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Francesco Mancini Impegno Sociale NOTIZIE

Le mafie cambiano volto, la memoria delle vittime e le nuove forme del potere criminale

Il 21 marzo Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie, un’occasione per riflettere sull’evoluzione della criminalità organizzata

Francesco Mancini

Abstract: La Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie, celebrata ogni anno il 21 marzo e riconosciuta dalla legge 8 marzo 2017, n. 20, rappresenta un momento di riflessione collettiva sul rapporto tra criminalità organizzata, istituzioni democratiche e responsabilità civile. Nata dall’iniziativa dell’associazione Libera nel 1996, la ricorrenza conserva la memoria delle persone uccise dalle organizzazioni mafiose, richiamando contemporaneamente l’attenzione sulle trasformazioni di un fenomeno criminale che ha progressivamente affiancato alla violenza tradizionale forme più sofisticate di infiltrazione economica, condizionamento amministrativo e controllo delle risorse pubbliche. Il contributo analizza il significato storico e civile della commemorazione, l’evoluzione delle strategie mafiose e il ruolo delle istituzioni nella prevenzione delle infiltrazioni criminali, evidenziando come la tutela della legalità richieda non soltanto strumenti repressivi, ma anche trasparenza, partecipazione democratica e capacità di riconoscere le nuove manifestazioni del potere mafioso.

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La memoria come responsabilità

Il 21 marzo, primo giorno di primavera, l’Italia celebra la Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie, una ricorrenza che assume un significato particolare nella storia civile del Paese, poiché collega il ricordo delle persone uccise dalla criminalità organizzata alla responsabilità collettiva di contrastare le condizioni che ne consentono la sopravvivenza e la riproduzione.

La giornata nasce nel 1996 per iniziativa dell’associazione Libera, fondata da don Luigi Ciotti, e viene successivamente riconosciuta dallo Stato con la legge 8 marzo 2017, n. 20, che ne sancisce il valore istituzionale e ne promuove la celebrazione nelle scuole e nelle comunità.

La scelta del 21 marzo richiama simbolicamente l’inizio della primavera, associando alla memoria delle vittime l’idea di un rinnovamento civile e democratico, nel quale il ricordo non costituisce un esercizio esclusivamente commemorativo, ma diventa uno strumento di conoscenza e partecipazione.

Le vittime delle mafie non appartengono infatti a un’unica categoria sociale o professionale, ma comprendono magistrati, appartenenti alle forze di polizia, amministratori pubblici, giornalisti, imprenditori, sindacalisti, cittadini che hanno rifiutato il condizionamento criminale e persone estranee alle attività delle organizzazioni mafiose, colpite dalla violenza o coinvolte casualmente nelle loro azioni.

La lettura pubblica dei nomi delle vittime, divenuta uno dei momenti più significativi della giornata, restituisce un’identità individuale a persone che rischierebbero altrimenti di essere ricordate soltanto attraverso le circostanze della loro morte, opponendo alla logica mafiosa dell’intimidazione e della cancellazione della memoria il riconoscimento pubblico della dignità umana.

Dalla violenza al potere economico

La storia delle organizzazioni mafiose italiane dimostra come la criminalità organizzata non possa essere interpretata esclusivamente attraverso le manifestazioni più evidenti della violenza, poiché la capacità di esercitare un controllo stabile sulle attività economiche e sulle relazioni sociali costituisce uno degli elementi fondamentali della sua struttura di potere.

Le stragi del 1992 e del 1993 rappresentarono una delle espressioni più drammatiche della strategia terroristico-mafiosa di Cosa nostra, attraverso la quale l’organizzazione cercò di condizionare le istituzioni e contrastare l’azione repressiva dello Stato.

Gli assassinii di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, insieme a quelli degli appartenenti alle rispettive scorte, segnarono profondamente la coscienza nazionale, contribuendo a rafforzare la mobilitazione civile e a consolidare una legislazione antimafia che aveva già trovato un passaggio decisivo nell’introduzione del reato di associazione di tipo mafioso, previsto dall’articolo 416-bis del codice penale.

