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Francesco Mancini NOTIZIE Scienze Politiche

ANCHE LA PICCOLA ILLEGALITÀ RENDE BRUTTA LA CITTÀ E I CITTADINI [CON VIDEO], Francesco Mancini

Don Aniello Manganiello, il fondatore dell’Associazione antimafia “Ultimi”, a Ferentino (FR) per ricordare l’esempio di Borsellino e condividere tra la gente e i giovani il valore della legalità

Francesco Mancini

Abstract: Don Aniello Manganiello, ex parroco di Scampia (NA), ha strappato tanti giovani alla Camorra e promuove presidi di legalità nelle città con la sua associzione antimafia. È tornato a Ferentino (FR) dov’é stato vice parroco per commemorare Paolo Borsellino, che spesso frequentava questa stessa città, e per riflettere sul valore della legalità e sulle azioni concrete di tutela. Anche la nostra testata ha voluto contribuire partecipando alla marcia della pace promossa dall’associazione “Ultimi” e dalla professoressa Tiziana Bianchi e al dibattito sulla legalità urbana che ne è seguito.

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Riprese di Francesco Mancini.

Il sacerdote anticamorra

Aniello Manganiello

Don Aniello Manganiello è stato parroco di Scampia dal 1994 al 2010, durante i quali ha combattuto la criminalità organizzata, strappando alla manovalanza della camorra tantissimi giovani, criticando apertamente l’ipocrisia e la superstizione degli affiliati che ostentano case piene di immagini sacre e rifiutandosi persino di dare la comunione ai camorristi e di battezzare i loro figli.
Don Manganiello per questo ha subìto pesanti minacce, ma nonostante gli enormi ostacoli, anche da parte della politica locale, è riuscito a strappare tanti giovani alla criminalità, tra i quali l’ex boss Tonino Torre, che oggi vive di lavori onesti, e Davide Cerullo, ex pusher del clan Di Lauro, che ora è padre di famiglia, scrive libri e gira l’Italia parlando di legalità.
Il 10 ottobre 2010, nonostante le raccolte di firme, le fiaccolate e le petizioni organizzate dai residenti di Scampia è stato trasferito a Roma dove è rimasto solo tre mesi per tornare nel suo paese natale, Camposano (NA) dove ha ripreso la sua battaglia in favore della legalità: nel 2011 ha scritto il libro “Gesù è più forte della camorra. I miei sedici anni a Scampia tra lotta e misericordia”, in collaborazione col giornalista Andrea Manzi, e nel 2012 ha fondato “ULTIMI – Associazione per la legalità e contro le mafie”.

Dal 2015 al 2020 è stato vice parroco presso la parrocchia di Sant’Agata a Ferentino (FR).

Sintesi degli interventi al dibattito sulla legalità

Tiziana Bianchi

Tiziana Bianchi, docente e promotrice della marca per la legalità: «Voglio ricordare la figura di questo grande giudice che ha avuto dei trascorsi in questa città, tanti di noi lo hanno incontrato per le strade di Ferentino ed è stato un grande esempio per noi. Siamo qua perché l’iunica cosa che possiamo fare è coinvolgere le nuove generazioni. Il secondo momento che era stato pensato dagli organizzatori è quello di fare una riflessione su quanto abbiamo vissuto sinora.».

Ambrogio Spreafico

Ambrogio Spreafico, vescovo di Frosinone, Veroli, Ferentino, Anagni, Alatri: «La memoria è sempre un modo non solo per non ripetere il passato, ma anche per ricordarci che noi possiamo costruire un futuro diverso, perché oggi siamo in un tempo in cui sembra che le cose cambiano perché cambiano gli altri: cambia il vescovo, cambia il sindaco, cambia il comandante dei Carabinieri e invece no! Il mondo cambia perché tu ti impegni a cambiarlo, perché ognuno di noi si impegna a cambiarlo, perché la mafia non è più violenta come ai tempi di Borsellino ma è più furba oggi e si insinua nelle menti e nei cuori. Anche con uno spinello si contribuisce alla mafia, alla criminalità, quando vai a giocare nelle sale slot contribuisci a fomentare il fenomeno mafioso, come ci hanno dimostrato le indagini della DIA, i traffici illeciti e il riciclaggio dei soldi.».

