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Codice della Strada MAGAZINE Massimiliano Mancini

Il Consiglio dei ministri approva il nuovo testo del Codice della strada

La revisione della disciplina della circolazione tra sicurezza, proporzionalità delle sanzioni, tutela degli utenti vulnerabili e semplificazione amministrativa

Massimiliano Mancini

Abstract: L’approvazione da parte del Consiglio dei ministri, il 13 ottobre 2026, del nuovo testo del Codice della strada costituisce un passaggio significativo nel processo di revisione della disciplina italiana della circolazione, avviato con la legge 25 novembre 2024, n. 177, e proseguito attraverso la proroga della delega legislativa disposta dalla legge 23 settembre 2026, n. 171. La riforma si propone di razionalizzare un sistema normativo progressivamente stratificato, intervenendo sulla proporzionalità delle sanzioni amministrative, sulla disciplina dei veicoli, sulla tutela degli utenti vulnerabili, sull’accessibilità della mobilità e sulla digitalizzazione dei procedimenti. Il contributo esamina le principali innovazioni annunciate dal Governo, distinguendo le disposizioni già vigenti dalle modifiche ancora subordinate al completamento dell’iter normativo, e ne analizza le implicazioni giuridiche, amministrative e sociologiche, con particolare attenzione al rapporto tra deterrenza e prevenzione, alla responsabilità delle istituzioni pubbliche, all’organizzazione delle funzioni di polizia stradale e alla tutela dei diritti dei cittadini. La revisione viene interpretata nella prospettiva di una sicurezza stradale intesa non soltanto come rispetto delle prescrizioni normative, ma come risultato dell’interazione tra comportamenti individuali, qualità delle infrastrutture, efficacia dei controlli e accessibilità degli spazi pubblici.

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L’approvazione governativa e il percorso della riforma

Il Consiglio dei ministri ha approvato il 13 ottobre 2026 il nuovo testo del Codice della strada, predisposto nell’ambito del processo di revisione della disciplina della circolazione avviato con la legge 25 novembre 2024, n. 177, segnando un passaggio rilevante nel percorso di riordino di un sistema normativo che, pur essendo stato ripetutamente modificato nel corso degli ultimi decenni, conserva l’impianto originario del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285. L’intervento si colloca in un contesto profondamente trasformato dall’evoluzione tecnologica dei veicoli, dalla diffusione di nuove modalità di mobilità individuale, dalla crescente complessità della circolazione urbana e dalla necessità di rafforzare la protezione degli utenti maggiormente esposti alle conseguenze degli incidenti stradali.

L’approvazione del testo da parte del Governo non coincide, tuttavia, con la definitiva entrata in vigore delle nuove disposizioni, poiché il provvedimento si inserisce nel procedimento di esercizio della delega legislativa conferita dall’articolo 35 della legge n. 177 del 2024, successivamente modificato dalla legge 23 settembre 2026, n. 171. La distinzione assume particolare rilevanza giuridica, in quanto consente di separare le modifiche già operative, introdotte dalla legge del 2024, dalle ulteriori innovazioni contenute nel testo governativo, la cui efficacia resta subordinata al completamento del procedimento normativo previsto dall’ordinamento.

La revisione non può essere interpretata esclusivamente come un intervento sugli importi delle sanzioni o sulle modalità di accertamento delle violazioni, poiché investe il rapporto tra disciplina della circolazione, organizzazione amministrativa e tutela della sicurezza collettiva, richiedendo un coordinamento tra norme legislative, disposizioni regolamentari e competenze attribuite alle differenti amministrazioni pubbliche. La questione centrale riguarda pertanto la capacità di costruire un quadro regolatorio coerente e comprensibile, nel quale la prevenzione degli incidenti sia perseguita attraverso l’integrazione tra responsabilizzazione degli utenti, adeguatezza delle infrastrutture, efficacia dei controlli e proporzionalità delle misure sanzionatorie.

