del conflitto e rappresentazione delle vittime. L’obiettivo non è stabilire una gerarchia tra le sofferenze né formulare valutazioni politiche, ma osservare come eventi traumatici differenti vengano inseriti all’interno di narrazioni collettive che contribuiscono a definire identità, responsabilità e percezione del conflitto.

Keywords: #7Ottobre #October7 #Hamas #Israele #Gaza #Ostaggi #MedioOriente #ConflittoIsraeloPalestinese #Memoria #VittimeCivili #ViolenzaPolitica #NovaFestival #DirittiUmani #DirittoInternazionale #NarrazioniCollettive #MemoriaCollettiva #EthicaSocietas #EthicaSocietasRivista #RivistaScientifica #ScienzeUmane #ScienzeSociali #EthicaSocietasUPLI


english version


Il 7 ottobre come frattura storica

Il 7 ottobre 2023 rappresenta uno dei momenti di maggiore discontinuità nella storia recente del conflitto israelo-palestinese. Tutto è cominciato nelle prime ore del mattino, sotto la copertura di un esteso lancio di razzi, uomini armati appartenenti ad Hamas e ad altri gruppi palestinesi attraversarono in diversi punti la barriera che separava la Striscia di Gaza dal territorio israeliano e attaccarono installazioni militari, comunità civili, strade, abitazioni e luoghi nei quali erano presenti numerosi cittadini.

Tra i luoghi divenuti simbolici di quella giornata vi fu il Nova Festival, nei pressi di Re’im, dove l’attacco raggiunse un numero elevato di persone presenti per un evento musicale, mentre altri attacchi interessarono kibbutz e località vicine al confine con Gaza.

Il bilancio complessivo fu di oltre 1.200 morti tra israeliani e cittadini stranieri, mentre 251 persone vennero rapite e portate nella Striscia di Gaza, comprese donne, bambini, anziani e cittadini di diverse nazionalità.

Le successive indagini internazionali hanno ricostruito diversi aspetti dell’attacco, documentando uccisioni di civili, sequestri, maltrattamenti e violenze sessuali, pur distinguendo tra fatti accertati, elementi ritenuti altamente probabili e accuse che non è stato possibile verificare in maniera indipendente.

Gli ostaggi come elemento centrale del conflitto

La presa degli ostaggi ha assunto, fin dalle prime ore, una funzione centrale nello sviluppo del conflitto successivo. La presenza di civili israeliani e stranieri detenuti nella Striscia di Gaza ha inciso sui negoziati, sulle operazioni militari, sul dibattito politico israeliano e sulla pressione esercitata dalla comunità internazionale.

Nel corso dei mesi successivi, alcuni ostaggi sono stati liberati attraverso accordi negoziali, altri sono stati recuperati durante operazioni militari, mentre altri ancora sono morti durante la prigionia o nel corso del conflitto.

La questione degli ostaggi ha assunto anche una forte dimensione simbolica, divenendo uno degli elementi principali attraverso i quali la società israeliana ha costruito la propria memoria del 7 ottobre e attraverso cui famiglie, movimenti civili e organizzazioni hanno esercitato pressione sulle autorità politiche affinché il loro rilascio rimanesse una priorità.

Il problema del contesto storico

Qualsiasi analisi del 7 ottobre si inserisce inevitabilmente all’interno di una storia più lunga. Il conflitto israelo-palestinese attraversa infatti più di un secolo di trasformazioni politiche, territoriali e demografiche, e comprende il 1948 e la Nakba palestinese, la nascita dello Stato di Israele, le guerre arabo-israeliane, l’occupazione dei territori palestinesi dal 1967, la crescita degli insediamenti israeliani in Cisgiordania, le Intifade, gli attentati contro civili israeliani, il ritiro israeliano da Gaza del 2005, la vittoria elettorale di Hamas nel 2006 e la successiva presa del controllo della Striscia nel 2007.

