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QUANDO LA FORMA È SOSTANZA: IL CERIMONIALE PUBBLICO TRA REGOLE DISATTESE E NECESSITÀ DI RIGORE, Andrea Marini Sera

Il cerimoniale istituzionale come grammatica della rappresentanza pubblica

Andrea Marini Sera

AbstractIl cerimoniale pubblico rappresenta un elemento fondamentale dell’identità istituzionale dello Stato e degli enti territoriali. Esso non costituisce una mera formalità, ma un sistema di regole giuridiche, protocollari e consuetudinarie attraverso cui si esprime la legittimazione simbolica delle istituzioni e il rispetto dei valori repubblicani. Tuttavia, nella prassi amministrativa contemporanea, si osserva con crescente frequenza una serie di errori nella gestione delle cerimonie pubbliche, riguardanti in particolare l’esposizione dei vessilli, l’uso della fascia tricolore, l’impiego dei gonfaloni e l’utilizzo delle uniformi di rappresentanza. Tali disattenzioni, lungi dall’essere meri dettagli formali, incidono sulla percezione dell’autorevolezza istituzionale e sul rispetto dei simboli della Repubblica. Il contributo analizza alcune delle principali criticità riscontrabili nella prassi cerimoniale degli enti locali, evidenziando la necessità di rafforzare la formazione istituzionale e la cultura del protocollo pubblico quale strumento di tutela della dignità delle istituzioni e della loro funzione rappresentativa.

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Andrea Marini Sera, ha  svolto gli studi liceali e universitari in Vaticano, dove fin dall’adolescenza ha avuto l’opportunità di conoscere il cerimoniale ecclesiastico sotto la guida dell’Ufficio delle Cerimonie Pontificie. Ha frequentato l’Accademia Nazionale di Comunicazione e Immagine, conseguendo la qualifica di Comunicatore d’Impresa e Addetto Stampa, e si è specializzato come Esperto in Protocollo Nazionale e Internazionale presso la Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI). Ha maturato una significativa esperienza nelle pubbliche relazioni e nel cerimoniale presso la Croce Rossa Italiana ed è attualmente Cerimoniere del Baliato Ab Tiberim dell’Ordine Teutonico di Santa Maria in Gerusalemme.


CERIMONIALE E RISPETTO DELLE REGOLE

Nel dibattito pubblico il cerimoniale istituzionale viene talvolta considerato un insieme di formalità secondarie. In realtà, nella pubblica amministrazione esso rappresenta la grammatica istituzionale attraverso cui lo Stato e gli enti territoriali si rendono riconoscibili, autorevoli e coerenti con la propria identità.

Proprio per questo motivo desta preoccupazione il numero crescente di errori che, sempre più frequentemente, si riscontrano nelle cerimonie civili, nazionali e locali. Non si tratta di semplici sviste formali, ma di disattenzioni che incidono sul rispetto dei simboli e sull’immagine stessa delle istituzioni.

Il cerimoniale pubblico è infatti un sistema articolato di norme giuridiche, consuetudini e prassi protocollari che disciplinano precedenze, simboli, modalità di esposizione dei vessilli e comportamenti delle autorità.

Accanto ad esso operano:

  • le norme protocollari, che regolano gli aspetti tecnici e organizzativi delle cerimonie;

  • il galateo istituzionale, che riguarda la correttezza personale e comportamentale delle autorità.

Quando però si rappresenta un ente pubblico non si agisce come privati cittadini: ogni gesto assume valore istituzionale e diventa espressione dell’ente rappresentato.

L’ERRATA ESPOSIZIONE DEI VESSILLI: UN ERRORE TROPPO FREQUENTE

Tra gli errori più evidenti e diffusi vi è l’errata esposizione dei vessilli istituzionali, in particolare della bandiera nazionale, della bandiera dell’Unione europea e delle bandiere degli enti territoriali.

La disciplina normativa relativa alla bandiera italiana è contenuta nella Legge 5 febbraio 1998, n. 22 e nel D.P.R. 7 aprile 2000, n. 121, che stabiliscono criteri precisi di esposizione.

In particolare:

  • il tricolore occupa sempre la posizione d’onore;

  • in presenza della bandiera dell’Unione europea, la bandiera italiana si colloca alla sinistra di chi osserva;

  • nessun vessillo può essere posto in posizione gerarchicamente superiore alla bandiera nazionale nel territorio della Repubblica.

Nonostante la chiarezza della normativa, non è raro assistere a esposizioni invertite, a bandiere di dimensioni differenti prive di criterio, a vessilli logori o, nei casi più gravi, capovolti.

Tali errori non costituiscono meri dettagli tecnici. Il tricolore rappresenta la Repubblica, la sua storia e i suoi valori costituzionali. Una gestione superficiale della sua esposizione trasmette inevitabilmente un messaggio di scarsa attenzione istituzionale.

