Lo scontro in Parlamento sulla possibile cessione dell’ex ospedale apre interrogativi sul futuro della sanità pubblica

Abstract: La risposta dalla Sottosegretaria al MEF a una interrogazione sul futuro dell’ex ospedale Forlanini di Roma mette in luce le ambiguità normative, le tensioni tra livelli di governo e le accuse di una possibile alienazione del complesso a favore dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. La vicenda è emblematica delle criticità strutturali della sanità pubblica italiana: progressivo disinvestimento, svalutazione del patrimonio pubblico, rischio di privatizzazione e perdita di sovranità territoriale ed economica. L’articolo evidenzia inoltre le ricadute fiscali, concorrenziali e sociali di un eventuale trasferimento dell’area, nonché il deficit di trasparenza democratica nella comunicazione istituzionale. Il caso Forlanini rappresenta un nodo simbolico che interroga il futuro della sanità pubblica, della pianificazione a lungo termine e della responsabilità politica verso i cittadini.
Keywords: #SanitàPubblica #ExOspedaleForlanini #Roma #RegioneLazio #BambinoGesù #PNRR #PoliticaSanitaria #Privatizzazione #PatrimonioPubblico #Sovranità #Fiscalità #IMU #IVA #Vaticano #TrasparenzaIstituzionale #ComunicazionePolitica #ClasseMedica #DirittoAllaSalute #BeniComuni #FuturoDellaSanità #GhignoDiTacco #EthicaSocietas #EthicaSocietasRivista #RivistaScientifica #ScienzePolitiche #ScienzeSociali #EthicaSocietasUpli
È del 5 dicembre scorso la risposta dell’on. Lucia Albano (FdI), Sottosegretaria di Stato al Ministero dell’Economia e delle Finanze, alla domanda rivoltale dall’on. Francesco Silvestri (M5S) nell’ambito di un’interrogazione parlamentare relativa a un presunto accordo governativo con l’Agenzia del Demanio per l’acquisizione dell’area dell’ex Ospedale Carlo Forlanini di Roma.
In particolare, l’interpellante aveva chiesto chiarimenti sull’ipotesi di una vendita dell’area da parte della Regione Lazio, attuale proprietaria, all’Agenzia del Demanio, finalizzata alla successiva alienazione all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù.
Nella sua risposta, la Sottosegretaria Albano — richiamando quanto emerso anche in un precedente sindacato ispettivo e dopo aver sentito l’Agenzia del Demanio e il Ministero della Salute — ha ricordato che l’area in oggetto non appartiene più, dal 2015, all’Azienda Ospedaliera San Camillo, ma alla Regione Lazio. Ha inoltre precisato che i 34 milioni di euro del PNRR sono stati destinati all’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini e che l’area, ai sensi dell’art. 65 del decreto legislativo n. 300/1999, non rientra attualmente tra i beni immobili amministrati direttamente dallo Stato ai fini della loro razionalizzazione e valorizzazione.
Albano ha poi segnalato l’approvazione di un sub-emendamento all’atto Camera 26/78 — relativo alla conversione in legge del decreto-legge n. 156/2025 (“misure urgenti in materia economica”, il cosiddetto decreto anticipi) — che prevede il trasferimento allo Stato dell’immobile denominato “ex Ospedale Carlo Forlanini”. Tale passaggio, secondo il Governo, risponderebbe alla primaria esigenza di sottrarre l’area al degrado per rigenerarla e valorizzarla, obiettivo che il trasferimento al patrimonio statale potrebbe facilitare.
Alla richiesta del Presidente di seduta di esprimere un giudizio sulla risposta ricevuta, l’on. Francesco Silvestri ha replicato con un intervento particolarmente critico.
Silvestri ha chiarito di aver chiesto se l’area dell’ex Ospedale Forlanini verrà venduta dal Governo Meloni al Vaticano, diventando di fatto territorio straniero, e non di essere informato sulle interlocuzioni tecniche precedenti all’emendamento. Secondo il deputato, proprio l’assenza di una smentita chiara costituirebbe una risposta implicita, lasciando intendere l’intenzione del Governo di alienare l’area al Bambino Gesù.