La delega legislativa e la proroga dei termini

Il fondamento normativo della revisione è rappresentato dall’articolo 35 della legge 25 novembre 2024, n. 177, che ha attribuito al Governo il potere di adottare uno o più decreti legislativi finalizzati alla revisione e al riordino della disciplina della motorizzazione e della circolazione stradale, secondo principi e criteri direttivi orientati alla semplificazione normativa, all’efficienza amministrativa e al miglioramento delle condizioni di sicurezza. La successiva legge 23 settembre 2026, n. 171, entrata in vigore il 2 ottobre, ha modificato i termini per l’esercizio della delega, estendendoli da dodici a ventidue mesi e prevedendo espressamente la possibilità di procedere alla redazione di un nuovo Codice della strada.

La modifica legislativa ha interessato anche il procedimento di acquisizione dei pareri, ampliando i termini assegnati alle Commissioni parlamentari competenti e intervenendo sui meccanismi di proroga collegati alla conclusione delle relative valutazioni, con l’obiettivo di consentire un esame più articolato di una materia caratterizzata da un elevato contenuto tecnico e da significative conseguenze sull’attività delle amministrazioni pubbliche.

Il ricorso alla delegazione legislativa risponde all’esigenza di affrontare organicamente una disciplina progressivamente stratificata, nella quale la successione di interventi settoriali ha determinato una crescente complessità interpretativa e applicativa, rendendo necessario un lavoro di coordinamento capace di superare sovrapposizioni normative e disomogeneità procedurali. Tale strumento non comporta tuttavia un trasferimento illimitato del potere legislativo, poiché il Governo è tenuto a esercitare la delega nel rispetto dei principi e dei criteri direttivi stabiliti dal Parlamento, secondo quanto previsto dall’articolo 76 della Costituzione.

La proroga dei termini, oggetto di confronto parlamentare, evidenzia inoltre la complessità politica e amministrativa della revisione, poiché l’elaborazione di un nuovo Codice richiede di contemperare esigenze differenti, talvolta non immediatamente conciliabili, quali la tutela della sicurezza, la semplificazione degli adempimenti, l’autonomia degli enti territoriali, la sostenibilità economica degli interventi e la protezione dei diritti individuali.

Il nuovo sistema sanzionatorio e il principio di proporzionalità

Tra le principali innovazioni annunciate dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti assume particolare rilievo la revisione degli importi delle sanzioni amministrative, attraverso una razionalizzazione dei minimi edittali e la previsione di misure orientate a contenere gli effetti degli adeguamenti automatici, nell’ambito di un intervento che il Governo presenta come finalizzato a rendere il sistema maggiormente equilibrato rispetto alla gravità delle violazioni.

Secondo le comunicazioni ministeriali relative al testo approvato, alcuni importi sanzionatori di minore entità verrebbero arrotondati al ribasso, con la riconduzione delle sanzioni di 26 e 42 euro rispettivamente a 25 e 40 euro e di quelle di 83 e 87 euro a 80 euro, mentre ulteriori modifiche riguarderebbero il meccanismo di aggiornamento periodico degli importi. Tali innovazioni, fino al completamento dell’iter normativo, devono essere considerate contenuti del testo governativo e non disposizioni automaticamente applicabili.

La revisione del sistema sanzionatorio solleva una questione che supera la dimensione economica delle singole violazioni e riguarda il rapporto tra esercizio del potere amministrativo, funzione deterrente della sanzione e tutela dei cittadini, poiché l’efficacia di una disciplina repressiva non dipende esclusivamente dall’entità degli importi stabiliti dalla legge, ma anche dalla probabilità di accertamento delle condotte, dalla tempestività dell’intervento pubblico e dalla percezione di legittimità delle regole.

Dal punto di vista giuridico, il principio di proporzionalità richiede che la risposta dell’ordinamento sia adeguata alla gravità della violazione e al rischio determinato dal comportamento, evitando che condotte caratterizzate da livelli differenti di pericolosità siano sottoposte a trattamenti irragionevolmente assimilabili. La graduazione delle sanzioni assume quindi una funzione non soltanto repressiva, ma anche ordinatrice, poiché contribuisce a rendere riconoscibile la gerarchia degli interessi tutelati e a orientare i comportamenti degli utenti della strada.

La prospettiva sociologica consente inoltre di evidenziare come la percezione di equità del sistema sanzionatorio possa incidere sul rapporto fiduciario tra cittadini e istituzioni, soprattutto quando l’attività di accertamento delle violazioni viene interpretata come prevalentemente finalizzata alla produzione di entrate economiche anziché alla prevenzione dei comportamenti pericolosi. Un sistema fondato su criteri comprensibili, controlli uniformi e misure proporzionate può contribuire a rafforzare la legittimazione dell’azione amministrativa, mentre un apparato percepito come incoerente rischia di compromettere l’accettazione sociale delle prescrizioni.

