Profili evolutivi, dimensione tecnologica e rilevanza sistemica del fenomeno

Abstract: Il riciclaggio costituisce uno dei principali meccanismi attraverso cui la criminalità organizzata trasferisce e integra nell’economia legale i proventi derivanti da attività illecite, trasformandoli in risorse apparentemente lecite e difficilmente riconducibili alla loro origine criminale. Il fenomeno, lungi dal rappresentare una fase meramente accessoria rispetto al reato-presupposto, assume una funzione strutturale nel funzionamento delle economie criminali contemporanee, consentendo alle organizzazioni di consolidare potere economico, legittimazione sociale e capacità di infiltrazione nei circuiti produttivi leciti. L’evoluzione tecnologica, la diffusione di internet, l’impiego di sistemi di pagamento innovativi e l’uso crescente delle criptovalute hanno ampliato in modo significativo le modalità operative del riciclaggio, rendendolo più rapido, opaco e transnazionale. Il contributo analizza le fasi fondamentali del fenomeno, le sue principali proiezioni nel contesto digitale, il ruolo di strumenti finanziari tradizionali e innovativi, nonché la rilevanza del sistema delle segnalazioni di operazioni sospette e del quadro normativo internazionale. Ne emerge la necessità di un rafforzamento coordinato degli strumenti di prevenzione, monitoraggio e cooperazione istituzionale.
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Paola La Salvia: già avvocato, ufficiale superiore della Guardia di Finanza, docente in materie economiche e giuridiche, esperta in antiriciclaggio e criminalità organizzata, cavaliere all’ordine al merito della Repubblica Italiana, autrice di testi, il suo ultimo lavoro è “I malacarni” sulla criminalità mafiosa. Profilo LinkedIn.
Introduzione
Oggi la criminalità organizzata non punta soltanto ad accumulare denaro, ma anche a ottenere legittimazione economica e sociale. In questo processo, il riciclaggio di denaro svolge un ruolo fondamentale: esso rappresenta il reato attraverso cui i proventi delle attività illegali vengono trasformati in risorse apparentemente lecite.
Il riciclaggio costituisce, dunque, il ponte tra l’economia criminale e quella legale. Grazie a tale meccanismo, i guadagni derivanti da attività tipiche delle organizzazioni criminali – come il traffico di stupefacenti, la corruzione, le frodi e altri reati – possono essere reinseriti nel sistema economico ufficiale, assumendo l’apparenza di capitali provenienti da attività legittime e rendendo così più difficile individuarne l’origine illecita.
L’evoluzione del fenomeno nel contesto digitale
Nel tempo il fenomeno del riciclaggio si è evoluto profondamente, soprattutto con la diffusione delle tecnologie digitali e di internet, che hanno ampliato le possibilità di occultare, trasferire e reinvestire il denaro. Questo nuovo scenario viene spesso definito cyberlaundering, vale a dire la versione digitale del riciclaggio tradizionale.
Nonostante l’evoluzione degli strumenti utilizzati, il riciclaggio continua a svilupparsi secondo tre fasi fondamentali. La prima è il placement, che consiste nell’introdurre il denaro di origine illecita nel sistema finanziario. Spesso tale operazione avviene mediante il frazionamento di grandi somme in transazioni più piccole, così da evitare controlli o segnalazioni automatiche. La seconda fase è il layering, che comprende una serie di operazioni complesse e ripetute finalizzate a confondere le tracce e a rendere difficile la ricostruzione dell’origine dei fondi. Infine, vi è la fase di integration, durante la quale il denaro ormai “ripulito” viene reinserito nell’economia legale, ad esempio attraverso investimenti, attività imprenditoriali o acquisto di beni.
Money mule, sistemi di pagamento e circuiti informali
Nel contesto digitale tali operazioni possono avvenire in modo molto più rapido e più difficile da individuare. Un ruolo importante è svolto dai cosiddetti money mule o “prestaconto”, ossia soggetti che mettono a disposizione il proprio conto corrente per far transitare denaro di provenienza illecita. In alcuni casi tali persone sono consapevoli dell’attività criminale; in altri, invece, vengono coinvolte mediante offerte di lavoro ingannevoli oppure a causa di condizioni economiche particolarmente fragili.
Accanto agli strumenti finanziari tradizionali, oggi i criminali utilizzano anche nuove tecnologie e sistemi di pagamento. Tra questi rientrano le carte ricaricabili, i pagamenti contactless e le piattaforme di commercio elettronico, che consentono di effettuare transazioni rapide e spesso difficili da tracciare. Esistono, inoltre, sistemi informali di trasferimento di denaro, come l’hawala o l’hundi, che permettono di spostare fondi tra Paesi diversi senza transitare attraverso il sistema bancario ufficiale. Tali circuiti paralleli risultano particolarmente difficili da controllare e, negli ultimi anni, si sono diffusi anche nei Paesi occidentali.
Criptovalute e nuove opacità dei flussi finanziari
Un ruolo sempre più rilevante nel riciclaggio è svolto dalle criptovalute. Esse presentano alcune caratteristiche che ricordano quelle tradizionalmente associate ai cosiddetti “paradisi fiscali”, quali l’anonimato relativo, controlli limitati e una minore trasparenza dei flussi finanziari. Al tempo stesso, offrono ulteriori vantaggi, tra cui la rapidità dei trasferimenti e la possibilità di operare su scala globale.
In alcuni casi, i criminali utilizzano tecniche come il chain-hopping, consistente nella conversione rapida dei fondi tra differenti criptovalute o blockchain, così da rendere ancora più complesso il tracciamento delle operazioni. La dimensione tecnologica del fenomeno, pertanto, non costituisce un semplice aggiornamento strumentale, ma incide profondamente sulle capacità di occultamento e dissimulazione dei capitali illeciti.
