Tra diritto internazionale, costituzioni nazionali, diritto europeo e responsabilità etico-giuridica della sicurezza collettiva

Abstract: Il contributo analizza la NATO come spazio paradigmatico di governance multilivello, nel quale obblighi internazionali, prerogative costituzionali statali, diritto europeo e scelte politico-istituzionali si intrecciano in modo dinamico. A partire dal principio di difesa collettiva sancito dall’art. 5 del Trattato di Washington, l’articolo evidenzia come la partecipazione alle operazioni dell’Alleanza non possa essere letta in chiave meramente militare, ma debba essere ricondotta a un sistema complesso di multilevel compliance, fondato su procedure di legittimazione interna, coordinamento normativo e responsabilità pubblica. L’analisi si sofferma in particolare sull’ordinamento italiano, sulla relazione tra diritto NATO e diritto dell’Unione europea, nonché sul modello statunitense di distribuzione dei poteri in materia di guerra e sicurezza. Ne emerge che la multilevel compliance non costituisce un vincolo burocratico, ma una struttura essenziale di equilibrio tra sicurezza, sovranità, diritti fondamentali ed etica della responsabilità, confermando il ruolo del diritto quale strumento di mediazione e legittimazione nella governance internazionale contemporanea.
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Introduzione: la NATO come laboratorio multilivello
Fondata nel 1949 con il Trattato di Washington, la NATO non si configura soltanto come alleanza militare, ma anche come laboratorio giuridico in cui vincoli internazionali, decisioni statali e prerogative costituzionali si intrecciano. Il principio della difesa collettiva, sancito dall’articolo 5, ne evidenzia la complessità: un attacco a uno Stato membro è considerato un attacco a tutti, pur lasciando discrezionalità sulle misure da adottare. Tale vincolo condizionato richiede valutazioni politiche interne e un coordinamento multilivello, dimostrando che diritto e politica non sono separabili nelle operazioni internazionali[1].
L’ordinamento italiano tra Costituzione e diritto internazionale
In Italia, la multilivello compliance trova fondamento nella Costituzione, che disciplina la partecipazione alle missioni internazionali. L’articolo 11 sancisce il ripudio della guerra come strumento di aggressione, lasciando spazio a interventi multilaterali nel rispetto della riserva di legge e del controllo parlamentare. Gli articoli 52 e 87 definiscono il ruolo e il comando delle Forze Armate, consolidando la legittimità interna delle operazioni NATO. La legislazione ordinaria, dalla legge 80/2001 al D.Lgs. 65/2018 e alla direttiva europea NIS2, ha ulteriormente definito le procedure e le responsabilità. La giurisprudenza costituzionale e della Cassazione conferma che la compliance multilivello non è soltanto un adempimento tecnico: essa garantisce la responsabilità dello Stato e la tutela dei diritti fondamentali[2][3].
La prospettiva europea: coerenza tra diritto NATO e diritto UE
La Politica di Sicurezza e Difesa Comune (PSDC) integra le decisioni della NATO con il diritto europeo, imponendo agli Stati membri di armonizzare obblighi multilaterali, principi costituzionali e la tutela dei diritti umani. Missioni come ISAF in Afghanistan e Unified Protector in Libia hanno richiesto l’applicazione di un complesso apparato normativo multilivello, che bilancia efficacia operativa e rispetto dei principi fondamentali. La Corte di Giustizia dell’UE, nelle cause C‑658/11 e C‑658/13, ha sottolineato la necessità di coerenza tra i diritti internazionale, europeo e nazionale, rafforzando la legittimità multilivello delle operazioni[4].
Gli Stati Uniti e il modello di controllo multilivello
Negli Stati Uniti, la Costituzione ripartisce il potere di dichiarare guerra tra Congresso e Presidente, generando un sistema di controllo multilivello simile a quello europeo. Strumenti legislativi come la War Powers Resolution (1973) e l’AUMF (2001) definiscono limiti all’impiego delle Forze Armate, garantendo che l’azione internazionale rispetti vincoli costituzionali e obblighi multilaterali[5]. Anche qui, la multilivello compliance non è mera formalità, ma strumento per conciliare diritto, politica ed etica nella gestione della sicurezza internazionale.
Dimensione etico-giuridica e responsabilità collettiva
La multilivello compliance non è solo un vincolo tecnico o giuridico, ma una scelta etica. La legittimità delle operazioni NATO richiede rispetto dei principi costituzionali, proporzionalità degli interventi, protezione dei civili e trasparenza politica. La NATO rappresenta un laboratorio normativo e morale, dimostrando come diritto e etica possano integrarsi nella governance globale. Come osservava Norberto Bobbio, la resilienza delle istituzioni internazionali dipende dalla capacità di reinterpretare le norme senza comprometterne i principi fondamentali[6].
Conclusioni
La NATO mostra come obblighi internazionali, norme costituzionali e direttive europee possano intrecciarsi in un sistema coerente di governance multilivello. La multilivello compliance non è un vincolo burocratico, ma una scelta etico-giuridica che concilia sicurezza, sovranità e tutela dei diritti fondamentali. La sua efficacia non risiede solo nella deterrenza militare, ma nella capacità del diritto di coordinare obblighi, mediare discrezionalità e garantire responsabilità collettiva, confermando il ruolo centrale dell’etica e del diritto nella governance internazionale contemporanea.
NOTE
[1] Trattato di Washington, 1949, art. 5.
[2] Corte Costituzionale, sentenze n. 118/1973 e n. 183/2004.
[3] Cassazione Penale, sentenza n. 1921/2008.
[4] Corte di Giustizia dell’UE, cause C‑658/11 e C‑658/13.
[5] Costituzione degli Stati Uniti, Articoli I e II; War Powers Resolution (1973); AUMF (2001).
[6] N. Bobbio, Diritto e Stato in prospettiva internazionale, Torino, 1998.
BIBLIOGRAFIA
- Bobbio, N. (1998). Diritto e Stato in prospettiva internazionale. Torino: Giappichelli.
- Corte Costituzionale. (1973, 2004). Sentenze n. 118 e n. 183.
- Cassazione Penale. (2008). Sentenza n. 1921.
- Trattato di Washington (1949).
- Corte di Giustizia dell’UE. (2011, 2013). Cause C‑658/11 e C‑658/13.
- Costituzione degli Stati Uniti, Articoli I e II; War Powers Resolution (1973); AUMF (2001).
- Legislazione italiana: legge 80/2001, D.Lgs. 65/2018; direttiva europea NIS2.

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