La riduzione di determinati importi non costituisce pertanto, di per sé, un indicatore sufficiente della qualità della riforma, poiché il risultato dovrà essere valutato attraverso la capacità complessiva del sistema di prevenire le violazioni, ridurre i rischi e garantire una risposta amministrativa coerente con la gravità delle condotte.

Assicurazione obbligatoria e responsabilità nella circolazione

La revisione interviene anche sulla disciplina della copertura assicurativa dei veicoli, affrontando una questione che presenta rilevanti conseguenze sia per la sicurezza della circolazione sia per la tutela patrimoniale delle persone coinvolte negli incidenti stradali. La presenza di veicoli privi di assicurazione obbligatoria costituisce infatti un fattore di vulnerabilità del sistema, poiché può compromettere l’effettività dei meccanismi risarcitori e determinare conseguenze economiche particolarmente gravi per le vittime.

Le innovazioni annunciate dal Governo comprendono un rafforzamento delle misure nei confronti dei veicoli che circolano senza copertura assicurativa e una revisione della disciplina applicabile ai mezzi immatricolati all’estero, con particolare attenzione alle situazioni nelle quali la permanenza sul territorio nazionale si protrae oltre i termini individuati dalla normativa.

La questione assume una dimensione amministrativa significativa, poiché l’efficacia dei controlli dipende dalla disponibilità di banche dati aggiornate, dall’interoperabilità dei sistemi informativi e dalla possibilità di verificare tempestivamente la regolarità delle posizioni assicurative, evitando che l’accertamento delle violazioni sia affidato esclusivamente a procedure documentali complesse o a verifiche occasionali.

L’obiettivo di rafforzare la responsabilità nella circolazione deve tuttavia essere perseguito attraverso disposizioni sufficientemente determinate, capaci di distinguere le situazioni di effettiva irregolarità dalle criticità derivanti da errori amministrativi o da ritardi nell’aggiornamento delle informazioni, garantendo ai cittadini strumenti di verifica e tutela adeguati.

Micromobilità e trasformazione dello spazio urbano

La diffusione di biciclette a pedalata assistita, monopattini elettrici e altri dispositivi di mobilità individuale ha modificato profondamente le modalità di utilizzo dello spazio stradale, determinando nuove esigenze regolatorie connesse alla compresenza di veicoli caratterizzati da differenti velocità, dimensioni e livelli di protezione.

La micromobilità costituisce una componente significativa delle trasformazioni urbane contemporanee, soprattutto nei contesti nei quali la congestione del traffico, la necessità di ridurre le emissioni e la domanda di modalità alternative di spostamento rendono opportuno diversificare l’offerta di trasporto. La sua diffusione richiede tuttavia un quadro normativo capace di individuare requisiti tecnici, condizioni di utilizzo e dispositivi di sicurezza proporzionati alle caratteristiche dei mezzi, evitando sia l’assenza di adeguate garanzie sia l’introduzione di limitazioni irragionevolmente restrittive.

Tra le innovazioni prospettate dal Ministero figurano disposizioni relative all’identificazione di determinate categorie di veicoli leggeri e all’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale, nell’ambito di una revisione che dovrà essere valutata anche alla luce delle differenti caratteristiche tecniche dei mezzi interessati e della compatibilità con la disciplina europea.

La sicurezza della micromobilità non può tuttavia essere affidata esclusivamente alla regolazione dei comportamenti individuali, poiché dipende in misura significativa dall’organizzazione dello spazio urbano, dalla presenza di infrastrutture dedicate, dalla qualità delle intersezioni e dalla moderazione delle velocità nei contesti caratterizzati da elevata promiscuità dei flussi di traffico.

La revisione normativa dovrebbe pertanto essere accompagnata da politiche infrastrutturali coerenti, riconoscendo che la tutela degli utenti vulnerabili richiede una distribuzione degli spazi pubblici capace di ridurre le situazioni di conflitto e di prevenire le conseguenze più gravi degli incidenti.

