ETHICA SOCIETAS-Rivista di scienze umane e sociali
Cristina Di Silvio Geopolitica NOTIZIE

L’ITALIA SALVA I BAMBINI DI GAZA. L’EUROPA SALVA LA COSCIENZA VOLTANDOSI DALL’ALTRA PARTE, Cristina Di Silvio

Trentuno bambini palestinesi in Italia: un gesto di umanità nel silenzio politico che copre la complicità dell’Occidente

Cristina Di Silvio

Abstract: Il 13 agosto 2024 trentuno bambini palestinesi gravemente feriti o malati, accompagnati da 83 familiari, sono stati trasferiti in Italia per ricevere cure mediche, nell’ambito della quattordicesima missione umanitaria dall’inizio dell’anno. In totale, 577 persone sono state evacuate dalla Striscia di Gaza grazie a queste operazioni. Nonostante la portata straordinaria dell’iniziativa, la politica italiana è rimasta silente e i media hanno taciuto, mentre le norme del diritto internazionale – come lo Statuto di Roma e le Convenzioni di Ginevra – continuano a essere violate quotidianamente senza conseguenze. L’Italia, agendo quasi in solitudine, ha mostrato che salvare vite non è un gesto simbolico né di “buon cuore”, ma un obbligo giuridico e morale. Questo atto umanitario diventa così una denuncia implicita dell’ipocrisia e della complicità dell’Occidente, ponendo una domanda cruciale: che fine ha fatto l’Europa dei diritti nata per dire “mai più”?

Keywords  #gaza #palestina #dirittoumanitario #dirittointernazionale #israele #attaccogaza #mediooriente #cristinadisilvio #ethicasocietas #ethicasocietasrivista #rivistascientifica #patenteapunti #diritto  #ethicasocietasupli


Dum excugitur

Mentre 31 piccoli pazienti palestinesi arrivano a curarsi in Italia, la politica tace, la stampa censura, la religione giustifica.

Un gesto umanitario che espone l’ipocrisia dell’Occidente e il suo naufragio morale di fronte al diritto internazionale. In un mondo che anestetizza il dolore con l’eufemismo e l’indifferenza, l’Italia ha compiuto un atto semplice, radicale, umano: ha salvato vite, senza chiedere il permesso alla diplomazia della paura.

Il 13 agosto 31 bambini palestinesi in Italia

Il 13 agosto, trentuno bambini palestinesi — feriti, mutilati, gravemente malati — sono atterrati nel nostro Paese. Con loro, 83 familiari.

Non è un’operazione simbolica. È la quattordicesima missione umanitaria italiana dall’inizio del 2024, la più vasta finora.

Un totale di 577 persone evacuate dalla Striscia di Gaza: 181 pazienti, 396 accompagnatori. Eppure, questo non scuote il dibattito pubblico.

Silenzio assordante!

Nessuna apertura di telegiornale. Nessun editoriale in prima pagina.

Nessun leader politico che dica l’indicibile: che in ogni bambino ferito si vede la rovina di un sistema che non ha più il coraggio di nominare i propri fallimenti.

La loro presenza tra noi è la smentita vivente di ogni narrazione che giustifica l’inazione. E questo, forse, spaventa più della guerra.

Il diritto internazionale piegato alle logiche politiche 

Ma il problema non è solo il silenzio. È l’assenza di diritto.

È la progressiva normalizzazione della violazione sistematica di norme che non sono opinabili: l’articolo 8 dello Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale, ad esempio, definisce crimine di guerra l’attacco deliberato contro ospedali, personale sanitario e civili vulnerabili, inclusi i bambini.

O ancora, la Quarta Convenzione di Ginevra del 1949, che impone l’obbligo assoluto di protezione per la popolazione civile in territori occupati e durante conflitti armati, compreso l’accesso a cure mediche.

A Gaza, queste norme vengono infrante ogni giorno, nell’impunità generale

Ogni bambino selezionato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per essere trasferito in Italia presenta condizioni cliniche devastanti: amputazioni, traumi cranici, ferite da esplosione, leucemie avanzate, patologie congenite gravi, malnutrizione estrema.

Patologie che, nella Striscia assediata e isolata, equivalgono a una sentenza di morte. Eppure nessun Paese europeo ha avuto la forza — o la volontà — di fare ciò che l’Italia ha fatto. Il nostro sistema sanitario, già sotto pressione, ha scelto di farsi carico di questo dovere non negoziabile: tutelare la vita umana.

