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URBANISTICA FEMMINISTA PER CITTÀ PIÙ SICURE E VIVIBILI PER UOMINI E DONNE, Martina Bonci

Le città sono insicure non per la carenza di polizia o per la presenza d’immigrati, ma perché sono progettate solo da uomini e per i soli uomini

di Martina Bonci

Abstract: Le infrastrutture urbane sono sempre state progettate da uomini per uomini e ciò influenza la sicurezza urbana, per questo si sta rafforzando sempre più il dibattito intorno al tema dell’urbanistica femminista che vorrebbe città a misura di chi le abita, a partire dalle donne che, anche per il lavoro di cura della casa, sono quelle che vivono più assiduamente la dimensione del quartiere. È la politica che per prima dovrebbe comprendere che un primo passo verso la parità passa anche dall’ammettere che se viviamo in città insicure, non dipende dalla carenza di agenti di polizia o dalla presenza di immigrati, ma prima di tutto da una mentalità patriarcale che perpetra queste discriminazioni e non valuta ancora le necessità, in questo caso di arredo urbano, del genere femminile.

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Strada centrale di Roma [Foto di Massimiliano Mancini]
Esercizi di empatia: Immaginare l’insicurezza urbana per combatterla

Bene, ora chiudete gli occhi e provate a fare questo esercizio di immaginazione.

È buio, è sera e voi state camminando per tornare a casa, dopo una serata passata in compagnia del vostro gruppo di amici. La sera ci sono meno autobus in giro e avete dovuto prendere quello che non vi lascia sotto casa, altrimenti avreste dovuto aspettare un’altra mezz’ora alla pensilina. Perciò siete appena scesi dal mezzo e vi state dirigendo verso casa. La strada che state percorrendo è abbastanza buia, ci sono pochi lampioni e nonostante la conosciate ad occhi chiusi, di notte anche questa via assume un altro aspetto. Ci sono poche persone per strada, perlopiù uomini. Percepite di essere ancestralmente in pericolo.

Vi sentite vulnerabili, provate una paura irrazionale che vi fa accelerare il passo e allungare la falcata. Ogni brusio in più, ogni movimento più veloce fatto da chi sta per strada diventa per voi motivo di sussulto. Andate dritti per la vostra strada e provate a rimanere razionali, non ci sono elementi che dovrebbero destare la vostra preoccupazione, nessuno vi sta avvicinando o vi sta guardando insistentemente, ma nonostante il vostro sforzo sentite un certo senso di inquietudine e di instabilità, sperando di arrivare presto a casa.

Vi è mai capitato di dover rifiutare un invito dei vostri amici ad uscire perché sapevate che avreste rincasato da soli/e a tarda notte e non vi sentivate sicuri/e nel farlo?

Immagino che se siete uomini fate difficoltà ad immaginarvi questo scenario, eppure, aimè, succede, succede ogni giorno. Ancora oggi nel 2022 la partecipazione alla vita pubblica serale è più maschile che femminile ed il motivo di questa disparità è che le donne spesso fanno più difficoltà ad organizzare la loro serata anche per una questione di sicurezza.

Si potrebbe suggerire come soluzione a questo problema, come tra l’altro succede all’indomani di ogni notizia di violenza notturna per strada, di aumentare il numero di poliziotti o di vigilanti in giro per la città per sorvegliarla e sventare eventuali aggressioni o reati.

Eppure, questa soluzione fa acqua da tutte le parti.

Infatti, il concetto di sicurezza che viene in questi casi reclamato a gran voce, sfuma velocemente nel concetto di repressione e di controllo. Queste parole, nonostante sembrino intercambiabili, in realtà hanno significati molto differenti. Controllare un’area urbana significa sottoporla a continua vigilanza, osservazione, facendo intuire quindi che la vera sicurezza possa dipendere solo dall’occhio di chi osserva, come suggeriva il panoptico di Foucault. In realtà, invece, questo principio non rende le cose più sicure in sé e per sé, perché anzi le si rende indissolubilmente legate all’azione di vigilanza di altri sul territorio stesso, che di per sé non è più sicuro, ma solamente più controllato.

L’aumento di personale di polizia in giro per la città, infatti, non può essere una soluzione al problema della sicurezza, se non solo come palliativo temporaneo. L’insicurezza che una donna percepisce camminando di notte per strada, infatti, riguarda più ambiti, a partire dalla preoccupazione per la propria incolumità fino al timore di essere molestata verbalmente.

Quello spazio urbano è vissuto in modo poco confortevole per una donna perché in effetti, a livello storico le infrastrutture urbane sono sempre state progettate da uomini per uomini. La struttura della città, infatti, è sempre stata disegnata per uomini che si spostavano tra i luoghi di lavoro e le abitazioni, mentre non veniva fatta una riflessione sulle esigenze delle donne un po’ perché non erano loro le prime destinatarie dei progetti infrastrutturali, un pò perché la figura dell’urbanista, architetto o ingegnere era prevalentemente (se non tassativamente) maschile, senza perciò la sensibilità verso le necessità e le esigenze femminili.

In questi anni si sta rafforzando sempre più il dibattito intorno al tema dell’urbanistica femminista che avrebbe come obiettivo appunto di rimettere al centro del dibattito urbanistico proprio le necessità di chi quei posti li abita, a partire dalle donne, che forse, ancora per il lavoro di cura della casa, sono quelle che vivono più assiduamente la dimensione del quartiere.

Ancora una volta è necessario ricordare quanto sia fondamentale che il dibattito intorno a questi temi sia prima di tutto politico, più che sentimentalistico, perché lo spazio urbano entra a pieno titolo tra gli spazi da determinare politicamente, perché teatro della vita delle persone, uomini e donne che siano. È la politica che per prima dovrebbe comprendere che un primo passo verso la parità passa anche dall’ammettere che se viviamo in città insicure, non dipende dalla carenza di agenti di polizia o dalla presenza di immigrati, ma prima di tutto da una mentalità patriarcale che perpetra queste discriminazioni e non valuta ancora le necessità, in questo caso di arredo urbano, del genere femminile.

(1) Martina Bonci: docente, LM in Scienze filosofiche presso Alma Mater Studiorum, L in Economia e gestione beni culturali presso Ca’ Foscari .

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