Mario Tozzi si inserisce nello scontro su un’opera che continua a dividere l’Italia prima di unire la Sicilia al continente

Abstract: La Corte dei Conti ha negato il visto di legittimità alla delibera CIPESS n. 41/2025 sul progetto del Ponte sullo Stretto di Messina, sospendendo l’iter di un’opera da 15 miliardi di euro. La decisione, motivata da rilievi tecnici ancora non pubblici, ha scatenato un acceso confronto tra governo e magistratura contabile. Mentre Giorgia Meloni e Matteo Salvini parlano di ostruzionismo istituzionale, l’opposizione invoca il rispetto della Costituzione e denuncia l’uso politico di un progetto ritenuto obsoleto e rischioso. Tra le voci critiche, il geologo e divulgatore televisivo Mario Tozzi – che era già intervenuto molto criticamente – sottolinea la fragilità ambientale e la mancanza di sostenibilità del piano, rilanciando il tema del rapporto tra progresso, legalità e responsabilità pubblica.

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Mario Tozzi (1959), geologo, dottore di ricerca in Scienze della Terra, primo ricercatore presso l’Istituto di Geologia Ambientale e Geoingegneria del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), divulgatore scientifico, saggista e conduttore televisivo, tra le sue trasmissioni in prima serata: Gaia – Il pianeta che vive, Terzo pianeta, Sapiens – Un solo pianeta su Rai 3 e numerosi altri programmi su Rai, LA7 e altre reti e documentari per Rai International.
“La Corte dei conti esercita il controllo preventivo di legittimità sugli atti del Governo, e anche quello successivo sulla gestione del bilancio dello Stato. Partecipa, nei casi e nelle forme stabilite dalla legge, al controllo sulla gestione finanziaria degli enti a cui lo Stato contribuisce in via ordinaria. Riferisce direttamente alle Camere sul risultato del riscontro eseguito. La legge assicura l'indipendenza dei due Istituti (includendo il Consiglio di Stato, ndr) e dei loro componenti di fronte al Governo” (art. 100 Costituzione).
È il dettato costituzionale che ci introduce alla nota con la quale la Corte dei conti ha respinto il visto di legittimità sulla delibera CIPESS n. 41/2025 relativa al progetto definitivo del collegamento stabile tra Sicilia e Calabria. La decisione è stata assunta dalla Sezione centrale di controllo di legittimità su atti del Governo e delle amministrazioni dello Stato, al termine della Camera di consiglio seguita all’adunanza del 29 ottobre 2025. La delibera, approvata dal CIPESS lo scorso 6 agosto, prevedeva l’assegnazione di risorse del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione e l’approvazione del progetto definitivo ai sensi del decreto-legge n. 35 del 2023. Le motivazioni del mancato visto non sono ancora note e occorrerà attendere 30 giorni per conoscerle.
Senza ripercorrere le vicende politiche, giuridiche e sociologiche ormai note anche ai falchi pecchiaioli che periodicamente sorvolano Scilla e Cariddi, ci limitiamo a ricordare che il 16 marzo 2023 il governo Meloni ha approvato un decreto-legge per riprendere la realizzazione del progetto, avente origini ormai ataviche. Il 31 marzo 2023, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha quindi promulgato il Decreto ponte. Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha stimato un costo per la realizzazione del progetto e di tutte le opere di accesso ferroviarie e stradali in 15 miliardi di euro, prevedendone l’inizio dei lavori per il 2025.
Prima di arrivare allo stop della Corte dei conti, è necessario ricordare anche la bocciatura, da parte degli Stati Uniti, di includere il Ponte sullo Stretto tra le spese militari NATO. La proposta dal governo italiano, sollevata per raggiungere più facilmente l’obiettivo di spesa per la difesa del 5% del PIL entro il 2035, ha infatti ricevuto la netta opposizione perché considerata come “contabilità creativa“, strumentale cioè per ottenere un finanziamento dalla NATO come spesa militare.
