Longevità e Trasformazione Demografica

Abstract: ll concetto di Fullgevity, neologismo introdotto da Alessia Cianfarini nel suo libro “Fullgevity. La pienezza è la nuova longevità. Un percorso in 4 tappe per ridisegnare vita e lavoro”, si configura come un paradigma culturale e operativo volto a ridefinire la longevità attraverso le lenti della pienezza esistenziale, della partecipazione attiva e dell’impatto generativo. Radicato nelle teorie dello sviluppo adulto e nei modelli di invecchiamento attivo, questo approccio propone una visione trasformativa capace di influenzare positivamente i contesti sociali, economici e culturali contemporanei. L’adozione di strategie ispirate a Fullgevity può generare effetti misurabili sul benessere individuale, favorire la coesione intergenerazionale e contribuire alla sostenibilità sistemica.
Keywords: #fullgevity #inclusionesociale #vecchiaia #società # partecipazione #sostenibilita #civilta #benessereemotivo #psicologia #sociologia #economiaL’allungamento dell’aspettativa di vita rappresenta una delle trasformazioni demografiche più rilevanti del XXI secolo, ridefinendo profondamente il concetto di ciclo di vita. In Italia, l’aspettativa di vita ha raggiunto i 85,5 anni per le donne e 81,4 anni per gli uomini, collocando il paese tra quelli con la longevità più elevata a livello globale. Tale estensione temporale non implica soltanto una maggiore durata biologica, ma apre scenari inediti sul piano della partecipazione sociale e produttiva delle fasce più anziane della popolazione.
I dati contenuti nel XXIV Rapporto Annuale dell’INPS mostrano come l’età media effettiva di pensionamento sia salita a 64,8 anni, e che una quota non trascurabile di pensionati — oltre l’8,5%, con punte superiori al 20% in alcune categorie — continui a esercitare attività lavorative anche dopo il ritiro formale dal mercato del lavoro. Questa permanenza non è dovuta esclusivamente al desiderio di mantenere un ruolo sociale attivo, ma risponde spesso a esigenze economiche concrete. L’insufficienza di molti trattamenti pensionistici, soprattutto per coloro con carriere contributive frammentate, rende necessaria la prosecuzione dell’attività professionale per assicurare una vita dignitosa.[1]
Ciò segnala una trasformazione sostanziale del ruolo dell’anziano, sempre meno associato alla passività e sempre più riconosciuto come portatore di competenze, esperienza e valore relazionale. Si delinea, in questo senso, il profilo di una vecchiaia operativa, in cui la partecipazione attiva degli over 65 rappresenta una risorsa strategica per la società. L’interazione tra motivazioni economiche e identitarie rivela una tensione fertile che può essere valorizzata attraverso politiche del lavoro inclusive, modelli di welfare intergenerazionale e nuovi paradigmi culturali come quello della Fullgevity, che propongono la vecchiaia come fase generativa e profondamente significativa.
Oltre l’invecchiamento: Fullgevity come chiave di trasformazione sociale
Tradizionalmente, la vecchiaia è stata percepita come una fase di declino, ritiro e attesa della fine. In molte società occidentali, dominate da valori come produttività, giovinezza e autonomia, l’anziano è spesso visto come un “ex”: ex lavoratore, ex genitore attivo, ex cittadino utile. Questo porta a una morte sociale anticipata, come sottolinea Luciano Manicardi: “la vecchiaia parla della morte, e questo la rende temibile”[2]. E come non tenere conto della disamina cruda espressa da Galimberti il quale nel contesto di una società che esalta la produttività, la giovinezza e l’efficienza performativa, propone una lettura filosofica della vecchiaia come categoria non solo biologica, ma soprattutto culturale e antropologica. Egli sottolinea come l’anziano, un tempo figura centrale nella trasmissione del sapere e della memoria collettiva, sia oggi marginalizzato, de- socializzato e privato di riconoscimento simbolico e sviluppa una lettura esistenziale e critica dell’invecchiamento, descrivendo la vecchiaia come fase di destrutturazione identitaria e di perdita di centralità simbolica. Nella sua analisi, l’anziano si trova isolato dal mondo affettivo, corporeo e relazionale, vittima di una cultura che rimuove la morte e marginalizza ciò che non è produttivo.