Da quel momento, Gaza è stata sottoposta a un regime di restrizioni e blocco da parte di Israele, con il coinvolgimento anche dell’Egitto sul confine meridionale, mentre Hamas ha continuato a sviluppare le proprie strutture politiche e militari e a lanciare razzi verso il territorio israeliano.

Il 7 ottobre non può quindi essere compreso al di fuori di questo quadro, così come il quadro storico precedente non può essere utilizzato per sostituire l’analisi specifica di ciò che avvenne quel giorno.

Sul piano sociologico, la distinzione tra contesto e responsabilità rappresenta un elemento importante, perché permette di comprendere come la ricostruzione storica e l’interpretazione di un singolo evento appartengano a livelli analitici differenti.

Gaza dopo il 7 ottobre

La risposta israeliana al 7 ottobre ha prodotto una guerra di lunga durata nella Striscia di Gaza, caratterizzata da operazioni aeree e terrestri, distruzione di infrastrutture, sfollamento di una parte molto ampia della popolazione e un numero elevato di vittime.

Le autorità sanitarie di Gaza hanno registrato decine di migliaia di morti palestinesi, mentre le organizzazioni internazionali hanno documentato gravi difficoltà nell’accesso a cibo, acqua, medicinali, assistenza sanitaria e servizi essenziali.

La guerra ha inoltre determinato una profonda trasformazione del territorio urbano della Striscia, con la distruzione di interi quartieri e infrastrutture civili, mentre sul piano internazionale si è sviluppato un ampio dibattito sulla proporzionalità delle operazioni, sulla protezione dei civili e sul rispetto del diritto internazionale umanitario.

Questi elementi hanno contribuito a modificare la percezione globale del conflitto, producendo narrazioni differenti e spesso contrapposte, nelle quali la memoria del 7 ottobre e quella delle vittime palestinesi della guerra successiva vengono talvolta presentate come reciprocamente escludenti.

Memoria e costruzione del racconto pubblico

La commemorazione di eventi traumatici non consiste soltanto nella ricostruzione cronologica dei fatti. Ogni società seleziona eventi, simboli, immagini e testimonianze attraverso cui costruisce una propria memoria collettiva.

In Israele, il 7 ottobre è entrato rapidamente nella memoria pubblica come uno dei momenti più traumatici della storia nazionale recente, mentre nelle comunità palestinesi la guerra successiva è diventata il principale riferimento simbolico per descrivere la distruzione di Gaza e il costo umano del conflitto.

Queste due memorie possono convivere, ma spesso vengono utilizzate all’interno di narrazioni politiche contrapposte e così la memoria diventa non soltanto uno strumento di ricordo, ma anche uno spazio di costruzione dell’identità e della legittimazione politica.

È un fenomeno comune nei conflitti prolungati, nei quali la rappresentazione del passato contribuisce a definire il rapporto con il presente e la percezione dell’altro gruppo.

Il problema della generalizzazione

Uno degli effetti sociali più rilevanti dei conflitti di lunga durata è la progressiva tendenza a sovrapporre individui, gruppi e istituzioni.

In questo processo, “Israele” può diventare sinonimo di ogni cittadino israeliano e “Hamas” può essere esteso all’intera popolazione palestinese, producendo una semplificazione che riduce la complessità delle società coinvolte.

La sociologia dei conflitti mostra come la costruzione di identità collettive contrapposte possa ridurre progressivamente lo spazio della distinzione individuale e favorire una lettura dicotomica della realtà.

Eppure israeliani e palestinesi non costituiscono affatto blocchi omogenei poiché al loro interno esistono orientamenti politici, religiosi e culturali differenti, così come posizioni molto diverse rispetto alla guerra, ai governi, alle organizzazioni armate e alle prospettive di soluzione del conflitto.

Il 7 ottobre nel dibattito internazionale

La ricorrenza del 7 ottobre ha assunto rapidamente una dimensione globale nella quale mentre in numerosi paesi si svolgono commemorazioni, manifestazioni, interventi istituzionali e iniziative politiche, il conflitto ha prodotto una polarizzazione particolarmente intensa nell’opinione pubblica internazionale.