Le reazioni politiche non si sono fatte attendere. Il 30 ottobre, in un’intervista al TG1, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha criticato la decisione della Corte dei conti adducendo una motivazione alquanto singolare: «Alla magistratura contabile voglio dire che sono rimasta francamente un po’ incuriosita di fronte ad alcuni rilievi, come quello nel quale ci si chiedeva per quale ragione avessimo condiviso una parte della documentazione via link. Verrebbe voglia di rispondere: “Perché c’è internet”». Aspettando le motivazioni ufficiali del rigetto, resterebbe comunque stupefacente credere che il progetto difetti del crisma della legittimità perché trasmesso alla Corte con un link…
Tra i rappresentanti governativi più esposti, non è mancato il ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini, il quale ha dichiarato a Radio anch’io “Il Ponte sullo Stretto lo voglio fare, non mi interessano gli scontri. Ho letto che grandi architetti, associazioni di agricoltori, di camionisti, Confindustria e altri sono favorevoli; il ponte non serve a Salvini, unisce cinque milioni di italiani che vivono in Sicilia all’Italia e all’Europa”. Forse bisognerebbe ricordare all’importante ministro che la Costituzione, quella sulla quale ha giurato fedeltà allo Stato, non riconosce ancora alle rispettabili categorie da lui citate il “…controllo esterno e neutrale svolto in posizione di assoluta imparzialità rispetto agli interessi di volta in volta perseguiti dal governo o dall’amministrazione”.
In risposta al ministro delle infrastrutture e dei trasporti, tuona Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra: “Gli italiani hanno ben capito che la vera priorità per il Paese non è spendere 15 miliardi per un’infrastruttura che insiste su un’area sismica e si basa su un progetto vecchio di 28 anni. Altro che ‘unire cinque milioni di italiani’, con questo progetto il ministro divide il Paese, lo impoverisce e sottrae risorse pubbliche fondamentali a opere davvero utili alla collettività”. Collettività che, per esempio, potrebbe essere rappresentata dai cittadini siciliani, relegati all’oblio per quanto riguarda l’efficientamento delle infrastrutture locali. Lo conferma anche un’amica pensionata siciliana, che durante le sue lunghe passeggiate incontra difficoltà a trovare siti di lavori stradali da ammirare…
Umoristica, seppur discutibile quanto a pregnanza, la dichiarazione del senatore forzista Maurizio Gasparri: «La Corte dei conti faccia i conti a Conte!», riferendosi al Giuseppe ex presidente del Consiglio, colpevole, a suo dire, di “averci lasciato 40 miliardi l’anno di debiti”. Anche in questo caso sarebbe stato auspicabile, da parte dell’ex vicepresidente del Senato, un pensiero più attinente al pronunciamento della Corte dei conti…
Elly Schlein, dal canto suo forse ancora poco intonato con il coro dell’opposizione, ha sottolineato come le parole della Meloni sembrano sottintendere “adesso vi facciamo vedere chi comanda”. In pratica, la recentissima riforma della giustizia con la separazione delle carriere sembrerebbe minacciare indirettamente anche la Corte dei conti “che deve controllare che chi governa usi secondo le regole i soldi degli italiani”.
Beppe Grillo, saggiamente ma teoricamente, ritiene che «i 13 miliardi previsti, che probabilmente aumenteranno, sarebbero meglio spesi per potenziare le linee pendolari, dove viaggia il 90% dei passeggeri ferroviari, o per ammodernare la rete idrica siciliana, dove l’acqua potabile scarseggia. Quello che davvero serve è investire in opere realmente utili e realizzabili, come ferrovie moderne o parchi eolici, che portano benefici concreti e in tempi certi. Le grandi opere servono più ai politici che ai cittadini, sono strumenti di propaganda e di potere, travestiti da interesse strategico per il Paese».
