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PILLOLE DI CRIMINOLOGIA: COS’È E COSA STUDIA [CON VIDEO], Massimiliano Mancini

Intervista a Ugo Terracciano, docente universitario e presidente Associazione Italiana Criminologi per l’Investigazione e la Sicurezza (AICIS)

Massimiliano Mancini

Abstract: La criminologia spiegata in breve da Ugo Terracciano, già dirigente della Polizia di Stato e della polizia locale, professore incaricato in diverse università. Intervistato da Massimiliano Mancini in un discorso a tutto campo, tra teoria e pratica, dalla definizione del criminologo all’oggetto di studio della criminologia, passando per la sicurezza urbana, baby gang, bullismo e femminicidio.

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Video Editing di Francesco Mancini


Ugo Terracciano

Ugo Terracciano

Classe 1960, abilitato alla professione di avvocato, già primo dirigente della Polizia di Stato e già comandante della Polizia municipale di Forlì e di Parma, professore a contratto presso l’Università di Bologna nel Corso di laurea in Scienze Criminologiche per l’Investigazione e la Sicurezza, docente all’Università Chieti-Pescara, professore a contratto presso Università telematica Unimercatorum.

È presidente dell’Associazione Criminologi per l’Investigazione e la Sicurezza (AICIS).


L’intervista

Massimiliano Mancini: «Ma che cos’è la criminologia?».

Ugo Terracciano: «Nel 2020 è stata emanata una norma tecnica che definisce la figura del criminologo professionale, perché naturalmente quando parliamo di criminologia includiamo tutti i titoli che vengono acquisiti nelle varie università che però hanno anche segni e discipline diverse, c’è chi proviene dalla psicologia, chi dalla sociologia, chi dall’area del diritto, eccetera. Questa norma tecnica, che non è una norma di legge ma una norma dell’ente nazionale di unificazione UNI, fa una fotografia del criminologo e dice che è il professionista in grado di svolgere analisi sul crimine ed è in grado anche di individuare i mezzi per contrastarlo. Quindi capite che in questa definizione ci sono due aspetti: l’aspetto dell’analisi, infatti questa è una professione intellettuale, ma poi c’è anche l’aspetto applicativo perché ci rientrano tutte le scienze forensi».

Massimiliano Mancini: «Che cosa prevale nello sviluppo della personalità criminale, influenza di più la predisposizione personale o l’ambiente?».

Ugo Terracciano: «Questa è una lunga discussione, direi che ci tieni impegnati dal 1800 fino ad oggi, perché si sono dibattute varie scuole. Ci sono scuole che tutti conoscono, per esempio il Lombroso, che si basano sulla predestinazione del soggetto, perché Lombroso addirittura individuava delle caratteristiche specifiche delle varie categorie criminali. Poi ci sono state delle teorie più ambientaliste e quindi hanno messo i focus sull’ambiente. Teorie psicologiche che, quindi, sono andata indagare sull’animo -per semplificare- del soggetto e così via. Chi ha ragione sarei molto presuntuoso a dirlo, ma devo dire che la criminologia poi si è spinta anche a qualcosa di ulteriore ossia alla vittimologia perché il comportamento della vittima potrebbe diventare occasione per il criminale. Quindi direi che non c’è una risposta univoca perché ci possono essere delinquenti cosiddetti per tendenza, che in qualche modo hanno nel loro DNA una certa percentuale di trasgressività o di violenza, e ci sono persone che hanno acquisito dall’ambiente dove vivono una certa influenza. Non c’è bisogno di essere criminologi per osservare che nei grandi agglomerati delle periferie delle metropoli è più facile sviluppare tendenze criminogene».

Massimiliano Mancini: «La criminologia in che cosa si distingue alla sociologia della devianza?».

Ugo Terracciano: «Non è che si distingue, perché direi che la sociologia della devianza è una declinazione più che derivazione dalla criminologia, perché studia il fenomeno macro della devianza, potremmo fare degli esempi anche molto concreti e attuali perché oggi c’è tutto il tema delle Baby gang e della violenza giovanile. Nella sociologia della devianza non viene studiato il fatto in sé ma la tendenza e quindi è funzionale all’analisi criminologica».

Massimiliano Mancini: «Con gli strumenti attuali, non dico che si possa fare una criminologia predittiva, ma si possono individuare delle linee guida e degli interventi che possono contribuire alla sicurezza delle città?».

Ugo Terracciano: «La criminologia predittiva è stata studiata anche a livello universitario e si basa prevalentemente, se non esclusivamente, sulla statistica ma questo dipende dalla tipologia di crimine, perché ovvio che se io parlo di incidenti stradali, quindi di omicidi stradali che peraltro sono colposi e quindi non c’è la volontà, in questi casi posso abbozzare una zonizzazione dei fenomeni. Quindi dove è più frequente che succede l’incidente mortale l’autorità deve intervenire per attenuare le cause, su un incrocio che si rivela mortale oppure sull’intersezione pericolosa, cov’é più elevata la velocità. Mettere dei puntini rossi su una cartina digitale per certi fenomeni è produttivo di politiche di sicurezza. Ma qui parliamo di sicurezza urbana invece quando valutiamo le rapine piuttosto che i femminicidi ci vorrebbe proprio un oracolo per predire queste situazioni».

Massimiliano Mancini: «Il relativismo e d’altro lato la competitività spinta della società contemporanea, fa ritornare l’antico fenomeno dell’anomia?».

Ugo Terracciano: «Qui dovremmo scomodare Durkheim, e dovremmo dire che e non aveva tutti i torti. Perché, sostanzialmente, noi viviamo in un mondo di grande regolamentazione ma proprio questo eccesso di regolamentazione, in realtà, fa sì che le norme vengano rispettate con molto relativismo. Prendiamo, per esempio, pensando a casi attuali il femminicidio. Il soggetto che viene lasciato uccide la ragazza e la risolve così, naturalmente la risolve contro le regole del diritto, però per lui le regole del diritto non valgono perché due minuti dopo si suicida. Quindi è un soggetto che ha deciso di uscire dall’ambito dalla sfera del diritto anzi dalla sfera del mondo e sostanzialmente quello è un caso di anomia».

Massimiliano Mancini: «Ma perché solo femminicidio, ossia aggressioni di uomini sulle donne, perché c’é una diversa aggressività nei maschi ripsetto le donne o perché è un fenomeno culturale o per altre ragioni?».

Ugo Terracciano: «Gli uomini sono più portati a per le violenze fisiche. Questo non assolve le donne perché loro sono capaci di una violenza psicologica che perdura nel tempo. Questo lo vediamo anche nel fenomeno del bullismo: i bulli maschi ti picchiano, le bulle femmine invece ti screditano, ti mandano messaggi, fanno una campagna contro di te sui social, quindi ti demoliscono dal punto di vista psicologico. Il femminicidio avviene perché c’è un apice di violenza fisica. Poi non è così sempre, perché poi c’è anche la donna che uccide, per esempio la mamma anziana inferma perché non ce la fa più ad assisterla, sono naturalmente situazioni legate alla depressione e quindi si perde anche il controllo. In genere quando si tratta di violenze fra partner la violenza fisica è un’espressione tipicamente maschile perché gli uomini non accettano il rifiuto. Essere rifiutati e vuol dire chiudere il tuo mondo e quindi la risolvi eliminando il problema sostanzialmente spesso eliminando anche te stesso. Questo dovrebbe essere uno spunto per l’educazione dei ragazzi, perché perdere ogni tanto fa anche bene, perché quando perdi impari qualcosa».


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