Il dibattito si è esteso dalle responsabilità di Hamas alla condotta del governo israeliano, dalle condizioni della popolazione di Gaza alla questione degli ostaggi, dalla sicurezza di Israele alla prospettiva di uno Stato palestinese.

In molti contesti, tuttavia, la discussione ha progressivamente assunto una struttura binaria, nella quale il riconoscimento delle vittime di una parte viene percepito come una negazione delle vittime dell’altra.

Da un punto di vista sociologico, questa dinamica mostra quanto sia difficile mantenere una rappresentazione multilivello del conflitto quando identità, appartenenze e memorie assumono una funzione politica.

Tre anni dopo

A tre anni di distanza, il 7 ottobre continua a essere un evento centrale nella comprensione della crisi mediorientale contemporanea.

La sua memoria si intreccia con la guerra che ne è seguita, con le trasformazioni politiche interne a Israele, con la situazione umanitaria nella Striscia di Gaza, con il ruolo di Hamas, con la questione degli ostaggi e con le nuove dinamiche geopolitiche regionali.

Ricordare il 7 ottobre significa quindi confrontarsi con un evento che non appartiene ancora soltanto alla storia, perché le sue conseguenze continuano a incidere sul presente.

Sul piano dell’analisi sociale, la questione più interessante riguarda forse proprio il modo in cui le diverse memorie vengono costruite e trasmesse. Gli eventi del 7 ottobre, le vittime israeliane, gli ostaggi, la guerra successiva, le vittime palestinesi e la distruzione di Gaza fanno ormai parte di una stessa sequenza storica, ma continuano a essere raccontati attraverso prospettive differenti.

Comprendere questa pluralità di narrazioni non significa equipararle né stabilire una gerarchia tra di esse. Significa osservare come ogni conflitto produca non soltanto vittime e trasformazioni politiche, ma anche memorie, simboli e rappresentazioni destinate a incidere nel tempo.

Tre anni dopo, il 7 ottobre resta quindi contemporaneamente un fatto storico, un trauma collettivo e un elemento ancora attivo nella costruzione politica e sociale del conflitto israelo-palestinese.


Ultimi 5 articoli dello stesso autore

Violenza di genere, Anna Gallucci: «Le norme non bastano, occorrono educazione, prevenzione e una rete capace di riconoscere il rischio» [CON VIDEO]

Emma Bonino, la libertà contro la morale degli altri

Oriana Fallaci, vent’anni dopo

Galleria Regina Margherita: la rigenerazione sospesa nel cuore di Roma

Gli esseri umani governeranno oppure saranno governati dall’IA [CON VIDEO]

Ultimi 5 articoli sulla politica

La misura della donna non è la lunghezza della gonna

Europa, mercato o potenza?

Il governo più longevo della Repubblica alla prova dell’economia

Gli ottant’anni della Repubblica italiana

Draghi ad Aquisgrana: l’Europa sola davanti alla prova della sovranità

Ultimi 5 articoli pubblicati

La riforma si costruisce adesso

Oltre la regata, intervista ad Alessandro Leone international PR dello Yacht Club Gaeta E.V.S.

Non più impiegati in divisa

Fuori dalla bolla, quando l’intelligence incontra una verità diversa

TSO, la Corte costituzionale cambia la procedura: la difesa tecnica diventa obbligatoria


Ethica Societas è una testata giornalistica gratuita e no profit edita da una cooperativa sociale onlus
Copyright Ethica Societas, Human&Social Science Review © 2026 by Ethica Societas UPLI onlus.
ISSN 2785-602X. Licensed under CC BY-NC 4.0

Related posts

Liberi di offendere o liberi dall’offesa?

Simone Morganti

La percezione della corruzione nel settore pubblico (CPI 2023)

Luigi De Simone

Criminalità organizzata, disagio sociale e mercati di sostanze a basso costo

Massimiliano Mancini