Il parlamentare ha poi ricordato che la proprietà è della Regione Lazio, guidata da Francesco Rocca, che in campagna elettorale aveva promesso di restituire il Forlanini alla sanità pubblica e alla cittadinanza romana. Oggi, a suo avviso, la Regione cederebbe l’area per sottrarsi alla responsabilità politica e perché potrebbe non avere la titolarità necessaria per concludere l’accordo che il Governo starebbe cercando di finalizzare “sottotraccia”.
Secondo Silvestri, questa operazione rappresenterebbe una resa della sanità pubblica, un danno per i cittadini del Lazio e, paradossalmente, anche per lo stesso Ospedale Bambino Gesù. Le sue perplessità, ha precisato, non sono rivolte all’istituto pediatrico — riconosciuto come eccellenza — ma al contesto complessivo: liste d’attesa sempre più lunghe, rinuncia progressiva alla funzione pubblica delle strutture sanitarie e una sanità laziale in cui il 70% delle strutture pediatriche è privata.
Nel suo intervento, Silvestri ha richiamato il ruolo di chi ha dedicato la propria vita professionale al Forlanini, ricordando il prof. Massimo Martelli, primario di Chirurgia Toracica, che già nel 2015 aveva indicato una strada concreta per mantenere in vita la struttura. Ha inoltre citato l’architetto Massimiliano Fuksas, che si era espresso in difesa del Forlanini e della sanità pubblica, proponendo di riaprire il complesso per ripensare la città e i servizi alla cittadinanza.
Il deputato ha denunciato una prassi ricorrente nel Paese: lasciare degradare e svalutare i beni pubblici per poi venderli come “abbandonati”, rinunciando a progetti alternativi come RSA, rilancio della pediatria pubblica e servizi sanitari territoriali. A suo giudizio, la scelta sarebbe motivata esclusivamente da un’operazione finanziaria e comporterebbe la cessione di una parte qualificata del territorio romano, che “non sarà più Italia”.
Silvestri ha infine rivolto un appello diretto alla Presidente del Consiglio, chiedendo di fermare quella che definisce una speculazione sul Forlanini, sottolineando che il sub-emendamento citato rappresenterebbe solo un passaggio intermedio di tale processo. Se oggi non si è in grado di decidere il futuro del Forlanini, ha concluso, significa non avere una visione chiara della sanità pubblica dei prossimi vent’anni.
Da questo botta e risposta emerge una vittima principale: la sanità pubblica, bistrattata trasversalmente dagli schieramenti politici. Un’altra vittima è la professionalità della classe medica italiana, sempre più ostacolata nell’esercizio del proprio ruolo al servizio del Paese.
Si apre inoltre una questione di sovranità, soprattutto per chi si professa tale, nel caso in cui una porzione significativa di territorio venga di fatto sottratta allo Stato italiano. A ciò si aggiungono i profili fiscali: le esenzioni IMU per immobili destinati al culto e il regime IVA del Vaticano, che non rientra nel territorio dell’Unione Europea, creando un evidente vantaggio competitivo rispetto alla sanità pubblica.
In conclusione, al di là della contesa politica, il nodo centrale riguarda la qualità della comunicazione democratica. Una risposta governativa che elude il merito della questione rischia di mascherare operazioni opache e di minare la fiducia dei cittadini. Resta da capire se gli italiani dimenticheranno anche questa promessa mancata o se, ancora una volta, il futuro della sanità pubblica sarà sacrificato sull’altare della contingenza politica.

ULTIMI 5 ARTICOLI PUBBLICATI
BLITZ IN VENEZUELA: GLI USA CATTURANO MADURO E LA MOGLIE PER GIUDICARLI
SAN SEBASTIANO PATRONO DELLA POLIZIA LOCALE
ILLECITE LE FOTOTRAPPOLE CHE REGISTRANO LOCALMENTE ANCHE IN MANIERA CRIPTATA
GUIDA IN STATO DI EBBREZZA E CIRCOLAZIONE DEL VEICOLO
LA FINE DEL GUERRIERO E DELL’ANGELO: PSICOLOGIA DI UN’IDENTITÀ IN TRASFORMAZIONE
Ethica Societas è una testata giornalistica gratuita e no profit edita da una cooperativa sociale onlus
Copyright Ethica Societas, Human&Social Science Review © 2026 by Ethica Societas UPLI onlus.
ISSN 2785-602X. Licensed under CC BY-NC 4.0