Di contro, il paradigma della Fullgevity propone una visione radicalmente diversa, in cui la longevità viene ridefinita in chiave generativa, partecipativa e identitaria. Qui l’anziano è concepito come soggetto capace di impatto sociale, portatore di senso e memoria attiva, non come vestigio dell’efficienza perduta. Fullgevity integra la vulnerabilità senile in un orizzonte di possibilità, riattivando l’idea di una vecchiaia come tempo della riflessione, della trasmissione e della rigenerazione culturale. In questo dialogo teorico, Fullgevity non si limita a contrapporsi alla visione galimbertiana: la supera, proponendo un immaginario alternativo in cui l’anziano non è un simbolo del limite, ma del potenziale umano oltre la produttività. È un invito a risignificare l’invecchiamento, sottraendolo alla semantica del declino e riconoscendolo come spazio fecondo di senso, libertà e contributo collettivo. Anche nella vecchiaia, quindi, si possono e si devono valorizzare dimensioni quali la crescita personale, lo scopo nella vita e la padronanza dell’ambiente per poter inserire la propria esperienza di Vita in una narrazione coerente, significativa e continuativa.
Impatti psicologici e sociali
Sul piano sociale, il paradigma della Fullgevity si configura come un potente motore di trasformazione, capace di generare valore in molteplici ambiti della vita collettiva. Al centro di questa visione vi è l’inclusione intergenerazionale, che si realizza attraverso la valorizzazione delle competenze e dell’esperienza delle persone anziane. Pratiche come il mentoring, la co-progettazione e la trasmissione di saperi diventano strumenti per rafforzare la coesione sociale e contrastare l’ageismo, promuovendo un dialogo fecondo tra generazioni.
Dal punto di vista economico, Fullgevity apre nuove prospettive di partecipazione lavorativa, fondate su modelli flessibili e sostenibili. Questi non solo contribuiscono a ridurre i costi legati all’inattività, ma attivano vere e proprie economie della longevità, basate sull’esperienza e sulla capacità generativa delle persone in età matura. Il paradigma si rivela inoltre perfettamente allineato con diversi Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs), tra cui la promozione della salute e del benessere (SDG 3), l’apprendimento permanente (SDG 4), il lavoro dignitoso e la crescita economica (SDG 8), la riduzione delle disuguaglianze (SDG 10) e la costruzione di città inclusive e sostenibili (SDG 11).
Perché la Fullgevity possa tradursi in pratiche concrete, è necessario un cambiamento culturale e sistemico che coinvolga le politiche pubbliche, attraverso incentivi alla partecipazione attiva e alla formazione continua; le organizzazioni, mediante l’adozione di modelli di lavoro inclusivi e intergenerazionali; e i territori, con la progettazione di spazi urbani e comunitari capaci di favorire l’incontro, la mobilità e la cura.
Fullgevity si propone dunque come una risposta innovativa e multidimensionale alle sfide dell’invecchiamento, invitando a superare la dicotomia tra produttività e ritiro, tra giovinezza e obsolescenza. In questa visione, la longevità diventa tempo di pienezza, connessione e trasformazione. In un’epoca segnata da transizioni demografiche, ecologiche e culturali, Fullgevity può rappresentare un orizzonte strategico per la costruzione di società più inclusive, resilienti e sostenibili.
Come scrive Viktor Frankl: “Ciò che dà senso alla vita dà senso anche alla sofferenza.” E Fullgevity, nel suo nucleo più profondo, è proprio questo: un invito a dare senso al tempo che si allunga, trasformandolo in valore condiviso.
NOTE
[1] Pensionati che lavorano: cosa raccontano i dati dell’INPS – Policy Maker.
[2] Manicardi, L. (2014). Invecchiare: un’avventura spirituale. Dimensione Speranza. https://dimensionesperanza.it/index.php/aree-tematiche/spiritualita/item/173-invecchiare-un-avventura-spirituale-luciano-manicardi.
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