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Cybersecurity Intelligenza Artificiale NOTIZIE Silvestro Marascio

Cybertech Europe 2026, a Roma, un cult per la sicurezza

Oltre la sicurezza informatica: una due giorni a 360°, passando per AI, identità digitale, tutela dei minori e infrastrutture

Silvestro Marascio

Abstract: Nel 2026 separare i concetti di sicurezza tra informatica e fisica è pura follia, fortunatamente questo concetto viene ripetuto in ogni consesso, data l’innegabile potenziale convergenza, allo stesso modo viene evidenziato che l’anello debole di qualsiasi catena affine all’argomento, sia l’uomo, intendendo l’utilizzatore di un certo servizio. I vari framework normativi e tecnici sicuramente aiutano, inserendo dei check, e quindi imponendo degli obblighi, ma la consapevolezza dell’utente rimane la carta fondamentale da giocare. In tutti gli interventi che si sono susseguiti quest’oggi, e che continuerà domani, sempre a Roma, nel complesso della Nuvola, all’EUR, la consapevolezza dell’utente riecheggiava continuatamente, accanto ai must del momento, come l’uso dei vari chatbot AI e l’impatto delle condizioni geopolitiche sulla filiera dei fornitori, culminando sulla sovranità del dato. 

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L’universo cyber è sempre più complesso…

Probabilmente questo comincia a essere sempre più risaputo.

Poche ore fà è stata data la notizia che in Francia sono stati attaccati i congelatori di una catena di supermercati, andando ad agire sulle loro temperature e provocando ingenti danni economici. Intanto gli attacchi – invece – a infrastrutture critiche cominciano a non fare neanche notizia, salvo non impattino nel settore sanitario, minacciando concretamente vite umane.

Si ricorderà a tal propositivo l’attacco con dei ransomwer in Austria, interessando un importante network sanitario, ma anche in Germania, a Dusseldorf, dove si ha – nel 2020 – un primo rapporto causa/effetto, tra un’attacco informatico e il decesso di una paziente, morta perché trasferita presso altro nosocomio mentre i tecnici fronteggiavano la cyber-intrusione, cercavano di contenere l’esfiltrazione di dati sensibili e di ripristinare tutti i servizi di quella struttura.

In Italia è l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale e l’annuale rapporto CLUSIT a ricordare come le infrastrutture sanitarie siano particolarmente appetibili ai cyber-criminali o agli attivisti, ma non sono gli unici punti critici della rete sociale contemporanea.

Si pensi al settore dei trasporti, in generale, e dell’aviazione, tra gli altri basta ricordare il bug del luglio 2024, a seguito di un aggiornamento Windows, che ha lasciato a terra migliaia di aerei.

Questi sono alcuni dei settori protagonisti della giornata di oggi, al Cybertech Europe 2026.

Se al primo piano, dopo aver superato il controllo agli accessi e quindi essere passati alla stampa dell’accredito, si accede a un centinaio di metri quadri di stand espositivi di ogni tipo, accogliendo aziende private e partecipate, attive nel settore della security, della safety, dell’emergency ed enterprice, al secondo piano, alla hall, non è più protagonista il networking ma panelist di alto profilo.

cyber pannello

 

Sovranità digitale, sicurezza delle infrastrutture e tutela degli utenti: le sfide attuali

Sovranità digitale? facile a dirsi…

Oggi le infrastrutture, a livello mondiale, sono costruite per il mercato dei consumatori, non per le istituzioni e le grandi imprese; tuttavia, per vivere e competere, l’ideale sarebbe che ciascuno fosse in grado di eseguire la propria applicazione, sviluppare e gestire la propria IA, avere proprie strutture per l’ipercalcolo.

Ecco, il messaggio provocatorio (ma necessario, ndr.) che viene lanciato dal palco della Cybertech è proprio questo: essere più locali e meno globali per risultare più resilienti di fronte ai rischi che potrebbero intervenire su scala globale, e di minacce (concrete) – in questo momento storico – ve ne sono davvero tante.

La geopolitica ha “riscoperto” l’importanza degli stretti, per il commercio e la logistica, da Hormuz a Bab el-Mandeb, ma non solo, che anche un alleato storico può costituire un nuovo rischio, si pensi agli USA di Trump e alla sua politica spregiudicata in materia di dazi e anche a danno dell’Ucraina.

Si pensi – velocemente e brevemente – al triangolo di cui è vittima l’Unione Europea: UE sanziona la Russia per l’invasione del 2022 e quest’ultima si lega agli USA con accordo sul gasolio di cui la UE è carente, anche grazie all’attacco all’Iran perpetrato proprio dagli USA.

Ma una sovranità digitale richiede molto tempo e ingenti risorse per essere concretamente realizzata, stante il considerare anche un nuovo approccio binario, non intendendo solamente il “dove” si trovano i dati trattati e l’infrastruttura, ma passando a comprendere la:

  • sovranità operativa, che riguarda chi gestisce l’infrastruttura d’interesse e con quali privilegi;
  • sovranità tecnica: che interessa chi ha capacità decisionale autonoma, arrivando a decidere – per esempio – il migrare verso tecnologie differenti o fornitori diversi, se necessario.