A ben vedere, dietro i commenti della maggioranza, si cela anche la speranza che gli ostacoli posti dalle motivazioni della Corte vengano rimossi dalle modifiche successive del progetto. Speranza che, però, a tratti diventa presunzione: «Nessun altro potere può impedire a un governo democraticamente eletto di realizzare il programma proposto agli elettori. Se vogliamo perciò dare un reale senso alla parola democrazia, ai magistrati contabili spettano i doverosi controlli, non spetta di certo un eventuale potere di interdizione o di ostruzionismo». Così l’on. Isabella De Monte, di Forza Italia. Uno dei miei tre lettori romani mi riferisce di aver visto lo spirito di Montesquieu che, dopo aver ascoltato le parole della deputata, volteggia minaccioso sulla Camera dei deputati…
Davanti a un eventuale accanimento governativo finalizzato alla realizzazione del Ponte, sorgerebbe anche, a parere di Aurora Notarianni, legale messinese che segue l’iter di approvazione del Ponte sullo Stretto di Messina per conto del WWF, una pesante responsabilità. “Registrare la delibera del Cipess senza l’ok dei magistrati contabili potrebbe portare i membri del governo a dover rispondere in prima persona in caso di annullamento dell’iter. Se dai un incarico a una società per realizzare un progetto senza fare una gara, senza che abbia i requisiti e a un prezzo non congruo, potrai essere chiamato a rispondere del danno erariale causato». Un piccone di Damocle non indifferente…
Il costruendo ponte, però, non risente solo di ostacoli amministrativi e legali, dal momento che anche il suolo su cui dovrebbe essere edificato pare remargli contro con la sua irrefrenabile mobilità geologica. È anche vero che se il Ponte non verrà costruito non potrà crollare, pare essere il parere di un illustre geologo, Mario Tozzi, il quale, alla luce del pronunciamento della Corte dei conti, ci rilascia qualche nuova dichiarazione, dopo l’intervista concessa a Ethica Societas il 13 settembre scorso (v. https://www.ethicasocietas.it/ponte-stretto-mario-tozzi/ ).
«Desidero per prima cosa smentire che io esulti alla bocciatura del progetto da parte della Corte dei conti. In realtà io sono profondamente dispiaciuto che si sprechino tempo, denari ed energie per un’opera inutile e puramente dimostrativa, ideologica e diseducativa».
Scusi, non ritiene che il Ponte possa essere anche simbolo di progresso?
«Il progresso non si misura in acciaio, cemento e asfalto, si misura in convivenza armonica con il mondo naturale, godimento del paesaggio, empatia con i viventi, conservazione della ricchezza della vita e degli ecosistemi, costruendo il meno possibile solo opere ineludibili con metodologie sostenibili».
E che cosa ne farebbe dei finanziamenti destinati alla sua costruzione?
«Si potrebbero destinare quei 15 mld di euro al risanamento antisismico delle province di Messina e Reggio Calabria, alla risistemazione ecosostenibile di approdi e traghetti, alla ristrutturazione della rete dei trasporti siciliane e calabrese, mantenendo per i nostri discendenti valori come paesaggio, natura, armonia e un modo più sensato di stare al mondo».
Non è un diritto della maggioranza governare attuando i progetti promessi in campagna elettorale?
«I governanti non rappresentano solo coloro che li hanno votati! Hanno, infatti delle responsabilità verso tutti i cittadini. In una visione più ampia, non abbiamo alcun diritto di imporre a chi ci ha prestato il pianeta un insopportabile sfregio fisico e culturale, la cui utilità è dubbia e la cui pesantezza è certa».
Dalle sue evidenze, quali sarebbero le motivazioni della Corte?
«A mio parere il rigetto potrebbe essere avvenuto per documentazione carente, pareri chiave senza una firma autorizzata e titolata, progetto vecchio e soprattutto mancante di atti che definiscano come sono stati quantificati i costi dell’opera tutti a carico dello Stato e calcolati senza computo metrico».
Da quanto afferma, i nostri governanti sarebbero…
«…dilettanti allo sbaraglio, non sono cattivi, sono scarsi…».
Ma sono già stati spesi cinque miliardi di euro…
«Ai prezzi preferisco sempre i valori…».

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