Sicurezza delle infrastrutture e protezione degli utenti vulnerabili

La sicurezza stradale costituisce il risultato dell’interazione tra comportamenti individuali, caratteristiche dei veicoli e condizioni delle infrastrutture, poiché gli incidenti non possono essere ricondotti esclusivamente all’inosservanza delle regole da parte degli utenti, ma devono essere analizzati anche alla luce delle scelte progettuali, della manutenzione e dell’organizzazione complessiva della circolazione.

In questa prospettiva, il nuovo testo governativo prevede interventi rivolti alla protezione dei motociclisti e degli altri utenti maggiormente esposti alle conseguenze degli incidenti, con particolare attenzione alle caratteristiche delle barriere stradali e alle condizioni di utilizzo di determinate infrastrutture.

La protezione degli utenti vulnerabili richiede una concezione della sicurezza fondata sulla prevenzione del rischio, nella quale la progettazione delle strade e la regolazione delle velocità assumano una funzione complementare rispetto all’attività di controllo, evitando che la responsabilità della prevenzione venga trasferita esclusivamente sui soggetti meno protetti.

Particolare rilevanza assume il ruolo delle amministrazioni competenti nella manutenzione delle infrastrutture e nell’adozione di soluzioni progettuali adeguate alle caratteristiche dei territori, poiché la qualità dello spazio stradale incide direttamente sulla probabilità degli incidenti e sulla gravità delle loro conseguenze.

La sicurezza deve quindi essere interpretata come una responsabilità pubblica condivisa, nella quale l’attività legislativa, la programmazione infrastrutturale e l’organizzazione dei controlli concorrono alla tutela dell’incolumità individuale e collettiva.

Disabilità, accessibilità e diritto alla mobilità

La revisione del Codice della strada presenta implicazioni particolarmente significative per le persone con disabilità, rispetto alle quali la disciplina della circolazione assume una dimensione direttamente connessa al principio costituzionale di uguaglianza sostanziale e alla possibilità di esercitare concretamente il diritto alla mobilità.

Tra le innovazioni annunciate dal Ministero figura la semplificazione delle procedure relative al Contrassegno unificato disabili europeo, attraverso il rafforzamento dell’utilizzo della piattaforma nazionale destinata a consentire il riconoscimento delle autorizzazioni nei differenti territori comunali, superando alcune criticità derivanti dalla frammentazione amministrativa e dalla disomogeneità dei sistemi di gestione degli accessi alle zone a traffico limitato.

La questione non riguarda esclusivamente l’efficienza dei procedimenti, poiché la necessità di ripetere adempimenti amministrativi per ottenere il riconoscimento di condizioni già certificate può determinare ostacoli concreti all’autonomia delle persone, soprattutto quando le procedure non risultano sufficientemente accessibili o interoperabili.

La legge delega contempla inoltre interventi di armonizzazione della disciplina stradale con la normativa in materia di disabilità e prevede la revisione di alcune procedure relative al conseguimento e al rinnovo delle patenti, comprese quelle concernenti la valutazione delle condizioni sanitarie e delle capacità funzionali rilevanti ai fini della guida.

Particolare attenzione richiede il riferimento all’aggiornamento delle modalità di valutazione della funzione uditiva, poiché l’accertamento dell’idoneità deve essere fondato su criteri scientificamente adeguati e proporzionati alle effettive esigenze di sicurezza, evitando che condizioni personali vengano considerate automaticamente incompatibili con la conduzione dei veicoli in assenza di una valutazione individualizzata.

La tutela dell’accessibilità deve essere pertanto interpretata come componente strutturale della sicurezza stradale, riconoscendo che la qualità di una disciplina normativa dipende anche dalla sua capacità di garantire condizioni effettive di partecipazione e autonomia alle persone che incontrano maggiori ostacoli nell’utilizzo degli spazi pubblici.

Polizia locale, controlli e organizzazione amministrativa

La revisione del Codice della strada assume una rilevanza diretta per l’organizzazione delle funzioni di polizia stradale, poiché l’effettività delle nuove disposizioni dipenderà dalla capacità delle amministrazioni competenti di garantire controlli adeguati, procedure uniformi e un corretto coordinamento tra i differenti organi incaricati della vigilanza.