La progressiva trasformazione delle strategie criminali ha tuttavia dimostrato come la riduzione della violenza più appariscente non coincida necessariamente con l’indebolimento delle organizzazioni mafiose, che possono privilegiare modalità operative meno visibili, orientate all’infiltrazione dei mercati, al riciclaggio dei capitali e alla costruzione di relazioni con soggetti appartenenti all’economia legale.

Il potere mafioso contemporaneo si manifesta anche attraverso la capacità di alterare la concorrenza, condizionare le decisioni economiche e utilizzare risorse di provenienza illecita per acquisire posizioni di vantaggio all’interno dei circuiti produttivi.

La criminalità organizzata non rappresenta quindi soltanto una minaccia alla sicurezza pubblica, ma costituisce un fattore di distorsione dell’economia e della democrazia, poiché sostituisce alle regole della concorrenza e dell’imparzialità amministrativa rapporti fondati sull’intimidazione, sulla corruzione e sulla dipendenza economica.

Le infiltrazioni nelle istituzioni

Uno degli ambiti nei quali il fenomeno mafioso assume particolare rilevanza riguarda il rapporto con le amministrazioni pubbliche, soprattutto nei settori caratterizzati dalla gestione di risorse economiche, dall’affidamento di contratti e dall’esercizio di poteri autorizzatori.

Le organizzazioni criminali possono perseguire il controllo delle decisioni pubbliche attraverso differenti modalità, che comprendono l’intimidazione degli amministratori, la corruzione, il condizionamento delle procedure amministrative e la costruzione di relazioni con operatori economici e professionisti.

Gli appalti pubblici, l’edilizia, il ciclo dei rifiuti, la gestione dei servizi e le attività economiche sottoposte ad autorizzazione costituiscono ambiti nei quali la presenza di interessi criminali può determinare conseguenze particolarmente gravi, compromettendo la corretta destinazione delle risorse e la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

Il legislatore italiano ha progressivamente sviluppato strumenti di prevenzione amministrativa, tra i quali assumono particolare rilievo la documentazione antimafia, le misure interdittive e la disciplina dello scioglimento dei consigli comunali e provinciali conseguente a fenomeni di infiltrazione e condizionamento mafioso, prevista dall’articolo 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.

Tali strumenti rispondono alla necessità di intervenire anche prima dell’accertamento definitivo di specifiche responsabilità penali, secondo presupposti e garanzie differenti da quelli propri del processo penale, al fine di proteggere il funzionamento delle istituzioni e impedire che il potere criminale condizioni l’esercizio delle funzioni pubbliche.

Per gli enti locali, la prevenzione delle infiltrazioni richiede pertanto una particolare attenzione alla trasparenza delle procedure, alla tracciabilità delle decisioni e alla capacità di individuare situazioni nelle quali interessi economici apparentemente legittimi possono nascondere forme di controllo criminale.

Le nuove mafie

La globalizzazione economica e la digitalizzazione delle relazioni sociali hanno ulteriormente ampliato le possibilità operative delle organizzazioni criminali, favorendo la circolazione internazionale dei capitali e l’utilizzo di strumenti tecnologici capaci di rendere più complessa l’individuazione delle attività illecite.

Le mafie contemporanee possono operare attraverso reti economiche transnazionali, utilizzare società formalmente regolari e ricorrere a intermediari professionali per occultare la provenienza dei capitali o agevolarne l’impiego nell’economia legale.

Accanto ai tradizionali mercati criminali, l’acquisizione e l’utilizzo illecito delle informazioni rappresentano una risorsa strategica, poiché i dati personali, commerciali e finanziari possono essere impiegati per realizzare frodi, esercitare pressioni o individuare vulnerabilità economiche e organizzative.

L’intelligenza artificiale e gli strumenti digitali possono inoltre amplificare alcune capacità operative delle reti criminali, attraverso l’automazione delle frodi, la produzione di identità digitali fittizie e la manipolazione delle comunicazioni, pur senza che tali fenomeni debbano essere automaticamente attribuiti alle organizzazioni mafiose tradizionali.