Piergianni Fiorletta

Piergianni Fiorletta, sindaco di Ferentino: «Voglio ringraziare don Aniello per questo suo impegno storico contro tutte le mafie. La morte in via D’Amelio ha segnato un passaggio tremendo, sembrava che lo Stato fosse rimasto fermo contro la forza di questi criminali che spadroneggiavano. Ha detto bene il vescovo, prima facevano saltare le macchine ora si sono infiltrati nei tessuti economici non solo della Sicilia ma a livello europeo».

Alfonso Musa

Alfonso Musa, presidente associazione Ultimi: «Peppino Impastato, un altro eroe di legalità, un altro martire della mafia al pari dei magistrati che sono stati ricordati -mi riferisco a Falcone e Borsellino- ebbe a dire una volta: ‘se si insegnasse la bellezza alla gente la si fornirebbe di un’arma per combattere l’omertà, la paura e la rassegnazione’».

Aniello Manganiello, sacerdote fondatore associazione Ultimi: «Commozione, emozione di fronte a questa bella testimonianza collettiva nei confronti di uomini che hanno dato la vita per la nostra patria, per la nostra nazione. Permettetemi un ringraziamento particolare al drappello del presidio di ‘Ultimi’ di Ferentino che ha lavorato per mettere in campo questa idea e poi, con l’aiuto di tanti l’ha realizzata. L’augurio è che ci possano essere altri momenti per accompagnare e sensibilizzare gli abitanti della Ciociaria alla quale sono legato essendo stato vice parroco per cinque anni».

Massimiliano Mancini

Massimiliano Mancini, segretario generale UPLI e direttore Ethica societas: «Porto il saluto della presidente nazionale di UPLI-Unione Polizia Locale Italiana. Sono tutti dentro i capi mafiosi, ma la cultura mafiosa è tutta fuori e non è fuori di noi, ossia lontana da noi, ma è dentro di noi. Allora a proposito di parabole -bellisisme le parole del vescovo- il seme germina dove c’é un humus fertile e questo vale tanto per il bene quanto per il male. Ma noi, nella vita di tutti i giorni, siamo veramente diversi da tanti altri? Non siamo forse quelli che ammiriamo i furbi e preferiamo le scorciatoie? ‘Il mondo non morirà per la mancanza di meraviglie, quanto per la capacità di sapersi meravigliare’, lo diceva Chesterton [Gilbert Keith Chesterton, scrittore e giornalista britannico n.d.r.] ed era purtroppo una profezia quanto mai vera. Un altro grande filosofo, Del Noce [Augusto Del Noce, filosofo cattolico n.d.r.] diceva che questa epoca sarebbe stata quella dominata dall’ateismo [diceva che mentre negli anni ’60, la sua epoca, dominava l’ateismo forte, ossia quello imposto dai regimi comunisti, nel futuro avrebbe dominato l’ateismo debole ossia quello di chi si dichiara religioso solo per senso di appartenenza o per schieramento politico n.d.r.] quella in cui si sbandiereranno i valori etici o, peggio ancora, morali ma semplicemente con una valenza politica. Difendiamoci dall’islamismo, difendiamoci dai diversi, difendiamoci dagli immigrati, ma perché non sono esseri umani come noi? Non ci rendiamo contro che anche in questo ci sono le parole mafiose? [la cultura dell’odio e l’aggregazione settaria della comunità chiusa verso chi non è del gruppo di riferimento su cui si basano sociologicamente le aggregazioni mafiose n.d.r.]. Il contrasto della mafia è un lavoro che dobbiamo fare ogni giorno insegnando la bellezza, insegnando che anche la piccola illegalità rende brutta la città e se la città è brutta lo sono anche i cittadini perché con l’illegalità ci abbrutiremo tutti. Allora pretendere ogni giorno i nostri diritti ma dando prima i nostri doveri, ecco questa è una rivoluzione culturale!».


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