La Polizia locale svolge un ruolo essenziale nella gestione della circolazione urbana, nell’accertamento delle violazioni, nella rilevazione degli incidenti e nella tutela degli utenti della strada, operando in un contesto caratterizzato da una crescente complessità normativa e tecnologica che richiede competenze specialistiche, formazione continuativa e strumenti operativi adeguati.

La legge delega prevede il riordino delle disposizioni relative all’esercizio dei compiti di polizia stradale e alle relative abilitazioni, oltre alla revisione di alcuni profili concernenti l’utilizzo dei servizi ausiliari, nell’ambito di un processo che dovrà necessariamente coordinarsi con la disciplina delle funzioni di polizia e con le competenze attribuite agli enti territoriali.

L’introduzione di nuove disposizioni non determina automaticamente un miglioramento dell’efficacia dei controlli, poiché l’applicazione delle norme richiede risorse organizzative, sistemi informatici interoperabili e procedure sufficientemente chiare da evitare incertezze interpretative e difformità operative.

La digitalizzazione dei procedimenti di accertamento e notificazione può contribuire a ridurre i tempi amministrativi, migliorare la tracciabilità delle attività e garantire maggiore uniformità, ma deve essere accompagnata da adeguate garanzie di protezione dei dati personali e dalla possibilità per i cittadini di verificare la correttezza degli accertamenti.

Il rapporto tra disciplina nazionale e autonomia locale costituisce un ulteriore elemento di complessità, poiché le amministrazioni comunali esercitano competenze specifiche nella regolazione della mobilità e nella gestione dello spazio pubblico, rendendo necessario un coordinamento capace di assicurare uniformità dei principi senza compromettere la possibilità di adottare soluzioni adeguate alle caratteristiche dei territori.

Digitalizzazione dei procedimenti e garanzie dei cittadini

La revisione normativa si inserisce nel più ampio processo di digitalizzazione della pubblica amministrazione, attraverso il quale le procedure relative alla circolazione, all’immatricolazione dei veicoli, alla gestione delle autorizzazioni e all’accertamento delle violazioni possono essere progressivamente semplificate, riducendo gli adempimenti e migliorando l’efficienza dell’azione pubblica.

La legge delega individua tra i propri obiettivi il miglioramento della qualità, della trasparenza e dell’efficienza amministrativa, anche attraverso il ricorso a strumenti di automazione e dematerializzazione, con particolare attenzione ai procedimenti caratterizzati da elevata complessità tecnica e dalla necessità di coordinare informazioni provenienti da amministrazioni differenti.

La semplificazione delle notificazioni e la digitalizzazione dei verbali possono contribuire a ridurre i costi e a rendere più tempestivo il rapporto tra cittadini e amministrazioni, ma richiedono sistemi affidabili, accessibili e capaci di garantire la corretta identificazione dei destinatari e la tracciabilità delle comunicazioni.

La trasformazione tecnologica non può tuttavia determinare una riduzione delle garanzie procedimentali, poiché l’efficienza amministrativa deve essere accompagnata dalla possibilità di conoscere le ragioni dei provvedimenti, verificare la correttezza delle informazioni utilizzate e accedere a strumenti di tutela effettivi in caso di errori.

Particolare attenzione deve essere riservata alle persone che incontrano difficoltà nell’utilizzo delle tecnologie digitali, affinché la semplificazione non produca nuove forme di esclusione e l’accesso ai servizi pubblici rimanga effettivamente garantito.

La sicurezza stradale come politica pubblica integrata

La revisione del Codice della strada offre l’occasione per superare una concezione della sicurezza prevalentemente fondata sull’inasprimento delle sanzioni, riconoscendo che la riduzione degli incidenti dipende da un insieme di fattori che comprendono l’educazione, la prevenzione, la qualità delle infrastrutture, la responsabilità degli utenti e l’efficacia dell’azione amministrativa.

La legge delega richiama espressamente l’importanza delle iniziative di sensibilizzazione rivolte agli studenti e delle strategie di prevenzione, individuando nella formazione uno strumento necessario per sviluppare una maggiore consapevolezza dei rischi connessi alla circolazione e favorire comportamenti responsabili.

L’educazione stradale non dovrebbe essere considerata un’attività accessoria rispetto all’accertamento delle violazioni, poiché la costruzione di una cultura della sicurezza richiede un processo continuativo di apprendimento, capace di coinvolgere differenti fasce della popolazione e di adattarsi alle trasformazioni delle tecnologie e delle modalità di trasporto.