Un gesto che non chiede applausi. Ma che interpella. Perché nell’assenza generale di responsabilità politica, ogni atto umanitario rischia di trasformarsi in alibi, in foglia di fico, se non è sostenuto da un chiaro posizionamento politico e giuridico.

L’indifferenza della politica che sottintende complicità e l’uso strumentale della religione

Nessuna forza parlamentare ha pronunciato parole come “crimine contro l’umanità”, “obbligo di protezione”, “violazione del diritto internazionale umanitario”.

Nessuno ha invocato l’articolo 1 della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo, che impone a tutti gli Stati l’obbligo di garantire la sopravvivenza e lo sviluppo del bambino “al massimo livello possibile”. Eppure, il diritto internazionale è chiaro. È vincolante. Non è un’opinione. E chi lo ignora non è neutrale: è complice.

Nel vuoto lasciato dalle istituzioni europee, la religione, che dovrebbe essere linguaggio universale di compassione, viene invece piegata — da entrambe le parti — a giustificare violenza, segregazione, punizione collettiva.

Nessun testo sacro — né la Torah, né il Corano, né il Vangelo — legittima la distruzione di ospedali, la fame imposta, l’abbandono terapeutico dei più deboli.

Usare la fede per giustificare l’ingiustizia è un tradimento teologico oltre che politico.

L’Italia, oggi, agisce in una solitudine eloquente

Una solitudine che la rende più credibile, ma che non può durare. Perché il diritto internazionale umanitario non si attua per eccezione, ma per sistema. E salvare vite non è un gesto di buon cuore: è un obbligo giuridico, morale e politico.

In ogni volo umanitario, in ogni corpo salvato, c’è una domanda che ci interroga: che fine ha fatto l’Europa dei diritti, quella nata dalle rovine della guerra per dire “mai più”?

L’Italia ha scelto. Ha disobbedito al silenzio. Ha mostrato che è possibile agire. Ora tocca agli altri. Ai governi, alla stampa, alla società civile.

Se non lo faranno, ogni cicatrice sui corpi di questi bambini resterà lì a ricordarci non solo ciò che è accaduto, ma ciò che abbiamo lasciato accadere.


ALTRI ARTICOLI DELLO STESSO AUTORE

HIROSHIMA, 80 ANNI DOPO: LA PACE È ANCORA UN ESPERIMENTO FRAGILE

LA GUERRA IN PALESTINA SI FERMA IN BANCHINA

ULTIMI 5 ARTICOLI SULLA GEOPOLITICA

BREVE STORIA DEL FUTURO

SUPERINTELLIGENZA: LA CORSA GEOPOLITICA E IL PARADOSSO NORMATIVO

SOCIETÀ, POLITICA E GEOPOLITICA AL TEMPO DEI SOCIAL NETWORK

PEACE IN THE MIDDLE EAST WITH THE NEW AMERICAN PRESIDENT

INFOCRAZIA, DISINFORMAZIONE E GUERRA IBRIDA

ULTIMI 5 ARTICOLI PUBBLICATI

LE NUOVE SANZIONI PER LA MANCANZA DI COPERTURA ASSICURATIVA

DALLA MUSICA AL FANTASY: IL VIAGGIO DI UN’ARTISTA POLIEDRICA

IL RISCHIO DI BIAS RELIGIOSO NELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

IL “REATO” COMMESSO DAL PARCHEGGIATORE ABUSIVO TRA GIURISPRUDENZA E PROGETTO DI RIFORMA

IL SIGNIFICANTE DELL’ARTE NELL’EPOCA DELLA RIPRODUCIBILITÀ


Copyright Ethica Societas, Human&Social Science Review © 2025 by Ethica Societas UPLI onlus.
ISSN 2785-602X. Licensed under CC BY-NC 4.0 

Related posts

DNA E PROVA SCIENTIFICA IN AULA, Silvestro Marascio

Silvestro Marascio

UGO NESPOLO, PREMIO MARGUTTA 2022 Massimiliano Mancini, Federica D’Arpino

@Direttore

DECEMBER 12, 1969: THE PIAZZA FONTANA BOMBING – Massimiliano & Francesco Mancini

@Direttore