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IL PREFETTO DI NAPOLI ORDINA LO SPEGNIMENTO DEGLI AUTOVELOX, Sergio Bedessi

Implicazioni giuridiche della controversia tra omologazione e approvazione degli strumenti di controllo della velocità

Sergio Bedessi

Abstract: Il decreto del Prefetto di Napoli del 3 marzo 2026, che sospende l’efficacia dei precedenti provvedimenti di individuazione delle postazioni fisse di controllo della velocità, si inserisce nel contesto della controversia giuridica relativa alla distinzione tra approvazione e omologazione degli strumenti di rilevazione automatica della velocità. L’atto è motivato dall’esigenza di attendere i decreti attuativi del D.M. 11 aprile 2024 e di garantire uniformità applicativa e trasparenza dell’azione amministrativa, alla luce delle recenti pronunce della Corte di Cassazione che hanno ribadito la necessità dell’omologazione delle apparecchiature. Tuttavia, la sospensione generalizzata dei controlli solleva interrogativi sul piano sistemico, poiché rischia di incidere sulle politiche di prevenzione degli incidenti stradali e sulla tutela degli utenti della strada. Il contributo analizza il provvedimento alla luce dei principi di legalità amministrativa, sicurezza stradale e coordinamento delle funzioni di polizia, evidenziando come la scelta adottata appaia espressione di una logica di autotutela cautelativa e di burocrazia difensiva.

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Sergio Bedessi (1958), laureato in architettura, in scienze politiche e in metodologia e ricerca empirica nelle scienze sociali, ha lavorato molti anni nella pubblica amministrazione, inizialmente come tecnico nei lavori pubblici, poi come comandante della polizia locale in vari comandi, giornalista pubblicista, autore di oltre 30 testi e centinaia di articoli, in particolare ha pubblicato “Intelligenza artificiale e fenomeni sociali. Previsioni con le reti neurali” per Maggioli, attualmente è presidente CEDUS-Centro Documentazione Sicurezza Urbana e Polizia Locale, docente in numerosi corsi anche universitari.


Il Prefetto di Napoli ordina lo spegnimento degli strumenti di controllo della velocità in postazione fissa

Con decreto del 3 marzo 2026 il Prefetto di Napoli ha, di fatto, disposto lo spegnimento degli strumenti di controllo della velocità in postazione fissa collocati nel territorio di propria competenza. Si tratta della prima decisione di questo tipo nel contesto della crescente controversia giuridica relativa al rapporto tra omologazione e approvazione delle apparecchiature di rilevazione della velocità, questione che negli ultimi mesi ha progressivamente inciso sulla continuità dei controlli su tutto il territorio nazionale.

Atto di chiarezza?

Il decreto prefettizio si presenta, a una prima lettura, come un intervento di apparente chiarezza amministrativa. Con una scelta riconducibile a una forma di autotutela cautelativa, il Prefetto ha deciso di sospendere l’efficacia dei precedenti decreti emanati ai sensi del decreto-legge n. 121 del 2002.

È opportuno ricordare che proprio tale norma, e in particolare il comma 2 dell’art. 4, prevede che l’installazione e l’utilizzo di strumenti di controllo della velocità non presidiati richiedano la preventiva individuazione delle strade mediante decreto prefettizio. Il provvedimento deve essere adottato tenendo conto del tasso di incidentalità, delle condizioni strutturali della strada, delle caratteristiche plano-altimetriche e delle condizioni di traffico che rendano pericoloso il fermo immediato dei veicoli.

In questa prospettiva, la decisione prefettizia potrebbe apparire come una misura prudenziale adottata alla luce dell’incertezza normativa generata dalle recenti pronunce della Corte di Cassazione, le quali hanno ribadito la necessità dell’omologazione delle apparecchiature per la validità degli accertamenti delle infrazioni. In un contesto interpretativo così complesso, la scelta di sospendere temporaneamente i controlli automatici potrebbe apparire come un tentativo di garantire la legalità dell’azione amministrativa.

Tuttavia, un’analisi più approfondita mostra come la questione sia più articolata.

Le motivazioni del decreto

Ogni atto della pubblica amministrazione, per essere legittimo, deve essere adeguatamente motivato. Nel caso in esame, la ragione principale indicata nel decreto consiste nella necessità di attendere l’adozione dei decreti attuativi del D.M. 11 aprile 2024, al fine di garantire l’uniformità applicativa della normativa vigente, nonché la trasparenza e la legalità dell’azione amministrativa.

Nella parte motiva del provvedimento si afferma inoltre che la sospensione sarebbe finalizzata a garantire “la certezza degli accertamenti delle infrazioni al codice della strada e la tutela degli utenti della strada”.

Proprio quest’ultima affermazione appare tuttavia problematica sul piano logico e sistematico. Sospendere i controlli automatici della velocità invocando la tutela degli utenti della strada configura infatti un evidente paradosso. I controlli sulla velocità costituiscono uno degli strumenti principali di prevenzione degli incidenti stradali, in particolare per la protezione degli utenti più vulnerabili, quali pedoni e ciclisti. La velocità eccessiva rappresenta infatti una delle cause più rilevanti degli incidenti con esiti gravi o mortali.

La burocrazia difensiva

Un’analisi più attenta delle motivazioni porta a ritenere che il decreto possa essere interpretato come una forma di burocrazia difensiva. La sospensione dei precedenti decreti prefettizi comporta infatti, di fatto, l’azzeramento della mappatura delle strade considerate a rischio, elaborata sulla base dei criteri stabiliti dalla normativa vigente.

Una simile scelta rischia di produrre un effetto ulteriore: delegittimare indirettamente l’operato degli enti locali e delle Polizie Locali che, nonostante il clima di incertezza normativa generato anche dalle oscillazioni interpretative a livello ministeriale, avevano continuato a svolgere i controlli di velocità sotto la propria responsabilità istituzionale.

Sospendere la mappatura dei rischi significa implicitamente suggerire che la sicurezza stradale avrebbe potuto essere garantita anche senza tali controlli, alimentando così la narrativa secondo cui gli strumenti automatici di rilevazione della velocità sarebbero utilizzati principalmente come strumenti di entrata per i bilanci comunali.

Cosa si sarebbe dovuto fare?

Ciò che ufficialmente appare come un adeguamento prudenziale in attesa della disciplina tecnica sull’omologazione delle apparecchiature rischia dunque di trasformarsi in una sorta di ammainabandiera giuridico.

Se l’obiettivo fosse stato realmente quello di fare chiarezza normativa, il Prefetto – quale autorità periferica del Ministero dell’interno e titolare di funzioni di coordinamento delle attività di polizia stradale – avrebbe potuto fornire indicazioni operative sulla prosecuzione dei controlli di velocità, elemento centrale delle politiche di sicurezza stradale.

Tale intervento avrebbe potuto trovare fondamento anche nel parere espresso dall’Avvocatura dello Stato, considerando che la problematica relativa al rapporto tra omologazione e approvazione riguarda l’intero sistema degli strumenti di controllo della velocità e non soltanto quelli installati in postazione fissa.

In questo senso, il decreto prefettizio di Napoli assume un valore paradigmatico delle difficoltà applicative generate dall’attuale quadro normativo: un sistema nel quale l’incertezza interpretativa rischia di tradursi in una riduzione dell’efficacia delle politiche di prevenzione degli incidenti stradali, proprio nel momento in cui tali politiche richiederebbero maggiore coerenza istituzionale, certezza giuridica e continuità operativa.

 

IL TESTO DEL PROVVEDIMENTO: Prefetto Napoli decreto-sospensione-autovelox


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