La distinzione tra criminalità informatica e criminalità mafiosa rimane infatti essenziale sul piano criminologico e giuridico, ma la crescente convergenza tra competenze tecnologiche, disponibilità finanziarie e reti criminali impone di sviluppare strumenti investigativi e preventivi adeguati alla trasformazione dei fenomeni illeciti.

La capacità delle organizzazioni mafiose di adattarsi ai cambiamenti della società costituisce uno degli elementi che ne spiegano la persistenza, rendendo necessario un contrasto fondato non soltanto sull’efficacia delle indagini, ma anche sulla conoscenza delle dinamiche economiche e sociali attraverso le quali il potere criminale si riproduce.

La legalità oltre la commemorazione

La Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie conserva il proprio significato più profondo nella capacità di trasformare la memoria individuale e collettiva in una responsabilità istituzionale e sociale.

Ricordare le vittime significa riconoscere il valore delle loro esistenze, ma anche interrogarsi sulle condizioni che hanno consentito alle organizzazioni criminali di esercitare forme di controllo economico, politico e territoriale, talvolta attraverso il silenzio, l’indifferenza o la complicità di settori della società.

La lotta alle mafie non può essere affidata esclusivamente alla magistratura e alle forze di polizia, pur essendo queste ultime protagoniste indispensabili dell’azione di contrasto, poiché richiede il coinvolgimento delle istituzioni democratiche, del sistema educativo, delle imprese e delle comunità locali.

La trasparenza amministrativa, la tutela della concorrenza, l’educazione alla legalità e la valorizzazione sociale dei beni confiscati rappresentano strumenti attraverso i quali il contrasto alla criminalità organizzata può tradursi in un processo di rafforzamento della cittadinanza e della fiducia nelle istituzioni.

La memoria delle vittime delle mafie non può ridursi alla celebrazione del sacrificio individuale, ma deve diventare la misura della capacità dello Stato e della società di impedire che il potere criminale continui a condizionare la libertà, l’economia e la democrazia.

Il 21 marzo richiama dunque una responsabilità che non appartiene soltanto al passato, poiché le organizzazioni mafiose hanno dimostrato di saper modificare le proprie strategie senza rinunciare alla capacità di esercitare influenza e controllo. La sfida contemporanea consiste nel riconoscere queste trasformazioni e nel comprendere che la legalità non rappresenta semplicemente il rispetto formale delle norme, ma la condizione necessaria affinché i diritti, le opportunità e le istituzioni possano sottrarsi a ogni forma di dominio criminale.


Riferimenti normativi e bibliografici

Legge 8 marzo 2017, n. 20, Istituzione della «Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie».

Legge 13 settembre 1982, n. 646, Disposizioni in materia di misure di prevenzione di carattere patrimoniale ed integrazioni alle leggi 27 dicembre 1956, n. 1423, 10 febbraio 1962, n. 57 e 31 maggio 1965, n. 575. Istituzione di una commissione parlamentare sul fenomeno della mafia.

Codice penale, art. 416-bis, Associazioni di tipo mafioso anche straniere.

Decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione.

Decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, art. 143, Scioglimento dei consigli comunali e provinciali conseguente a fenomeni di infiltrazione e di condizionamento di tipo mafioso.

Legge 7 marzo 1996, n. 109, Disposizioni in materia di gestione e destinazione di beni sequestrati o confiscati.

Direzione Investigativa Antimafia. (2025). Relazioni semestrali sull’attività svolta e sui risultati conseguiti. Ministero dell’Interno.

Commissione parlamentare antimafia. Relazioni e documenti parlamentari sul fenomeno delle mafie e delle altre associazioni criminali.

Libera – Associazioni, nomi e numeri contro le mafie. Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.

Sciarrone, R. (2009). Mafie vecchie, mafie nuove. Radicamento ed espansione. Donzelli.

Varese, F. (2011). Mafias on the Move: How Organized Crime Conquers New Territories. Princeton University Press.

Dalla Chiesa, N. (2010). La convergenza. Mafia e politica nella Seconda Repubblica. Melampo.


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