La prospettiva sociologica evidenzia come il rispetto delle regole sia influenzato anche dalla percezione della loro legittimità, dalla coerenza dei controlli e dalla qualità dell’ambiente nel quale i comportamenti si sviluppano, rendendo necessario un approccio che integri la responsabilità individuale con quella delle istituzioni.

L’efficacia della riforma dovrà essere valutata attraverso indicatori concreti, quali l’andamento degli incidenti, la gravità delle conseguenze per le persone coinvolte, la protezione degli utenti vulnerabili e la capacità delle amministrazioni di garantire un’applicazione uniforme delle disposizioni, evitando che il successo dell’intervento venga misurato esclusivamente attraverso il numero delle violazioni accertate o l’entità delle somme riscosse.

L’effettività della riforma e le prospettive di attuazione

L’approvazione del nuovo testo del Codice della strada da parte del Consiglio dei ministri costituisce un passaggio significativo nel percorso di revisione della disciplina italiana della circolazione, ma non consente ancora di considerare definitivamente concluso il procedimento normativo, poiché l’effettiva applicazione delle innovazioni annunciate richiede il completamento delle ulteriori fasi previste dalla legge delega e la successiva entrata in vigore dei provvedimenti adottati.

La riforma si propone di intervenire su un sistema caratterizzato da una crescente complessità normativa, attraverso la razionalizzazione delle sanzioni, il rafforzamento della disciplina assicurativa, l’aggiornamento delle regole relative alla micromobilità, la protezione degli utenti vulnerabili e la semplificazione dei procedimenti amministrativi, delineando un intervento che coinvolge contemporaneamente la sicurezza collettiva, l’organizzazione delle amministrazioni e l’esercizio dei diritti individuali.

La valutazione complessiva non potrà tuttavia essere limitata alla riduzione degli importi delle multe o all’introduzione di nuovi obblighi, poiché la qualità di una disciplina destinata a regolare la circolazione deve essere misurata attraverso la sua capacità di prevenire gli incidenti, proteggere le persone, garantire un’applicazione uniforme delle norme e rendere più efficiente il rapporto tra cittadini e pubblica amministrazione.

Particolare attenzione dovrà essere dedicata alle conseguenze organizzative per gli enti territoriali e per gli organi di polizia stradale, chiamati a tradurre le innovazioni legislative in attività operative, nonché alla disponibilità di risorse adeguate per la formazione del personale, la digitalizzazione dei procedimenti e il miglioramento delle infrastrutture.

Il nuovo Codice della strada potrà rappresentare un’effettiva trasformazione soltanto se la revisione normativa contribuirà a superare una concezione della sicurezza fondata prevalentemente sulla sanzione, riconoscendo nella prevenzione, nell’accessibilità, nella qualità delle infrastrutture e nella responsabilità delle istituzioni gli elementi costitutivi di una mobilità più sicura e inclusiva. La strada non costituisce infatti soltanto uno spazio regolato da obblighi e divieti, ma un luogo di esercizio dei diritti e di organizzazione della vita collettiva, nel quale la tutela dell’incolumità deve essere perseguita attraverso un equilibrio tra libertà individuale, responsabilità pubblica e interesse generale.


Bibliografia e riferimenti normativi

Repubblica Italiana. (1992). Decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285. Nuovo Codice della strada.

Repubblica Italiana. (2024). Legge 25 novembre 2024, n. 177. Interventi in materia di sicurezza stradale e delega al Governo per la revisione del Codice della strada.

Repubblica Italiana. (2026). Legge 23 settembre 2026, n. 171. Proroga del termine per l’esercizio della delega prevista dall’articolo 35 della legge 25 novembre 2024, n. 177.

Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. (2026, 13 ottobre). Nuovo codice della strada, oggi in CdM il testo definitivo.

Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. (2026, 13 ottobre). Nuovo codice della strada: le principali novità.

Camera dei deputati. (2026). Dossier parlamentare sulla proroga della delega per la revisione del Codice della strada.

Commissione europea. (2020). EU Road Safety Policy Framework 2021–2030: Next Steps Towards Vision Zero.

World Health Organization. (2023). Global Status Report on Road Safety 2023. World Health Organization.


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