Ovviamente, dati gli argomenti è logico che i panel si siano anche interessati di AI, e – proprio relativamente alla paventata sovranità nazionale – il tema individua altro:

  • Sovranità decisionale significa analizzare come l’IA possa accedere alle informazioni e utilizzarle per prendere delle decisioni;
  • Sovranità dell’azione significa definire in che modo all’IA sia consentito fare qualcosa;

tutto ciò perché si era abituati a considerare l’IA come una tecnologia che gestisce le informazioni e produce un risultato; ora però si ha un’IA che può produrre azioni dirette, poiché è in grado di utilizzare strumenti, accedere ai sistemi, prendere decisioni e agire.

Anche in questa sede è ribadita la necessità di creare una infrastruttura nazionale, o comunque Europea, con partnership pubblico-privato.

Il discorso si fa più complesso: si riferisce dello stack tecnologico necessario e di quello cloud, si parla dei modelli e del loro addestramento.

Il concetto sullo sfondo è sempre lo stesso di ogni consesso: matchare sulla catena di valore dei dati utilizzati per addestramento, così da poter soddisfare le esigenze di un cliente europeo o Amministrazione italiana, quindi lavorare su piattaforme dati dedicate e su AI Factory, frutto di progettualità condivise e “proprietarie”.

Rivoluzione digitale e conflitto generazionale

Gli interventi si susseguono, non si parla sempre e solamente di tecnicismi.

Intervenire su una cattiva erogazione di policy o un’articolata gestione di quelli che sono gli assetti informatici in dotazione a dipendenti, lavoratori, persone che hanno accesso ad applicativi, è sempre possibile, come già detto, le linee regolatrice del legislatore, nazionale o sovranazionale, aiutano, ma il problema è anche altro.

L’obiettivo è il “costruire”, di fatto, sicurezza cibernetica costituendo una generazione di cittadini in grado di essere il primo argine rispetto alla sicurezza del paese.

Una sorta di rivoluzione digitale, quella ipotizzata da Ivano Gabrielli, a capo della Polizia Postale, e che taluni declinano anche come una rivoluzione antropologica, proprio mentre ci si trova – con l’ingresso dei sistemi di intelligenza artificiale generativa – di fronte ad un conflitto generazionale:

  • c’è chi appartiene allo scorso secolo, e che in qualche modo ha strumenti e percezioni di sicurezza traslabili anche all’interno del dominio cibernetico, ma che sconta, di fatto, un digital divide che può essere colmato attraverso la formazione tecnica e tecnologica;
  • c’è chi, figlio di questo tempo, non ha preparazione rispetto a quelli che sono gli attuali strumenti e percezioni di sicurezza, ma che invece è dotata di buone competenze, ottime competenze dal punto di vista tecnologico.

Tendenzialmente viene messo in evidenza come il destino delle democrazie è proprio in mano a chi vive questa rivoluzione antropologica, logico – quindi – che vengano indagati i trend che vengono vissuti.

Oramai la quasi totalità degli adolescenti è connessa in rete.

Gli ultimi dati nazionali parlano di una media di connessione, quindi di iperconnessione da parte dei ragazzi dalle 8 alle 12 ore giornaliere.

Tempi, questi, dove i ragazzi gestiscono le proprie attività scolastiche, quelle sociali e  si informano.

Il 64% degli adolescenti, questi sono fonti statunitensi, ma possono essere traslati anche all’interno del perimetro italiano, utilizza già chatbot di intelligenza artificiale e il oltre il 50%, di fatto, lo utilizza già negli impieghi quotidiani, quelle che sono le attività didattiche che vengono svolte.

Questo cosa comporta? La sublimazione della “frattura” prima descritta: la maturazione delle nuove generazioni avviene a spot, in modo diversamente lineare, approcciando problematiche, anche complesse, articolate, anzitempo rispetto agli strumenti posseduti, con conseguenti problemi che si riflettono, ed emergono, in sede di gestione dell’ordine e della sicurezza pubblica.

Si appalesano anche comportamenti che sfociano in fattispecie di reato, di varia natura, da quello predatorio, a quello contro la persona, ad atti che vengono percepite con disvalore rispetto alla realtà, ma che sono riconducibili a cyberbullismo, molestie, atti intimidatori, atti persecutori, cyberstalking.

Quanto sopra, evidentemente, è il prodotto del gap già evidenziato dal dott. Gabrielli, considerando quella scarsa competenza tecnologica delle nuove generazioni di cittadini e di lavoratori, bene sarà tutto quello che il legislatore potrà imporre quale ideale rimedio, significativo e strutturato, nell’ambito cognitivo. In modo da tutelarli nella costruzione del pensiero critico (vedasi il Digital Service Act e la proposta EU KIDS).

Proteggerli – si diceva – nel momento di più importante e significativa formazione, in quella che è la fascia d’età più critica, tra i 13 e i 15 anni, e cercare di costruire per il futuro una generazione in grado di potersi informare e in grado di poter presidiare le istituzioni democratiche.

Si parla sempre più spesso di inquinamento cognitivo, che oggi in maniera preponderante viene eterodiretto dalle informazioni acquisite attraverso la rete, infatti oltre il 70% degli utenti italiani dice di utilizzare la rete per informarsi.

 


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