Strumenti finanziari avanzati e complessità dei controlli
Anche alcuni strumenti finanziari avanzati possono essere sfruttati per occultare attività illegali. Tra questi vi è l’High Frequency Trading (HFT), ossia un sistema di scambi sui mercati finanziari effettuati da algoritmi ad altissima velocità. Le operazioni possono durare pochi microsecondi ed essere eseguite migliaia di volte al secondo. Questa estrema rapidità, unita alla complessità degli algoritmi utilizzati, può rendere più difficile individuare eventuali anomalie in grado di nascondere operazioni sospette.
L’uso distorto di tali strumenti evidenzia come il riciclaggio contemporaneo tenda sempre più a sfruttare la sofisticazione tecnica dei mercati e la crescente automazione delle transazioni finanziarie.
La dimensione del fenomeno in Italia
In Italia il fenomeno del riciclaggio presenta dimensioni particolarmente significative. Secondo uno studio dell’Unità di Informazione Finanziaria (UIF) della Banca d’Italia, il valore complessivo del riciclaggio può raggiungere circa l’1,5–2% del PIL, pari a circa 40 miliardi di euro l’anno. Inoltre, secondo il rapporto Eurispes, sono oltre 100.000 le imprese infiltrate dalla criminalità organizzata nel periodo 2001-2020. Alcune di tali aziende operano come società cartiere o società fantasma, utilizzate per emettere fatture false, manipolare i bilanci e reinserire nell’economia legale denaro di provenienza illecita.
La distribuzione territoriale del riciclaggio riflette, in larga misura, la struttura economica del Paese. Le regioni con il peso maggiore risultano essere Lombardia e Lazio, nelle quali si concentrano importanti centri finanziari e commerciali. Seguono regioni caratterizzate da una forte presenza della criminalità organizzata, quali Campania, Puglia, Calabria e Sicilia.
Le segnalazioni di operazioni sospette e la pressione sul sistema di controllo
Per contrastare tale fenomeno, la normativa italiana prevede l’utilizzo del sistema delle Segnalazioni di Operazioni Sospette (SOS). Banche, istituti finanziari, professionisti e altri soggetti obbligati devono segnalare alle autorità competenti le operazioni che presentano caratteristiche anomale. Tuttavia, il sistema di controllo è sottoposto a una forte pressione a causa dell’elevato numero di segnalazioni.
L’Unità di Informazione Finanziaria, incaricata di analizzare le SOS, dispone di un organico di circa 150 dipendenti, ma deve gestire ogni anno oltre 150.000 segnalazioni. Nel 2025, ad esempio, le SOS ricevute hanno raggiunto quota 162.058, il livello più alto mai registrato. Per questa ragione si discute sempre più dell’impiego di strumenti di intelligenza artificiale e di analisi automatizzata dei dati, al fine di migliorare il monitoraggio dei flussi finanziari e individuare più rapidamente le operazioni sospette.
Anche il quadro normativo internazionale è in continua evoluzione e richiede una stretta cooperazione tra gli Stati. Dalle prime raccomandazioni del FATF (Financial Action Task Force) fino ai più recenti pacchetti europei antiriciclaggio, sono state introdotte nuove regole dirette ad aumentare la trasparenza finanziaria, migliorare la tracciabilità delle operazioni e rafforzare i controlli sulle attività connesse alle criptovalute.
Gli indicatori di anomalia e la prevenzione operativa
La UIF ha inoltre definito diversi indicatori di anomalia utili a individuare possibili casi di riciclaggio. Tra questi rientrano l’uso di strutture societarie poco trasparenti situate in Paesi a rischio, compravendite di beni a prezzi significativamente diversi dal valore reale, operazioni in criptovalute non coerenti con il profilo economico del soggetto e trasferimenti di denaro concentrati verso intermediari che agiscono come “collettori” per conto di terzi.
Tali indicatori assumono una funzione essenziale nella prevenzione, poiché consentono di intercettare non soltanto singole operazioni sospette, ma anche modelli ricorrenti di comportamento finanziario anomalo.
Conclusioni
Il riciclaggio di denaro rappresenta oggi un fenomeno sempre più complesso, tecnologicamente avanzato e di dimensione globale. L’evoluzione degli strumenti digitali e dei sistemi finanziari ha ampliato in maniera significativa le opportunità operative della criminalità organizzata, rendendo il fenomeno più rapido, più difficile da individuare e sempre più interconnesso sul piano internazionale. In questo contesto diventa fondamentale rafforzare la cooperazione tra gli Stati, sviluppare un quadro normativo più coordinato e uniforme e potenziare gli strumenti di controllo e di analisi dei flussi finanziari.
Il riciclaggio, infatti, non rappresenta soltanto una fase successiva all’attività criminale, ma costituisce un elemento strutturale del funzionamento delle organizzazioni criminali. Se è vero che esso può verificarsi anche in assenza di strutture criminali organizzate, è altrettanto vero che la criminalità organizzata non potrebbe esistere senza la possibilità di riciclare i propri profitti. In assenza di tale meccanismo, infatti, i proventi delle attività illecite rimarrebbero inutilizzabili e privi di reale valore economico.
Per questa ragione, il contrasto al riciclaggio non rappresenta soltanto uno strumento di tutela del sistema finanziario, ma costituisce uno dei mezzi più efficaci per indebolire e colpire alla radice il potere economico della criminalità organizzata.

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