L’USO IMPROPRIO DELLA FASCIA TRICOLORE

Un ulteriore elemento critico riguarda l’uso improprio della fascia tricolore da parte dei Sindaci.

La fascia è disciplinata dal D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 (Testo Unico degli Enti Locali) e costituisce il distintivo ufficiale del Sindaco quale ufficiale di Governo.

Essa deve essere indossata a tracolla dalla spalla destra al fianco sinistro, con lo stemma della Repubblica ben visibile.

Nella prassi amministrativa si osservano sempre più frequentemente:

  • modalità di indosso scorrette;

  • utilizzo in contesti privi di carattere istituzionale;

  • deleghe informali non conformi alla normativa vigente.

La fascia tricolore non è un elemento ornamentale né un simbolo personale. È il segno della funzione esercitata in nome della Repubblica. Il suo uso improprio ne svilisce il valore simbolico e genera confusione nella percezione dei cittadini.

IL GONFALONE COMUNALE: TRA ABUSO E MANCATO RISPETTO DELLE REGOLE

Il gonfalone comunale rappresenta l’identità storica, giuridica e istituzionale dell’ente.

La sua presenza dovrebbe essere riservata a occasioni ufficiali di particolare rilievo, quali:

  • celebrazioni nazionali (25 aprile, 2 giugno);

  • lutti cittadini;

  • eventi istituzionali formali.

Nella pratica amministrativa si assiste talvolta a un impiego eccessivo e non ponderato del gonfalone, utilizzato anche in manifestazioni prive di reale carattere istituzionale.

Ancora più grave è il mancato rispetto delle regole che ne disciplinano l’utilizzo, tra cui:

  • assenza della scorta in uniforme;

  • modalità di trasporto non conformi alla dignità del simbolo;

  • mancata listatura a lutto quando prevista.

È opportuno ricordare che un simbolo istituzionale banalizzato perde progressivamente la propria forza rappresentativa.

UNIFORMI SENZA REGOLE: IL RISCHIO DELLA DISOMOGENEITÀ

Uno dei punti più critici riguarda l’utilizzo delle uniformi di servizio, in particolare quelle della polizia locale.

In numerose realtà amministrative si registra una preoccupante disomogeneità, caratterizzata da:

  • assenza di direttive chiare per le cerimonie istituzionali;

  • uso promiscuo di capi operativi e di rappresentanza;

  • scarsa attenzione al decoro personale e alla disciplina formale.

In alcuni contesti emerge addirittura una totale assenza di regole condivise.

L’uniforme rappresenta il segno esteriore dell’autorità pubblica e non può essere lasciata all’interpretazione individuale.

Durante le cerimonie ufficiali l’uniforme dovrebbe essere:

  • quella prevista dai regolamenti per le occasioni di rappresentanza;

  • completa e correttamente indossata in ogni sua parte;

  • uniforme per tutto il personale schierato.

Il comportamento deve inoltre essere coerente con la funzione rappresentata: postura composta, attenzione durante gli interventi ufficiali, rispetto durante l’esecuzione dell’inno nazionale.

Atteggiamenti quali mani in tasca, conversazioni durante i momenti solenni, utilizzo di telefoni cellulari in formazione o trascuratezza nell’abbigliamento compromettono inevitabilmente l’immagine dell’intero corpo e, con esso, dell’amministrazione rappresentata.

IL DECORO COME RESPONSABILITÀ ISTITUZIONALE

Il decoro personale – uniforme pulita, calzature curate, accessori sobri e aspetto ordinato – non rappresenta un elemento puramente estetico.

Esso svolge una funzione istituzionale e comunicativa, rendendo visibili disciplina, preparazione e rispetto verso i cittadini.

Analogamente, anche gli amministratori pubblici sono chiamati ad adottare abbigliamento e comportamento consoni al ruolo ricoperto.

La rappresentanza pubblica richiede sobrietà, puntualità, linguaggio appropriato e piena consapevolezza delle regole di precedenza istituzionale.

VERSO UNA CULTURA DEL CERIMONIALE

Gli errori che troppo spesso si osservano nelle piazze e nelle sale consiliari non sono inevitabili.

Nella maggior parte dei casi essi derivano da carenza di formazione e dall’assenza di una cultura diffusa del cerimoniale pubblico.

Investire nella formazione del personale della polizia locale, dei funzionari e degli amministratori comunali significa tutelare l’immagine dell’ente e rafforzare il rispetto verso i simboli della Repubblica.

Il cerimoniale non è un residuo del passato né un insieme di formalità superflue. Esso rappresenta la forma attraverso cui l’istituzione si rende riconoscibile e credibile.

Trascurarlo significa indebolire il messaggio che ogni cerimonia pubblica dovrebbe trasmettere: il rispetto delle regole, dei simboli e della comunità che essi rappresentano.


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