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IMPRONTE DIGITALI E PALMARI, ANALISI A TUTTO TONDO 2° parte

silvestro marascio, impronte e identificazione
Silvestro Marascio, dattiloscopista forense, membro del comitato scientifico “scienze forensi” Polis Open Learning, coautore di “Dattiloscopia Forense – preventiva e giudiziaria a confronto”, Aracne ed., 2022.

 

 

Lo studio delle impronte papillari, siano esse di origine digitale o palmare, trae le proprie origini agli inizi del secolo scorso, facendo, in un certo qual modo, da apripista alle varie tecniche comparative applicate allo specifico campo.

Continuando la disamina sulle impronte, avviata con il precedente articolo.

Impronte e identificazione: l’origine del disegno papillare

Per meglio comprendere la necessità di verticalizzare gli accertamenti identificativi, si potrebbe parafrasare Aldous Huxley, ne “Il mondo nuovo” (1932).

Nella fattispecie, allorquando quell’autore richiama la triade di elementi alla base della società, così come da lui rappresentata: “comunità”, “identità” e “stabilità”. Huxley individua nell’identità, riferendosi a quella dei consociati, la caratteristica che provvede a differenziare gli uomini, stante, poi, gli stessi, esser ugualmente classificabili.

Ovviamente, se “l’identità”, considerata come la “qualità di una cosa che fa sì che essa sia sé stessa e si differenzi dalle altre[1], trova riscontro nell’attualità, la “classificabilità”, richiamata da quell’autore, ha una eccezione differente dall’ambito criminalistico.

Ovviamente si tratta di un romanzo di fantascienza, e, paradossalmente, il significato che viene lì attribuito si riferisce alla necessità di ribellarsi a un mondo che si sta conformando (interessante punto di vista sociologico, magari).

In criminalistica, ma non solo, classificare ha il significato di ricondurre un determinato segno a una tassonomia condivisa dalla comunità di studio di riferimento, e le impronte non possono, quindi, essere da meno.

L’importante è comprendere, almeno in questa sede, che attraverso la classificazione di taluni elementi, è possibile giungere all’identità di un individuo.

Infatti, grazie alle impronte è possibile l’identificazione di un recidivo senza che si incorra, a carico del particolare dato, in variazioni di sorta, anche in funzione dell’incedere del tempo (stante sia naturale l’avere una cute compromessa da stimmate lavorative o dal decorso del tempo).

Si è potuto osservare, infatti, nel corso della vita, l’immutabilità dei segni presenti sui polpastrelli delle dita, palmi delle mani e piante dei piedi, arrivando così a permettere una loro classificazione e quindi la creazione di un paradigma di individualità, grazie anche allo studio delle “minuzie”.

Questi ultimi sono i punti caratteristici che si originano dall’interruzione o biforcazione di quei fasci papillari, per lo più, che sono alla base degli archetipi classificati, contribuendo, con la loro disposizione sul dermatoglifo, a differenziare quello stesso disegno.

Andando per ordine: l’anatomia della cute scandisce l’esattezza dell’accertamento dattiloscopico.

L’apparato tegumentario, infatti, è una membrana composta da due lamine, una più esterna, l’epidermide, una più interna, il derma.

La struttura appena accennata, unitamente agli annessi, le ghiandole sudoripare, sono inevitabilmente fondamentali per gli accertamenti dattiloscopici, siano essi di tipo giudiziario che di tipo preventivo.

 

Identificazione: differenza tra preventiva e giudiziaria

Preliminarmente è opportuno ricordare che tale differenza – dattiloscopia giudiziaria o preventiva – non ha una diretta conseguenza all’esterno del comparto scientifico di riferimento, per il quale sono previsti anche differenti laboratori, ma solo per meglio organizzare e gestire le attività conseguenti.

La materia oggetto di studio, unitamente alle modalità di analisi, rimane la medesima. Differente è il fine perseguito e anche le valutazioni che possono essere espresse durante le fasi di analisi/comparazione.

La dattiloscopia “preventiva” ha come obiettivo principale l’alimentare la banca dati APFIS, identificando taluno.

