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“LA VITA NON CI APPARTIENE”: IL MINISTRO FLORES HERNÁNDEZ PARLA DI DIPLOMAZIA CON L’ANIMA, Cristina Di Silvio

L’etica della cura, dalla crisi climatica ai corridoi umanitari, mettendo al centro le persone prima degli interessi

Cristina Di Silvio

Abstract: Alberto Flores Hernández, Ministro USA presso l’ONU, propone una visione radicale della politica internazionale centrata sulla dignità umana. In un’intervista esclusiva, sottolinea come conflitti, crisi climatiche e migrazioni forzate dimostrino che la vita è un bene da proteggere e non da gestire a piacimento. Hernández evidenzia l’importanza di corridoi umanitari, protezione dei civili e azioni multilaterali concrete, anche nei contesti geopolitici più complessi come Ucraina, Yemen ed Etiopia. La crisi climatica è interpretata come una minaccia diretta alla vita, richiedendo interventi preventivi per ridurre conflitti futuri. La diplomazia, secondo il Ministro, deve integrare compassione, cura e senso della vita, andando oltre la semplice logica strategica, educando le nuove generazioni e valorizzando la collaborazione tra professionisti impegnati sul campo. Il messaggio chiave è che una politica internazionale saggia e duratura deve essere custode della vita, piuttosto che mero strumento di potere.

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Alberto Flores Hernández, ph.D. ministro USA presso ONU, vice presidente permanente estero e, contestualmente, membro del Consiglio Consultivo Superiore (Senior Advisory Council) dell’Agenzia del Vietnam e degli Affari Esteri Mondiali (VWF). Membro del Consiglio Consultivo Globale (Global Advisory Council Member) del Consorzio dei Leader Mondiali (World Leaders Consortium). https://worldleadersconsortium.com/global-councils. Profilo LinkedIn.


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Mentre il mondo affronta conflitti, crisi climatiche e migrazioni forzate, Alberto Flores Hernández, offre una prospettiva radicale ma profondamente concreta: la vita non è nostra proprietà, e la politica internazionale deve porre al centro la dignità umana.

Dal concetto alla pratica diplomatica

In un’intervista esclusiva, Hernández sottolinea come la realtà globale – dalla guerra in Ucraina alla crisi dei rifugiati nel Sahel, passando per i disastri climatici e le emergenze umanitarie in Medio Oriente – dimostri quotidianamente che la vita è un dono da proteggere, non un bene da gestire a nostro piacimento. “Significa corridoi umanitari, protezione dei civili e azioni multilaterali mirate a salvaguardare chi rischia di essere dimenticato dagli interessi strategici”, spiega il Ministro. “La diplomazia deve avere un’anima”.

Diplomazia e conflitti dimenticati

Il Ministro sottolinea che la protezione della vita deve entrare in ogni negoziato, anche quando gli interessi geopolitici divergono. “In Ucraina promuoviamo corridoi umanitari sicuri e assistenza per i civili intrappolati nei territori occupati. In Yemen ed Etiopia, sosteniamo iniziative ONU di mediazione e protezione umanitaria, garantendo che l’assistenza raggiunga chi ne ha più bisogno, indipendentemente dalle contingenze politiche”.

La crisi climatica: un problema umano prima che politico

La crisi climatica, avverte Hernández, è una delle principali cause di migrazione forzata e conflitti locali. “Carestie, siccità, inondazioni e desertificazione stanno costringendo milioni di persone a migrare. Proteggere la vita oggi significa prevenire crisi future e conflitti armati domani”.

Chi cerca la morte non la troverà

Il Ministro cita il principio filosofico secondo cui chi cerca la morte non la troverà mai, ribadendo l’importanza di creare condizioni che permettano alle persone di scegliere la vita: protezione, inclusione, salute mentale e istruzione. “Non è solo filosofia: è politica concreta che salva vite”.

Costruire una cultura della cura

In un mondo ossessionato da competizione, profitto e numeri, Hernández sostiene che il successo dovrebbe misurarsi in vite salvate e comunità protette. “A livello globale, la cura è strategica quanto la sicurezza nazionale”.

Spiritualità e trascendenza nel dibattito internazionale

Non si tratta di religione, precisa il Ministro, ma di senso della vita: senza trascendenza, la vita si riduce al consumo e la morte diventa seducente. “Le vite salvaguardate non sono numeri, ma famiglie, comunità, civiltà. La compassione è una guida pratica della politica internazionale”.

Educare alla vita: una priorità globale

Rifugiati, sopravvissuti, attivisti: tutti ci insegnano una cosa fondamentale. “Quando sei vicino all’abisso, scopri che la vita è l’unica cosa che conta. Educare alla vita significa preparare le nuove generazioni a resistere, a rispettare e a costruire società giuste e resilienti”.

Stima e collaborazione: il valore della squadra

L’intervista si chiude con un tocco personale. Hernández sottolinea la collaborazione con la Drssa Cristina Di Silvio, in questi giorni a Varsavia, riconoscendone il valore: “Lavorare insieme a Cristina negli anni, condividere analisi e strategie diplomatiche, è stato un privilegio. La stimo moltissimo per il suo impegno, le sue competenze e la capacità di trasformare la teoria in azione concreta. È grazie a collaboratori come lei che la diplomazia può davvero essere ‘con l’anima’”. Di Silvio risponde: “È un onore lavorare al suo fianco e contribuire insieme a un mondo più umano e giusto”.

Un monito per il XXI secolo

Il messaggio di Flores Hernández è chiaro: accettare che la vita non ci appartiene e comprendere che chi cerca la morte non la troverà, rappresenta il primo passo verso una diplomazia saggia, compassionevole e duratura. Un invito a ripensare la politica internazionale come custode della vita, piuttosto che strumento di potere.

Cristina Di Silvio, ufficio UN – NY

 


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