Possibile, questo, attraverso la verifica di eventuali alias già archiviati (identità artefatte). Si concorrere all’identificazione dei cadaveri; assicurare la cooperazione di polizia internazionale; concorrere all’alimentazione della banca dati del DNA, come disciplinato dal DPR 87/2016.

La dattiloscopia “giudiziaria”, invece, ha come target il dare un’anagrafica a un’impronta repertata sul luogo di un reato, quindi dalla paternità ignota, sempre sfruttando le potenzialità di APFIS.

I due binari, se così potrebbero essere definiti, sono assolutamente complementari, l’uno non avrebbe motivo di esistere e operare senza le funzioni svolte dall’altro.

Per la dattiloscopia preventiva le valutazioni interessano una pluralità di impronte ben evidenti (polpastrelli e palmi delle mani di un fotosegnalato), poste a confronto con omologhe evidenze (i cartellini segnaletici già presenti in banca dati).

Per la dattiloscopia giudiziaria le operazioni avranno come analisi[2] i frammenti papillari repertati sulle scene di un reato.

Si parla di “frammenti”, perché in effetti è possibile trattarsi (anche in termini dimensionali e qualitativi) di porzioni d’impronta.

La qualità del dato è direttamente proporzionale a:

  • al substrato che accoglie quella traccia (poroso, non poroso, semi poroso);
  • alla quantità di essudato depositato (composto dalla somma del film idrolipidico secreto dalle ghiandole sudoripare e dai “contaminanti” presenti sulla mani, dovute alle quotidiane attività o sulla medesima superficie);
  • all’ambiente (se interno o esterno), al tempo intercorso tra deposito dell’impronta e il suo repertamento[3].

impronte_struttura_cute

L’epidermide, quindi lo strato esteriore, riprodurrà sporgenze e segni degli elementi sottostanti: quindi le linee papillari, intervallate tra di loro da solchi (aree declivi).

Questa successione di “pieni e di vuoti” favorirà il senso del tatto e anche la capacità di presa, originando il disegno dermico.

Nel contempo, la secrezione delle ghiandole si espanderà lungo tutta la superficie volare della mano e delle dita. Ecco, quindi, a cosa è dovuto quell’effetto traslucido presente sulla cute, certamente con modalità differente l’uno dagli altri (alimentazione, medicinali assunti, temperatura ambiente, per esempio).

Il film idrolipidico permetterà di depositare il disegno dermico sulle superfici con cui l’individuo entra in contatto.

Si pensi alle “ditate” lasciate sullo schermo di uno smartphone.

Di fatto si tratta di una “sorta di stampo” che riproduce le varie linee cutanee e possono essere osservate grazie all’incidenza della luce su quella superficie (basta far ruotare il telefono, per poter apprezzare quelle occasionali tracce).

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Di contro, allorquando si procederà al fotosegnalamento di taluno, allo stesso – unitamente allo scatto di foto effigianti quell’individuo e l’annotazione dei suoi connotati, contrassegni e dati anagrafici – saranno rilevate le impronte.

Tendenzialmente il rilievo dattiloscopico avviene o per inchiostrazione dei polpastrelli e dei palmi, andando poi a imprimere le dita e le mani sui cartellini predisposti dal Ministero dell’Interno, oppure (come accade con il rilascio della carta d’identità, per esempio) dita e mani saranno soggetti a scansione diretta.

Riassumendo:

  • Nel primo caso, l’impressione sui cartellini, delle dita/mani inchiostrate, riprodurrà i fasci papillari, quindi il disegno che loro compongono su quei modelli. Le linee papillari appariranno inscurite dall’inchiostro, i solchi, invece essendo aree declivi e non essendo stati pigmentati, saranno bianchi.
  • Nel secondo caso, la digitalizzazione delle dita/mani avviene direttamente. Seguirà la stampa del cartellino dove saranno già riportate le impronte, sempre con la stessa modalità descrittiva: le linee papillari nere, i solchi bianchi.

Accanto ai due modi appena descritti (ink & live scanner) si sta diffondendo la contact less. Si immagini la sorgente di acquisizione che scatta una sequenza di foto sui polpastrelli/mano, senza inchiostro o scansione delle parti[4].

 

NOTE

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